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Kitchen

Banana Yoshimoto's novels have made her a sensation in Japan and all over the world, and Kitchen, the dazzling English-language debut that is still her best-loved book, is an enchantingly original and deeply affecting book about mothers, love, tragedy, and the power of the kitchen and home in the lives of a pair of free-spirited young women in contemporary Japan. Mikage, the heroine of Kitchen, is an orphan raised by her grandmother, who has passed away. Grieving, she is taken in by her friend Yoichi and his mother (who was once his father), Eriko. As the three of them form an improvised family that soon weathers its own tragic losses, Yoshimoto spins a lovely, evocative tale that recalls early Marguerite Duras. Kitchen and its companion story, "Moonlight Shadow," are elegant tales whose seeming simplicity is the ruse of a writer whose voice echoes in the mind and the soul.

160 pages, Paperback

First published January 30, 1988

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About the author

Banana Yoshimoto

240 books9,681 followers
Banana Yoshimoto (よしもと ばなな or 吉本 ばなな) is the pen name of Mahoko Yoshimoto (吉本 真秀子), a Japanese contemporary writer. She writes her name in hiragana. (See also 吉本芭娜娜 (Chinese).)

Along with having a famous father, poet Takaaki Yoshimoto, Banana's sister, Haruno Yoiko, is a well-known cartoonist in Japan. Growing up in a liberal family, she learned the value of independence from a young age.

She graduated from Nihon University's Art College, majoring in Literature. During that time, she took the pseudonym "Banana" after her love of banana flowers, a name she recognizes as both "cute" and "purposefully androgynous."

Despite her success, Yoshimoto remains a down-to-earth and obscure figure. Whenever she appears in public she eschews make-up and dresses simply. She keeps her personal life guarded, and reveals little about her certified Rolfing practitioner, Hiroyoshi Tahata and son (born in 2003). Instead, she talks about her writing. Each day she takes half an hour to write at her computer, and she says, "I tend to feel guilty because I write these stories almost for fun."

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Community Reviews

5 stars
38,313 (27%)
4 stars
58,346 (41%)
3 stars
34,235 (24%)
2 stars
7,704 (5%)
1 star
1,524 (1%)
Displaying 1 - 30 of 1,050 reviews
Profile Image for Nicole.
41 reviews28 followers
October 2, 2022
Se fossi cattiva direi solo: inutile melodramma.
Ma sono buona, quindi: Beh, effettivamente è un melodramma, però è un melodramma che non mi ha coinvolto emotivamente, il che per essere una ipersensibile che piange ad ogni video di cagnolini abbandonati e poi salvati che trova su YouTube, vuol dire che c'è qualcosa che non va. L'autrice vuole farti provare dolore o almeno qualche forma minore di empatia per il dolore dei personaggi, ma non ci riesce (o almeno nel mio caso è stato così). Sa di artefatto, di finto.
Niente emozioni, trama noiosa, caratterizzazione dei personaggi inesistente, dialoghi non ne parliamo...
Già non ho un particolare feeling con gli autori giapponesi, per quanto riguarda Banana Yoshimoto mi sa che questo è il primo e l'ultimo libro che leggo.
Profile Image for Alessio.
85 reviews3 followers
June 23, 2021
2,5 🌟

Questo romanzo non mi ha proprio convinto e questo mi dispiace. La lettura è comunque stata scorrevole e abbastanza semplice; il libro non mi ha colpito essenzialmente poiché la trama è, a mio avviso, leggermente confusionaria e inconcludente. Forse mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso e questo mi ha deluso enormemente. Il romanzo pone alcuni spunti di riflessione molto interessanti, che non bastano però a salvare del tutto l'opera. Dopo aver terminato la lettura penso che questo libro sia comunque complessivamente abbastanza godibile e mi ha aiutato a staccare la "spina" da letture più lunghe e complesse.
Profile Image for Sandra.
981 reviews361 followers
September 27, 2012
Finalmente ho raggiunto il mio obiettivo: leggere tutti i libri della Yoshimoto che avevo in libreria. E’ come togliersi un dente che ti fa male da tempo, prima soffri per il dolore ma poi ti senti sollevato da un peso. Così è successo a me: una noia leggere quelle pagine miste di sogni, fantasie e realtà espresse con un linguaggio per quindicenni tutti ciccia e brufoli (anche se riconosco che il raccontino finale “moonlight shadow” si è rivelato leggermente meglio di “kitchen”), e poi il sollievo di non avere più libri della Yoshimoto da leggere.
Profile Image for KnownAsLavinia.
258 reviews
October 17, 2018
Devo dire la verità, leggendo qualche recensione mi aspettavo di leggere qualcosa che mi avrebbe stufato e invece così non è stato.

Scrittura pacata ma commovente, semplice ma delicata nella semplicità.
Il file rouge di entrambi i racconti, Kitchen e Moonlight Shadow, è la morte e la solitudine di chi rimane e francamente per quanto il tema possa essere molto pesante trovo che l'autrice l'abbia trattato in maniera poetica e con infinito rispetto.

Primo approccio alla Yoshimoto e non sarà l'ultimo.
Profile Image for Ste Pic.
68 reviews34 followers
July 28, 2017
giudizi in un haiku

nelle cucine
di ragazzi orfani
vite sospese
Profile Image for Lilirose.
606 reviews79 followers
October 23, 2021
Come mi accade spesso con gli autori giapponesi, non so cosa pensare.
Non che sia un brutto libro o che sia scritto male, solo che non sono riuscita a cogliere il punto o ad immedesimarmi.
Si parla di elaborazione del lutto e del dramma di perdita e solitudine che la morte si lascia dietro, ma in una maniera astratta ed evanescente che non mi ha colpito né coinvolto. I personaggi sono molto distanti dal mio modo di essere e compiono scelte che non ho condiviso e il più delle volte neanche compreso. Sembrano agire spinti da una forza misteriosa (se trascendente o immanente non è chiaro), con un fatalismo che non mi appartiene e che ho trovato eccessivo. La cosa che ho apprezzato di più è stato lo stile: semplicissimo, senza subordinate, eppure capace di trasmettere tanta poesia.
Il racconto finale l'ho preferito, innanzitutto perchè è meno frammentario e poi perché il paranormale si adatta molto meglio ai toni dell'autrice.
Quel che posso dire di questo libro è che certamente non fa per me, non so se per incompatibilità mentale o culturale, ma vista la profondità delle tematiche e il lirismo della scrittura capisco perché abbia avuto tanto successo.
Profile Image for Antonella Imperiali.
1,307 reviews149 followers
June 23, 2019
Non me ne vogliate, ma... questo libretto è stato un ottimo conduttore di... sonno 😑

Niente da fare. Neanche quello che è considerato uno dei migliori lavori di Banana (tra l’altro, un esordio), è riuscito a farmi cambiare idea su questa autrice e sui suoi racconti.
Ho praticamente sonnecchiato su tutta la prima tratta: Kitchen, parti 1 e 2.
Poi improvvisamente il registro cambia e, senza preavviso, si accelera un po’, si passa ad un altro racconto (pensavo fosse una terza parte...), Moonlight Shadow, che è leggermente migliore, se non altro non difetta di fantasia, anche se è intriso di tanta, troppa tristezza (come il resto, d’altronde) e accenna ad un lieve filo di speranza nei confronti della vita che, come tutti sappiamo, deve andare avanti.

Vabbè... l’ho finito... sono arrivata al capolinea e, scrollatami di dosso la sonnolenza, sono “scesa”.
Finalmente.

Ora sono sveglia.
Vado a leggere altro...

Ops! Un’altra cosa...
Le tre stelle sono perché, alla fine del volume, c’è una bella postfazione di Giorgio Amitrano. Interessante ed esaustiva, per quel che riguarda la nostra Banana e il suo successo, ma ancor di più per quel che concerne il taglio della nuova letteratura giovanile (e femminile) nipponica, ispirata quasi tutta ai manga (che conosco pochissimo). Ma pare che anche Banana se ne avvalga.
Amitrano accenna, tra l’altro, ad una delle opere più famose di questo rivoluzionario genere letterario, La rosa di Versailles, cioè alla “nostra” Lady Oscar, che ho adorato e che ricordo con struggente nostalgia.
La terza stella è tutta per lui.
E per Lady Oscar, naturalmente. 💖


📚 RC 2019 - Alphabet Autori = Y
🌏 Asia: Giappone
📚 Biblioteca
Profile Image for Ilaria_ws.
1,007 reviews79 followers
February 19, 2022
“Però chi nella vita non conosce almeno una volta la disperazione e non capisce quali cose valgano veramente, diventa adulto senza avere mai capito che cosa sia veramente la gioia. Io sono stata fortunata.”

Kitchen è il primo romanzo pubblicato in Italia di Banana Yoshimoto, una delle scrittrici giapponesi più apprezzate al mondo. Per me si tratta del primo approccio con questa autrice, nell'ultimo periodo ho deciso di iniziare a leggere più autori orientali, in particolare coreani e giapponesi. Non sapevo bene cosa aspettarmi da questo romanzo, ma devo ammettere che mi ha stupito in positivo.

Protagonista del racconto è Mikage, una giovane donna orfana che perde improvvisamente anche la nonna, l'unica famiglia che le era rimasta. Sola, viene inaspettatamente accolta da Yuichi, un vecchio amico/conoscente e da sua madre. Il titolo del romanzo rimanda all'ossessione di Mikage per la cucine, viste principalmente come luogo di ritrovo di una famiglia e riflesso stesso dei componenti della famiglia. Diviso in due parti, Kitchen e Plenilunio, questo brevissimo romanzo tocca tantissimi temi piuttosto profondi. Si parla di morte, lutto, solitudine, di cibo, di famiglia, di amicizia e di molto altro ancora. Tutto con uno stile delicato, quasi onirico, che rimanda alle atmosfere dello shōjo manga e che rende il racconto davvero particolare, diverso ed originale. La storia è intrisa di tristezza e malinconia, ma la delicatezza con cui l'autrice racconta di Mikage, Yuichi ed Eriko, l'onestà con cui vengono trattati dei temi spinosi, rendono il racconto estremamente intrigante ed attuale.

Già ammaliata da Kitchen, ho ricevuto il colpo di grazia dall'altro racconto contenuto in questa edizione, Moonlight Shadow. Anche in questo caso si parla di morte e lutto, io l'ho trovato davvero bellissimo e molto commovente. Ho sottolineato diversi passaggi, mi è sembrato di leggere qualcosa scritto appositamente per me.

"Non posso più restare qui. Momento per momento vado avanti. É il flusso del tempo che non si può fermare, non posso farci niente. Io vado. Una carovana si ferma e un'altra riparte. Ci sono persone che potrò incontrare ancora, altre che non rivedrò più. Persone che passano senza che io me ne accorga, persone che incrocio appena. Man mano che li saluto, ho la sensazione di diventare più pura. Devo vivere guardando il fiume che scorre."

Non mi aspettavo di amare così tanto questo romanzo nè la scrittura di Banana Yoshimoto, il mio rapporto con gli autori giapponesi non è particolarmente buono di solito, e invece ho trovato il racconto meraviglioso, mi ha trasportato in un altro luogo e in un altro tempo, non vedo l'ora di conoscere meglio questa autrice.
Profile Image for Eleonora.
60 reviews1 follower
February 23, 2025
Io non sono una lettrice seriale; non leggo 60 libri in un anno, ne leggo a stento 22, non sottolineo frasi, non metto post-it segna pagina diversi in base alla frase, non faccio annotazioni ne tantomeno scrivo recensioni stupende che dimostrano che sono una cultrice della materia. Le recensioni che scrivo servono a me per ricordami di quel libro, sono fatte da frasi sconnesse e a volte sono brevissime, a volte mi sento "inferiore" rispetto a tutto ciò che vedo e leggo qui sopra, ma ciò non toglie che le mie recensioni siano meno valide, scrivo quello che sento, quello che mi lasciano i libri, e questo libro mi ha fatto sentire sospesa per aria ogni volta che ne leggevo una pagina. L'ho letto durante la sessione invernale e ho impiegato moltissimo a finirlo nonostante la brevità, ma è rimasto scolpito nel mio cuore per la semplicità e la dolcezza con cui è scritto, ieri sera quando l'ho chiuso ho subito saputo che d'ora in poi avrei sentito la mancanza di qualcosa. Diversi anni fa ho letto di Yoshimoto Honeymoon, e lo ricordo ancora per la sua delicatezza; credo che leggerò molto altro di questa splendida autrice
Profile Image for The Frahorus.
1,038 reviews109 followers
October 15, 2017
La mia videorecensione: https://youtu.be/RRtjl7pGt_k

Questo è il primo romanzo che ha scritto Banana Yhosimoto.
E' un romanzo sulla solitudine giovanile. Le cucine nuovissime e luccicanti o vecchie e vissute, che riempiono i sogni della protagonista Mikage, rimasta sola al mondo dopo la morte della nonna, rappresentano il calore di una famiglia sempre desiderata. Ma la grande trovata di Banana è che la famiglia si possa, non solo scegliere, ma inventare. Così il padre del giovane amico della protagonista, Yuichi, può diventare o rivelarsi madre e Mikage può eleggerli come propria famiglia, in un crescendo tragicomico di ambiguità. Con questo romanzo, e il breve racconto che lo chiude, Banana Yoshimoto si è imposta all'attenzione del pubblico italiano mostrando un'immagine del Giappone completamente sconosciuta agli occidentali, con un linguaggio assai fresco e originale che vuole essere una rielaborazione letteraria dello stile dei fumetti manga.
Quando uscì questo romanzo ebbe un successo immediato con oltre 60 ristampe nel solo Giappone e vinse il 6th Kaien Newcomer Writers Prize.
Ho trovato questo libro molto scorrevole e, in un certo senso, fiabesco: ha dei toni delicati, pieni di poesia, un linguaggio costruito più sulle immagini e sulle sensazioni della giovane ragazza protagonista che sulla storia in sé... Lo raccomando in estate, riesce a rilassare... La storia è misteriosa: ad un certo punto non capisci se la protagonista sta immaginando oppure se vive realmente quello che racconta, e proprio questa tecnica è spiazzante! Poi mi è piaciuta l'ambientazione cittadina, anzi, metropolitana di Tokyo, lo jogging di Satsuki, i ricordi del suo primo amore Hitoshi... Magica! Dimenticavo: il romanzo è pervaso da un continuo senso di solitudine, davvero angosciante in certi tratti... E spesso emerge la vita consumistica che si tiene nelle grandi città... Non saprei come descrivervelo...
Profile Image for Nixi92.
333 reviews83 followers
January 29, 2020
"Non c'è posto al mondo che io ami più della cucina…"

Il mio primo piacevolissimo incontro con Banana Yoshimoto. Kitchen è un romanzo breve, poetico e delicato che si concentra sulla solitudine e sulla morte. Ora mi è venuta voglia di leggere altro di quest'autrice...
Profile Image for Daniele.
475 reviews44 followers
September 30, 2016
Vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato. Vorrei che tutte le persone che amo fossero più felici di quanto non siano. [...] Non posso più restare qui. Momento per momento vado avanti. È il flusso del tempo che non si può fermare, non posso farci niente. Io vado. Una carovana si ferma e un'altra riparte. Ci sono persone che potrò incontrare ancora, altre che non rivedrò più. Persone che passano senza che io me ne accorga, persone che incrocio appena. Man mano che li saluto, ho la sensazione di diventare più pura. Devo vivere guardando il fiume che scorre.


Kitchen è il romanzo d'esordio di Banana Yoshimoto. La prima parte è dedicata a Mikage, che nel tempo perde tutto: genitori, nonno, nonna. Sono due persone, Eriko e il figlio Yuichi, che la "salvano", facendola vivere a casa propria. La trama procede lenta, fatta più di sensazioni, emozioni, colori: la storia, se devo essere sincero, non mi ha coinvolto molto.

Molto più incisivo è il secondo racconto, più breve, che racconta la storia di Satsuki, che perde il fidanzato in un incidente. Il dolore qui è fortissimo, invadente, totalizzante: è davvero difficile elaborarlo e superarlo (tant'è che ogni notte lei sogna di Hitoshi). Anche qui troviamo un personaggio salvifico, Urara, che col suo modo di fare dolce e gentile, da alla protagonista un'opportunità per andare avanti. Molto bello il finale, toccante.

Insomma, nel complesso non mi è dispiaciuto leggere Kitchen... e se si vuole leggere quest'autrice, mi sa che bisogna accettare il suo stile onirico e lento, e le sue storie praticamente senza trama.
Profile Image for aurora torelli.
125 reviews237 followers
November 9, 2023
in realtà l’ultima parte non è all’altezza delle prime due ma non mi interessa, cinque stelle senza dubbi.
ho pianto come una scema e adesso che l’ho finito ho proprio un senso di vuoto nello stomaco assurdo.
ho sentito Mikage vicina come non mai.
niente ora torno a piangere.
Profile Image for Mariaelena Di Gennaro .
525 reviews153 followers
January 1, 2018
"Perchè amo quanto ha a che fare con la cucina fino a questo punto? È strano. Per me è come ritrovare un'aspirazione lontana, incisa nella memoria dello spirito. Stando in piedi al centro di una cucina tutto ricomincia da capo e qualcosa ritorna".

Il mio 2018 inizia con una vera e propria sorpresa. Il mio rapporto con gli autori orientali non è, purtroppo, dei migliori, soprattutto perchè ho sempre l'impressione che nelle loro storie qualcosa continui a sfuggirmi, come se non riuscissi a capirne il senso fino in fondo e questo non mi permette mai di apprezzarle pienamente. Per questo mi sono avvicinata a quest'opera della Yoshimoto in punta di piedi, con tanta curiosità e un pizzico di timore e alla fine sono felice di poter dire che mi è piaciuta e mi ha colpito moltissimo. Si tratta di una storia malinconica, tristissima, dolce, narrata con una semplicità e delicatezza disarmanti e di un piccolo racconto che è stata la parte per me più bella ed emozionante.
"Kitchen": questo titolo così bizzarro ed enigmatico deriva dalla strana ossessione della protagonista della prima storia, la giovane Mikage, per le cucine. Mikage è una ragazza essenzialmente sola, una ragazza che dopo aver perso la nonna, che era tutta la sua famiglia, si ritrova smarrita nella grande casa che aveva condiviso con lei e che ormai le appare insopportabilmente vuota e fredda dopo che l'anziana donna se ne è andata per sempre. Mikage nella sua sofferenza si rifugia sul pavimento della cucina, dorme ascoltando il rassicurante ronzio del frigo che conosce così bene, si muove in quella parte della casa che le sembra incredibilmente rassicurante. Nemmeno lei sa spiegarsi il suo amore per la cucina, quella sensazione di tranquillità e pace che la invade stando lì a fissare i fornelli e il frigorifero, ma, se ci pensiamo bene, quale parte della casa può farci sentire sulla pelle quella splendida sensazione di calore, di pace, di famiglia più di una cucina? Ed infatti è proprio questo che Mikage inconsciamente rincorre: un'idea di famiglia che per lei sembra svanita per sempre. Questo è uno dei temi ricorrenti della narrazione della Yoshimoto, l'idea di famiglia percorre infatti tutto il romanzo, quella di una famiglia perduta e alla quale si ripensa con sofferenza e enorme nostalgia e quella di una famiglia "inventata", una famiglia che ci può costruire. Questo è proprio ciò che accade alla protagonista della storia nel momento in cui il giovane Yuichi, profondamente affezionato alla defunta nonna della ragazza, si presenta alla sua porta invitandola a trasferirsi per un po' nella sua casa. Mikage, all'inizio stupefatta e titubante decide di accettare anche per sfuggire al vuoto insopportabile della sua vecchia casa che trabocca di ricordi e si trova così al centro di una nuova famiglia: quella costituita da Yuichi e dalla sua bellissima mamma Eriko. Eriko è una donna stravagante, premurosa, esuberante, con un grande segreto e una vita che ormai ha deciso di lasciarsi alle spalle e subito si affeziona a Mikage. La ragazza comincerà ad abituarsi alla sua nuova dimora, si innamora di quell'enorme e comodissimo divano che diverrà il suo letto, conosce ed esplora la splendida cucina dei Tanabe, cucina per loro con amore e dedizione e sembra ritrovare, almeno in parte, quel calore e quella complicità che nel suo cuore tanto desiderava. Tra Mikage e Yuichi si crea un legame particolarissimo, a tratti ambiguo, fatto di momenti di avvicinamento e distacco improvviso, pieno di silenzi e confidenze sussurrate, fin quando un evento terribile sconvolge la vita di Yuichi. Il rapporto tra i due giovani diventerà da quel momento in poi ancora più stretto, ma la Yoshimoto non ci fa mai capire in maniera cristallina se tra loro stia nascendo un amore o se si tratti semplicemente di un affetto viscerale rafforzato dalla nuova condizione di Yuichi che si avvicina moltissimo a quella di Mikage. Si percepisce la tenerezza che hanno l'uno nei confronti dell'altra, ma il loro rapporto si muove sempre su una linea di irresolutezza e ambiguità che lascia il lettore sospeso, non è una relazione banale, melensa e ordinaria, è un legame che vive di dubbi e momenti complessi. Vediamo infatti la stessa Mikage interrogarsi continuamente sulla natura dell'affetto che la lega a Yuichi, cercarne il senso, chiedersi se non sia un legame nato unicamente dall'unione di due cuori soli e sofferenti, di due anime inquiete ed erranti che hanno trovato conforto l'una nell'altra. Questo passo che ho deciso di riportare esplica in modo un po' più chiaro la relazione tra i due giovani:

"Io e Yuichi a volte siamo saliti sino in cima a una scala sottile, nelle tenebre più nere, e da lì abbiamo spiato il calderone dell'inferno. Guardavamo quel mare di fuoco incandescente ribollire, con il fumo che ci colpiva il viso quasi fino a farci perdere i sensi. Per ognuno dei due l'altro era sicuramente la persona più vicina al mondo, l'amico insostituibile. Tuttavia non ci tenevamo per mano. La nostra natura ci spinge a reggerci in piedi da soli, per quanto disperati possiamo essere. Però quando vedo il suo profilo inquieto illuminato dal fuoco abbagliante penso: Ma sì, forse proprio questa è l'unica cosa vera. Non potevamo dirci una coppia, nel senso che la parola ha di solito, ma in un significato ancestrale lo eravamo: eravamo l'uomo e la donna."

Quello tra Mikage e Yuichi è un rapporto unico, fatto di momenti tristi e dolorosi, di risate al telefono, di incontri nel cuore della notte, di cene consumate in una casa che sa di ricordi e profumi di un passato ormai troppo lontano. Le parole chiave della storia sono secondo me "bellezza" e "luce", due concetti che la Yoshimoto rimarca più volte, che creano un'atmosfera a tratti irreale che avvolge la città e le vite dei protagonisti e che stride fortemente con il dolore e la cupezza che attanagliano i cuori dei due giovani, creando un contrasto tanto bizzarro quanto interessante.
Il finale di questa prima storia è aperto, tutto è lasciato all'immaginazione del lettore, starà alla sua sensibilità costruire il giusto epilogo per Mikage e Yuichi e l'ho trovato in linea con i toni della narrazione. A primo impatto volevo sicuramente saperne di più, ma poi in realtà sono riuscita ad apprezzarlo. Non nascondo che, come mi accade sempre leggendo opere di autori orientali, qualcosa mi sia sfuggito, a volte c'erano passaggi del testo e frasi poco chiare, eccessivamente ambigue ed enigmatiche che mi hanno destabilizzato e stranito, ma il tono delicatissimo conferito a queste pagine dall'autrice stavolta è riuscito a farmi superare questo ostacolo.
A convincermi pienamente però è stato sicuramente il racconto finale, che ho scoperto essere la tesi di laurea di Banana Yoshimoto e che si muove sul labile confine tra sogno e realtà. Anche in questa storia la protagonista è una giovane ragazza, Satsuki che vediamo combattere strenuamente ogni giorno contro l'immenso dolore provocatole dalla morte di Hitoshi, il ragazzo che amava profondamente. La sua sofferenza è tangibile, si snoda inesorabile, inarrestabile lungo tutte le pagine della narrazione, investe in pieno il lettore ed invade ogni momento della vita di Satsuki, in particolare le interminabili notti costellate da incubi, alle quali riesce a reagire solamente sfogandosi con lo jogging che ogni mattina la porta sempre nel solito posto: il ponte sul quale ha visto per l'ultima volta il suo Hitoshi. Proprio qui, un giorno, la protagonista incontra Urara, una ragazza bizzarra che la colpisce immediatamente e le promette un'esperienza irripetibile che si verifica solo in determinate circostanze ogni cento anni: si tratta del fenomeno Tanabata, durante il quale è possibile vedere, presso i grandi fiumi, l'immagine di una persona cara che è morta. Questo, però, avviene solo se c'è corrispondenza tra i pensieri di chi è morto e il dolore di chi lo ha perduto. Così Satsuki riesce a vedere per l'ultima volta l'uomo che ha amato che, nell'accomiatarsi da lei per sempre, le sorride e la saluta con la mano, gesto che fa sciogliere il cuore della ragazza che finalmente, tra le lacrime, riesce a dirgli addio. Satsuki era intrappolata nella sua disperazione, aggrappata al ricordo allo stesso tempo dolce e amaro di Hitoshi e soltanto dopo questa particolare visione sembra capire che è giunto il momento di lasciarlo andare per rimettere in moto la sua vita.

"Una carovana si ferma e un'altra riparte. Ci sono persone che potrò incontrare ancora, altre che non rivedrò più. Persone che passano senza che io me ne accorga, persone che incrocio appena. Man mano che li saluto, ho la sensazione di diventare più pura. Devo vivere guardando il fiume che scorre. Prego con tutto il cuore che solo l'immagine della ragazza che ero resti per sempre al tuo fianco. Grazie di avermi salutato agitando la mano. Grazie di avermi salutato agitando la mano molte, molte volte."

Ancora una volta la Yoshimoto non ci fornisce la chiave definitiva che ci permette di interpretare alla perfezione l'epilogo di questo breve racconto, ciò che ho percepito è semplicemente una sensazione che ho provato leggendo le parole di Satsuki che è lei stessa narratrice della sua storia. Il momento in cui la protagonista rivede la persona amata è il più commovente, è riuscito a toccare le corde più profonde del mio cuore senza mai essere eccessivamente melenso e strappalacrime, è avvolto in un'atmosfera irreale e quasi magica che somiglia ad un bellissimo e malinconico sogno, uno di quelli dal quale non vorremmo mai svegliarci. La presenza costante della luna, della sua luce bianca e delicata contribuisce ad accentuare il tono onirico e surreale degli eventi.
La vicenda è arricchita anche dalla presenza di Hiragi, fratello minore di Hitoshi, che nel tragico incidente, oltre al fratello ha perso anche la sua fidanzata, una promettente tennista che amava teneramente, e che quindi condivide il terribile dolore di Satsuki, la capisce e dolcemente tenta di aiutarla ad uscire da quella spirale di tristezza che l'ha inghiottita. La scena in cui Hiragi è fermo, immobile davanti alla vetrina di un negozio di articoli di tennis, perso in chissà quali pensieri è toccante, dolce e allo stesso tempo capace di sprigionare una forza incredibile nella narrazione.
La cosa più strana è che prima di leggere quest'ultimo racconto non ero sicura che il romanzo mi stesse effettivamente piacendo, poi però una sera, prima di addormentarmi, ho appoggiato il libro sulla scrivania e, quasi senza accorgermene, mi sono ritrovata a fissarlo, a riflettere sulle parole che avevo appena letto, a pensare a tutti questi giovani protagonisti che affrontano in modi diversi il proprio dolore e le difficoltà e allora ho capito che si, questa storia mi stava davvero lasciando tanto. La cosa che in assoluto mi ha più stupito è l'incredibile capacità di Banana Yoshimoto di raccontare i sentimenti più delicati e profondi dell'animo umano, quell'inquietudine, quella malinconia, quelle contraddizioni che agitano la vita di ogni giovane uomo e di ogni giovane donna, quelle emozioni nascoste nei loro animi che lei coglie perfettamente con una semplicità disarmante. La sua scrittura è scorrevole, lineare, fatta di frasi spesso brevi e che vanno dritte al punto, a volte volutamente enigmatiche e spiazzanti, ma mai infarcite di fronzoli inutili o di arditi artifici retorici. Eppure è una scrittura che ti lascia addosso un senso di tristezza dal quale non è facile liberarsi, proprio perchè riesce a far provare al lettore quella stessa malinconia che avvolge la vita dei personaggi di queste due storie. Per la prima volta in un'opera scritta da un'autrice orientale mi sono sentita vicina a Satsuki, a Hiroshi, a Yuichi e a Mikage, per la prima volta non ho guardato queste figure con distacco, ma con un senso di empatia reso possibile non da esperienze di vita simili alle loro, ma solo dalla scrittura leggiadra della Yoshimoto. Leggendo una interessantissima postfazione ho scoperto che lo stile fresco e semplice di questa autrice aveva rappresentato un'assoluta novità nel panorama letterario giapponese di quegli anni, proprio perchè prende tantissimo dal linguaggio essenziale dello "shojo manga" per ragazze. Anche se, sono sicura, qualcosa mi sarà sfuggito nella lettura, sono felice di aver letto queste due storie, la Yoshimoto mi ha fatto venire voglia di scoprire qualcosa in più su quel mondo orientale che ero convinta fosse troppo lontano da me, che non avrei mai potuto capire e che invece ora, grazie a ciò che i suoi racconti mi hanno saputo trasmettere, sento di poter tornare ad esplorare.
Profile Image for Outis.
418 reviews73 followers
September 2, 2018
Banana Yoshimoto non è il Male.
Può sembrare una dichiarazione un po' strana ma ha un suo perchè.
E' il primo libro della Yoshimoto che leggo e partivo prevenuta, sarà che in passato avevo letto delle recensioni particolarmente critiche (che adesso nemmeno mi ricordo, in realtà).
Comunque sia, mi aspettavo un libro melenso e melodrammatico, 'na schifezza insomma. Ma la curiosità vince su tutto e...rullo di tamburi...Kitchen mi è piaciuto abbastanza. Non è un libro che ti cambia la vita, eh. Però se uno cerca una lettura breve, leggera, ottimista nonostrante le tragggedie e con una spruzzata di malinconia, Kitchen potrebbe fare al caso suo.
E' un libro in cui tutto resta un po' sfocato, come coperto da una nebbia, non una nebbia da romanzo gotico però, tutt'altro, una nebbia quasi confortante.
Mi avevano lasciata un po' interdetta certe cose che succedono nel romanzo e che non sembrano avere una spiegazione logica ma il saggio alla fine del libro spiega che è dovuto all'influsso degli shojo manga, quindi ok.
Non è il tipo di libro che mi fa impazzire e, indipendentemente dai miei gusti, non lo definirei comunque imprescindibile ma c'è molto moooolto di peggio in giro.
Profile Image for erigibbi.
1,153 reviews756 followers
April 8, 2020
Kitchen di Banana Yoshimoto è un libro suddiviso in tre parti: le prime due parti (Kitchen e Plenilunio) fanno parte della stessa storia; mentre l’ultima parte, Moonlight shadow, è un racconto a sé stante.

Nella prima storia la protagonista è Mikage, una giovane rimasta completamente sola, perdendo i genitori quand’era molto piccola, poi il nonno e infine anche l’unica persona che le era rimasta: la nonna. Mikage, nell’assenza, trova conforto nella cucina, e infatti dorme per terra, ai piedi del frigorifero. La cucina è il posto che lei ama di più, non importa se è vecchia o nuova, non importa se è moderna o vissuta, la cucina per lei è calore.

Ad un certo punto della storia entrano in scena Yūichi Tanabe e la madre di lui, Eriko, che danno ospitalità a Mikage a casa loro, diventando per lei una nuova famiglia, una famiglia che si è creata da sé.

“[…] Le persone che vogliono farcela da sole dovrebbero prima di tutto curare qualcosa che cresce. Un bambino, una pianta, che so. Facendolo, si capiscono i propri limiti. È un punto di partenza.”

Con questo racconto Banana Yoshimoto affronta temi come la solitudine, la morte, ma anche il legame famigliare, che come ben sappiamo non è dato sempre e solo da legami di sangue. Altra tematica da non sottovalutare è la transessualità, che può forse sembrare un argomento poco approfondito dall’autrice in questo libro; a mio avviso invece la Yoshimoto fa intendere e capire molte cose anche dicendo poco.

In Moonlight shadow la Yoshimoto racconta la storia di un amore, anzi due, finiti troppo presto, a causa di un incidente. Ancora una volta si sofferma quindi sulla tematica della morte, della perdita e dell’elaborazione del lutto aggiungendo alla storia un tocco di sovrannaturale, di fantastico. Questo tocco di irreale viene usato dall’autrice semplicemente per rendere possibile quello che sta raccontando. Questo metodo viene usato anche in Kitchen in cui in alcune situazioni non c’è logica, non ci sono spiegazioni e avvenimenti comprensibili e realistici. Non c’è una spiegazione logica nel cambiamento di sesso di Eriko, non c’è una spiegazione logica nel momento in cui Mikage si rende conto di sapere qual è la finestra della stanza in cui si trova Yūichi, è così e basta.

Credo che questo possa dar fastidio ad alcuni lettori, e devo dire che anch’io ne sono rimasta inizialmente spiazzata. Se la spiegazione che si dà alla scelta di Eriko l’ho trovata bizzarra, la questione della finestra mi ha fatto pensare subito che non ci fosse un senso.

Questo meccanismo mi ha ricordato il deus ex machina. Con Banana Yoshimoto però non è da considerarsi un difetto, perché credo che questi fatti e queste spiegazioni non abbiano logica per noi, forse, ma trovo che rispettino la logica strettamente personale (e perché no, originale) dell’autrice.

Per assurdo, mi è risultato molto più semplice accettare il fenomeno paranormale che accade in Moonlight shadow perché è talmente inimmaginabile che grazie alla fantasia da lettrice ci posso credere. Invece, in Kitchen, la finestra di una stanza di una persona specifica è un elemento concreto, più che reale, e capire dove si trova la persona che a noi interessa senza nessuna indicazione è assurdo, non è fattibile, ecco perché credo sia ancora più difficile da accettare. Il mondo reale, governato dalla logica, si scontra con una spiegazione del tutto priva di logica.

A parte questo, c’è poco da fare, lo stile degli scrittori giapponesi è diverso dal nostro. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, perché di autori giapponesi ne so ben poco (ho letto solo tre libri in tutta la mia carriera da lettrice) eppure nei tre libri letti, ho sempre riscontrato questa diversità.

L’impressione che ancora una volta ho provato è quella di essere immersa in un mondo completamente diverso dal mio, da quello che io sono abituata a vivere, sembra quasi di vivere un sogno, forse anche per la delicatezza con cui la storia è narrata. Delicatezza. Credo che sia il termine più adatto.

Anche quando penso di non farcela, conosco la bellezza della luce della luna, lassù.

Non importa se si parla di morte, e del conseguente dolore, non importa quanto siano potenti le emozioni di cui si parla, c’è sempre questa delicatezza nell’esposizione come se l’autore, o l’autrice in questo caso, ci prendesse per mano, accompagnandoci, facendoci andare piano, senza fretta, senza frenesia, permettendoci di assaporare tutto quello che ci circonda, su cui normalmente non abbiamo mai il tempo di soffermarci.

Insomma, Kitchen è stato il primo romanzo di Banana Yoshimoto che ho avuto il piacere di leggere e devo dire che mi è piaciuto. Non un capolavoro, ma è stato un libro che mi ha emozionata, che mi ha dato qualcosa. Leggerò sicuramente altro dell’autrice.

Dio, ti prego, aiutami a vivere.
Profile Image for Simona B.
936 reviews3,198 followers
June 15, 2011
Ma sarebbe stato troppo bello, e avevo paura di illudermi. Una paura terribile.

Non avevo mai letto un libro del genere. Non che mi abbia particolarmente colpita, o cose simili. Però... non so spiegarlo. E' un libro bellissimo, punto. Ti tocca nel profondo eppure ti resta estraneo, solleva il velo della tua coscienza e ti apre gli occhi, ma poi non prende parte al tuo percorso per capire ciò che stai leggendo, quasi non volesse intaccare la tua intimità, perché quella è una cosa che devi fare da solo. Straordinariamente ordinario. Normalissimo, quotidiano. La Yoshimoto ha l'abilità di parlarci con un linguaggio comune; è come se si stesse leggendo qualcosa scritto dal vicino di casa. Così, terra terra.
Non mancherò di leggere altre sue opere in futuro.
Profile Image for Ermocolle.
491 reviews45 followers
April 5, 2021
Questo libro è stata una piacevole sorpresa.

Avevo letto "Amrita" di Banana Yoshimoto e non mi ero sentita coinvolta dalla vicenda narrata.

Di tenore completamente diverso invece Kitchen. Ho assaporato con piacere ogni emozione. Con la sensibilità tipica giapponese condividiamo il senso di accoglienza di una famiglia "atipica" nei confronti di una ragazza rimasta orfana di tutti i suoi legami di sangue.

A volte la vita riserve sorprese che vanno prese senza troppe elucubrazioni perché guarire dipende spesso dalla voglia di crederci.
Profile Image for Danilo De rossi.
176 reviews9 followers
September 29, 2016
Letto qualche anno fa, è stato il primo mio approccio con Banana. Per quanto ritenga che l'autrice vada presa a piccole dosi, ricordo che questo libro mi è piaciuto davvero tanto. L'ho trovata una scrittura pacata, a tratti commovente e soprattutto sincera nella sua semplicità.
Profile Image for Elisa.
1,050 reviews17 followers
October 24, 2023
Avevo un grande hype per questo libro, ma non ci ho capito gran che.
Credo ci sia dietro un filo conduttore (la perdita di persona care).
Altro non so dire, se non la giovane età dei protagonisti.
Ho apprezzato la presenza della madre trans (per questo le due stelle).
Profile Image for Rita .
4,219 reviews101 followers
July 9, 2023
MAI TANTA TRISTEZZA

"Può darsi che in futuro stando con me conoscerai dolori, guai, problemi ma, se vuoi, costruiamo insieme una vita complicata, ma più felice di qualsiasi vita solitaria."

Romanzo brevissimo ma molto intenso, che affronta temi estremamente forti quali la morte e il lutto, la solitudine, l'amore, l'amicizia, la famiglia. Delle due storie, ho apprezzato di più quella di Mikage e Yuichi, mentre quella incentrata su Satsuki e Hiiragi mi ha comunque colpita e fatto riflettere, ma all'inizio mi ha lasciato un po' basita perché non capivo quale fosse il collegamento con la parte precedente (non c'è, è un racconto a parte). Comunque sia, mi sono lasciata travolgere dall'atmosfera onirica che regna lungo l'intera narrazione, condotta con una delicatezza estrema da parte di un'autrice che, con "Kitchen", è al suo debutto letterario. Una delicatezza che, tuttavia, non attenua neppure di una virgola l'immensa tristezza che serpeggia nel romanzo: quasi mai, nella mia esperienza di lettrice, ne ho percepita così tanta, fin sotto la pelle.
Profile Image for NipPop Bologna.
49 reviews53 followers
January 27, 2021
Videorecensione: x

Banana Yoshimoto appartiene a una generazione di autori che emergono fra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta: Banana Yoshimoto, Murakami Haruki, Murakami Ryū. Una generazione che porta sulla scena letteraria un nuovo stile e nuovi temi, una generazione con cui inizia quella dissoluzione definitiva dei confini fra la letteratura alta, pura – come si dice in giapponese, il junbungaku – e la letteratura di massa – il taishū bungaku. Una dissoluzione di confini che caratterizza l’epoca contemporanea, postmoderna.

Banana Yoshimoto raggiunse un successo immediato con Kitchen, e dopo Kitchen pubblica sette romanzi nell'arco di due anni, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno: in Giappone si parla di ‘fenomeno Banana Yoshimoto’. Ha raggiunto un grande successo anche a livello internazionale: ha colpito con la novità dei suoi temi, con la novità del suo stile e proprio perché porta una forma di letteratura giapponese diversa.

Gli autori che fino a quel momento erano conosciuti soprattutto all’estero erano Tanizaki, Mishima, Kawabata – grandi classici del Novecento – ma questi nuovi scrittori che emergono quando il Giappone è sull’orlo della crisi economica – che poi attanaglierà il paese per i successivi decenni – rappresentano un’ondata di freschezza e novità, che suscita anche molte polemiche e molte critiche, proprio perché si discostano nettamente e volutamente dai binari tradizionali, ormai consolidati, della letteratura.

Di cosa parla Kitchen? Kitchen ruota attorno a due grandi temi del Giappone contemporaneo, ma non solo del Giappone contemporaneo: il ripensamento dei modelli di genere e il ripensamento del modello di famiglia.

Uno dei motivi per cui la letteratura di Banana Yoshimoto ha suscitato scalpore e anche un certo sdegno nei critici più convenzionali è il fatto che è sembrato che la sua letteratura – e Kitchen in particolare – fosse un po’ troppo vicina ad altri linguaggi, che normalmente non appartengono alla pagina letteraria: in particolar modo al linguaggio del manga, e di un sottogenere specifico che è lo shōjo mang’ – il manga per ragazze adolescenti.

Lo shōjo manga – come ci ricorda Giorgio Amitrano nella postfazione – aveva già cominciato ad avere un grande successo in Giappone a partire dagli anni Cinquanta, ma è negli anni Settanta che emerge una nuova generazione di autrici di manga. Le più famose, anche in Italia, sono Riyoko Ikeda e Moto Hagio – che introducono nuove tematiche in un genere che fino a quel momento era caratterizzato dalle atmosfere sentimentali e sognanti, e parlano di problemi che sono legati alla vita delle donne, ovviamente in forme diverse e particolari. Al centro dell’interesse c’è proprio il discorso dei modelli di genere che, in quel momento, era un tema centrale del dibattito soprattutto per quel che riguarda la questione femminile e il ruolo delle donne.

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Profile Image for Francesco.
1,686 reviews8 followers
January 18, 2021
Primo romanzo di Banana Yoshimoto, Kitchen racconta di una ragazza che perde la nonna e trova pace e tranquillità nella cucina di casa. Un suo compango di università la invita a trasferirsi nella casa in cui vive con la madre transgender, e anche lì sarà la cucina a dare stabilità alla ragazza.
In questa edizione è compreso anche il racconto Moonlight Shadow, ispirato dalla celebre canzone di Mike Oldfield, in cui in uno stile ancora più fiabesco si assiste all'elaborazione del lutto da parte di una ragazza che ha perso il fidanzato in un terribile incidente.

Il romanzo è scritto in uno stile piacevole e già contraddistinto dalla dolcezza e serenità di Banana Yoshimoto. Mi è piaciuto molto il graduale evolversi della protagonista, da persona necessitante affetto a persona capace di donarlo.
In realtà mi è piaciuto ancora di più il racconto, sebbene sia decisamente più triste e malinconico. A differenza del romanzo, dove si raccontano eventi "realistici" in un tono fiabesco, il racconto è magico e fiabesco ma riesce a rendere l'evento immaginario "concreto".
Profile Image for Sarah.
98 reviews6 followers
March 2, 2026
con la sua magnifica penna, con uno stile di scrittura delicato ma allo stesso tempo carico di emozioni, l'autrice ci dimostra che anche nelle tenebre si può sempre trovare uno spiraglio di luce.
il tema principale, infatti, è il tema del lutto, della malinconia e del cercare di riuscire ad andare avanti, cercando un rifugio da tutto questo dolore, che si tramuta poi in passione, ovvero la cucina.
inutile dire che l'ho amato sia scritto che narrato (ho alternato la lettura del libro cartaceo con l'audiolibro).
Profile Image for Diva.
100 reviews6 followers
February 18, 2025
"Non posso più restare qui. Momento per momento vado avanti. È il flusso del tempo che non si può fermare, non posso farci niente. Io vado. [...] Devo vivere guardando il fiume che scorre".

Entrambe le storie (Kitchen e Moonlight Shadow) sono brevi quanto commoventi. Il lutto è al centro di tutto, eppure i racconti raggiungono una risoluzione "positiva": alla fine vige la speranza, bisogna andare avanti, bisogna vivere. Sempre. Perché così deve essere.

È il primo testo che leggo di questa autrice straordinaria. La sua penna con semplicità - ma allo stesso tempo con incredibile maestria - parla dell'animo umano e riesce a scavare nelle sue viscere più profonde. Leggerò sicuramente altre sue opere, ho amato il suo stile e i suoi personaggi. Cinque stelle piene piene piene.
Profile Image for Carola Maselli.
41 reviews7 followers
June 10, 2025
Mikage ama la cucina. Quando viene invitata in casa d'altri adora guardarle, ispezionarle, sapere cosa c'è su una mensola o dentro una credenza. Sa che quello è il posto dove maggiormente le persone si ritrovano e sono se stesse. Mikage, però, è anche orfana, e quando l'ultimo pezzetto della sua minuscola famiglia muore (la nonna) si rincantuccia nella cucina, sola nella solitudine più totale che un essere umano possa mai provare.
È allora che un'altra famiglia la chiamerà a se', una famiglia dove le cose non sono come appaiono e dove è facile essere se stessi e dove, se vuoi, puoi dormire vicino alla cucina, su un divano dove ti senti comoda, oltre che meno sola. Mikage capisce grazie alla vicinanza di questa sua nuova famiglia adottiva "quanto fosse immenso il mondo e profonda l'oscurità e l'infinito fascino e solitudine di tutto ciò". E forse sarà proprio questo a permetterle di restituire in futuro un amore che affianca, consola e progetta là dove sembra difficile e impossibile progettare.

Yoshimoto racconta una storia di solitudini che si intrecciano, di vicinanza e di empatia, di famiglie e di amori, e lo fa con una scrittura precisa, sebbene i contorni di alcuni personaggi appaiano troppo sfumati. Al contrario, i sentimenti escono vividi dalla sua penna, forse troppo calcati da una punta spessa e che ti incide dentro. Perfino l'amore appare doloroso, in un modo insopportabile soprattutto in "Moonlight shadow" il secondo racconto del libro: in quel caso sono stata contenta di aver terminato la lettura, riemergendone intontita e appesantita.
In fondo al buio una frase che appiana il dolore e illumina un tantino la lettura: "vorrei essere felice. Più della fatica di continuare a scavare nel fondo del fiume, mi attira il pugno di sabbia dorata che ho trovato".
Profile Image for Dilly ♥.
159 reviews7 followers
Read
June 22, 2024
DNF
troppo lento per i miei gusti
non sono riuscita ad andare avanti
Profile Image for Norberto.
77 reviews17 followers
July 8, 2024
Un dolce romanzo che riflette sulla solitudine e sulla scomparsa. Infatti la protagonista, Mikage, rimasta sola al mondo, è vittima di una condizione che prima o poi tocca ad ogni essere umano: la perdita dell'innocenza. La vicenda di questa giovane ragazza viene utilizzata, nel romanzo d'esordio di Yoshimoto, per rappresentare una delle tematiche care all'autrice: il sogno di una nuova famiglia. Il nido è un elemento che prima viene tolto al personaggio e lentamente viene ricostruito in una nuova veste.
Inoltre, come fa intuire il titolo, la cucina gioca un ruolo estremamente importante nella storia. Infatti la cucina è l'ancora di salvezza a cui la protagonista si aggrappa; è il luogo in cui esprimere il proprio modo di essere. Non a caso, le pietanze che Mikage crea e la tecnica, che durante la narrazione affina sempre di più, rappresentano il motore che infonde fiducia e gratificazione alla protagonista. La cucina è un po' lo scudo che Mikage solleva per difendersi dalle lance che l'esistenza le scaglia addosso.
Lo stile è ineccepibile, o comunque la traduzione ha riportato un testo completamente terso. La voce narrante è estremamente soffice e delicata - come un sussurro -, dà quasi l'impressione di accarezzare il lettore come un raggio di sole che, dal vetro di una finestra, si poggia sulla pelle del viso.
Profile Image for ~Silv (ilpianetadeilibri) .
272 reviews18 followers
June 17, 2021
Kitchen 2,5⭐
Di Banana Yoshimoto avevo già letto quattro anni fa "Tsugumi", che non mi era piaciuto. Ho aspettato tanto per darle una seconda opportunità, e devo dire che ho fatto bene perché Kitchen mi è piaciuto di più, ma mi ha comunque deluso.
Sono arrivato alla conclusione che lo stile e le storie della Yoshimoto molto probabilmente non fanno per me, le trovo carine ma inconcludenti.
Sono storie che trasmettono pace e tranquillità: più che fatti raccontano sensazioni, e credo che per capirle al meglio bisogna conoscere la cultura giapponese e il loro modo di vivere.
Mikage, dopo la morte della nonna, si trasferisce a casa di un suo amico, Yuichi, la cui madre è una donna transessuale.
Ho sentito in giro che il tema della transessualità è stato trattato male, ma io spezzo una lancia in favore della Yoshimoto: il libro è stato scritto nel 1988, quando questo tema era ancora un tabù ed anche l'omosessualità era ancora considerata una malattia mentale.
Mi aspettavo che fosse l'elaborazione del lutto, ma non è neanche quello. Poi ti aspetti che sia la storia d'amore tra Mikage e Yuichi, ma rimane in superficie anche questo.
Diciamo che l'autrice si limita a raccontarci i sentimenti di Mikage, la sua quotidianità, il suo amore per la cucina, ma non approfondisce nessuna di queste tematiche.
Ho apprezzato più la prima parte che la seconda, ma in generale il suo stile resta lento, (anche se scorrevole) parla molto delle condizioni meteorologiche associate all'umore della protagonista, che ad un primo impatto può sembrare interessante, ma se ripetuto spesso diventa noioso.
Comunque, il libro mi ha fatto venire una gran voglia di mangiare sushi, il che è molto positivo 😂


Moonlight shadow 2⭐
Racconto breve, ma anche in questo caso l'ho trovato un po' ripetitivo, si parla sempre di elaborazione del lutto e spiritualità, e in generale i personaggi tra le due narrazioni mi sono sembrati uguali. Tuttavia il finale mi è piaciuto molto e l'ho trovato commovente.

So che ho detto che molto probabilmente le storie di questa autrice non fanno per me, ma io ho la testa dura e le darò un'altra chance con Presagio triste, che è un altro dei suoi romanzi che mi ispira, però più in là.
Profile Image for Marco Simeoni.
Author 3 books88 followers
September 8, 2017
1,5
Melodramma eccessivo e finto

Primo libro che leggo della Yoshimoto. Ammetto di essere fuori dal mio radar consueto e il melodramma non risiede nelle mie corde. Però qui ho trovato la necessità di infondere angoscia, da parte dell'autrice, esagerata e a tratti, causa ripetizioni, "falsa". Per falsa intendo che non riesce a coinvolgerti con il vissuto delle due protagoniste (nei rispettivi testi) ma ti lascia solo un guscio vuoto di cui ti dimentichi non appena chiudi il libro.
Le similitudini sono spesso banali e allontanano dal testo. Le introspezioni, che dovrebbero essere il punto di forza, quasi sempre arrivavano solo a innervosirmi. Ho immaginato che nella testa delle protagoniste ci fossero degli spettatori verso cui si esibissero in una finta tragedia. Avrei voluto vivere il dolore di quei pensieri in una forma privata, intima, con un linguaggio che arrivasse a toccare corde che ognuno di noi ha già sentito suonare - purtroppo.
Do mezza stellina in più perché in alcuni momenti, troppo pochi, mi ha lasciato una sensazione meno artefatta e più vera di un'emozione introspettiva avulsa dalle frasi fatte e un po' troppo semplicistiche.

Di Kitchen mi aveva incuriosito il bizzarro inizio. Alla fine mi sono chiesto come mai fosse così lungo. Lo stacco poi fra i due capitoli è disarmante quanto la ridondanza con cui allunga il primo.
Moonlight shadow parte con lo stesso tenore del romanzo breve che lo precede. Ma è più apprezzabile visto che essendo più compatto evita una ripetizione eccessiva di quel dolore che l'autrice riesce a trasmettermi solo in maniera artificiosa.
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