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Notes from Underground

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In 1864, just prior to the years in which he wrote his greatest novels — Crime and Punishment, The Idiot, The Possessed and The Brothers Karamazov — Fyodor Dostoyevsky (1821–1881) penned the darkly fascinating Notes from the Underground. Its nameless hero is a profoundly alienated individual in whose brooding self-analysis there is a search for the true and the good in a world of relative values and few absolutes. Moreover, the novel introduces themes — moral, religious, political and social — that dominated Dostoyevsky's later works. Notes from the Underground, then, aside from its own compelling qualities, offers readers an ideal introduction to the creative imagination, profundity and uncanny psychological penetration of one of the most influential novelists of the nineteenth century. Constance Garnett's authoritative translation is reprinted here, with a new introduction.

136 pages, Paperback

First published January 1, 1864

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About the author

Fyodor Dostoevsky

3,715 books78.9k followers
Фёдор Михайлович Достоевский (Russian)

Works, such as the novels Crime and Punishment (1866), The Idiot (1869), and The Brothers Karamazov (1880), of Russian writer Feodor Mikhailovich Dostoyevsky or Dostoevski combine religious mysticism with profound psychological insight.

Very influential writings of Mikhail Mikhailovich Bakhtin included Problems of Dostoyevsky's Works (1929),

Fyodor Mikhailovich Dostoevsky composed short stories, essays, and journals. His literature explores humans in the troubled political, social, and spiritual atmospheres of 19th-century and engages with a variety of philosophies and themes. People most acclaimed his Demons(1872) .

Many literary critics rate him among the greatest authors of world literature and consider multiple books written by him to be highly influential masterpieces. They consider his Notes from Underground of the first existentialist literature. He is also well regarded as a philosopher and theologian.

See also:
Russian → Фёдор Михайлович Достоевский
French → Fédor Dostoïevski
French → Fiodor Dostoïevski
Spanish → Fiódor Dostoyevski
Portuguese → Fiódor Dostoiévski

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Displaying 1 - 30 of 954 reviews
Profile Image for Krell75.
460 reviews95 followers
October 22, 2025
Voi ridete, vi vedo!
Grazie al mio superiore intelletto vi odio. Chiuso nella mia tetra camera di un condominio da quattro soldi, da quarant' anni non vedo la luce, sempre in procinto di uscire e rivelarmi, alla fine rinuncio e solo come un cane rifletto e scrivo, si perché la libertà di poter dire tutto quello che mi passa per la testa non può negarmela nessuno, qui nel buio, nel sottosuolo, sono libero. Trionfo su ogni cosa!

"Escogitavo lo stesso delle avventure e mi inventavo la vita, pur di vivere almeno un po', comunque fosse."

Questo è il pensiero del protagonista di "Memorie dal sottosuolo": un inno alla libertà di espressione. Il delirio dolce amaro di un'anima sola e tormentata, orgogliosa ma incapace di comunicare, malata di vita, infelice, accumula nel suo lato interiore tutte le metastasi del suo sentirsi inferiore e inadeguata, incapace anche di guardarsi allo specchio e bramosa di rivalsa.
Come un cancro la corrode da dentro e poi esplode nel delirio delle parole. Il sottosuolo unico vero posto dove essere liberi.

"Precipitarmi in società significava per me andare a trovare il mio capo ufficio."

Ci si può ritrovare o meno con il protagonista tormentato, rancoroso e pessimo, ma in fondo poco importa, la straordinaria, vera bellezza di queste duecento pagine sta nell' abilità di Dostoevskij nel saper entrare fin nel profondo della sua mente, una vera analisi interiore. Un modo di scrivere che ha fatto scuola. Un'abilità che è propria solo dei grandi scrittori e Dostoevskij è senza alcun dubbio uno dei più grandi in questo. Non rimane che applaudire stupefatti da tanta bravura.

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You laugh, I see you!
Thanks to my superior intellect I hate you. Locked in my gloomy room in a cheap apartment building, I haven't seen the light for forty years, always on the verge of coming out and revealing myself, in the end I give up and alone like a dog I reflect and write, yes because the freedom to be able to say everything that comes to mind cannot be denied to me by anyone, here in the darkness, underground, I am free. I triumph over everything!

"I still thought up adventures and invented life, just to live at least a little, no matter what."

This is the thought of the protagonist of "Notes from the Underground": a hymn to freedom of expression. The bittersweet delirium of a lonely and tormented soul, proud but incapable of communicating, sick of life, unhappy, accumulates in its interior all the metastases of its feeling inferior and inadequate, incapable even of looking at itself in the mirror and eager for revenge.
Like a cancer it eats away at her from the inside and then explodes in the delirium of words. The underground is the only true place to be free.

"For me, rushing into society meant going to see my boss."

You may or may not find yourself with the tormented, resentful and awful protagonist, but ultimately it doesn't matter, the extraordinary, true beauty of these two hundred pages lies in Dostoevsky's ability to penetrate deep into his mind, a true interior analysis. A way of writing that has made history. An ability that is only proper to great writers and Dostoevsky is without a doubt one of the greatest in this. All that remains is to applaud, amazed by such skill.
Profile Image for ☆LaurA☆.
569 reviews165 followers
April 24, 2023
E se l'uomo non amasse solo il benessere? Forse ama esattamente
altrettanto la sofferenza? Forse la sofferenza gli è vantaggiosa esattamente quanto il benessere?
E l'uomo talvolta ama pazzamente la sofferenza, addirittura con passione, e questo
è un fatto. Qui non c'è neanche bisogno di rifarsi alla storia universale; chiedete a voi
stessi, se solo siete uomini e avete vissuto almeno un po'....

Finalmente dopo svariati tentativi con il mio caro Fëdor, ho trovato un libro che ho letteralmente divorato. Iniziato e concluso in poco più di una giornata.
Forse perché nella sua storia ho rivisto persone a me familiari, forse per lo stile di narrazione diverso dai "fratelli Karamazov" o "delitto e castigo"...ma questo libro merita davvero di essere letto. Racchiude in sé tutto ciò che di brutto l'animo umano può essere....egoista e egocentrico!!!!
Profile Image for Davide.
514 reviews144 followers
December 9, 2018
«Aver coscienza di troppe cose è una malattia, una vera e propria malattia»

Nel 1864, quando questi Ricordi compaiono sulla rivista «Epocha», Dostoevskij aveva già 43 anni, eppure ci sembra di leggere un testo giovanile, che ha qualcosa della prova generale in confronto ai grandi romanzi “polifonici” che verranno. Qui, per il momento, di voce ce n'è una sola: la continua, opprimente voce della coscienza, abietta e esibizionista al tempo stesso, di un uomo senza nome, che si dispone ad esprimere ciò che «persino a se stessi si ha paura di raccontare».
Dice di scrivere “per sé” ma - come su un palcoscenico - esibisce tutte le proprie contraddizioni e perversioni in un tormentato monologo di fronte a un presunto uditorio, al quale fa avanzare immaginate obiezioni e poi le controbatte.

Il monologo è governato da un'opposizione tra sanità e malattia, dove sul primo lato si dispongono la stupidità e l’uomo di natura, e dall’altro la coscienza e l’intelligenza.
Fondamentale è il rifiuto del trionfo della ragione, della matematica, del progresso, del "due e due quattro", che riduce l’uomo a tasto di pianoforte, e quindi la rivendicazione del capriccio della volontà umana, della voglia di fare a suo modo dell’uomo, quand'anche lo conduca al dolore, alla distruzione, alla crudeltà e al caos.

Leggo la traduzione di Tommaso Landolfi, che ha un discutibile gusto per la parola ricercata: e vai di «miscee», «ciurmerie», «oscitante», «bisciolando», «chiappanuvole»...
Profile Image for Albus Eugene Percival Wulfric Brian Dumbledore.
618 reviews101 followers
September 23, 2018
… gente che pensa e che perciò non agisce …
Ivan, il protagonista del racconto, è un uomo che ormai da tempo si è posto ai margini della società, incapace di instaurare un dialogo con gli altri, siano essi colleghi d’ufficio o ex compagni di scuola. Vivendo sempre più isolato e trascorrendo, come cantava qualcuno, notti insonni vegliate al lume del rancore.
Nel marzo del 1864, Dostoevskij avvia la pubblicazione a puntate della sua personalissima e irreversibile Recherche nel Lato Oscuro dell’animo umano, traendone però una sua originalissima conclusione. Conclusione che forse renderà in maniera più strutturata ne Il grande inquisitore, racconto che Dostoevskij mette in bocca ad Ivan, ne I Fratelli Karamazov. Unica parte che, grazie ad un’amica, ho letto; perché i Fratelli ancora mi intimoriscono …
Pacini, nella sua introduzione, scrive: «E per Dostoevskij è appunto questa l’unica soluzione autentica e possibile del dramma dell’uomo del sottosuolo e di ogni uomo: l’amore, quell’amore di cui egli vede il simbolo e la realizzazione in Cristo, quel Cristo di cui egli scrive nella lettera alla Fonvizina: “… se qualcuno mi provasse che Cristo è fuori della verità, e se la verità fosse realmente fuori di Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo pittosto che con la verità …»
E’ un saggio filosofico sulla contrapposizione tra pensiero e azione, che genera individui alienati, i primi, e individui socialmente integrati, i secondi. E forse l’esito di questa lacerante ricerca, si concretizza, esagero un po’ eh?, nel rovesciamento della riflessione cartesiana, che diventa Cogito ergo … non sum. Un po’ come cantava il bombarolo di Faber: intellettuali d'oggi, idioti di domani, ridatemi il cervello che basta alle mie mani. Con buona pace delle categorie di punti esclamativi e interrogativi del professor Bellavista …
«Per quanto mi riguarda personalmente io altro non ho fatto nella mia vita se non portare all’estremo ciò che voi avete osato portare soltanto fino a metà; voi, per giunta, avete preso la vostra viltà per buonsenso, e con ciò vi siete consolati ingannando voi stessi.»
Buonsenso uguale viltà? In fede mia, c’è del vero. Ad ogni buon conto, io ho deciso; resto nel mio sottoscala e cerco di pensare il meno possibile. E’ più sicuro … poiché dov’è molta sapienza v’è molto affanno, e chi accresce la sua scienza accresce il suo dolore.
Profile Image for ☆LaurA☆.
569 reviews165 followers
February 17, 2023
Finalmente io e Dosto abbiamo trovato un comune accordo....

“Ogni uomo ha dei ricordi che racconterebbe solo agli amici. Ha anche cose nella mente che non rivelerebbe neanche agli amici, ma solo a se stesso, e in segreto. Ma ci sono altre cose che un uomo ha paura di rivelare persino a se stesso, e ogni uomo perbene ha un certo numero di cose del genere accantonate nella mente.”
Profile Image for Dagio_maya .
1,176 reviews378 followers
July 21, 2018
(1864)

«Sissignore, ma proprio qui per me sta il busillis! Signori, scusatemi se mi sono messo a filosofeggiare; qui ci sono quarant’anni di sottosuolo! »

Destino avverso e creatività

La prima parte di “Memorie dal sottosuolo” è pubblicata su una rivista nel 1864.
Il 1864 fu un anno terribile per Dostoevskij: prima muore la moglie, poi il fratello ed infine un caro amico. La pressione a cui continuamente sottoposto e che lo costringe nonostante tutto a scrivere è una caratteristica di tutta la sua produzione all’indomani de “Le notti bianche”.
La Siberia, il plotone di esecuzione, l’epilessia, la miseria, i lutti e il vizio del gioco: tutti tragici scenari in cui hanno visto la luce le pagine più intense della Letteratura universale.

Un'opera che definisce

Le Memorie sono un viaggio tormentato nella propria interiorità.
Un monologo che si suddivide in due parti:
la prima- intitolata, per l’appunto “Il sottosuolo” - è, se vogliamo, l’esposizione dell’idea che sottostà mentre la seconda – “A proposito della neve fradicia” - racconta tre episodi che sono l’origine e la causa di tutto.

Il sottosuolo, da qui in poi, sarà il luogo eletto dai personaggi di Dostoevskij. Qui nasce un personaggio che è paradigma: l’uomo che non riesce a vivere in superficie



Il sottosuolo

” Sono un uomo malato... Sono un uomo cattivo. Un uomo sgradevole. Credo di avere mal di fegato. Del resto, non capisco un accidente del mio male e probabilmente non so di cosa soffro. Non mi curo e non mi sono mai curato, anche se rispetto la medicina e i dottori.”

Così si presenta la voce narrante del monologo/confessione.
La malattia di cui si parla è legata alla propria coscienza (” Vi giuro, signori, che essere troppo coscienti è una malattia”) che è addirittura talmente smisurata da essere definita «ipertrofica».
Ma coscienza di cosa?
Si tratta della crescente consapevolezza dell’essere disprezzati, dell’aver toccato il fondo.
Chi ha una coscienza ipertrofica si trova riflettere eccessivamente sulla propria interiorità e non solo quel che trova non è piacevole ma ne consegue anche uno stato d’inerzia (”un cosciente star con le mani in mano”) che risulta essere utile:

” In definitiva, signori: meglio non far nulla! Meglio una consapevole inerzia! E così, evviva il sottosuolo! Anche se ho detto che invidio l’uomo normale fino a un rancore bilioso, non vorrei esser nei suoi panni, date le condizioni in cui lo vedo (anche se non smetterò comunque di invidiarlo). No, no, il sottosuolo è in ogni caso più vantaggioso!”

Il sottosuolo non è dunque spazio fisico ma mentale.

E’ la riflessione; la presa di coscienza ma anche luogo astratto in cui si alimentano i rancori delle offese (” ’offesa è infatti una purificazione; è la più bruciante e dolorosa presa di coscienza!”) e in cui si immaginano vendette verso chi ci ha oltraggiato.

La vendetta per un uomo d’azione è quella che cerca giustizia per l’uomo del sottosuolo è invece guidata semplicemente dalla cattiveria senza altri scopi risolutori perché non c’è scampo e non spazio per nessuna pacificazione.
L’uomo non segue la razionalità ma semplice un’istintiva volontà:


” Vedete, signori: la ragione è una buona cosa, questo è indubbio, ma la ragione è solo ragione e soddisfa soltanto la facoltà raziocinante dell’uomo, mentre la volontà è manifestazione di tutta la vita, cioè di tutta la vita umana, sia con la ragione che con tutti i pruriti. E benché in questa manifestazione la nostra vita si riduca spesso a una porcheriola, tuttavia è vita, e non soltanto l’estrazione di una radice quadrata.”

A proposito della neve fradicia

Dopo aver esposto il suo modo di vedere sentire il mondo, l’uomo del sottosuolo, racconta qualcosa che gli è accaduta e che è all’origine di tutto.
Si tratta di tre episodi che sono motivo di risentimento e ribellione.
Nel primo il protagonista entra in una taverna dove è in corso una rissa. Un ufficiale lo prende per le spalle e lo sposta con aria di completa indifferenza. L’offesa (leitmotiv)inizia ad assillarlo. E’ un ossessione che cova per mesi e che non trova soluzione se non quella di sedimentare dentro sé sempre più rancore.
Il secondo episodio capita quando si reca a trovare un vecchio compagno di scuola, Simonov, che sta organizzando per il giorno dopo un pranzo d’addio per un altro ex compagno in procinto di partire. Il clima tra loro è teso fin da subito e l’uomo del sottosuolo mentre è continuamente disprezzato non fa nulla per farsi accettare ma, al contrario, si comporta istintivamente in un modo riprovevole ubriacandosi.
Il terzo episodio sta nell’incontro con la prostituta Liza. Con lei, il protagonista, abbandona il ruolo della vittima e diventa carnefice a sua volta.
Il sottosuolo non è un luogo da cui si esce.
Non ci sono messaggi di salvezza qui, lo starec Zosima non era ancora arrivato!

” Siamo nati morti, e da tempo non nasciamo più da padri vivi, e la cosa ci piace sempre di più. Ci prendiamo gusto. Presto escogiteremo il modo di nascere da un’idea. Ma basta; non voglio più scrivere “dal Sottosuolo”...”

” In un romanzo ci vuole un eroe, e qui sono raccolte apposta tutte le caratteristiche di un antieroe, e l’essenziale è che tutto ciò produrrà un’impressione spiacevole, perché siamo tutti disabituati alla vita, tutti zoppichiamo, chi più chi meno (…)”
Profile Image for Chiara.
261 reviews287 followers
February 1, 2019
Sì, tu, solo tu devi rispondere di tutto ciò, perché sei capitata tu, perché sono una canaglia, perché sono il più schifoso, più ridicolo, più insignificante, più stupido, più invidioso di tutti i vermi al mondo, che non sono meglio di me, ma, lo sa il diavolo perché, non si confondono mai; mentre io così per tutta la vita prenderò buffetti da qualsiasi carogna, e questo è il mio tratto distintivo!


Cosa ho appena letto? Come fai, Dostoevskij? Cosa hai fatto?
Torno a citare perché non ne posso fare a meno.

Lasciateci soli, senza libri, e ci confonderemo subito, ci perderemo, non sapremo dove accostarci, a cosa aggrapparci; cosa amare e cosa odiare, cosa rispettare e cosa disprezzare? Siamo perfino stufi di essere uomini, uomini con un vero, proprio corpo e sangue; ce ne vergogniamo, lo riteniamo un'infamia e cerchiamo in tutti i modi di essere degli immaginari uomini-globali.
Profile Image for Marco Simeoni.
Author 3 books88 followers
April 30, 2018
La sofferenza, questa è l'unica causa della consapevolezza

Alla fine del libro, ben poco sarà rimasto confinato nel sottosuolo. È un libro estenuante, graffiante (da unghie sulla lavagna) che ti bombarda con i suoi pensieri e quando lo si finisce si stenta a credere sia racchiuso in meno di 200 pagine.
Le confessioni traboccano in superficie e danno la nausea perché proferite da una voce malata, cattiva.
Filosofia pomposa e contorta. Ero affascinato e un momento dopo avevo l'orticaria nel sentire ritrattare quanto era stato appena detto.
Un monologo che ti fulmina per il come e non per il cosa narra.

E sono pugnalate:

“Può forse un uomo cosciente avere il minimo rispetto di sé?”

“Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio.”

Mi tormentava allora anche una circostanza: proprio il fatto che nessuno mi assomigliasse. "Io sono solo e loro sono tutti" pensavo e restavo assorto a lungo.

“La sofferenza è l'unica causa della coscienza. E sebbene abbia dichiarato che secondo me la coscienza è per l'uomo la più grande disgrazia, so però che l'uomo l'ha cara e non le scambierebbe colle maggiori soddisfazioni.”

La frustrazione per l'inadeguatezza sociale viene enfatizzata fino al parossismo e si tramuta in godimento sadomasochistico. Dostoevskij guarda nel pozzo oscuro dell’animo umano e quel che scorge fa rabbrividire.

Se penso a quanto sia attuale e l'anno in cui è stato pubblicato...
Profile Image for Iophil.
167 reviews69 followers
February 3, 2020
Piccola premessa: ho sempre avuto una sorta di timore reverenziale per Dostoevskij e ho sempre avuto "paura", viste le grandi aspettative che mi ero creato, di cominciare ad affrontarlo. Spesso, più ci si crea trepidazione per un'opera, più si rischia di rimanerne delusi.
Ma stavolta, quando finalmente mi sono deciso a buttarmi, non è successo così. Per niente.
Questo libro è la mente di una persona.
Questo libro è la tua mente.
Non so come faccia, ma Dostoevskij scava in profondità, più in profondità di qualsiasi altra persona mi sia trovato davanti, raggiungendo tratti dell'animo umano che è sempre troppo semplice dimenticare. E la cosa stupefacente è che lo ha fatto, anche dentro di me, attraverso un libro. Sembra una capacità soprannaturale, invece è solo il genio di questo uomo tormentato. Un uomo che nelle sue elucubrazioni ho sentito tanto, tanto vicino a me.
Probabilmente mi sono spiegato male. È difficile trasmettere la grandezza di quest'opera. Ad ogni modo: Fedor, alla prossima.
Profile Image for Rob.
107 reviews38 followers
June 20, 2020
PANE E ALIENAZIONE

Solo Dostoevskij può farmi provare un piacere quasi carnale nel leggere il monologo di un personaggio supremamente sgradevole come l’Uomo Del Sottosuolo. Un viaggio quasi depravato nella mente di un uomo che vive e si nutre della sua sofferenza, della costante umiliazione sociale, della propria alienazione fino a trarne quasi un sadomasochistico conforto. Dostoevskij è stato il più grande di tutti proprio perché ha avuto il coraggio di scrivere ciò che NESSUNO avrebbe mai osato neanche pensare. Memorie Dal Sottosuolo è un incredibile capolavoro.
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
January 5, 2018
Due più due fa quattro, mannaggia

L'uomo è creatura frivola e disordinata e, forse, come il giocatore di scacchi, ama soltanto il processo del raggiungimento del fine, e non il fine in sé. E, chissà, forse tutto il fine a cui tende l'umanità sulla terra consiste solo in questa continuità del processo di raggiungimento, in altre parole nella vita stessa, e non propriamente nel fine, che, s'intende, dev'essere null'altro che il due più due quattro, cioè una formula, perché due più due quattro non è già più la vita, signori, ma l'inizio della morte.

In questa citazione probabilmente si riassume il contenuto di questo romanzo del 1864 che potremmo definire fondamentale in quanto include buona parte del pensiero di Dostoevskij.

In contrasto con l'idea positivistica che ogni uomo, perseguendo il proprio interesse in modo scientifico e razionale, contribuisca automaticamente all'interesse collettivo, Dostoevskij sostiene che il nostro "sottosuolo" (che credo corrisponda all'inconscio freudiano) ci costringe ad agire in modo irrazionale contro il nostro stesso interesse e a godere della nostra e dell'altrui sofferenza.

Il volere umano, molto spesso e anzi il più delle volte si trova assolutamente e cocciutamente in contrasto con il raziocinio

Il protagonista del romanzo, preso a esempio della maggior parte delle persone, cerca il riconoscimento sociale, ha fame di stima da parte del prossimo, di amore per la propria persona. Ma sa di non potere ottenere queste cose, che i propri bisogni resteranno insoddisfatti e che ciò causerà sofferenza e autocommiserazione autodistruttiva.
E' cattivo, superbo, disgustoso e consapevole di esserlo. Ma questo lo rende fragile e vulnerabile facendolo precipitare in una spirale di sensi di colpa e umiliazioni.

Un mondo razionale e ordinato non funziona, perché l'uomo lo distrugge irrazionalmente. Un mondo irrazionale e disordinato si distrugge da solo. Che fare?

Al termine della (sempre interessantissima) lettura di Dostoevskij non posso fare a meno di sentirmi... uno schifo.
Profile Image for paper0r0ss0.
660 reviews62 followers
April 10, 2022
Una grande storia di alienazione. Un impiegatuccio dell'apparato burocratico russo, maltrattato dalla vita e dai suoi simili, trova riparo e protezione nel sottosuolo della propria accidiosa solitudine. Quella dimensione spirituale che gli impedisce sia di dare seguito agli slanci vitali e alle buone intenzioni che pur avrebbe, sia di precipitare nel lato oscuro del male che gli farebbe compiere azioni veramente malvagie. La timidezza, la paura, le meschinita' che pian piano scopriamo essere anche nostre, gli inibiscono ogni azione, se non quella bieca e infantile di essere aguzzino di chi sta peggio di lui.
Profile Image for erigibbi.
1,151 reviews755 followers
November 29, 2021
[4.5]

Ricordi dal sottosuolo si situa perfettamente come opera di spartiacque: prima vengono le opere di Dostoevskij che sono ancora acerbe (se così vogliamo definirle), poi arrivano i grandi romanzi (di cui conosciamo i titoli anche senza averli letti).

Il libro si suddivide in due parti e sebbene siano, dal punto di vista narrativo, diverse tra loro, non possiamo considerarle come parti a sé stanti sia per la tematica comune, sia per l’unico protagonista e narratore.

La prima parte è un vero e proprio monologo dove le idee di Dostoevskij/narratore danno vita all’uomo del sottosuolo, che verrà ripreso e presentato anche nelle opere successive. La seconda parte presenta una narrazione in prima persona dove il protagonista racconta un episodio della sua vita.

Quanto è stato interessante questo libro! È una sorta di critica alla società del tempo che fa emergere tutta l’amarezza, la sofferenza e il nero di Dostoevskij. D’altronde nel sottosuolo non ci può essere luce, no?

È forse possibile che un uomo, conoscendosi, nutra il minimo rispetto per sé stesso?

Ed ecco che viene criticato il positivismo e l’ottimismo, perché l’uomo in realtà non desidera che sofferenza, solitudine, anche umiliazione. L’uomo del sottosuolo è un uomo senza limiti, è un uomo che non vuole sottostare alla regola del 2+2=4, è un uomo non vuole essere ridotto a un dato manipolabile, fisso e immutabile. Dove starebbe la scelta in tutto ciò? E dove starebbe la bellezza della vita?

L’uomo del sottosuolo vuole essere libero di volere.

Insomma mi sembra di essere tornata ai banchi di scuola quando studiavo filosofia. E io amavo filosofia. Forse è per questo che Ricordi dal sottosuolo mi è piaciuto così tanto!

Potremmo anche continuare su questo uomo che si è rintanato nel sottosuolo. Perché mica ne esce bene, oh no, è un uomo che soffre, che soffre terribilmente, e certo, il sottosuolo non è affatto il luogo più adatto per vivere bene, ma ehi, proprio perché soffre – e odia – si è rinchiuso lì sotto.

Non è una splendida metafora dell’uomo contemporaneo? Sono l’unica ad essere affascinata da tutto ciò?

[…] tutti noi siamo disavvezzi alla vita, tutti quanti zoppichiamo, chi più chi meno. Siamo a tal punto disavvezzi, che talvolta proviamo una specie di ripugnanza per la “vera vita”, e pertanto non possiamo neppure sopportare che quasi quasi consideriamo l’autentica “vera vita” come una fatica, o addirittura come un lavoro, e dentro di noi siamo tutti convinti ch’è meglio com’essa ci viene presentata nei libri. Ma perché ci agitiamo certe volte, perché facciamo i capricci, che cosa cerchiamo? Non lo sappiamo neppure noi.
Profile Image for Riccardo Mazzocchio.
Author 4 books89 followers
September 14, 2023
Le prime venti pagine poco scorrevoli al limite dell'incomunicabilità; poi per magia la narrazione diviene dinamica e anticipa quella teatralità così tipica delle opere maggiori - I Diavoli in primis. Riporto due frasi emblematiche riguardo il tema del libero arbitrio che ho trattato di recente a scopo narrativo avvalendomi dell'attuale letteratura scientifica.
"Perché all'uomo, sempre e dovunque, chiunque egli sia stato, è piaciuto agire come voleva lui [secondo il suo capriccio] e per null'affatto come invece gli comandavano la ragione e il suo proprio vantaggio" a riprova che, schiavo delle sue pulsioni, "qualunque cosa egli faccia, non è per voler suo che avviene, bensì di per sé, in base alle leggi della natura."
Profile Image for Leti lo yeti.
284 reviews
December 30, 2022
È un posto sgradevole, il Sottosuolo: è buio e angusto e popolato da creature che hanno fatto delle bassezze morali la loro più grande virtù. È un posto che solo la penna di Dostoevskij può raccontare così piacevolmente.
Profile Image for Simona.
998 reviews234 followers
April 2, 2017
"Memorie del sottosuolo" è una opera breve che si caratterizza per alcune tematiche portanti delle opere di Dostoevskij. Tra le tematiche che confluiscono qui troviamo la lacerazione, il binomio tra essere e apparire, la presa di coscienza di se stessi.
La presa di coscienza di se stessi, della propria persona sono il fulcro di questo breve romanzo. È un lungo flusso di coscienza, una sorta di monologo doloroso, difficile ed estenuante. Il protagonista è un uomo timido, discreto, di poche pretese e con poche protezioni. Un uomo che, per sfuggire alla brutalità del mondo, si rifugia nel sottosuolo. Il sottosuolo di cui parla Dostoevskij è lo spazio, il luogo della nostra mente in cui vi rifugiamo per ritrovare noi stessi, per capirsi. È un viaggio impervio nella mente umana, nei suoi recessi, nel nostro inconscio per liberarsi dalle pesantezze e provare a comprendersi un po' di più.
Profile Image for Andrea.
197 reviews63 followers
February 6, 2021
Un quarantenne di San Pietroburgo, intelligente ma problematico, introverso e sociopatico, di carattere altezzoso e supponente, ma di bassa estrazione sociale e in un periodo di ristrettezze economiche, decide di scrivere le sue memorie, rivolgendosi a ipotetici lettori, ma volendosele tenere per sé, raccontando la sua visione filosofica, le sue riflessioni sulla vita e i suoi conti con la propria coscienza più intima e nascosta (che viene chiamata “sottosuolo”), e ricorda le sue esperienze passate che hanno definito la sua persona che hanno portato a tali considerazioni. Da questi monologhi fluviali nascono le “Memorie del sottosuolo” (anche tradotto in italiano con “Memorie dal sottosuolo”, o “Ricordi dal sottosuolo”), che si dividono in due parti.

Nella prima parte, “Il sottosuolo”, la voce narrante si abbandona ad una serie di riflessioni filosofiche sulla propria visione del mondo, tentando di sviluppare con il proprio pensiero alcune intuizioni che ha avuto in seguito a delle esperienze di vita precedentemente vissute. Il protagonista critica aspramente la visione positivista e razionalista, tipica della maggior parte dei pensatori occidentali ottocenteschi: la vita non è trionfo della ragione, della razionalità; alla sua base ci sono meschinità, bassezze, finzioni, inganni, truffe. La vita è un enorme teatro di maschere, e l'uomo, più o meno consapevolmente, per quieto vivere, per una felicità a buon mercato, si nutre di infinite menzogne. Solo chi è consapevole di tutto questo, chi ha coscienza di questo aspetto, può vivere una vita autentica, anche se questa porta inevitabilmente ad immani sofferenze. Sofferenze e dolori che, tuttavia, sono sublimi dimostrazioni di superiorità del proprio intelletto. E dunque, qui sorge il dubbio: è meglio vivere una vita finta ma felice o autentica ma dolorosa? Sembra che questa scelta non sia libera per l'uomo, e che prima o poi egli, per esperienza diretta, sarà obbligato a prendere coscienza di questa condizione esistenziale, dovrà necessariamente fare i conti con il proprio sottosuolo, giungendo, come il protagonista, ad atroci sofferenze, amletici dilemmi e terribile disperazione. La condizione dell'uomo con troppa coscienza è vista come una malattia: l'uomo che pensa troppo, che è troppo conscio della propria esistenza, non può più vivere normalmente, non è più capace di agire e di essere spensierato: in ultima analisi, non può che isolarsi, sprofondando nel proprio sottosuolo.

Nella seconda parte, “Sulla neve fradicia”, il protagonista esemplifica tutti i suoi ragionamenti astratti, raccontando episodi della sua vita precedente che dimostrano tutta la sua meschinità, tutta la sua miserevole bassezza, e di riflesso tutta la meschinità e la bassezza di cui è capace un essere umano. Da questi episodi, si evince che quest'uomo non sia un eroe, un essere in grado di porsi, data la sua intelligenza, la sua cultura e la sua coscienza ipertrofica, al di sopra degli altri: egli è un uomo controverso e contraddittorio; un uomo scisso, tormentato, risentito, rancoroso; egli è un uomo che soffre e che è capace di far soffrire chi, nella scala esistenziale, sta più in basso di lui. Dice di sé: “in un romanzo ci vuole un eroe, e qui son raccolti, apposta, tutti i tratti di un antieroe, e il peggio è che tutte queste cose producono un'impressione spiacevolissima”. Ciò che lo rende diverso da molti altri uomini cattivi è questo: che egli è consapevole della propria cattiveria, della propria piccolezza, e questa consapevolezza lo rende odioso ai suoi stessi occhi, lo fa soffrire ancora di più.

È però tipico di questo protagonista un crogiolarsi nella propria sofferenza, un sentirsi coraggioso, superiore a molti altri esseri umani che ancora non sono arrivati a scoprire questa dolorosa verità: “So benissimo che forse voi vi arrabbierete con me, per quello che sto dicendo, griderete, picchierete i piedi, parli per lei, direte, e per le sue miserie nel sottosuolo, e non osi dire tutti noi. Chiedo scusa, signori, ma non sono io a giustificarmi con questo tutti. Per quel che mi riguarda, io non ho fatto altro, nella mia vita, che portare all'estremo quel che voi siete degnati di portare fino a metà, prendendo poi la vostra viltà per buonsenso, e consolandovi, così, e imbrogliandovi da soli”.

Ma, dopo aver ricordato il passato e riflettuto sulla propria vita sprecata a soffrire e a tormentarsi, che senso avrà avuto scrivere delle memorie? Non sarà questo un desiderio di voler ulteriormente soffrire? Di voler continuare a provare dolore? E come sarà possibile continuare a vivere, a scrivere? “Perfino adesso, che sono passati tanti anni, è ancora, in un certo senso, per me, troppo spiacevole, ricordare. Ci sono tante cose, che per me è spiacevole ricordare ma... non è il caso di finirla, con queste Memorie? Mi sembra di aver fatto uno sbaglio, cominciando a scriverle. Per lo meno, ho avuto vergogna per tutto il tempo che ho passato a scrivere questo racconto”.

Quello che Dostoevskij ci vuole dire in queste elucubrazioni, condensate in così poche e pesanti pagine, è scomodo, è politicamente scorretto, è doloroso, ma è anche sfacciatamente schietto ed onesto. I ragionamenti del protagonista infastidiscono, turbano, scuotono, repellono, ma scavano in profondità, sembrano leggere nel pensiero e nell'animo di tutti noi, ci riguardano. Nessuno vorrebbe sentirsi dire tutto ciò, ma è necessario che qualcuno ce lo dica. Dostoevskij non è un educatore, non è un maestro, non ritiene che la letteratura debba dare buoni esempi: la sua scrittura, pur essendo per larghi tratti grezza, brutale e stilisticamente imperfetta (come sostenne anche Nabokov, un campione di eleganza), ci mette di fronte alla dura realtà, ci vuole fare male. Non si può leggere Dostoevskij a cuor leggero, bisogna essere consapevoli e cauti nell'affrontarlo.

“Memorie del sottosuolo” è stato scritto, non senza fatica, nel 1864, annus horribilis per Dostoevskij: in pochissimo tempo, moriranno la prima moglie e il fratello, i debiti aumenteranno e il vizio del gioco prenderà il definitivo sopravvento. La dimensione esistenzialista e la visione nichilista della filosofia dostoevskijana sembrano assumere una forma decisiva proprio a partire da qui. In questa opera traspare tutta la disperazione del pensiero di Dostoevskij, disperazione legata, ovviamente, anche alle esperienze personali. Ma le Memorie sono anche la prima opera davvero matura di questo scrittore, la prima opera nella sua prolifica carriera dove emerge un pensiero filosofico di alto livello e un'abilità di introspezione ed analisi psicologica senza pari. Le Memorie possono essere viste come uno spartiacque nella produzione di Dostoevskij: prima, i romanzi e i racconti giovanili, le opere minori; dopo, i grandi capolavori che lo hanno consacrato (Il giocatore, Delitto e castigo, L'idiota, I demoni, I fratelli Karamazov). In questi ultimi, tutti i personaggi hanno un sottosuolo, una profondità psicologica che era già stata indagata per la prima volta proprio nelle Memorie. Da qui derivano l'importanza e la centralità dell'opera.

Ho letto questo romanzo nell'ottima traduzione di Paolo Nori, realizzata per i tipi di Voland. Il suo stile, popolare e diretto, senza fronzoli ma ricco di pathos, restituisce un'atmosfera molto credibile alla narrazione, molto vicina, a mio avviso, al sentire dell'autore. Non conosco la traduzione storica delle Memorie, quella di Tommaso Landolfi, che immagino sia molto più aulica e ricercata, ma anche inevitabilmente più vetusta, meno evocativa delle atmosfere cupe e disperate, meno vicina alla prosa dura e cruda di Dostoevskij (potrei sbagliarmi, però).

Leggo 1864 e penso, stupito, a quanto sia stato in anticipo sui tempi Dostoevskij: vent'anni prima dello Zarathustra (tra il pensiero di Nietzsche e quello di Dostoevskij ci sono moltissimi punti di contrasto, ma è indubbio che vi siano anche delle affinità: ad esempio, riguardo alla critica al positivismo e al razionalismo di matrice illuminista), e mezzo secolo prima della psicanalisi freudiana e dell'utilizzo, da parte delle avanguardie letterarie, del flusso di coscienza, l'umanità aveva già a disposizione un'opera in grado di influenzare in massima parte la filosofia, la letteratura ed il pensiero a venire.
Profile Image for Daniele Palma.
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August 4, 2019
Forse il più bel libro che ho letto, è un concentrato di Dostoevskij, non scrivo una recensione, non ha senso, metto solo i miei pareri che ho scritto mentre leggevo:

E qui Fyodor ci va giù pesante, non mette la patina dei personaggi e degli ambienti descritti, non ci sono zie ricche, ragazze, studenti squattrinati, no qui tira il dardo a trecento all'ora e colpisce quel che vuole colpire. 
Ho un pregiudizio nei confronti di Dostoevskij, lo ritengo il miglior esploratore della mente e uno straordinario scrittore, è chiaro, lineare, spiega il suo pensiero in 3 righe, lo adoro.

La prima parte verso la fine mi ha fatto venire in mente la canzone di Lucio Dalla "come è profondo il mare". 
Ho finito questa prima parte, detta "il sottosuolo". È intensissima, sarebbe da leggere due volte questa accusa al razionale progressismo, volontà razionale che pretende di essere nel giusto senza sapere che la volontà, nei millenni è sempre stata simbolo della massima irrazionalità umana.

Le memorie sono un concentrato di paradossi, estremizzazioni, pensieri ed ansie. Il protagonista credo sia l'incarnazione della permalosità, è irritante, non può esistere un essere tanto asociale... Ma dentro tutti noi forse quel fantasma dimora nascosto negli anfratti della mente, si manifesta nelle congetture più banali, inaspettatamente, Dostoevskij ce lo scaraventa contro nella sua manifestazione più esagerata.
Profile Image for marco renzi.
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February 17, 2020
No, va be', non ho mai voluto scrivere nulla su questo libro perché alla fine non saprei proprio cosa dire su una roba del genere.
Leggo l'anno della prima pubblicazione e impallidisco: 1864. Da non credere quanto quest'uomo fosse proiettato in avanti quanto a tematiche, tecnica narrativa, scrittura, lavoro sui personaggi.

L'uomo del sottosuolo è ancora tra noi: anzi, siamo proprio noi, uomini del sottosuolo; noi che ancora ci stupiamo, giustamente, dinanzi alla bellezza di questo libro, così piccolo rispetto agli enormi romanzi russi, ma così grande nei contenuti e nella bellezza.

Aiuta molto a far trasparire tutto ciò la traduzione del mitico Paolo Nori, bravo scrittore e slavista d'un certo livello, che qui trova una dimensione a lui congeniale, visto lo scritto-parlato di Dosto e visti alcuni giochi o meglio giri di parole, come ad esempio quello dell'incipit: se cercate su youtube, trovate una simpatica intervista a Nori in cui spiega nel dettaglio questa cosa, confrontando l'originale russo con la traduzione italiana.

Ne ho anche una versione tradotta da Landolfi; la presi nella sala d'attesa del pronto soccorso, sentendomi un po' un ladruncolo, ma in fondo ho pensato che, boh, chi cazzo mai l'avrebbe letto lì dov'era? uno a cui stava per scoppiare l'appendice? un povero infartato? o uno come me che era lì perché... non ve lo dico.

Ad ogni modo, Dosto ne sarebbe fiero: questo gesto fa molto sottosuolo; perché in fondo anch'io, ecco, sono un tipo malato, e a forza d'incazzarmi mi prenderà pure male al fegato.

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AGGIUNTA del 17 febbraio 2020:

Da tutta questa storia alla fine ne è venuto fuori un racconto uscito su «Minima et Moralia», e solo adesso, dopo una serie di riscritture, mi sono accorto d'aver confuso i "Ricordi" di Landolfi con le "Memorie" di Paolo Nori.

http://www.minimaetmoralia.it/wp/alpr...

Va be', per quanto autobiografica, sempre di fiction si tratta, quindi spero di non aver offeso gli slavisti che leggeranno.
May 22, 2019
Il punto luce che illumina tutta la "vera" letteratura dal momento che D. l'accese


Con Dostoevskij c’è poco da cazzeggiare: non si riesce a metterla sulla parodia nonostante l’uomo topo - il protagonista che si rintana, si rannicchia, si mordicchia, si percuote con i pugni, pugnetti innocui - ti offrirebbe più di un’ispirazione.
Né puoi rischiare un commento “serioso”, impegnato, analitico né tanto meno un bel commento de panza ( bello, sublime, mi ha preso, l’ho compianto e ho pianto, ecc … ): ne usciresti sepolto ( bell’ossimoro, però) dalle risate.

Il russo non è un autore da poltrona e da abat jour: ti sbatte in faccia la realtà dell’esistenza, ti dice senza tanti complimenti che tu, sì proprio tu, sei l’ ometto che non sa decidersi tra il gran rifiuto della melma sociale, a cui riconosce solo la qualità dell’esistere e nient’altro, e la questua per esservi accolto e inglobato, alla faccia della libera volontà che a ben guardarla è solo il piacere di volere soffrire con lamento a ruota.
Non ti permettere di dimenticare chi sei, topastro, ti dice D.: cercati, piuttosto, una via d’uscita che non sia il sorso di superalcolico, ché la masturbazione mentale basta a se stessa col suo effetto allucinatorio: parlare come un libro e parlare attraverso esso non ti innalza tre metri sopra il cielo come vuole farti credere. Sei solo un infelice, sei come tutti e sei pure vigliacco perché il calcio al gatto, nella fattispecie la povera prostituta, non ti soddisferà nemmeno.

Non puoi, tu povero lettore – soprattutto se perditempo della domenica – metterti a tu per tu con Dostoevskij.

Ho vergogna a mettere le stelline.
( scrissi di là il 3 febbraio 2017: quinta rilettura? )
Profile Image for C.
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September 23, 2019
Per leggerlo ci ho messo due settimane, nonostante siano solamente 132 pagine. Nel sottosuolo non riuscivo a respirare.
Profile Image for Mighty Aphrodite.
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September 24, 2025
Dal sottosuolo arriva la voce maligna e dolorosa di un uomo senza nome e senza volto. È disposto a tutto pur di provare al mondo la sua empietà, la sua malvagità; lascia andare la sua anima tormentata in una prosa piena di spirali, contraddizioni, fitta di domande e risposte, come se il protagonista potesse anticipare i nostri pensieri, i nostri dubbi, le nostre perplessità e cercasse in noi un pubblico, un interlocutore, uno scambio umano vero, reale; al contempo, però, imbarazzato dal suo bisogno di dialogo, dal desiderio di sentire un’altra voce oltre la sua, ci dileggia, ride amaramente di noi.

Solo nel sottosuolo, l’uomo disprezza l’umanità tutta, se ne sente inevitabilmente superiore; di una superiorità, però, che non lo nobilita, che non lo innalza su tutti gli altri, ma che lo fa sprofondare ancor più nel fango della solitudine, dell’abiezione, del dolore. Non riesce ad alzare lo sguardo, non riesce ad uscire da quell’angolo che si è ormai ricavato, un nido – trappola che lo tiene al sicuro, ma che – allo stesso tempo – lo isola dal mondo, dal calore di un contatto umano sincero.

continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Anita Shevek.
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January 5, 2022
Se a volte ci si dovesse trovare in uno stato di superba, caparbia e catatonica convinzione della propria integrità di essere umano varrebbe la pena investire parte del proprio tempo nella lettura di questo capolavoro.

Troppo spesso l’uomo si autoconvince che oltre alla casa ben arredata che si erge, stabile e pretenziosa sulla superficie non vi possa essere nient’altro, ancor meno un buio e sporco scantinato.

Questa casa, questo decoro, questa maschera che ci autoinfliggiamo per tutelare le nostre relazioni interpersonali si scaglia violentemente contro il turpe paesaggio simbolo della natura umana inattaccata, ed in un certo senso, inattaccabile. Inattaccabile perché abilmente preservata da un certo sottotono di paura condivisa: nessuno ha veramente il coraggio di disintegrare con convinzione le catene dell’imposto perbenismo, delle menzogne, delle insofferenti credenze comuni.

Questa drammatica fobia delle contraddizioni umane è proprio ciò che il protagonista delle “memorie” afferma di non aver mai provato; un tratto che lo rende instabile perché schiavo di questo suo dilaniante menefreghismo ma anche disgraziatamente onesto perché costretto a guardare in faccia la natura delle cose senza poter girare lo sguardo ed evitare di formulare un giudizio critico.

Ciò che ottunde la capacità dell’uomo di scorgere qualcosa al di là del proprio naso è proprio l’inconsapevolezza del disturbo comune che, come una matassa irrisolvibile, imbriglia ogni essere vivente dotato di coscienza, perché è proprio il nostro possedere una coscienza che impone la presenza di un polo opposto, di un inconscio sistematico, di un doppio-fondo della scatola delle nostre esperienze.

Questo groviglio si impone con alter-ego del protagonista, conscio della sua instabilità, e lo invoglia a rompere quel “palazzo di cristallo” che annienta momentaneamente tutte quelle spiacevoli ombre della nostra natura, le quali nella maggior parte dei casi vengono puntualmente esorcizzate.
Ciò che rende il personaggio così sensibile, ed allo stesso tempo, freddo e disumano è proprio la sua dimestichezza nel confondersi con i suoi parossismi a cui ha lasciato da tempo la libertà di manifestarsi perché vittima (ma anche carnefice) della sua stessa nevrosi, che lo costringe ad una vita marginale, tramite la quale scruta tutti coloro che, inconsapevoli del loro latente disturbo, si credono superiori al resto.

Se questo “male di vivere” prevedesse anche una possibilità di riscatto potremmo parlare di ingiusta soggiogazione dell’uomo alle imperscrutabili leggi di una natura essenzialmente malvagia, ma l’assenza di ciò scatena l’iperattività psichica del personaggio che nella sua malata consapevolezza legge, con sfumature dai risvolti sadomasochistici, una possibilità di cupa autoaffermazione.
Non è un libro facile. Anzi. È un libro che se letto con la mentalità sbagliata potrebbe risultare scandaloso, offensivo, maniacale, al limite della decenza, meritevole di un posto dell’indice dei libri proibiti.

Tutto questo perché sbaraglia, senza troppi giri di parole e superfluo buonismo, tutte le stigmatizzate leggi e tutti i dogmi del sociale e del privato, perché spoglia con adeguate e sapienti apostrofi tutte le convinzioni su cui si basa il nostro sistema, perché sottolinea come in un secolo come il nostro, ed in generale, con l’essere umano di tutti i tempi non vi sia posto per eroi mascherati, ma solo per onesti antieroi.
Profile Image for Frannie.
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July 19, 2019
L’uomo preferisce sempre ricordare il proprio dolore piuttosto che la felicità.

Dopo le prime opere preparatorie, ma prima dei grandi romanzi. Memorie dal Sottosuolo (o Ricordi dal Sottosuol”) segna uno spartiacque nella vita letteraria di Dostoevskij.
E mentre la prima parte del libro è costituita da un cupo monologo in cui l’uomo del sottosuolo (che tornerà anche successivamente nelle opere dell’autore) si scaglia contro ogni ottimismo o ideale di fratellanza, e si mostra in tutta la sua accidia (a tratti pure invidiando quegli uomini d’azione che non si perdono in riflessioni tanto quanto lui), nella seconda troviamo il racconto in prima persona di alcune sue umiliazioni e nefandezze, che lo fanno scendere sempre più in basso, in una spirale di sofferenza.

Questo protagonista di Dostoevskij scrive direttamente dal sottosuolo, dal luogo dove si annida tutta l’oscurità che porta l’uomo alla solitudine, al sospetto verso i propri simili e anche verso se stesso. Scrutare dentro l’anima di quest’uomo malato e maligno dà la nausea. La sua lingua è tagliente, il suo tono caustico, disilluso, amareggiato. C’è tanta cattiveria qui, così tanta da obbligare il lettore a rallentare il ritmo, a prendersi delle pause dalla lettura. Solo 140 pagine, ma sono 140 pagine che pesano. E sono pagine che raccontano la crisi dell’uomo contemporaneo, un uomo che non si accontenta di sottostare al “2+2=4”, che non accetta che tutti i nostri pensieri e le nostre azioni siano premeditate e calcolabili, ma si ribella, a costo di venire emarginato e mortificato dai propri simili.
L’uomo del sottosuolo però non è un eroe, è prima di tutto un uomo che soffre, che si è trincerato nella sua tana con l’unica compagnia del risentimento e dell’insofferenza verso gli altri. E queste prime tetre riflessioni gettano le basi per tutto l’impianto filosofico successivo dell’autore russo e per i lettori di Dostoevskij segnano una tappa necessaria e doverosa.
Profile Image for Engi.
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February 16, 2019
Lasciateci soli, senza libri, e ci confonderemo subito, ci smarriremo: non sapremo dove far capo, a che cosa attenerci; che cosa amare e che cosa odiare, che cosa rispettare e che cosa disprezzare.

Quando assegno cinque stelle a un libro significa che, quando sfoglio l'ultima pagina, già mi vedo in un futuro più o meno lontano rileggerlo. Per Memorie del sottosuolo mi è bastato terminare la prima parte per farlo finire nella top five dei libri di Fëdor, perchè una cosa così pungente e disillusa non l'avevo mai letta prima.

La seconda parte è invece un baratro di disagio, umiliazioni e degrado che mi sono sentita fisicamente scomoda nel leggerla: un protagonista così buono a nulla, intrensecamente cattivo e determinato a farsi quanto più male possibile solo Dostoevskij poteva regalarcelo. Nikolaj dei Demoni ha un suo degno precursore in lui.

Mi rendo conto che questa recensione risulti vaga e sembri descrivere un libro "brutto", ma fatevi rapire dal sottosuolo, ne uscirete come persone diverse. Ovviamente, se mai ne uscirete.
Profile Image for GrauWolf.
48 reviews56 followers
March 24, 2016
Il sottosuolo in questo libro secondo me rappresenta, oltre che il più completo isolamento da tutte le persone, una grande ma silenziosa forma di ribellione rivolta alle tradizionali forme di pensiero e all'ipocrisia generale di (qualsiasi) società.
Questo breve romanzo che ha ormai più di 150 anni è un'epopea dell'infelicità umana, un boccone amaro ancora oggi difficile da mandare giù.
In teoria io non ho neanche la giusta quantità di competenze e conoscenze anche solo per nominare l'opera di Dostoevskij e il fatto che io provi ad analizzare un romanzo nettamente superiore alle mie capacità scrivendo qualche mediocrità qua e là dovrebbe essere illegale. Ma ormai il danno è fatto.
Memorie dal sottosuolo prima di tutto non è un semplice libro, è un'introduzione a un personaggio davvero unico che si presenta al lettore in un modo estremamente realistico grazie all'utilizzo del flusso di coscienza.
Nella prima parte del romanzo (Il sottosuolo) il protagonista espone il suo pensiero senza rivelare molto sulla sua vita. Il personaggio nutre un grande disprezzo per gli uomini che vogliono ogni loro desiderio e capriccio sempre soddisfatto e che vivono la vita con superficialità senza mai porsi domande sulla propria esistenza. Ed è proprio per questi motivi che afferma di non avere bisogno delle persone per essere felice. Inoltre lui pensa anche che non importi quanto l'uomo sia civilizzato perché rimane un essere ingrato affamato del sangue altrui.
Ci sono moltissime riflessioni che non possono essere racchiuse in una forma di pensiero, le sue parole sono il frutto delle umiliazioni che ha subito nel passato e uno dei temi centrali che molto spesso affronta è la eccessiva consapevolezza umana.
Nella seconda parte (A proposito della neve bagnata) vengono raccontati degli aneddoti riguardo alle sue relazioni con le persone. Sono episodi dove si nota la grande irritabilità e la difficoltà nel relazionarsi con gli altri del protagonista.
Sono storie con personaggi realizzati e irrealizzati, spesso sembra quasi che il protagonista soffra e allo stesso tempo provi soddisfazione nel suo degrado e nella sua depravazione. E, In effetti, questo è solo uno dei molti aspetti paradossali nel suo comportamento, che rendono il protagonista veramente enigmatico.
Dostoevskij con questo romanzo regala un personaggio che tra le pagine riesce a sembrare “vivo”, un affresco della parte più tenebrosa dell'animo umano.
Ma soprattutto Memorie dal sottosuolo è sempre attuale, con la sua struttura davvero originale, riesce ad impressionare (più che affascinare) ancora oggi.
Profile Image for Roberto.
384 reviews43 followers
June 2, 2023
L'essere (in)umano che siamo

Una lettura breve, ma molto intensa. E disturbante. Perchè già nel secolo scorso e dalla lontana Russia il buon Dostoevsky contestava la natura positiva e assoluta della morale dominante e del progresso civile, e ci ricordava con forza e quasi con disperazione quanto di naturalmente immorale e cinico e ambiguo ci sia in ognuno di noi. Vorremmo essere bravi, coraggiosi, soddisfatti di ciò che siamo mentre invece ci scopriamo meschini, vigliacchi e perciò assolutamente colmi di disprezzo verso noi stessi. E continuamente pendoliamo da un estremo all'altro, consci del nostro disvalore, sempre più allontanandoci da ogni situazione che ci ricordi tutti i nostri limiti, la nostra bassezza. Ci avviluppiamo nelle nostre abitudini per non esporci al nuovo, ci nascondiamo nel nostro sottosuolo per proteggerci, attendiamo che nulla accada sino alla fine con insana coerenza. Dunque è così che siamo, è così che eravamo già allora? No, forse no. Ma un poco probabilmente sì, o non avremmo dinanzi a noi lo spettacolo misero delle nostre (in)civiltà passate e presenti. Questa è la nostra natura, che nonostante ogni bella teoria e aspirazione, Dostoevsky non smette di ricordarci. Con tristezza, forse, o con angoscia. Sicuramente con realismo e profonda conoscenza della natura umana. Che tanto umana poi non è.
Profile Image for Maila.
47 reviews52 followers
January 1, 2022
Sono estasiata e sconcertata.
Quasi dimenticavo la potenza delle emozioni che è in grado di generare in me Dostoevskij e la genialità dei suoi ritratti psicologici.
Potevo iniziare l’anno con una lettura migliore?
Profile Image for Blackjessamine.
429 reviews77 followers
May 27, 2018
Ho iniziato a leggere questo libriccino quasi per caso, perché partecipando ad un gioco letterario mi è capitato in sorte di dover "adottare" Dostoevskij, e di dover quindi leggere qualche cosa di suo. Di tempo per leggere qualche mattone (per mero numero di pagine) ne avevo ben poco, così ho letto rapidamente le trame delle sue opere più brevi, e mi sono decisa per questo.
Qualche volta mi capita (be', a dire il vero è piuttosto raro, ma qualche volta è successo) di imbattermi in libri che, oltre ad avere un indubbio valore a livello letterario di cui certamente milioni di altre persone più qualificate potrebbero e hanno parlato in maniera più significativa di quanto potrei fare io, sono anche in grado di andare a toccare corde puramente emotive, di andare a premere in quei punti della mia emotività in maniera tale da quasi raddoppiare ai miei occhi il loro valore. Mi è capitato raramente, solo con "La campana di vetro" della Plath, "Le onde" dell Woolf, e, anche se in maniera un po' diversa, anche con alcuni romanzi di Fitzgerald. Ecco, a questo mio personale e del tutto irrazionale "pantheon" credo proprio di dover aggiungere queste "Memorie dal sottosuolo".
Potrei quindi dire tante cose, parlare di come questo romanzo sia diviso in due parti: nella prima sono riportate le riflessioni apparentemente spontanee del protagonista, è una parte piuttosto lenta, che bisogna assaporare poco alla volta per comprendere a fondo, fermandosi spesso a riflettere. Il protagonista qui si presenta come un uomo cattivo, un uomo malato, malvagio, che è perfettamente cosciente della sua cattiveria e se compiace, quasi se ne vanta, senza nemmeno voler provare a cambiare. E nonostante questo all'inizio possa apparire surreale, quasi grottesco, proseguendo nella lettura ci si rende conto che forse questo personaggio altri non è che un essere umano, con le sue debolezze e i suoi difetti, senza filtri, senza la maschera che sempre, più o meno consapevolmente, tutti gli uomini si trovano ad indossare. La seconda parte è invece molto diversa, è molto più narrariva, e il protagonista si trova a raccontare alcuni episodi appartenenti al suo passato, episodi in cui vorrebbe dimostrare ciò che aveva affermato all'inizio, ossia la corruzione della sua condotta. E certo non si può dire che agisca "bene", in maniera retta e luminosa, ma al tempo stesso è impossibile non provare molta simpatia (etimologicamente parlando) nei confronti di questo ometto piccolo piccolo, delle sue nefandezze, dei suoi brutti pensieri e delle meschinità dietro a cui si nasconde quasi fossero una corazza. Ed è qualcosa di naturale, perché i suoi pensieri sono qualcosa di estremamente coerente con la natura umana più istintiva, quella dove la ragione viene per un attimo messa da parte. Ed è forse in questi momenti che ci sentiamo (o per lo meno, io mi sento) così pericolosamente vicina a questo essere vissuto per quarant'anni nel sottosuolo. Perché poi forse non sempre ci comportiamo in maniera simile, o cediamo ai richiami del sottosuolo, perché qualcosa interviene, perché siamo anche (e lo sottolineerei, anche) esseri razionali. E poi magari ci aggrappiamo a queste ultime risoluzioni razionali, e chiudiamo gli occhi, distogliamo lo sguardo, cerchiamo di concentrarci su altro per scacciare il pensiero di quel marcio che abbiamo respinto, ma che è stato comunque l'impulso primario, quello più, mi verrebbe da dire, naturale.
Dostoevskij non si vergogna di guardare l'essere umano per quello che davvero (e con questo non voglio dire che l'uomo sia solamente sottosuolo, perché altrimenti personaggi come Lisa non avrebbero ragione d'esistere, ma di nuovo vorrei sottolineare l'importanza di un "anche") e di guardare fino in fondo, senza disogliere mai lo sguardo. Il modo in cui questo guardare mi ha colpito, quello che mi ha portato a vedere anche dentro di me, be', lo terrò per me, ma devo dire che è forse proprio questo quello che mi ha lasciata più sconvolta e provata dopo la lettura di queste poche pagine.
È una lettura preziosissima, e forse non riuscirò mai (né, credo, vorrò) a spiegare in maniera lucida, ma insomma, è una lettura che consiglierei a chiunque avesse voglia di affrontare un po' della polvere che ha accumulato ai margini della propria coscienza.
Profile Image for Gabriele.
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August 31, 2015
[agosto 2015 - seconda lettura]

In cui si parte da Nabokov, ci si sofferma su Gogol' e, se rimane il tempo, si arriva infine a Dostoevskij

Mi sembra giusto iniziare questa recensione su Dostoevskij parlando di Nabokov. Un tipo, Nabokov, che di Dostoevskij non è che avesse una buona opinione. Ma comunque. Procediamo.
Durante le sue lezioni di letteratura europea, fra un Proust e un Kafka, Nabokov trovò modo di dilungarsi anche sull'importanza della rilettura. "One cannot read a book: one can only reread it!" avremmo potuto sentir tuonare dalla sua cattedra il nostro entomologo preferito: partendo dall'assunto che la difficoltà dell'azione propria del leggere (muovere gli occhi avanti e indietro - non sto scherzando*) è un vero intralcio alla comprensione del testo, Nabokov sottolineava come il rileggere un libro fosse l'unica maniera per apprezzarne effettivamente il suo contenuto artistico, anzi, l'unico modo di leggere un libro. E occorre dire, ancora una volta, che il nostro scacchista preferito aveva assolutamente ragione. Quando tre anni fa ho finito di leggere per la prima volta questo "Memorie del sottosuolo" mi son detto che non l'avevo letto bene. Anzi, che non l'avevo proprio letto. Sentivo che mi era sfuggito qualcosa, o meglio, mi era sfuggito proprio tutto. L'avevo apprezzato, sì, gli avevo anche assegnato 5 stellette e messo in bella posizione sulla mia libreria, però di questo libricino sottile, un "racconto breve allungato da una lunga anticipazione scritta dal protagonista stesso", mi mancavano le basi per capirne tutto il contenuto, apprenderne la filosofia, capirne la disposizione, metterlo in relazione con l'autore dell'eccezionale "I fratelli Karamazov" e quello ancora giovanile e sentimentale de "Le notti bianche".

Ma veniamo a Gogol'. Nel 1835 lo scrittore russo pubblica, nella raccolta "Arabeschi", uno splendido racconto dal titolo "Le memorie di un pazzo", che ritroveremo poi nei "Racconti di Pietroburgo". Protagonista è Aksentij Ivanovic, burocrate sottomesso e di bassa statura sociale, che nel suo diario tiene nota delle vicende giornaliere. Si assiste così alla sua progressiva e inarrestabile discesa nella pazzia: dall'amore verso la figlia del direttore all'appropriazione indebita delle lettere scritte dalla cagnolina della stessa, fino all'autoproclamazione a Re di Spagna e successivo internamento nel manicomio. È un racconto fra i più rappresentativi del grande autore russo, venato di una carica grottesca e che guarda con un velo di malinconia ad un protagonista che è l'anti-eroe per eccellenza. L'analisi psicologica del personaggio viene piuttosto tralasciata: Gogol' non è ancora interessato a questo livello, preferisce racconti brevi dal taglio paradossale (di questo periodo sono anche "Il naso" e "Il cappotto", altri ottimi esempi), fermandosi lì dove un certo Dostoevkij avrebbe poi potuto prendere spunto per la sua carriera.

Trent'anni dopo la pubblicazione di quel Gogol', Dostoevskij è uno scrittore diverso. Anzi, è proprio un uomo diverso: nel 1849, a 28 anni, è stato arrestato e condannato a morte, tanto da trovarsi a un passo dalla fucilazione. Nel momento in cui tutto è già pronto per la condanna definitiva, con il nostro Fëdor già sul patibolo, la condanna viene commutata nei lavori forzati. Non ho idea di cosa si provi ad essere a un passo dalla morte per fucilazione, ma oserei dire che per Dostoevskij non sia stata una bella esperienza. Comunque. Terminati i nove anni, fra lavori forzati e l'obbligatorio servizio nell'esercito russo, il nostro può tornare alla sua attività di scrittore, ed è dopo questo decennio che nascono le sue opere migliori: da "Delitto e castigo" fino a "I fratelli Karamazov", passando per "L'idiota" e "I demoni", ma anche "Memorie del sottosuolo". E quest'ultimo è in effetti uno dei primissimi lavori successivi alla condanna.

I tempi delle notti bianche sono passati da anni, Dostoevkij è un altro uomo e non vuole più soffermarsi sui semplici personaggi messi in scena nei lavori giovanili. Vuole scavare nell'animo dei suoi protagonisti e non soffermarsi sulle rigide imposizioni della natura umana: non devono esserci limiti ai suoi personaggi, ognuno di essi deve avere "un abisso" dentro di sé ("Due abissi, signori della giuria, ricordate che un Karamazov può contemplare due abissi ed entrambi nello stesso momento!"), senza obbligatorie filosofie da seguire o comportamenti prevedibili. Non posso affermare che "Le memorie di un pazzo" di Gogol' sia fonte diretta d'ispirazione di Dostoevskij, ma sembra quasi ci sia un tratto d'unione fra i racconti dei due grandi scrittori: lì dove Gogol' si ferma davanti a un anti-eroe che impazzisce in maniera quasi "prevedibile", l'anti-eroe di Dostoevskij è un pazzo imprevedibile, che si contraddice ad ogni frase, che scava nel più torbido dell'esperienza umana, in quel sottosuolo a cui lui stesso si è condotto. Il protagonista di "Memorie del sottosuolo" non si riesce a inquadrare, non ha una filosofia dietro ma ha tutte le filosofie, ama lo scherzo ma solo quello di cattivo gusto, finge e dice di non fingere se non quando è lui a decidere che sta fingendo. È un anti-eroe fragile e grottesco allo stesso tempo, che cerca la comprensione degli altri ma che appena sta per toccarla la evita come la peste, anzi, non solo la evita ma la irride anche. È solo, nel suo angolo in cui ha deciso di autoesiliarsi, e anche quando cerca di uscirne preferisce infine quell'angolo all'ambiente esterno. Lo troviamo a raccontarci della sua vita e di un episodio in particolare, sembra quasi compiacersi di se stesso e forse è effettivamente così, se non che lui ce lo nega espressamente - forse solo per contraddirsi ancora una volta? Ma è infine davvero pazzo, questo protagonista, o non lo è affatto? E se i pazzi fossimo noi che cerchiamo di trovare un senso a tutta la sua logica?

È tutta questa imprevedibilità che fa del racconto di Dostoevskij un'opera assoluta, una di quelle che senza una rilettura - ma forse anche due, tre riletture - non si può comprendere del tutto. Ci si perde nella prima parte, lì dove il protagonista cerca di spiegarci il suo modo di vivere, ci si perde nelle sue elucubrazioni contraddittorie e confuse, tanto da farci perder tempo a cercare una certa logica lì dove di logica (forse) non ce n'è affatto. E dove la seconda parte arriva per rendere un vero racconto quello che fino a quel momento pareva un trattato, la situazione non migliora assolutamente. Dostoevkij pone così le basi dei capolavori che inizierà a pubblicare negli anni successivi, una continua ricerca della personalità umana, non più nella maniera più "leggera" del pensiero a cui segue un'azione, ma quella più sottile del pensiero che si scontra con la realtà in maniera sempre più imprevedibile.



* "[...] the very process of laboriously moving our eyes from left to right, line after line, page after page, this complicated physical work upon the book, the very process of learning in terms of space and time what the book is about, this stands between us and artistic appreciation".
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