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The Chamber

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In the corridors of Chicago's top law firm: Twenty -six-year-old Adam Hall stands on the brink of a brilliant legal career. Now he is risking it all for a death-row killer and an impossible case.

Maximum Security Unit, Mississippi State Prison: Sam Cayhall is a former Klansman and unrepentant racist now facing the death penalty for a fatal bombing in 1967. He has run out of chances -- except for one: the young, liberal Chicago lawyer who just happens to be his grandson.

While the executioners prepare the gas chamber, while the protesters gather and the TV cameras wait, Adam has only days, hours, minutes to save his client. For between the two men is a chasm of shame, family lies, and secrets -- including the one secret that could save Sam Cayhall's life... or cost Adam his.
--back cover

632 pages, Paperback

First published May 1, 1994

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About the author

John Grisham

462 books93.1k followers
John Grisham is the author of more than fifty consecutive #1 bestsellers, which have been translated into nearly fifty languages. His recent books include Framed, Camino Ghosts and The Exchange: After the Firm.

Grisham is a two-time winner of the Harper Lee Prize for Legal Fiction and was honored with the Library of Congress Creative Achievement Award for Fiction.

When he's not writing, Grisham serves on the board of directors of the Innocence Project and of Centurion Ministries, two national organizations dedicated to exonerating those who have been wrongfully convicted. Much of his fiction explores deep-seated problems in our criminal justice system.

John lives on a farm in central Virginia.

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2 stars
8,600 (5%)
1 star
2,353 (1%)
Displaying 1 - 26 of 26 reviews
Profile Image for Orsodimondo.
2,532 reviews2,546 followers
March 17, 2026
CLEMENCY


Tra i non pochi film che si occupano della pena di morte, ho trovato questo particolarmente efficace (e purtroppo anche poco noto).

Anche per me, che l’ho letto solo due volte (Il partner) – ma conosco diversi suoi romanzi attraverso le trasposizioni cinematografiche – Grisham è automaticamente associato al sud degli Stati Uniti: Mississippi, Kentucky, Louisiana, Tennessee, Alabama, Arkansas… La zona di quella nazione nella quale è nato e cresciuto, e che quindi conosce bene.
Stati nei quali è nato e prosperato il famigerato KKK (Ku Klux Klan), i propugnatori della razza bianca. Ma sarebbe un errore credere che quelli che il Klan ha scelto come nemici sono solo i neri: tra i suoi obiettivi c’è anche quello di ripulire il mondo dagli ebrei, bianchi e neri (più, sicuramente, anche gli omosessuali).
Questa storia comincia proprio così: un attentato del KKK a un avvocato ebreo.


”Clemency” è del 2019, diretto dalla regista Chinonye Chukwu, interpretato magnificamente da Alfre Woodard, ha vinto il Gran Premio della Giuria al Sundance.

Trattandosi di Grisham, la trama è particolarmente importante: per cui evito di parlarne e commentarla. A parte che nonostante l’inizio, ambientato nel 1967 a Greenville Mississippi - nel pieno delle lotte degli afroamericani per rivendicare i loro diritti - l’attenzione si sposta presto proprio sull’attentatore, convinto e fedele membro del Klan, autore di diversi attentati e uccisioni. E qui saltiamo al 1990, le lotte sono alle spalle, l’integrazione razziale è avviata, certe cose sembrano ormai scontate, altre non suscitano sdegno (ma la strada è lunga, lo è tuttora).


Questo invece è il film adattamento del romanzo di Grisham: in originale conserva lo stesso titolo (in italiano è diventato “L’ultimo appello”), diretto da James Foley nel 1996, con risultato così così, sollevato dalle interpretazioni di Gene Hackman (che non ne ha mai sbagliata una) nei panni del vecchio condannato membro del KKK e da quella di Faye Dunaway nel ruolo di sua figlia, ma affossato da quella mediocre del protagonista Chris O’Donnell.

Pur se qui e là si prende il tempo per descrivere un arredo o un paesaggio, un abbigliamento o un momento atmosferico, Grisham rimane sempre sul pezzo: trama, fatti, accadimenti, sorprese, colpi di scena. Costruiti con cura, senza sottolineature, senza strombazzamenti, lontano dall’enfasi. Fondamentali a questo scopo sono i dialoghi a volte piuttosto lunghi: curati e limati, sono scanditi sul ritmo e il tono di quelli che sembrano più credibili. E qui si può andare a nozze con quelli in carcere - il famigerato penitenziario di Parchman - tra l’attentatore membro del Klan, ormai settantenne, a un passo (quattro settimane) dalla camera a gas, e il suo giovane avvocato pieno d’idee, energia e aspettative: lunghi, condotti come un gioco di fioretto, densi ma scorrevoli, viene voglia di sentirli pronunciare (recitare?), un autentico piacere.



Piano piano questo lungo romanzo diventa un micidiale atto d’accusa alla pena di morte, la sua assurdità, la sua fondamentale non giustizia. Più Grisham indaga e scava nelle pratiche e nei cavilli burocratici, nelle giravolte e nella spirale della legislazione, più la sua accusa si fa solida e sostanziata. Aver scelto come “vittima” un uomo che di vittime ne ha fatte molte, per le ragioni e i motivi più biechi (il razzismo, la protezione della pura razza bianca, l’assunto del KKK), rende il racconto ancora più pregnante.
D’altra parte il titolo originale è The Chamber e naturalmente la “camera” è quella a gas. Il titolo adottato in Italia fa invece riferimento alla quantità di appelli che si scatenano a ridosso dell’esecuzione, gli estremi tentativi degli avvocati per salvare la vita dei loro clienti.
Il romanzo è del 1994 e allora si cominciava a considerava la camera a gas - che aveva preso il posto della sedia elettrica – come strumento inefficace e ingiusto perché infliggeva morti lente, allungando il dolore del condannato oltre ogni ragionevole limite. Al suo posto si preferiva l’iniezione letale, guardata a quell’epoca come innovativa e sicura. Sappiamo bene che così non è, anche l’iniezione si è rivelato barbaro strumento per eseguire sentenze barbare.



Mi sono chiesto spesso perché ti danno da mangiare prima di ammazzarti. E fanno venire il dottore per una visita medica prima dell’esecuzione. Ci pensi? Vogliono essere sicuri che sei in forma per morire. E c’è anche uno strizzacervelli che ti esamina prima dell’esecuzione, e deve preparare un rapporto scritto per il direttore e dichiarare che sei sano di mente quanto basta perché possano gassarti. E hanno nel libro paga un pastore che prega e medita con te e si assicura che la tua anima sia avviata nella direzione giusta. Tutto pagato dai contribuenti dello stato del Mississippi e organizzato da questa brava gente premurosa. Non dimenticare la visita coniugale. Puoi morire con la libidine soddisfatta. Pensano a tutto. Sono molto gentili. Si preoccupano dell’appetito, della salute e del benessere spirituale. All’ultimo momento ti infilano un catetere nel pene e ti tappano il culo perché non sporchi tutto. Ma questo lo fanno nel loro interesse, non nel tuo, perché non vogliono essere costretti a pulirti dopo. Dunque ti fanno mangiare bene, tutto quello che vuoi, e poi ti mettono un tappo.

Profile Image for Sushi (寿司).
611 reviews162 followers
October 31, 2020
Ho impiegato un po' a leggerlo ma come sapete io leggo più libri contemporaneamente. Comunque devo dire che è stato pure istruttivo. Intendo sul KKK perchè dai libri di storia non avevo capito molto. Quanto alla pena di morte sono contraria. Avevo fatto pure un tema a scuola e non ho mai cambiato idea.
Profile Image for Roberta.
534 reviews39 followers
September 10, 2017
Un gran bel libro, soprattutto per via dell'argomento di cui si parla, la pena di morte.
Il condannato non è totalmente innocente in questo caso, anzi un criminale che si è macchiato di diversi reati.
Eppure non si può fare a meno di chiedersi se meriti davvero la pena di morte (il metodo di uccisione previsto, la camera a gas, è davvero atroce): un dibattito che ogni tanto torna alla ribalta.
La cosa che mi lascia basita è che un Paese come gli Stati Uniti possa ancora averla in vigore... una delle innumerevoli contraddizioni made in USA.

Comunque il libro merita davvero e non sarà l'unico che leggerò di questo autore.
272 reviews2 followers
March 17, 2025
Grisham è uno dei miei scrittori preferiti e trovo che i suoi primi libri siamo pazzeschi, non perdono mai un colpo, ti tengono in tensione dalla prima all'ultima pagina. Quattro stelle perché le minuziose descrizioni del metodo usato per la pena di morte e delle sofferenze che comporta fanno impressione, ma il romanzo è validissimo.
Profile Image for Sara.
138 reviews17 followers
June 11, 2016
Non uccidere

Sam Cayhall è un condannato a morte. Ha quasi 70 anni e da 9 è rinchiuso in una cella nel Braccio della Morte. Più volte, nel corso di questi nove anni, i suoi avvocati hanno cercato di rimandare il più possibile l'esecuzione della sentenza.
Fino al momento in cui la sospensione della stessa viene revocata.
A Sam rimarrà solo un mese di vita prima di finire nella camera a gas.
Un giovane avvocato deciderà di farsi carico della sua difesa.
Questo giovane avvocato si rivelerà esserne il nipote.
E non ci sono scuse: Sam Cayhall è colpevole. Assolutamente colpevole. Ha piazzato una bomba in uno studio legale di un avvocato ebreo ammazzandone i gemellini che, per un maledetto e infame destino, si sono trovati in quello studio nel momento esatto in cui la bomba è esplosa.
Non solo; Sam Cayhall era un membro attivo del Ku Klux Klan, ha partecipato a linciaggi e ammazzato a sangue freddo un suo dipendente nero.
Quando ho iniziato "L'appello" ero assolutamente certa di ciò che pensavo sulla pena di morte, convinta che un libro non mi avrebbe fatto cambiare idea. Pensavo che, per certi crimini, fosse una giusta soluzione.
Ma più andavo avanti con la lettura più mi trovavo a dispiacermi per Sam, a sperare in una grazia, ad incitare l'avvocato-nipote a trovare un'altra soluzione.
Quello che ha commesso Sam ti fa incazzare, ma tanto. Il primo istinto è quello di volerlo vedere morto. Ma è un istinto, appunto.
Grisham qua e là nel libro pone diversi interrogativi: cambierebbe qualcosa se Sam morisse? Questo posto diventerebbe migliore? Quale sarebbe la differenza tra un assassino come Sam e lo stato che abbassa la leva delle capsule di cianuro e lo gassa?
A tutte queste domande non ho potuto fare a meno di rispondermi che non serve a nulla. Le vittime non verranno riportate indietro. La vendetta non darà nessuna soddisfazione.
Chi può dire quando è giusto uccidere e quando non lo è? Se è giusto (dal punto di vista dello stato che condanna a morte) uccidere un assassino, perchè non dovrebbe essere giusto per un membro del Klan uccidere un nero solo perchè nero? Dal loro punto di vista è più che giusto!
Ciò che è giusto o sbagliato è soggettivo e, a questo punto, mi sono trovata a chiedermi: se chiunque di noi fosse in diritto di uccidere per ciò che ritiene giusto, quanti motivi ci sarebbero per uccidere? Dopo quanto tempo ragioni apparentemente giustificate si abbasserebbero a pure provocazioni?
Lo stato, nel momento in cui uccide, non si abbassa forse allo stesso livello del condannato?
Non so ancora bene cosa pensare della pena di morte, ma Grisham con questo libro è riuscito a spostare la mia idea un pochino più a favore del suo punto di vista e, per un libro, non è poco.
Profile Image for Daniele Scaglione.
Author 13 books16 followers
April 29, 2022
Quello schifo che è la pena di morte

Grisham riesce sempre, almeno ai miei occhi, a evidenziare i problemi di quella che viene definita "la più grande democrazia del mondo". In questa storia si parla di pena di morte, e il condannato è un personaggio che qualcosa l'ha fatto, per finire nel braccio della morte.

Nel racconto di Grisham, la condanna capitale viene fuori per quello che è: il prodotto di una società fragile e arretrata, incapace di fare i conti con i suoi problemi ma abilissima nella pratica di infilare la polvere sotto il tappeto.
266 reviews1 follower
December 17, 2024
Una storia familiare si intreccia agli ultimi, disperati, tentativi di un nipote per tirare fuori il nonno dal tristemente noto "Braccio della morte". Una storia di segreti, dolore, risentimento che si estende nell'arco di decine di anni fino all'ultimo conto alla rovescia. Una storia che scorre placida come un fiume del Mississippi, in cui si rivanga il passato tentando piuttosto di perdonare. Una storia di cambiamenti, di tempo, di ferite rimarginate che fanno ancora male nei giorni di pioggia. Una storia di processi, accuse e condanne, che prende avvio da un attentato del famigerato KKK degli anni Sessanta (periodo di manifestazioni per i diritti degli afroamericani) e che porta ad angosciose considerazioni sulla pena di morte negli Stati Uniti e sull'insensato odio razziale ancora oggi presente (seppur, speriamo, attenuato) nel Sud degli USA e, francamente, in ogni parte del mondo.

Un libro che, anche se non da subito, mi ha commosso profondamente e fatto riflettere (due qualità essenziali, a mio parere). È un inno alla vita, a ciò che rappresenta davvero la giustizia, e tiene con il fiato sospeso di giorno in giorno, di ora in ora. Il tempo si dilata, distorce le percezioni di chi ha un appuntamento fisso con la morte.
Tic-tac
198 reviews
October 20, 2019
Una riflessione sulla pena di morte, vista anche attraverso la sequenza di ricorsi disperati alle diverse autorità statali e federali che potrebbero impedire l'esecuzione.
Come in "Dead Man Walking", basato su un libro di un anno prima, e come in "Defending the Devil", la cui autrice pare abbia citato Grisham per violazione di copyright, la contestazione della pena capitale parte dalla storia di un condannato che non è innocente (come potevano essere Sacco e Vanzetti), anzi è colpevole, forse non tanto colpevole da non meritare un esito diverso del processo o una sospensione della pena di morte, ma comunque una persona che ha commesso crimini orribili, per i quali vi sono parenti delle vittime che soffrono, e rispetto alla quale quindi può sorgere un vero dibattito sulla opportunità di continuare a prevedere la morte come pena di stato.
Rispetto ad altre opere di Grisham, le tecnicalità legali sono meno importanti, ma illustrano bene il sistema giudiziario statunitense, che è molto lontano da quello europeo e che vale la pena conoscere per capire che quando parliamo della civiltà di un Paese, questa non necessariamente si ricava dal suo sistema giudiziario.
Profile Image for Daniela Sorgente.
399 reviews44 followers
May 18, 2024
Questo libro racconta la storia di un avvocato che cerca di salvare un condannato alla pena di morte che è anche suo nonno. Mostra come davvero anche la colpevolezza più certa non giustifichi una ulteriore uccisione. È ricco di descrizioni e particolari su come la pena di morte viene eseguita. È facile dirlo, meno facile farlo, tanto che negli anni anche negli Stati Uniti le modalità sono cambiate in continuazione, alla ricerca di un modo per attuarla senza sofferenza fisica(?). Ma il libro fa capire anche come la sofferenza psicologica dell'attesa sia inevitabile. La pena di morte esiste ancora in tantissime parti del modo, con modalità che a volte rasentano la tortura.
Profile Image for Alessandra.
387 reviews15 followers
April 21, 2018
Sam non è mai stata una brava persona. imbevuto di razzismo e ideali ariani fin da bambino, è cresciuto in un Mississipi dove uccidere un nero non era questa gran cosa, e essere membri del KKK un affare di famiglia. negli anni sessanta, era un militante per la supremazia bianca, che metteva bombe. una uccise due bambini.
oltre vent'anni dopo, è a un passo dalla camera a gas. in un romanzo molto legale e poco thriller, Grisham racconta attraverso un personaggio controverso la sua posizione sulla pena di morte. piacevole, ma lontano da capolavori come il Socio e il Cliente
Profile Image for Spino.
8 reviews11 followers
August 9, 2020
Un libro fantastico e toccante che mostra in modo esemplare come l'odio non porti mai a nulla di buono.
E' questa infatti la riflessione più profonda che il libro stimola: a cosa serve odiare? a cosa serve uccidere? perché dovrebbe essere diverso se ad uccidere è un uomo o lo stato?
Un tema importante sfogliato con brutale lucidità.
11 reviews
July 3, 2025
Non il miglior libro di Grisham secondo me.. Ma sicuramente riesce nel suo intento di offrire un punto di vista diverso sulla pena di morte, condivisibile o meno. A parer mio troppo incentrato sull'assassino e poco sulle vittime, ma crea uno spaccato dell'eredità che si portano dietro gli omicidi non indifferente.
Non mi ha rapito il cuore.
Profile Image for Federico Castagnola.
261 reviews2 followers
June 27, 2021
Lettura non facile. Il tentativo di salvare la vita a un condannato per cui è difficile trovare empatia. Poco cinematografico, con pochi colpi do scena e diversi colpi bassi. Soffre il ritmo basso e i tempi dilatati, ma non può lasciare indifferenti.
Profile Image for Matteo Forresu.
33 reviews
January 4, 2021
Libro interessante, ben scritto e ben ideato peccato che a volte non sia del tutto scorrevole.
Premetto che non ho comprato io il libro ma l'ho ricevuto in regalo qualche anno fa. L'ho iniziato a leggere perché mi aveva interessato il genere legal thriller dato che avevo letto "Presunto Innocente" di Scott Turow. L'inizio è eclatante: un appartenente all KKK uccide un banchiere ebreo e viene condannato a morte ma un avvocato cerca di difenderlo e salvarlo dalla pena di morte.
Il finale è ancora più emozionante
Il male è nel centro perché avvengono flashback non chiari ed elisioni qua e là.
Voto 4 stelle per questo
Profile Image for Federica.
13 reviews
November 26, 2022
Un libro con un impatto fortissimo che rimane anche a distanza di anni.
Profile Image for Eleonora.
60 reviews1 follower
March 19, 2024
Fenomenale
La pena di morte viene trattata in tutti i suoi aspetti, inizi a porti un sacco di domande e alla fine la conclusione è ovvia, se non scontata, frutto di una società fin troppo contemporanea. Adoro ogni libro di John Grisham, più ne leggo e più rimango estasiata dalla sua abilità di spaziare tra diversi argomenti che però hanno tutti un filo comune
Profile Image for Alessandro.
Author 6 books4 followers
June 24, 2024
Magistrale. Mi ha tenuto incollato alle pagine. A tratti pesante per la tematica trattata, ma ottima lettura.
Profile Image for ⚔️Kelanth⚔️.
1,139 reviews168 followers
March 12, 2012
Questo libro di Grisham mette a dura prova i lettori incalliti di Legal-thriller, o ne uscirete esaltati dalla lettura o non vorrete mai più leggerne un altro.

Siamo nel 1967 a Greenville, una cittadina come tante nel profondo sud americano: una bomba fa esplodere gli uffici di un avvocato impegnato nella difesa dei diritti civili, uccidendo i suoi due figli. Nessuno sembra dubitare della colpevolezza di Sam Cayhall, noto membro del locale Ku-klux-klan. A vent'anni di distanza l'azione si sposta a Chicago. Cayhall è ancora chiuso nel raggio della morte e ha esaurito tutte le possibilità di appello. Ma un giovane avvocato di un grande studio chiede esplicitamente di essere assegnato al suo caso.

Il libro è davvero un po'troppo lungo e tecnico, a volte si cade nella tediosità aspettando un vero colpo di scena (come dovrebbe essere nei thriller, dopotutto) che però non arriverà mai. Molto legal e poco thriller, dunque.

Il tema è quello della pena di morte americana che è trattato decisamente bene sotto tutti gli aspetti legali e alla fine ci si sente attaccati al personaggio e alla vita di Sam, malgrado la sua colpevolezza sia schiacciante.Un romanzo che con porta il lettore nella drammaticità che si respira nel braccio della morte.

Interessanti fino al punto tollerabile dell'aspetto "legal" il modo in cui viene descritta la crudeltà, freddezza e precisione burocratica con cui opera la macchina della morte americana.

Decisamente la lettura è strettamente consigliata agli amanti del genere e ai fan di Grisham.
Profile Image for Fabio.
230 reviews14 followers
June 17, 2019
Altro romanzo eccellente di Grisham ambientato nel braccio della morte e in casi particolarmente difficili.
Un caso difficile e umano al contempo con una capacità di andare molto in profondità nei protagonisti, sia dell'avvocato che cerca di scagionare a tutti i costi l'imputato in attesa di esecuzione, sia dell'imputato stesso che rifiuta ogni aiuto e non si capisce perché.
Cosa si nasconde in questa storia di segregazione e razzismo del Ku Kux Klan degli anni '60?

Una storia che vi terrà avvinghiati nella poltrona incapaci di mollare il libro!
Profile Image for Lis.
791 reviews18 followers
January 4, 2016
Penso che sia di gran lunga il peggior romanzo di Grisham che ho letto fin'ora. Una storia tutto sommato banale, senza nessun colpo di scena, a tratti ripetitivo e con alcune parti che non si capisce perchè siano state inserite nella narrazione. Una delusione totale.
L'unico aspetto positivo è che fa riflettere sulla pena di morte, in tutti i suoi aspetti.
Profile Image for Ettore1207.
402 reviews
August 3, 2017
Esasperatamente lungo, lento, prolisso, piatto, senza colpi di scena, a tratto noioso (soprattutto quando si addentra nei dettagli della burocrazia). Le 524 pagine (nella versione ebook) potevano essere ridotte ad 1/3, con vantaggi per il ritmo e senza nulla perdere riguardo alla trama ed alla psicologia dei personaggi.
Profile Image for Gloria Finocchi.
253 reviews5 followers
May 5, 2018
In sostanza è un bel libro contro l'applicazione della pena di morte. Ti dimostra che anche il più incallito assassino si può veramente redimere e pentirsi dei suoi crimini. E ti insegna anche che spesso il condannato a morte non è il vero colpevole dei fatti, e che è possibile che il vero colpevole la faccia franca. Purtroppo però il romanzo è veramente troppo prolisso, pieno di noiose e inutili narrazioni delle procedure legali statunitensi. È tuttavia costruito benissimo e l'ho letto tutto d'un fiato, anche se la fine era prevedibile.
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