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The Stranger
Published in 1942 by French author Albert Camus, The Stranger has long been considered a classic of twentieth-century literature. Le Monde ranks it as number one on its "100 Books of the Century" list. Through this story of an ordinary man unwittingly drawn into a senseless murder on a sundrenched Algerian beach, Camus explores what he termed "the nakedness of man faced with the absurd."
123 pages, Paperback
First published May 19, 1942
About the author
Albert Camus
984 books40.4k followersWorks, such as the novels
The Stranger
(1942) and
The Plague
(1947), of Algerian-born French writer and philosopher Albert Camus concern the absurdity of the human condition; he won the Nobel Prize of 1957 for literature.
Origin and his experiences of this representative of non-metropolitan literature in the 1930s dominated influences in his thought and work.
He also adapted plays of Pedro Calderón de la Barca, Lope de Vega, Dino Buzzati, and Requiem for a Nun of William Faulkner. One may trace his enjoyment of the theater back to his membership in l'Equipe, an Algerian group, whose "collective creation" Révolte dans les Asturies (1934) was banned for political reasons.
Of semi-proletarian parents, early attached to intellectual circles of strongly revolutionary tendencies, with a deep interest, he came at the age of 25 years in 1938; only chance prevented him from pursuing a university career in that field. The man and the times met: Camus joined the resistance movement during the occupation and after the liberation served as a columnist for the newspaper Combat.
The essay Le Mythe de Sisyphe (The Myth of Sisyphus), 1942, expounds notion of acceptance of the absurd of Camus with "the total absence of hope, which has nothing to do with despair, a continual refusal, which must not be confused with renouncement - and a conscious dissatisfaction."
Meursault, central character of L'Étranger (The Stranger), 1942, illustrates much of this essay: man as the nauseated victim of the absurd orthodoxy of habit, later - when the young killer faces execution - tempted by despair, hope, and salvation.
Besides his fiction and essays, Camus very actively produced plays in the theater (e.g., Caligula, 1944).
The time demanded his response, chiefly in his activities, but in 1947, Camus retired from political journalism.
Doctor Rieux of La Peste (The Plague), 1947, who tirelessly attends the plague-stricken citizens of Oran, enacts the revolt against a world of the absurd and of injustice, and confirms words: "We refuse to despair of mankind. Without having the unreasonable ambition to save men, we still want to serve them."
People also well know La Chute (The Fall), work of Camus in 1956.
Camus authored L'Exil et le royaume (Exile and the Kingdom) in 1957. His austere search for moral order found its aesthetic correlative in the classicism of his art. He styled of great purity, intense concentration, and rationality.
Camus died at the age of 46 years in a car accident near Sens in le Grand Fossard in the small town of Villeblevin.
Chinese 阿尔贝·加缪
Origin and his experiences of this representative of non-metropolitan literature in the 1930s dominated influences in his thought and work.
He also adapted plays of Pedro Calderón de la Barca, Lope de Vega, Dino Buzzati, and Requiem for a Nun of William Faulkner. One may trace his enjoyment of the theater back to his membership in l'Equipe, an Algerian group, whose "collective creation" Révolte dans les Asturies (1934) was banned for political reasons.
Of semi-proletarian parents, early attached to intellectual circles of strongly revolutionary tendencies, with a deep interest, he came at the age of 25 years in 1938; only chance prevented him from pursuing a university career in that field. The man and the times met: Camus joined the resistance movement during the occupation and after the liberation served as a columnist for the newspaper Combat.
The essay Le Mythe de Sisyphe (The Myth of Sisyphus), 1942, expounds notion of acceptance of the absurd of Camus with "the total absence of hope, which has nothing to do with despair, a continual refusal, which must not be confused with renouncement - and a conscious dissatisfaction."
Meursault, central character of L'Étranger (The Stranger), 1942, illustrates much of this essay: man as the nauseated victim of the absurd orthodoxy of habit, later - when the young killer faces execution - tempted by despair, hope, and salvation.
Besides his fiction and essays, Camus very actively produced plays in the theater (e.g., Caligula, 1944).
The time demanded his response, chiefly in his activities, but in 1947, Camus retired from political journalism.
Doctor Rieux of La Peste (The Plague), 1947, who tirelessly attends the plague-stricken citizens of Oran, enacts the revolt against a world of the absurd and of injustice, and confirms words: "We refuse to despair of mankind. Without having the unreasonable ambition to save men, we still want to serve them."
People also well know La Chute (The Fall), work of Camus in 1956.
Camus authored L'Exil et le royaume (Exile and the Kingdom) in 1957. His austere search for moral order found its aesthetic correlative in the classicism of his art. He styled of great purity, intense concentration, and rationality.
Camus died at the age of 46 years in a car accident near Sens in le Grand Fossard in the small town of Villeblevin.
Chinese 阿尔贝·加缪
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July 5, 2015
LA DOLCE INDIFFERENZA DEL MONDO

Il film di Visconti è del 1967. Mersault è Marcello Mastroianni.
Già l’incipit è memorabile:
Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri.

Continua tutto così questo librino, non perde un colpo, sarebbe da citare per intero, da mandarlo a mente, Lo straniero non si leva più dalla testa, ritorna a galla nel tempo, anche a distanza di anni, è ipnotico. Ma è anche un tarlo.
L’ho letto venticinque anni fa la prima volta. Da anni ho voglia di riprenderlo, la sua atmosfera e il suo umore mi tornano a galla – la recente lettura di Atti osceni in luogo pubblico mi ha finalmente spinto a farlo.

Il protagonista Mersault non tenta mai di descrivere le proprie sensazioni né di spiegare le proprie azioni, è spiazzante con la sua onestà lucida, è incapace di difendersi, di dire quello che gli altri vorrebbero sentirgli dire: per esempio, che gli dispiace, che è pentito.
Mersault direbbe che in un modo o nell’altro si è sempre un po’ in colpa, quindi perché pentirsi e dispiacersi?

Anna Karina con Mastroianni.
Basterebbe poco per evitare la condanna a morte, basterebbe anche una semplice confessione d’angoscia, basterebbe dire, ho sparato ma non volevo farlo, l’arabo era armato, mi ha spaventato, ho solo voluto difendermi – in fondo Mersault è bianco, ha ucciso un arabo, il giudice e i giurati sono pronti a riaccoglierlo nel consesso umano se solo lui mostrasse una traccia di rimorso, qualsiasi cosa che lo restituisca all’umanità, alla presunta normalità, che lo riavvicini al cristo in croce (la scena col giudice istruttore e quella finale col prete in carcere!).

Ma Mersault non sa fingere, neppure per salvarsi la vita riesce a falsificare la sua verità emotiva.
Mersault rifiuta le regole di quel gioco che si chiama vivere, e proprio per questo risulta insopportabile a chi deve giudicarlo: non verrà tanto punito per il suo delitto (che, ripeto, alla fine dei conti è semplicemente quello di un bianco che, per giunta quasi per legittima difesa, uccide un arabo nell’Algeria all’inizio degli anni Quaranta – ma non ho nessuna intenzione di attribuire a Camus tracce di razzismo) – Mersault verrà condannato a morte per come è, perché la sua colpa è quella di non essere un uomo come gli altri.

Il caldo… il sole… L’avvocato difensore di Mersault è interpretato da Bernard Blier.
È stato davvero Mersault a premere il grilletto, è davvero responsabile?
Non si tratta forse di una reazione a catena prodotta dalla natura stessa, dal destino?
Sembra questo il dubbio che Camus vuole insinuarci.
Il taciturno Mersault esplode: prima esplode i colpi contro l’arabo sulla spiaggia infuocata dalla luce accecante del sole, e poi esplode in urla nella cella contro il prete.
Così come dopo gli spari, così dopo le urla, alla fine della prima parte e alla fine del libro, Mersault liberato dalla speranza, torna a vivere le ore senza nome, ritrova la calma, e ritrova la dolce indifferenza del mondo.

L’indifferenza che ha reso celebre il personaggio di Mersault: quell’assenza di sentimenti che deriva dalla presa di coscienza dell’insensatezza, dell’assurdo, del vuoto che caratterizzano la condizione dell’uomo (l’esistenzialismo).
Ho risposto che non si cambia mai di vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, così com’era, non mi dispiaceva affatto. Lui mi è parso scontento, mi ha detto che rispondevo sempre a metà, che non avevo ambizione e che questo era disastroso, negli affari. Poi sono tornato al lavoro. Avrei preferito non scontentarlo, ma non vedevo una ragione di modificare la mia vita. A pensarci bene, non ero infelice. Da studente, avevo molte ambizioni di quel genere. Ma dopo che ho dovuto abbandonare gli studi ho capito molto presto che tutte queste cose non avevano una reale importanza.
La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva.

Mersault non sa, questa è spesso la sua risposta, “non so”: non sa esattamente quando è morta la madre, quanti anni avesse, non sa perché ha ucciso l’arabo sulla spiaggia…
Il non sapere di Mersault nasce dalla sua incolmabile distanza dalla vita, dalla sua estraneità al mondo, l’essere straniero del titolo: le cose succedono senza che il pensiero umano possa coglierne motivi e significati logici, e anche i comportamenti umani non riescono ad avere razionalità, e quindi giustificazione. Perciò, si può anche uccidere senza saper dire perché lo si è fatto.
Perciò, si può vivere il proprio processo e la propria condanna in modo inerte e distaccato, con atonia, senza partecipare, come se tutto stesse accadendo a qualcun altro, perché quello che accade non ha senso, e se anche lo avesse, noi non siamo in grado di comprenderlo.

E così Mersault mi ricorda il ‘preferirei di no’ di Bartleby, molto più che Joseph K o Raskol’nikov, secondo me avvicinati con troppa fretta, più per assonanza che per ragion veduta.
In questo libro il mondo esterno è più importante del mondo interno, il mondo delle cose conta più del mondo dei pensieri.
È un libro immerso nel silenzio, e nella luce.

Il film del 1967 è sicuramente opera minore di Visconti, un insuccesso, già dalla sua genesi: perché la vedova Camus pretese per contratto che il libro fosse rispettato alla lettera, e per essere sicura che così fosse impose un suo supervisore di fiducia alla sceneggiatura, Emmanuel Roblès.
Visconti voleva rifiutare, ma fu costretto dal produttore Dino De Laurentiis a realizzare il film rispettando l’accordo con Mme Camus.
Il risultato è un film fin troppo fedele al testo, un adattamento alla lettera, rigido, imbalsamato, che finisce con il tradire sia l’atmosfera che il significato del romanzo.

Durante le riprese, il regista Luchino Visconti accanto alla macchina da presa.
Nel film Mersault non è un uomo che cerca l’ombra e il silenzio, non è annichilito dall’intensità della luce (succede solo nella maldestra scena dell’omicidio), non è indifferente distante apatico, sembra più che altro vittima del caldo, menefreghista e pigro, forse anche a causa dell’interpretazione non convincente di Mastroianni, già troppo agé per fare Mersault.
Nonostante Visconti sia stato maestro del film in costume, questo risulta invece di ambientazione incerta, a volte troppo moderna, gli attori sono spesso vestiti con eccessiva eleganza per il ruolo che interpretano e le situazioni che attraversano, la qualità della recitazione lascia a desiderare.
Esiste anche un altro adattamento del 2001, Yazgi, del regista turco Zeki Demirkubuz, ma non sono ancora riuscito a vederlo.

Luchino Visconti e Marcello Mastroianni aspettano che il set sia pronto.
Avrei voluto trattenerlo, spiegargli che desideravo la sua simpatia non per essere meglio difeso, ma per un sentimento naturale, se così posso dire…. Desideravo dire che ero come tutti gli altri, assolutamente come tutti gli altri. Ma tutto questo, in fondo, non aveva una grande utilità, e per pigrizia ho rinunciato.

Luchino Visconti curava scrupolosamente ogni singolo dettaglio d'arredo e costume.

Il film di Visconti è del 1967. Mersault è Marcello Mastroianni.
Già l’incipit è memorabile:
Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: “Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti.” Questo non dice nulla: è stato forse ieri.

Continua tutto così questo librino, non perde un colpo, sarebbe da citare per intero, da mandarlo a mente, Lo straniero non si leva più dalla testa, ritorna a galla nel tempo, anche a distanza di anni, è ipnotico. Ma è anche un tarlo.
L’ho letto venticinque anni fa la prima volta. Da anni ho voglia di riprenderlo, la sua atmosfera e il suo umore mi tornano a galla – la recente lettura di Atti osceni in luogo pubblico mi ha finalmente spinto a farlo.

Il protagonista Mersault non tenta mai di descrivere le proprie sensazioni né di spiegare le proprie azioni, è spiazzante con la sua onestà lucida, è incapace di difendersi, di dire quello che gli altri vorrebbero sentirgli dire: per esempio, che gli dispiace, che è pentito.
Mersault direbbe che in un modo o nell’altro si è sempre un po’ in colpa, quindi perché pentirsi e dispiacersi?

Anna Karina con Mastroianni.
Basterebbe poco per evitare la condanna a morte, basterebbe anche una semplice confessione d’angoscia, basterebbe dire, ho sparato ma non volevo farlo, l’arabo era armato, mi ha spaventato, ho solo voluto difendermi – in fondo Mersault è bianco, ha ucciso un arabo, il giudice e i giurati sono pronti a riaccoglierlo nel consesso umano se solo lui mostrasse una traccia di rimorso, qualsiasi cosa che lo restituisca all’umanità, alla presunta normalità, che lo riavvicini al cristo in croce (la scena col giudice istruttore e quella finale col prete in carcere!).

Ma Mersault non sa fingere, neppure per salvarsi la vita riesce a falsificare la sua verità emotiva.
Mersault rifiuta le regole di quel gioco che si chiama vivere, e proprio per questo risulta insopportabile a chi deve giudicarlo: non verrà tanto punito per il suo delitto (che, ripeto, alla fine dei conti è semplicemente quello di un bianco che, per giunta quasi per legittima difesa, uccide un arabo nell’Algeria all’inizio degli anni Quaranta – ma non ho nessuna intenzione di attribuire a Camus tracce di razzismo) – Mersault verrà condannato a morte per come è, perché la sua colpa è quella di non essere un uomo come gli altri.

Il caldo… il sole… L’avvocato difensore di Mersault è interpretato da Bernard Blier.
È stato davvero Mersault a premere il grilletto, è davvero responsabile?
Non si tratta forse di una reazione a catena prodotta dalla natura stessa, dal destino?
Sembra questo il dubbio che Camus vuole insinuarci.
Il taciturno Mersault esplode: prima esplode i colpi contro l’arabo sulla spiaggia infuocata dalla luce accecante del sole, e poi esplode in urla nella cella contro il prete.
Così come dopo gli spari, così dopo le urla, alla fine della prima parte e alla fine del libro, Mersault liberato dalla speranza, torna a vivere le ore senza nome, ritrova la calma, e ritrova la dolce indifferenza del mondo.

L’indifferenza che ha reso celebre il personaggio di Mersault: quell’assenza di sentimenti che deriva dalla presa di coscienza dell’insensatezza, dell’assurdo, del vuoto che caratterizzano la condizione dell’uomo (l’esistenzialismo).
Ho risposto che non si cambia mai di vita, che del resto tutte le vite si equivalgono e che la mia, così com’era, non mi dispiaceva affatto. Lui mi è parso scontento, mi ha detto che rispondevo sempre a metà, che non avevo ambizione e che questo era disastroso, negli affari. Poi sono tornato al lavoro. Avrei preferito non scontentarlo, ma non vedevo una ragione di modificare la mia vita. A pensarci bene, non ero infelice. Da studente, avevo molte ambizioni di quel genere. Ma dopo che ho dovuto abbandonare gli studi ho capito molto presto che tutte queste cose non avevano una reale importanza.
La sera Maria è venuta a prendermi e mi ha domandato se volevo sposarla. Le ho detto che la cosa mi era indifferente, e che avremmo potuto farlo se lei voleva.

Mersault non sa, questa è spesso la sua risposta, “non so”: non sa esattamente quando è morta la madre, quanti anni avesse, non sa perché ha ucciso l’arabo sulla spiaggia…
Il non sapere di Mersault nasce dalla sua incolmabile distanza dalla vita, dalla sua estraneità al mondo, l’essere straniero del titolo: le cose succedono senza che il pensiero umano possa coglierne motivi e significati logici, e anche i comportamenti umani non riescono ad avere razionalità, e quindi giustificazione. Perciò, si può anche uccidere senza saper dire perché lo si è fatto.
Perciò, si può vivere il proprio processo e la propria condanna in modo inerte e distaccato, con atonia, senza partecipare, come se tutto stesse accadendo a qualcun altro, perché quello che accade non ha senso, e se anche lo avesse, noi non siamo in grado di comprenderlo.

E così Mersault mi ricorda il ‘preferirei di no’ di Bartleby, molto più che Joseph K o Raskol’nikov, secondo me avvicinati con troppa fretta, più per assonanza che per ragion veduta.
In questo libro il mondo esterno è più importante del mondo interno, il mondo delle cose conta più del mondo dei pensieri.
È un libro immerso nel silenzio, e nella luce.

Il film del 1967 è sicuramente opera minore di Visconti, un insuccesso, già dalla sua genesi: perché la vedova Camus pretese per contratto che il libro fosse rispettato alla lettera, e per essere sicura che così fosse impose un suo supervisore di fiducia alla sceneggiatura, Emmanuel Roblès.
Visconti voleva rifiutare, ma fu costretto dal produttore Dino De Laurentiis a realizzare il film rispettando l’accordo con Mme Camus.
Il risultato è un film fin troppo fedele al testo, un adattamento alla lettera, rigido, imbalsamato, che finisce con il tradire sia l’atmosfera che il significato del romanzo.

Durante le riprese, il regista Luchino Visconti accanto alla macchina da presa.
Nel film Mersault non è un uomo che cerca l’ombra e il silenzio, non è annichilito dall’intensità della luce (succede solo nella maldestra scena dell’omicidio), non è indifferente distante apatico, sembra più che altro vittima del caldo, menefreghista e pigro, forse anche a causa dell’interpretazione non convincente di Mastroianni, già troppo agé per fare Mersault.
Nonostante Visconti sia stato maestro del film in costume, questo risulta invece di ambientazione incerta, a volte troppo moderna, gli attori sono spesso vestiti con eccessiva eleganza per il ruolo che interpretano e le situazioni che attraversano, la qualità della recitazione lascia a desiderare.
Esiste anche un altro adattamento del 2001, Yazgi, del regista turco Zeki Demirkubuz, ma non sono ancora riuscito a vederlo.

Luchino Visconti e Marcello Mastroianni aspettano che il set sia pronto.
Avrei voluto trattenerlo, spiegargli che desideravo la sua simpatia non per essere meglio difeso, ma per un sentimento naturale, se così posso dire…. Desideravo dire che ero come tutti gli altri, assolutamente come tutti gli altri. Ma tutto questo, in fondo, non aveva una grande utilità, e per pigrizia ho rinunciato.

Luchino Visconti curava scrupolosamente ogni singolo dettaglio d'arredo e costume.
January 24, 2016
"Ieri e domani erano le uniche parole che conservassero un senso per me".
"Per oggi è finita, signor Anticristo".
"Per oggi è finita, signor Anticristo".
October 7, 2020
Quella passività un po’ troppo attiva che ti costringi ad elaborare per non lasciarla marcire. Quel diverso da te che diventa pagina dopo pagina sempre più vicino. Lo straniero passeggia mano nella mano con Pereira, più giovane e meno oscuro e meno sicuro.
September 15, 2017
Essere uomini, come voleva Platone, significa in qualche modo essere filosofi.
...anticipazioni sulla trama....
Chi di noi vivendo non si interroga sulla complessità della vita, sul suo valore, chi mai non si è girato al passato per riavvolgere la pellicola o, speranzoso, ha volto lo sguardo al futuro?
La lettura di questo testo ci ricorda l’appartenenza comune ad una dimensione vitale che, al di là di ogni apparenza, è caratterizzata dalla complessità, dalla fuggevolezza, dall’inconsistenza palpabile ma facilmente celabile. Nella società attuale si rincorrono i miti più impensabili: annullamento del dolore in ogni sua forma e manifestazione, ricerca della felicità strettamente correlata al benessere materiale, presunzione scientifica di varcare la soglia del mistero e di farla propria. Sono molteplici le manifestazioni che tutti abbiamo sotto gli occhi di una pulsione tutta umana di voler cogliere l’inafferrabile.
Meursault no, egli è l’antitesi di tutto ciò: è apatia, è abbandono, è negazione. Vive da impiegato un’esistenza che pare non scalfirlo; la morte della madre non lo fa piangere, le lusinghe dell’amore non lo fanno gioire. L’atto gratuito che lo manda al patibolo non modifica di molto il suo sentire. Meursault in realtà vive di percezioni sensoriali: patisce il caldo e commette l’omicidio in un clima di rarefazione sensoriale. Percepisce con tutto il suo apparato sensoriale lo scorrere degli eventi e se ne fa influenzare. Le orecchie sentono nel ricordo la mamma parlare, gli occhi colgono fotogrammi di raro squallore ( emblematico il cane malato) e di piena bellezza ( il cielo e le sue sfumature), la pelle sente il calore della donna e il refrigerio del mare con la sua pungente salinità: tutti i sensi sono coinvolti e stravolti al tempo stesso. Acuiscono il fastidio della vita e non ne modificano in positivo l’essenza.
Non stupisce che rimangano così attivi in carcere e che permettano di ricordare percezioni già incamerate e ora faticosamente ricercate. Il cielo è inquadrabile solo dal perimetro ridotto di un pertugio sul soffitto ma non ha perso la sua capacità di comunicare. Vira al rosa per annunciare la sera che qui si fa metafora della raggiunta consapevolezza dell’uomo e del suo breve e sempre limitato segmento di vita. Non stupisce constatare che la sua lunghezza non è importante, che la stessa sua fine sia solo un dettaglio e che in fondo Meursault con la sua mancata partecipazione emotiva agli eventi di cui è il protagonista incarni, volenti o nolenti, l’intima solitudine umana e la sua condizione di estraneità al tutto e a se stessi.
...anticipazioni sulla trama....
Chi di noi vivendo non si interroga sulla complessità della vita, sul suo valore, chi mai non si è girato al passato per riavvolgere la pellicola o, speranzoso, ha volto lo sguardo al futuro?
La lettura di questo testo ci ricorda l’appartenenza comune ad una dimensione vitale che, al di là di ogni apparenza, è caratterizzata dalla complessità, dalla fuggevolezza, dall’inconsistenza palpabile ma facilmente celabile. Nella società attuale si rincorrono i miti più impensabili: annullamento del dolore in ogni sua forma e manifestazione, ricerca della felicità strettamente correlata al benessere materiale, presunzione scientifica di varcare la soglia del mistero e di farla propria. Sono molteplici le manifestazioni che tutti abbiamo sotto gli occhi di una pulsione tutta umana di voler cogliere l’inafferrabile.
Meursault no, egli è l’antitesi di tutto ciò: è apatia, è abbandono, è negazione. Vive da impiegato un’esistenza che pare non scalfirlo; la morte della madre non lo fa piangere, le lusinghe dell’amore non lo fanno gioire. L’atto gratuito che lo manda al patibolo non modifica di molto il suo sentire. Meursault in realtà vive di percezioni sensoriali: patisce il caldo e commette l’omicidio in un clima di rarefazione sensoriale. Percepisce con tutto il suo apparato sensoriale lo scorrere degli eventi e se ne fa influenzare. Le orecchie sentono nel ricordo la mamma parlare, gli occhi colgono fotogrammi di raro squallore ( emblematico il cane malato) e di piena bellezza ( il cielo e le sue sfumature), la pelle sente il calore della donna e il refrigerio del mare con la sua pungente salinità: tutti i sensi sono coinvolti e stravolti al tempo stesso. Acuiscono il fastidio della vita e non ne modificano in positivo l’essenza.
Non stupisce che rimangano così attivi in carcere e che permettano di ricordare percezioni già incamerate e ora faticosamente ricercate. Il cielo è inquadrabile solo dal perimetro ridotto di un pertugio sul soffitto ma non ha perso la sua capacità di comunicare. Vira al rosa per annunciare la sera che qui si fa metafora della raggiunta consapevolezza dell’uomo e del suo breve e sempre limitato segmento di vita. Non stupisce constatare che la sua lunghezza non è importante, che la stessa sua fine sia solo un dettaglio e che in fondo Meursault con la sua mancata partecipazione emotiva agli eventi di cui è il protagonista incarni, volenti o nolenti, l’intima solitudine umana e la sua condizione di estraneità al tutto e a se stessi.
August 4, 2017
"C'était à cause du soleil"
"L'étranger", pubblicato da Gallimard nel 1942, fu la prima opera del premio Nobel (1957) Albert Camus.
Questo testo va considerato a mio avviso, un capolavoro nella misura in cui lo si consideri come emblematico della filosofia esistenzialista. Consideralo un romanzo letterario in senso stretto non è corretto.
E' difficile parlarne senza entrare nei dettagli anche perchè è al tempo stesso un'opera semplice e complessa.
Semplice per quanto riguarda la storia.
Vi sono due parti.
Una prima dove il protagonista Mersault -semplice impiegato residente ad Algeri- si reca a Marengo dove ci sarà il funerale della madre morta in ospizio. Al suo ritorno intraprenderà una relazione sentimentale con Marie, ex-collega e approfondirà l'amicizia con un vicino di casa. Nell'innocuo svolgersi dei fatti si arriverà ad una tragedia.
Questa in breve e senza troppe anticipazioni la scarna sinossi.
In realtà, il romanzo ha una architettura talmente ben congegnata da offrire interpretazioni di maggior spessore.
Innanzitutto, occorre dire che non viene offerta nessuna occasione per cui il lettore possa simpatizzare con il protagonista.
Mersault: il fatto stesso che venga mai chiamato con il nome proprio ci avverte di mantenere le distanze; allontana ogni possibilità di intimità. Egli, inoltre è un uomo che sorprende per la sua freddezza ("Aujourd'hui maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sai pas").
E' un uomo sopraffatto dalla sua fisicità: fame, sete, caldo, sonno, desiderio sessuale hanno il sopravvento su ogni emozione.
Non si può dunque amare ma lo si deve interpretare come degno rappresentante di quello che la filosofia esistenzialista sosteneva.
La vita ha un trascorrere inevitabile. Si fanno delle scelte: giuste o sbagliate che siano ci portano su un sentiero tracciato ed il caso (hasard) vuole che non ci siano più biforcazioni; bisogna solo andare avanti ed accettare ciò che troveremo al varco. A tutto ci si abitua!
Mersault, dunque, rifiuta di essere attore di un cambiamento della propria vita perchè non servirebbe a nulla di fronte ad un destino ineluttabile. La sua partecipazione è, invece, attiva nell'osservare.
Si mette sul balcone e guarda la gente passare; ne osserva e descrive i volti, deduce scene di vita quotidiana.
Un'attenzione particolare, poi, la pone alla natura. Ci sono continue annotazioni in merito al cielo, ai passaggi giorno/notte.
Il sole è un elemento ricorrente: fa sudare, fa confondere la vista e fa perdere il senno come accadrà nel tragico svolgimento del dramma.
Nella sua complessità trovo che il romanzo sia congegnato in base ad una climax che lo attraversa in un crescendo lieve ma continuo.
Nella prima parte attraverso un linguaggio semplice che elenca azioni della quotidianità si passa poi alla seconda parte dove il registro linguistico si innalza e al contempo il protagonista riflette sulla sua personalità e sulla sua esistenza fino ad arrivare ad uno scoppio di rabbia.
L'emergere improvviso di un emozione così forte colpisce ed è il manifesto finale del romanzo: tutta la sua vita è stata condotta nella ragione.
Una vita assurda dove un alito scuro lo avvolgeva senza che se ne accorgesse e preparava negli anni questo epilogo.
Assurdo ma ineluttabile.
"L'étranger", pubblicato da Gallimard nel 1942, fu la prima opera del premio Nobel (1957) Albert Camus.
Questo testo va considerato a mio avviso, un capolavoro nella misura in cui lo si consideri come emblematico della filosofia esistenzialista. Consideralo un romanzo letterario in senso stretto non è corretto.
E' difficile parlarne senza entrare nei dettagli anche perchè è al tempo stesso un'opera semplice e complessa.
Semplice per quanto riguarda la storia.
Vi sono due parti.
Una prima dove il protagonista Mersault -semplice impiegato residente ad Algeri- si reca a Marengo dove ci sarà il funerale della madre morta in ospizio. Al suo ritorno intraprenderà una relazione sentimentale con Marie, ex-collega e approfondirà l'amicizia con un vicino di casa. Nell'innocuo svolgersi dei fatti si arriverà ad una tragedia.
Questa in breve e senza troppe anticipazioni la scarna sinossi.
In realtà, il romanzo ha una architettura talmente ben congegnata da offrire interpretazioni di maggior spessore.
Innanzitutto, occorre dire che non viene offerta nessuna occasione per cui il lettore possa simpatizzare con il protagonista.
Mersault: il fatto stesso che venga mai chiamato con il nome proprio ci avverte di mantenere le distanze; allontana ogni possibilità di intimità. Egli, inoltre è un uomo che sorprende per la sua freddezza ("Aujourd'hui maman est morte. Ou peut-être hier, je ne sai pas").
E' un uomo sopraffatto dalla sua fisicità: fame, sete, caldo, sonno, desiderio sessuale hanno il sopravvento su ogni emozione.
Non si può dunque amare ma lo si deve interpretare come degno rappresentante di quello che la filosofia esistenzialista sosteneva.
La vita ha un trascorrere inevitabile. Si fanno delle scelte: giuste o sbagliate che siano ci portano su un sentiero tracciato ed il caso (hasard) vuole che non ci siano più biforcazioni; bisogna solo andare avanti ed accettare ciò che troveremo al varco. A tutto ci si abitua!
Mersault, dunque, rifiuta di essere attore di un cambiamento della propria vita perchè non servirebbe a nulla di fronte ad un destino ineluttabile. La sua partecipazione è, invece, attiva nell'osservare.
Si mette sul balcone e guarda la gente passare; ne osserva e descrive i volti, deduce scene di vita quotidiana.
Un'attenzione particolare, poi, la pone alla natura. Ci sono continue annotazioni in merito al cielo, ai passaggi giorno/notte.
Il sole è un elemento ricorrente: fa sudare, fa confondere la vista e fa perdere il senno come accadrà nel tragico svolgimento del dramma.
Nella sua complessità trovo che il romanzo sia congegnato in base ad una climax che lo attraversa in un crescendo lieve ma continuo.
Nella prima parte attraverso un linguaggio semplice che elenca azioni della quotidianità si passa poi alla seconda parte dove il registro linguistico si innalza e al contempo il protagonista riflette sulla sua personalità e sulla sua esistenza fino ad arrivare ad uno scoppio di rabbia.
L'emergere improvviso di un emozione così forte colpisce ed è il manifesto finale del romanzo: tutta la sua vita è stata condotta nella ragione.
Una vita assurda dove un alito scuro lo avvolgeva senza che se ne accorgesse e preparava negli anni questo epilogo.
Assurdo ma ineluttabile.
January 18, 2025
“In fondo non c’è idea cui non si finisca per far l’abitudine.”
January 4, 2020
È una rilettura questa per me e si può intendere come nuova lettura, al tempo stesso, perché è la prima volta che leggo lo straniero nella traduzione di Sergio Claudio Perroni.
Il libro si divide in due parti. E se la prima parte lascia il lettore sbalordito davanti all'insensibilità di Meursault, alla sua passività dinanzi a ciò che gli accade, la seconda lo stesso Meursault smuove le corde più profonde del lettore.
"Mi sono scrollato di dosso il sudore e il sole. Ho capito che avevo distrutto l'equilibrio del giorno, il silenzio eccezionale di una spiaggia dov'ero stato felice. Allora ho sparato altre quattro volte su un corpo inerte nel quale le pallottole si conficcavano senza lasciare traccia. Ed è stato come se bussassi quattro volte alla porta dell'infelicità."
Torna il tema della giustizia, della legge e del giudizio. I toni nella seconda parte sono drammatici: la vita non scorre più davanti agli occhi dell'imputato, come se fosse uno spettatore passivo. La sentenza di morte gli fa scattare una molla di ribellione dentro, quando realizza che "Il mio destino veniva deciso senza chiedere il mio parere."
Il lirismo degli ultimi capitoli tocca vette altissime: "Quello che mi interessa in questo momento è sfuggire alla meccanica, sapere se l'inevitabile può avere una via d'uscita."
"... Lì, forse, avrei trovato qualche testimonianza di evasione. Avrei scoperto che almeno in un caso la ruota si era fermata, che in quella premeditazione irresistibile, anche solo una volta, il caso e la fortuna avevano cambiato qualcosa. Una volta! Penso che in fondo mi sarebbe bastata. Il mio cuore avrebbe fatto il resto."
"La cosa importante era una possibilità di evasione, un balzo fuori dal rito implacabile, una folle corsa che offrisse tutte le possibilità della speranza."
Accanto alla potenza di questo romanzo, resta la bravura di Sergio Claudio Perroni, come traduttore: leggerlo attraverso le sue traduzioni è per me come tornare a casa e sentire che lui c'è ancora e che sopravvive alla sua morte, cruenta e tragica come quella di Meursault, attraverso i suoi scritti e le opere da lui tradotte.
Il libro si divide in due parti. E se la prima parte lascia il lettore sbalordito davanti all'insensibilità di Meursault, alla sua passività dinanzi a ciò che gli accade, la seconda lo stesso Meursault smuove le corde più profonde del lettore.
"Mi sono scrollato di dosso il sudore e il sole. Ho capito che avevo distrutto l'equilibrio del giorno, il silenzio eccezionale di una spiaggia dov'ero stato felice. Allora ho sparato altre quattro volte su un corpo inerte nel quale le pallottole si conficcavano senza lasciare traccia. Ed è stato come se bussassi quattro volte alla porta dell'infelicità."
Torna il tema della giustizia, della legge e del giudizio. I toni nella seconda parte sono drammatici: la vita non scorre più davanti agli occhi dell'imputato, come se fosse uno spettatore passivo. La sentenza di morte gli fa scattare una molla di ribellione dentro, quando realizza che "Il mio destino veniva deciso senza chiedere il mio parere."
Il lirismo degli ultimi capitoli tocca vette altissime: "Quello che mi interessa in questo momento è sfuggire alla meccanica, sapere se l'inevitabile può avere una via d'uscita."
"... Lì, forse, avrei trovato qualche testimonianza di evasione. Avrei scoperto che almeno in un caso la ruota si era fermata, che in quella premeditazione irresistibile, anche solo una volta, il caso e la fortuna avevano cambiato qualcosa. Una volta! Penso che in fondo mi sarebbe bastata. Il mio cuore avrebbe fatto il resto."
"La cosa importante era una possibilità di evasione, un balzo fuori dal rito implacabile, una folle corsa che offrisse tutte le possibilità della speranza."
Accanto alla potenza di questo romanzo, resta la bravura di Sergio Claudio Perroni, come traduttore: leggerlo attraverso le sue traduzioni è per me come tornare a casa e sentire che lui c'è ancora e che sopravvive alla sua morte, cruenta e tragica come quella di Meursault, attraverso i suoi scritti e le opere da lui tradotte.
April 12, 2024
LA VITA INSENSATA
LO STRANIERO di Camus è un romanzo che affronta temi profondi legati all'alienazione, all'assurdità della vita e alla ricerca di significato nell'esistenza umana.
Meursault, il protagonista, è un uomo distaccato e apparentemente privo di emozioni. In verità, è un personaggio che non ha nulla da dire perché capisce che qualsiasi cosa dirà o farà non porterà a nessuna lezione assoluta di significato. Quindi spesso tace. Riflette.
Nelle sue interazioni con gli altri, lascia che loro si esprimano continuamente, elencandogli principi di vita condivisi da tutti, ma agisce soltanto in base a un principio di sincerità e ragionevolezza, di onestà verso sé stesso, pur non contraddicendo la fede cieca degli altri.
Questo lo porta ad essere considerato un cinico, un criminale. Il punto culminante del romanzo è il processo di Meursault, durante il quale l'assurdità degli assunti e dei preconcetti secondo i quali la vita viene intesa dagli altri porta a una condanna completamente irragionevole.
Meursault abbraccia dunque l'assurdità della vita e la sua inevitabile fine, accettando il suo destino senza proteste o vane speranze. L'esistenza umana è priva di senso, e non possiamo fare altro che continuare a rifletterci da stranieri, come Meursault su ogni dettaglio della sua cella, nella speranza di trovare qualcosa di sensato a cui aggrapparci.
LO STRANIERO di Camus è un romanzo che affronta temi profondi legati all'alienazione, all'assurdità della vita e alla ricerca di significato nell'esistenza umana.
Meursault, il protagonista, è un uomo distaccato e apparentemente privo di emozioni. In verità, è un personaggio che non ha nulla da dire perché capisce che qualsiasi cosa dirà o farà non porterà a nessuna lezione assoluta di significato. Quindi spesso tace. Riflette.
Nelle sue interazioni con gli altri, lascia che loro si esprimano continuamente, elencandogli principi di vita condivisi da tutti, ma agisce soltanto in base a un principio di sincerità e ragionevolezza, di onestà verso sé stesso, pur non contraddicendo la fede cieca degli altri.
Questo lo porta ad essere considerato un cinico, un criminale. Il punto culminante del romanzo è il processo di Meursault, durante il quale l'assurdità degli assunti e dei preconcetti secondo i quali la vita viene intesa dagli altri porta a una condanna completamente irragionevole.
Meursault abbraccia dunque l'assurdità della vita e la sua inevitabile fine, accettando il suo destino senza proteste o vane speranze. L'esistenza umana è priva di senso, e non possiamo fare altro che continuare a rifletterci da stranieri, come Meursault su ogni dettaglio della sua cella, nella speranza di trovare qualcosa di sensato a cui aggrapparci.
October 5, 2013
Il romanzo può banalmente riassumersi come il racconto di un processo a un uomo che viene condannato a morte. In realtà Meursault è processato e condannato non tanto per l’omicidio commesso, quanto per la sua esistenza amorfa e vuota, fatta di una catena di reazioni ad azioni altrui, che si concretizzano in una serie di esperienze equivalenti, gesti meccanici privi di qualsiasi importanza: “Mi ami? “ gli chiede Maria, “no, ma non importa”; “ vuoi sposarmi?” gli chiede ancora lei, “mi è indifferente, se tu vuoi..”; “adesso sei un amico” gli dice Raimondo “ Per me tant’era di essere suo amico”… Al prete che lo visita in carcere Meursault dice di non credere in Dio, e di fronte all’insistenza del prete Meursault pensa “io non ero forse sicuro di ciò che mi interessava realmente, ma ero perfettamente sicuro di ciò che non mi interessava”. In questa frase ho ritrovato il senso dell’uomo e del romanzo: la certezza della non volontà in contrapposizione all’incertezza del volere, da cui consegue l’abbandonarsi al destino già segnato, arrendersi di fronte alla “dolce indifferenza del mondo”.
Un romanzo impegnativo, che sconcerta e lascia il segno, soprattutto nella seconda parte e nel finale, angosciante e talmente assurdo nella sua disperazione e solitudine esistenziale.
Un romanzo impegnativo, che sconcerta e lascia il segno, soprattutto nella seconda parte e nel finale, angosciante e talmente assurdo nella sua disperazione e solitudine esistenziale.
May 5, 2025
Camus con la sua meravigliosa penna ci accompagna verso la storia dell’alienazione di un individuo all’interno della società moderna, il suo smarrimento, la sua consapevolezza che tutto ciò che avviene é privo di senso.
Meursault é consapevole che l’esistenza é priva di significato, la sua indifferenza infatti non é mai mancanza di presa di posizione, ma semplicemente per lui questa vita non ha nessun tipo di fondamenta.
Ritorna incessante il tema dell’assurdo: tutto é uguale, tutto é privo di significato, e allora che senso ha vivere? perché andare avanti? perché mostrare alla società che io sono come loro?
Per Camus qui, e come nel mito di Sisifo la risposta é sopportare l’assurdo, sopportare la vita, sopportare la propria esistenza nel mondo. Tanto poi, ci si abitua a tutto.
Meursault é consapevole che l’esistenza é priva di significato, la sua indifferenza infatti non é mai mancanza di presa di posizione, ma semplicemente per lui questa vita non ha nessun tipo di fondamenta.
Ritorna incessante il tema dell’assurdo: tutto é uguale, tutto é privo di significato, e allora che senso ha vivere? perché andare avanti? perché mostrare alla società che io sono come loro?
Per Camus qui, e come nel mito di Sisifo la risposta é sopportare l’assurdo, sopportare la vita, sopportare la propria esistenza nel mondo. Tanto poi, ci si abitua a tutto.
November 10, 2014
Straniero alla vita.
Desiderio prepotente di una lettura che rincorrevo da parecchi mesi, affrontata poco più che ventenne e dimenticata nel tempo.
Ripercorsa da adulta mi rendo conto che per me (non 'secondo me', ma per la mia persona) certe letture hanno un senso se lette con più di quarant'anni sulle spalle.
Cosa può essere stato leggere allora di quell'atarassia che stringe a sé Meursault, lo straniero? Del suo lasciarsi travolgere dalle onde senza che nulla della bellezza o della profondità del mare lo travolga o lo scuota intimamente?
Cos'è la vita per Meursault?
Cos'è la sua vita?
Cosa rappresenta il suo lasciarsi precipitare nel vuoto?
Non ho risposte né per me né per lui, che scivola inesorabilmente dalla vita alla morte in una sorta di negazione di tutto ciò che lo circonda, in uno stato di distacco e progressivo abbandono di convenzioni e relazioni sociali che dall'indifferenza e dalla noia piomba nella insofferenza e nel disagio.
So che rileggerlo oggi, a più di vent'anni dalla prima volta, è stato disturbante e quanto mai attuale. E doloroso, perché mi ha fatto pensare ai tanti delitti commessi per sbaglio, per noia, per abbandono; e alle tante vite bruciate, per sbaglio, per noia, per abbandono, perché non comprese, perché non vissute, perché subìte, che si consumano nel nulla.
La storia è nota, oppure per il riassunto recarsi nella scheda libro, ma attenzione perché quello è solo l'effetto, tutt'altra cosa è la causa e di tutt'altro si narra tra queste poche pagine di questo romanzo, che pesano però come i volumi della Treccani. Sempre poi che sia possibile trovare una causa.
Desiderio prepotente di una lettura che rincorrevo da parecchi mesi, affrontata poco più che ventenne e dimenticata nel tempo.
Ripercorsa da adulta mi rendo conto che per me (non 'secondo me', ma per la mia persona) certe letture hanno un senso se lette con più di quarant'anni sulle spalle.
Cosa può essere stato leggere allora di quell'atarassia che stringe a sé Meursault, lo straniero? Del suo lasciarsi travolgere dalle onde senza che nulla della bellezza o della profondità del mare lo travolga o lo scuota intimamente?
Cos'è la vita per Meursault?
Cos'è la sua vita?
Cosa rappresenta il suo lasciarsi precipitare nel vuoto?
Non ho risposte né per me né per lui, che scivola inesorabilmente dalla vita alla morte in una sorta di negazione di tutto ciò che lo circonda, in uno stato di distacco e progressivo abbandono di convenzioni e relazioni sociali che dall'indifferenza e dalla noia piomba nella insofferenza e nel disagio.
So che rileggerlo oggi, a più di vent'anni dalla prima volta, è stato disturbante e quanto mai attuale. E doloroso, perché mi ha fatto pensare ai tanti delitti commessi per sbaglio, per noia, per abbandono; e alle tante vite bruciate, per sbaglio, per noia, per abbandono, perché non comprese, perché non vissute, perché subìte, che si consumano nel nulla.
La storia è nota, oppure per il riassunto recarsi nella scheda libro, ma attenzione perché quello è solo l'effetto, tutt'altra cosa è la causa e di tutt'altro si narra tra queste poche pagine di questo romanzo, che pesano però come i volumi della Treccani. Sempre poi che sia possibile trovare una causa.
January 22, 2015
"Ho pensato spesso, allora, che se avessi dovuto vivere dentro un tronco d'albero morto, senz'altra occupazione che guardare il fiore del cielo sopra il mio capo, a poco a poco mi sarei abituato. Avrei atteso passaggi di uccelli o incontri di nubi come, lì, attendevo le strane cravatte dell'avvocato e come, in un altro mondo, aspettavo pazientemente il sabato per avere il corpo di Maria. In realtà, a pensarci bene, non ero dentro un albero morto. C'erano persone più infelici di me".
La dolce indifferenza del mondo coglie il protagonista di questo romanzo come la scoperta di una consapevolezza: mortalità e felicità ci appartengono come realtà inconciliabili, categorie contraddittorie sulle spalle di un'esistenza epica e fatale. Per Camus sono rilevanti solo l'essere e il sentire; le apparenze infatti sono così silenziose che per essere percepite richiedono un gesto assurdo e folle come la fredda violenza che uccide. Cosa faccia il cuore mentre il nostro destino viene deciso non è dato sapere, nemmeno nella più irrevocabile delle condanne.
La dolce indifferenza del mondo coglie il protagonista di questo romanzo come la scoperta di una consapevolezza: mortalità e felicità ci appartengono come realtà inconciliabili, categorie contraddittorie sulle spalle di un'esistenza epica e fatale. Per Camus sono rilevanti solo l'essere e il sentire; le apparenze infatti sono così silenziose che per essere percepite richiedono un gesto assurdo e folle come la fredda violenza che uccide. Cosa faccia il cuore mentre il nostro destino viene deciso non è dato sapere, nemmeno nella più irrevocabile delle condanne.
September 17, 2021
"Ho finito per smettere del tutto di annoiarmi da quando ho imparato a ricordare"
July 29, 2019
Trascorriamo una vita cercando il vero significato dell'esistenza. Può capitare di arrendersi innanzi a domande più grandi di noi, a credere che la vita sia puro caos e non abbia un senso definito che si possa trovare (così credo la pensasse Camus da buon esistenzialista). Forse, dopo tante domande, l'unica risposta che può davvero illuminarci spiega ai nostri cuori increduli quanto la vita abbia un senso se vogliamo che ne abbia uno e che possa avere solo il senso che noi intendiamo darle. Forse l'unica, vera magia che l'esistenza possiede risiede proprio in questo.
November 22, 2019
“Allora mi sono trovato spesso a pensare che se mi avessero fatto vivere dentro un tronco d’albero morto, senza poter fare altro che guardare il fiore del cielo sopra la mia testa, a poco a poco mi sarei abituato. Avrei aspettato passaggi di uccelli o incontri di nuvole, così come lì aspettavo le strambe cravatte del mio avvocato e come, in un altro mondo, pazientavo fino al sabato per abbracciare il corpo di Marie. Ma, a pensarci bene, non ero dentro un albero morto. C’era gente più infelice di me. Tra l’altro era un’idea di mamma, e lo ripeteva spesso, che alla fine ci si abitua a tutto.”
“Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perchè tutto sia consumato, perchè io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.”
“Come se quella grande ira mi avesse purgato dal male, liberato dalla speranza, davanti a quella notte carica di segni e di stelle, mi aprivo per la prima volta alla dolce indifferenza del mondo. Nel trovarlo così simile a me, finalmente così fraterno, ho sentito che ero stato felice, e che lo ero ancora. Perchè tutto sia consumato, perchè io sia meno solo, mi resta da augurarmi che ci siano molti spettatori il giorno della mia esecuzione e che mi accolgano con grida di odio.”
July 15, 2024
Un'altra cosa bella dei libri è che crescono insieme a te: avevo trovato una citazione de Lo straniero in un romanzo fattomi comprare a 15 anni da mia madre, che poi recuperai qualche anno più tardi da Fnac. Letta la prima parte, l'ho lasciato lì in attesa non so nemmeno di cosa. Ma un pensiero gliel'ho comunque rivolto spesso, in tutto questo tempo. Dovevo maturare, semplicemente. Ereditare una testa affine.
La carta ha saputo aspettarmi e io ho fatto benissimo a rispondere al suo richiamo.
La carta ha saputo aspettarmi e io ho fatto benissimo a rispondere al suo richiamo.
April 21, 2026
Ho iniziato questo romanzo in audiolibro, ma presto ho sentito il bisogno di averlo sotto gli occhi. Ho preso in prestito l’eBook su MLOL, l’ho letto e l’ho ricominciato immediatamente da capo.
È difficile spiegare il tipo di fascino che ha esercitato su di me. Alla prima lettura mi ha lasciato addosso una sensazione di straniamento, come se avessi mancato qualcosa di essenziale. La rilettura è stata necessaria come l’acqua per una persona assetata, e so già che ne seguiranno altre: questo libro continua a tornarmi in mente, e sono certa che ogni volta mi parlerà in modo diverso.
Camus racconta la storia di un antieroe, Meursault, un uomo apatico che vive nel presente assoluto, rispondendo solo ai propri bisogni fisici. Non ha ideali, non cerca la gloria e, soprattutto, non prova i sentimenti che la società si aspetta da lui. Si lascia trascinare dagli eventi con una passività disarmante: nel suo mondo il bene e il male non esistono, e alla sua indifferenza corrisponde l’indifferenza del mondo.
La sua sincerità radicale è scomoda, inaccettabile per una società che pretende emozioni codificate. Meursault diventa così un étranger: un estraneo, un corpo fuori posto, un uomo che non recita il copione condiviso.
Uno degli aspetti più significativi del romanzo è che Meursault viene giudicato e condannato non tanto per l’omicidio commesso, quanto per la sua condotta sociale. È colpevole perché non piange al funerale della madre, perché non finge, perché non mente. La società non punisce il suo gesto, ma la sua autenticità.
Un altro elemento che mi ha colpita è il fatto che l'autore faccia esistere il protagonista del suo romanzo solo il suo cognome. Questa scelta crea distanza, accentua l’attrito tra protagonista e lettore e rende difficile qualsiasi legame emotivo. Non c’è un individuo, ma un caso giudiziario: un uomo che non aderisce al canone. Ancora una volta, straniero agli altri.
Il culmine del romanzo arriva nel confronto tra Meursault e il cappellano, un passaggio che tocca vette altissime. Il parroco tenta di ricondurlo alla religione, di offrirgli il conforto di una fede ritrovata per dare un senso alla fine imminente. Ma Meursault reagisce con forza e rabbia nei confronti del cappellano perché è come se mettesse in dubbio la sua lucidità dell’assurdo, l’unica verità che gli appartiene.
Quella rabbia è un atto di libertà, un gesto di ribellione esistenziale molto potente. Non nasce dalla paura della morte, ma dalla difesa della propria coerenza. È il momento in cui Meursault smette di subire la vita e afferma sé stesso.
Dopo lo scontro, infatti, vive una sorta di illuminazione. Accetta l’indifferenza del mondo trovandovi una forma di pace e per la prima volta compie una scelta. Il finale del romanzo è il punto in cui Mersault abbraccia pienamente la sua verità: la vita non ha un senso, la morte è definitiva, il mondo è indifferente. Non cerca consolazione, ma desidera l’odio della folla come conferma della sua non appartenenza a un mondo di finzioni, ipocrisie e convenzioni sociali come il riconoscimento più puro del suo essere straniero.
Per me è stata una lettura sorprendente e spiazzante, una di quelle che continuano a lavorarti dentro molto dopo aver chiuso il libro.
È difficile spiegare il tipo di fascino che ha esercitato su di me. Alla prima lettura mi ha lasciato addosso una sensazione di straniamento, come se avessi mancato qualcosa di essenziale. La rilettura è stata necessaria come l’acqua per una persona assetata, e so già che ne seguiranno altre: questo libro continua a tornarmi in mente, e sono certa che ogni volta mi parlerà in modo diverso.
Camus racconta la storia di un antieroe, Meursault, un uomo apatico che vive nel presente assoluto, rispondendo solo ai propri bisogni fisici. Non ha ideali, non cerca la gloria e, soprattutto, non prova i sentimenti che la società si aspetta da lui. Si lascia trascinare dagli eventi con una passività disarmante: nel suo mondo il bene e il male non esistono, e alla sua indifferenza corrisponde l’indifferenza del mondo.
La sua sincerità radicale è scomoda, inaccettabile per una società che pretende emozioni codificate. Meursault diventa così un étranger: un estraneo, un corpo fuori posto, un uomo che non recita il copione condiviso.
Uno degli aspetti più significativi del romanzo è che Meursault viene giudicato e condannato non tanto per l’omicidio commesso, quanto per la sua condotta sociale. È colpevole perché non piange al funerale della madre, perché non finge, perché non mente. La società non punisce il suo gesto, ma la sua autenticità.
Un altro elemento che mi ha colpita è il fatto che l'autore faccia esistere il protagonista del suo romanzo solo il suo cognome. Questa scelta crea distanza, accentua l’attrito tra protagonista e lettore e rende difficile qualsiasi legame emotivo. Non c’è un individuo, ma un caso giudiziario: un uomo che non aderisce al canone. Ancora una volta, straniero agli altri.
Il culmine del romanzo arriva nel confronto tra Meursault e il cappellano, un passaggio che tocca vette altissime. Il parroco tenta di ricondurlo alla religione, di offrirgli il conforto di una fede ritrovata per dare un senso alla fine imminente. Ma Meursault reagisce con forza e rabbia nei confronti del cappellano perché è come se mettesse in dubbio la sua lucidità dell’assurdo, l’unica verità che gli appartiene.
Quella rabbia è un atto di libertà, un gesto di ribellione esistenziale molto potente. Non nasce dalla paura della morte, ma dalla difesa della propria coerenza. È il momento in cui Meursault smette di subire la vita e afferma sé stesso.
Dopo lo scontro, infatti, vive una sorta di illuminazione. Accetta l’indifferenza del mondo trovandovi una forma di pace e per la prima volta compie una scelta. Il finale del romanzo è il punto in cui Mersault abbraccia pienamente la sua verità: la vita non ha un senso, la morte è definitiva, il mondo è indifferente. Non cerca consolazione, ma desidera l’odio della folla come conferma della sua non appartenenza a un mondo di finzioni, ipocrisie e convenzioni sociali come il riconoscimento più puro del suo essere straniero.
Per me è stata una lettura sorprendente e spiazzante, una di quelle che continuano a lavorarti dentro molto dopo aver chiuso il libro.
November 19, 2024
“[…] il procuratore ha cominciato a parlare della mia anima.
Diceva di essersi chinato a cercarla e di non aver trovato niente, signori giurati. Diceva che io di anima, in realtà, non ne avevo affatto, e che non avevo accesso a nulla che fosse umano, a nessuno dei principi morali che assistono il cuore degli uomini.”
Che nome dare al sentimento che pervade ogni parola, ogni frase e ogni pagina del libro?
Un sentimento che Meursault, il protagonista, sembra vivere in maniera inevitabile, intrappolato in una condizione di totale indifferenza e apatia.
Egli è estraneo a se stesso e al mondo che lo circonda, incapace di aderire a qualsiasi convenzione sociale o emotiva che definisca l’essere umano.
Questo distacco lo porta a vivere come un “automa”, che vive la propria esistenza “automatica”, dove ogni evento, anche il più drammatico, accade senza che susciti in lui reazioni autentiche.
Meursault incarna in modo evidente le contraddizioni dell’uomo moderno:
un antieroe, un individuo privo di coordinate morali, in costante conflitto con una società che pretende da lui un coinvolgimento tale che, però, egli non è in grado di rispettare. La sua è una solitudine radicale, esistenziale, che non trova risoluzione né conforto, lasciando così il lettore in balia di questa sua incertezza.
Albert Camus è stato straordinario nel rappresentare, con maestria e in poche pagine, un'esistenza che si srotola senza un significato intrinseco, dove tutto ciò che accade sembra avvenire per caso, senza alcun disegno o finalità.
La sua è una visione del mondo che riflette l'assurdità della condizione umana, in cui l'individuo è solo di fronte all'indifferenza dell'universo.
Diceva di essersi chinato a cercarla e di non aver trovato niente, signori giurati. Diceva che io di anima, in realtà, non ne avevo affatto, e che non avevo accesso a nulla che fosse umano, a nessuno dei principi morali che assistono il cuore degli uomini.”
Che nome dare al sentimento che pervade ogni parola, ogni frase e ogni pagina del libro?
Un sentimento che Meursault, il protagonista, sembra vivere in maniera inevitabile, intrappolato in una condizione di totale indifferenza e apatia.
Egli è estraneo a se stesso e al mondo che lo circonda, incapace di aderire a qualsiasi convenzione sociale o emotiva che definisca l’essere umano.
Questo distacco lo porta a vivere come un “automa”, che vive la propria esistenza “automatica”, dove ogni evento, anche il più drammatico, accade senza che susciti in lui reazioni autentiche.
Meursault incarna in modo evidente le contraddizioni dell’uomo moderno:
un antieroe, un individuo privo di coordinate morali, in costante conflitto con una società che pretende da lui un coinvolgimento tale che, però, egli non è in grado di rispettare. La sua è una solitudine radicale, esistenziale, che non trova risoluzione né conforto, lasciando così il lettore in balia di questa sua incertezza.
Albert Camus è stato straordinario nel rappresentare, con maestria e in poche pagine, un'esistenza che si srotola senza un significato intrinseco, dove tutto ciò che accade sembra avvenire per caso, senza alcun disegno o finalità.
La sua è una visione del mondo che riflette l'assurdità della condizione umana, in cui l'individuo è solo di fronte all'indifferenza dell'universo.
April 9, 2026
Molto probabilmente cambierò la valutazione di questo libro, ma, al momento, è quello che mi sento di dare.
La lettura de “Lo straniero” era tutto meno che prevista; non che di solito io stenda grandi programmi quando si tratta di libri, ma non lo avevo affatto messo in conto. Diciamo che mi è semplicemente capitato, e ho dovuto un po’ prendere atto di questa casualità.
Sono, forse anche troppo, abituata a cercare di empatizzare coi personaggi, soprattutto quelli di cui ho il privilegio di esplorare anche i più reconditi pensieri. Quindi, sì, ci ho provato anche con Meursault, per quanto sia risultato un processo a dir poco frustrante. Mi è venuto da pensare che, dopotutto, non volesse essere capito, o non potesse, non appieno.
Di cose ne ho pensate veramente tante nel corso della lettura, che ho dosato col ritmo di circa un capitolo al giorno, in un momento in cui, se non si fosse verificata la sopracitata casualità, sarebbe forse stato l’ultimo libro che avrei letto. Ho pensato che, per certi versi, queste pagine sono dotate di una certa attualità, pensiero forse scaturito leggendo la scena del processo, delle varie arringhe, dove ho visto una sentenza espressa più contro l’umanità (seppur in maniera inconsapevole) che contro Meursault in quanto singolo.
Tuttavia, può anche essere che mi sia fatta più voli pindarici del dovuto. Fatto sta che questo è un libro che necessita di essere metabolizzato, prima di poter formulare pareri un filino più approfonditi.
La lettura de “Lo straniero” era tutto meno che prevista; non che di solito io stenda grandi programmi quando si tratta di libri, ma non lo avevo affatto messo in conto. Diciamo che mi è semplicemente capitato, e ho dovuto un po’ prendere atto di questa casualità.
Sono, forse anche troppo, abituata a cercare di empatizzare coi personaggi, soprattutto quelli di cui ho il privilegio di esplorare anche i più reconditi pensieri. Quindi, sì, ci ho provato anche con Meursault, per quanto sia risultato un processo a dir poco frustrante. Mi è venuto da pensare che, dopotutto, non volesse essere capito, o non potesse, non appieno.
Di cose ne ho pensate veramente tante nel corso della lettura, che ho dosato col ritmo di circa un capitolo al giorno, in un momento in cui, se non si fosse verificata la sopracitata casualità, sarebbe forse stato l’ultimo libro che avrei letto. Ho pensato che, per certi versi, queste pagine sono dotate di una certa attualità, pensiero forse scaturito leggendo la scena del processo, delle varie arringhe, dove ho visto una sentenza espressa più contro l’umanità (seppur in maniera inconsapevole) che contro Meursault in quanto singolo.
Tuttavia, può anche essere che mi sia fatta più voli pindarici del dovuto. Fatto sta che questo è un libro che necessita di essere metabolizzato, prima di poter formulare pareri un filino più approfonditi.
February 16, 2023
4.75 stelle
December 2, 2022
il personaggio più relatable dopo Shrek
January 9, 2016
Tutto è vero e tutto è falso
La scrittura sembra iniziare con uno stile sintetico, un po' naïf, che riflette e presenta al lettore l'animo semplice, un po' ingenuo, del protagonista. Pensieri incalzanti, immagini che si susseguono, che diventano un inesorabile ticchettio del tempo, ma sempre con una spontaneità spiazzante che sfiora l'ironia; pensieri che si allentano sempre nelle descrizioni dei luoghi e dei personaggi, delle sensazioni, dei sentimenti, dei profumi, dei rumori; allora appare la poesia nella sua interezza. Eppure si tratta di una tragedia in cui scaturiscono disagi intimi e solitudini: Meursault si sente "straniero", estraneo al mondo e alle sue "logiche assurdità", un ridicolo intruso tra la gente. Poi si avverte uno stacco netto tra la prima e la seconda parte: è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato, come aver battuto i colpi alla porta della sventura. E' infatti a quel punto che la vita di Meursault subisce un brusco cambiamento e iniziano le riflessioni con se stesso; è a quel punto che la scrittura diventa sempre più piena e appassionante, fino a sfociare in un urlo finale di consapevolezza e volontà. Allora l'ho ritrovato protagonista in mezzo a una folla anonima, vincitore morale sulle assurdità delle leggi, sincero e onesto nonostante tutto, cosciente fino alla fine, in una società che giudica con misure a lui ...estranee.

Edvard Munch, schizzo non datato ritraente il soggetto di "Skrik" (Bergen Kunstmuseum)
Allora, non so per quale ragione, c'è qualcosa che si è spezzato in me. Mi sono messo a urlare con tutta la mia forza e l'ho insultato [...]. Riversavo su di lui tutto il fondo del mio cuore con dei sussulti misti di collera e di gioia.
La scrittura sembra iniziare con uno stile sintetico, un po' naïf, che riflette e presenta al lettore l'animo semplice, un po' ingenuo, del protagonista. Pensieri incalzanti, immagini che si susseguono, che diventano un inesorabile ticchettio del tempo, ma sempre con una spontaneità spiazzante che sfiora l'ironia; pensieri che si allentano sempre nelle descrizioni dei luoghi e dei personaggi, delle sensazioni, dei sentimenti, dei profumi, dei rumori; allora appare la poesia nella sua interezza. Eppure si tratta di una tragedia in cui scaturiscono disagi intimi e solitudini: Meursault si sente "straniero", estraneo al mondo e alle sue "logiche assurdità", un ridicolo intruso tra la gente. Poi si avverte uno stacco netto tra la prima e la seconda parte: è là, in quel rumore secco e insieme assordante, che tutto è cominciato, come aver battuto i colpi alla porta della sventura. E' infatti a quel punto che la vita di Meursault subisce un brusco cambiamento e iniziano le riflessioni con se stesso; è a quel punto che la scrittura diventa sempre più piena e appassionante, fino a sfociare in un urlo finale di consapevolezza e volontà. Allora l'ho ritrovato protagonista in mezzo a una folla anonima, vincitore morale sulle assurdità delle leggi, sincero e onesto nonostante tutto, cosciente fino alla fine, in una società che giudica con misure a lui ...estranee.

Edvard Munch, schizzo non datato ritraente il soggetto di "Skrik" (Bergen Kunstmuseum)
Allora, non so per quale ragione, c'è qualcosa che si è spezzato in me. Mi sono messo a urlare con tutta la mia forza e l'ho insultato [...]. Riversavo su di lui tutto il fondo del mio cuore con dei sussulti misti di collera e di gioia.
February 8, 2021
Meursault è un personaggio che mi ha lasciato profonda inquietudine: è completamente estraniato da un mondo che non sembra comprenderlo. È straniero nella sua terra, solo tra gli uomini e alienato nella sua quotidianità.
La sua passività di fronte agli eventi, anche quelli più traumatici, unita alla descrizione di un caldo afoso e opprimente, trasmettono un senso di angoscia che difficilmente può essere espresso in poche righe.
Penso che questo breve libro contenga tantissimi significati più o meno nascosti e che ogni singolo dettaglio debba essere analizzato con cura per capirne il significato.
“Per certi versi era come se discutessero il caso lasciando fuori me. Tutto si svolgeva senza il mio intervento”
Queste frasi riassumono perfettamente lo stato d’animo estraniato del protagonista durante il processo, dove la sua impassibilità al funerale della madre sembrava essere un’accusa ben più grave rispetto a quella di omicidio.
Consiglio l’ascolto di “Killing an arab” dei The Cure, brano che prende ispirazione proprio da questo libro.
La sua passività di fronte agli eventi, anche quelli più traumatici, unita alla descrizione di un caldo afoso e opprimente, trasmettono un senso di angoscia che difficilmente può essere espresso in poche righe.
Penso che questo breve libro contenga tantissimi significati più o meno nascosti e che ogni singolo dettaglio debba essere analizzato con cura per capirne il significato.
“Per certi versi era come se discutessero il caso lasciando fuori me. Tutto si svolgeva senza il mio intervento”
Queste frasi riassumono perfettamente lo stato d’animo estraniato del protagonista durante il processo, dove la sua impassibilità al funerale della madre sembrava essere un’accusa ben più grave rispetto a quella di omicidio.
Consiglio l’ascolto di “Killing an arab” dei The Cure, brano che prende ispirazione proprio da questo libro.
September 28, 2023
Appena concluso questo libro mi sono chiesta cosa provassi e, stranamente, la risposta era una, molto semplice: calma. Calma e placida come una notte serena, o la spiaggia a mezzogiorno, o un aula di tribunale al momento del verdetto, quando sono tutti in attesa con il fiato sospeso; o ancora, come un prigioniero in cella, nascosto nella sua bolla di cemento dal flusso caotico e ingovernabile della vita che continua nonostante tutto. Mi sono sentita calma, e ho pensato che in fondo il senso del libro, forse, è proprio questo.
March 10, 2018
Meursault è difettoso e il lettore lo comprende fin da subito. Non ha sentimenti, è vuoto, leggerissimo. E leggero è proprio la parola adatta: non è privo di sentimento perché stufo della vita, anzi, ama il cinema, le donne, il sole, e non è nemmeno cattivo o crudele, solo incredibilmente corretto.
Meursault era un uomo privo di realtà e quindi, privo di coscienza.
Meursault era un uomo privo di realtà e quindi, privo di coscienza.
July 1, 2018
Io che sono straniera ma non indifferente
Penso che nessuno possa nulla dire di definitivo, che valga ora e per sempre e in qualsiasi circostanza, quando la condanna a morte ha una data precisa: domani o tra un anno fa lo stesso, ma diversamente per ogni condannato.
E penso che non sia lo stesso di sapere che si è mortali e che in definitiva “la vita è una corsa verso la morte”, come scrissi in un tema a undici anni inducendo la prof. a chiamare urgentemente i miei. Con questa sensazione ci puoi campare cent’anni. Tra un "vogghio moriri" e un " mi nni futtu".
E soprattutto penso che si debbano mettere in atto tutti gli escamotage per sfuggirne il pensiero (fino alla morte dolce dei malati terminali da liberare, con la morfina, più che dal dolore fisico, dal terrore della fine ) tranne che “aprirsi alla tenera indifferenza del mondo” con la consapevolezza che questo nulla che è l’indifferenza sia il tutto che valga una vita.
Indifferente è il cosmo, predicava Leopardi, ma l’ultima cosa che un uomo deve fare è trovare la felicità in essa, disse nel suo testamento La Ginestra.
Io, che con l’indifferenza non ho nulla in comune, non posso accettare “la visione del mondo” di Mersault ( vi trovo una nuance stucchevole) oggi come cinquant’anni fa mentre, rispetto ad allora, ne apprezzo il tentativo “descrittivo”, la capacità di parola nel dare un ordine mentale al brodo primordiale in cui siamo immersi e da cui siamo sommersi.
Tentativo che Camus intraprende in opposizione alla resa dell’uomo al suicidio o alla fede, le due grandi sponde esistenzialiste. Più tardi, però, sarebbe passato, più maturamente, dall'Uomo Assurdo all'Uomo in Rivolta.
Sicuramente Mersault è il “primo” e inimitabile uomo senza nessuna qualità, nel suo genere, che compare in letteratura, senza la piacioneria di Zeno Cosini o lo snobbismo di Ulrich né la superficialità sadica del pigmalione Henry Wotton. È uno di noi,un povero uomo che non ha saputo/voluto accettare il trantran da titano e che riacciuffa il titanismo del “Sisifo felice” all’ultimo momento.
P.S. Non si può, dico non si può, dire di avere ucciso un uomo a causa del sole e del caldo senza indurre in tentazione i “ben pensanti” accusatori che, manco a dirlo, la buttano sulla morale.
P. P.S. Ho letto ora il commento di Orsodimondo. Condivido quando scrive che Joseph K o Raskol’nikov sono stati avvicinati con troppa fretta a Mersault – non c’entrano niente infatti - ma anche quella con Bartleby non mi sembra calzante: questi non sposa l’assurdità del mondo ma come il principe Idiota gli preferisce il manicomio.
Penso che nessuno possa nulla dire di definitivo, che valga ora e per sempre e in qualsiasi circostanza, quando la condanna a morte ha una data precisa: domani o tra un anno fa lo stesso, ma diversamente per ogni condannato.
E penso che non sia lo stesso di sapere che si è mortali e che in definitiva “la vita è una corsa verso la morte”, come scrissi in un tema a undici anni inducendo la prof. a chiamare urgentemente i miei. Con questa sensazione ci puoi campare cent’anni. Tra un "vogghio moriri" e un " mi nni futtu".
E soprattutto penso che si debbano mettere in atto tutti gli escamotage per sfuggirne il pensiero (fino alla morte dolce dei malati terminali da liberare, con la morfina, più che dal dolore fisico, dal terrore della fine ) tranne che “aprirsi alla tenera indifferenza del mondo” con la consapevolezza che questo nulla che è l’indifferenza sia il tutto che valga una vita.
Indifferente è il cosmo, predicava Leopardi, ma l’ultima cosa che un uomo deve fare è trovare la felicità in essa, disse nel suo testamento La Ginestra.
Io, che con l’indifferenza non ho nulla in comune, non posso accettare “la visione del mondo” di Mersault ( vi trovo una nuance stucchevole) oggi come cinquant’anni fa mentre, rispetto ad allora, ne apprezzo il tentativo “descrittivo”, la capacità di parola nel dare un ordine mentale al brodo primordiale in cui siamo immersi e da cui siamo sommersi.
Tentativo che Camus intraprende in opposizione alla resa dell’uomo al suicidio o alla fede, le due grandi sponde esistenzialiste. Più tardi, però, sarebbe passato, più maturamente, dall'Uomo Assurdo all'Uomo in Rivolta.
Sicuramente Mersault è il “primo” e inimitabile uomo senza nessuna qualità, nel suo genere, che compare in letteratura, senza la piacioneria di Zeno Cosini o lo snobbismo di Ulrich né la superficialità sadica del pigmalione Henry Wotton. È uno di noi,un povero uomo che non ha saputo/voluto accettare il trantran da titano e che riacciuffa il titanismo del “Sisifo felice” all’ultimo momento.
P.S. Non si può, dico non si può, dire di avere ucciso un uomo a causa del sole e del caldo senza indurre in tentazione i “ben pensanti” accusatori che, manco a dirlo, la buttano sulla morale.
P. P.S. Ho letto ora il commento di Orsodimondo. Condivido quando scrive che Joseph K o Raskol’nikov sono stati avvicinati con troppa fretta a Mersault – non c’entrano niente infatti - ma anche quella con Bartleby non mi sembra calzante: questi non sposa l’assurdità del mondo ma come il principe Idiota gli preferisce il manicomio.
July 25, 2021
"Lo straniero" è il primo romanzo che leggo di Camus e penso che rientrerà tra i romanzi più belli tra quelli letti finora nel 2021.
Lo stile di Camus è secco e asciutto, ma capace di veicolare emozioni e pensieri, tant'è che ho finito questo libro in lacrime.
La storia è molto semplice, ma non parlerò della trama, perché quella voglio che la scopriate leggendo il libro. Pur non essendo particolare l'intreccio, è la scrittura magistrale di Camus e il suo saper rendere presente e reale al lettore la mente del protagonista, il signor Meursault, che fa di questo romanzo un gran romanzo. I pensieri e gli atteggiamenti di Meursault mi hanno da subito messa in una situazione nella quale, pur riconoscendo la diversità tra me e lui, non ho potuto evitare uno spontaneo sentimento di umanità nei suoi confronti. Uno dei personaggi della letteratura più belli tra quelli fino ad ora trovati.
Soprattutto nella seconda parte del libro la storia diventa, anche filosoficamente parlando, degna di interesse e riflessione. Infatti molte righe sono dedicate a questioni come il giudicare qualcuno secondo la legge e nient'altro, oppure giudicarlo secondo la sua presunta morale, il non credere in Dio anche in situazioni nelle quali facilmente si cadrebbe nella tentazione di evocare un aiuto divino, il passare del tempo, gli affetti, la morte e la sua accettazione.
Ho appena finito di leggere questo libro ed è stato un vero piacere farlo. Fatelo! Lasciatevi emozionare. Alla prossima, Camus!
Lo stile di Camus è secco e asciutto, ma capace di veicolare emozioni e pensieri, tant'è che ho finito questo libro in lacrime.
La storia è molto semplice, ma non parlerò della trama, perché quella voglio che la scopriate leggendo il libro. Pur non essendo particolare l'intreccio, è la scrittura magistrale di Camus e il suo saper rendere presente e reale al lettore la mente del protagonista, il signor Meursault, che fa di questo romanzo un gran romanzo. I pensieri e gli atteggiamenti di Meursault mi hanno da subito messa in una situazione nella quale, pur riconoscendo la diversità tra me e lui, non ho potuto evitare uno spontaneo sentimento di umanità nei suoi confronti. Uno dei personaggi della letteratura più belli tra quelli fino ad ora trovati.
Soprattutto nella seconda parte del libro la storia diventa, anche filosoficamente parlando, degna di interesse e riflessione. Infatti molte righe sono dedicate a questioni come il giudicare qualcuno secondo la legge e nient'altro, oppure giudicarlo secondo la sua presunta morale, il non credere in Dio anche in situazioni nelle quali facilmente si cadrebbe nella tentazione di evocare un aiuto divino, il passare del tempo, gli affetti, la morte e la sua accettazione.
Ho appena finito di leggere questo libro ed è stato un vero piacere farlo. Fatelo! Lasciatevi emozionare. Alla prossima, Camus!
November 8, 2016
"Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so."
Un incipit con cui Camus ci dice già tutto. L'indifferenza che affligge Mersault è lo spirito guida di questo breve romanzo. La narrazione in prima persona mi ha permesso di identificarmi nel protagonista: è come avere libero accesso ai suoi pensieri più bui.
Mersault conduce una vita ordinaria. Si divide tra casa, lavoro e una donna che non ama, per la quale prova soltanto pulsione sessuale. Mersault è onesto, forse anche troppo, ed è quel troppo che lo condannerà.
Gli impulsi di un uomo che reagisce con indifferenza a qualunque cosa gli si ponga di fronte sono impulsi che lo danneggiano e lo conducono alla condanna a morte. In quella cella, Mersault inevitabilmente rimugina su quello che gli accadrà, ma non perde la consapevolezza e la coerenza con cui ha vissuto la sua vita e ha accettato il suo destino.
Un incipit con cui Camus ci dice già tutto. L'indifferenza che affligge Mersault è lo spirito guida di questo breve romanzo. La narrazione in prima persona mi ha permesso di identificarmi nel protagonista: è come avere libero accesso ai suoi pensieri più bui.
Mersault conduce una vita ordinaria. Si divide tra casa, lavoro e una donna che non ama, per la quale prova soltanto pulsione sessuale. Mersault è onesto, forse anche troppo, ed è quel troppo che lo condannerà.
Gli impulsi di un uomo che reagisce con indifferenza a qualunque cosa gli si ponga di fronte sono impulsi che lo danneggiano e lo conducono alla condanna a morte. In quella cella, Mersault inevitabilmente rimugina su quello che gli accadrà, ma non perde la consapevolezza e la coerenza con cui ha vissuto la sua vita e ha accettato il suo destino.
June 18, 2021
In ogni modo, io non ero forse sicuro di ciò che mi interessava realmente, ma ero perfettamente sicuro di ciò che non mi interessava.
A volte nella vita mi sono sentito un po' Meursault, sempre sicuro di ciò che non mi interessa e mai sicuro di ciò che mi interessa realmente.
E come lui (con le dovute proporzioni) mi sono sentito estraneo al mondo che mi circonda, indifferente a tutto, forse per autodifesa o forse perché è proprio questa la mia natura?
Credo più nella prima ipotesi, perché proprio come Meursault, scavando a fondo poi ci si rende conto che si è vivi e capaci di provare emozioni, tutti, sempre e comunque.
A volte nella vita mi sono sentito un po' Meursault, sempre sicuro di ciò che non mi interessa e mai sicuro di ciò che mi interessa realmente.
E come lui (con le dovute proporzioni) mi sono sentito estraneo al mondo che mi circonda, indifferente a tutto, forse per autodifesa o forse perché è proprio questa la mia natura?
Credo più nella prima ipotesi, perché proprio come Meursault, scavando a fondo poi ci si rende conto che si è vivi e capaci di provare emozioni, tutti, sempre e comunque.
September 11, 2017
recensione in haiku de "Lo straniero"
Un uomo vuoto
subisce gli eventi -
Abitudine
Un uomo vuoto
subisce gli eventi -
Abitudine
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