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Falling Man

There is September 11 and then there are the days after, and finally the years.

Falling Man is a magnificent, essential novel about the event that defines turn-of-the-century America. It begins in the smoke and ash of the burning towers and tracks the aftermath of this global tremor in the intimate lives of a few people.

First there is Keith, walking out of the rubble into a life that he'd always imagined belonged to everyone but him. Then Lianne, his estranged wife, memory-haunted, trying to reconcile two versions of the same shadowy man. And their small son Justin, standing at the window, scanning the sky for more planes.

These are lives choreographed by loss, grief and the enormous force of history.

246 pages, Hardcover

First published May 15, 2007

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About the author

Don DeLillo

83 books6,774 followers
Donald Richard DeLillo is an American novelist, short story writer, playwright, screenwriter and essayist. His works have covered subjects as diverse as television, nuclear war, the complexities of language, art, the advent of the Digital Age, mathematics, politics, economics, and sports.
DeLillo was already a well-regarded cult writer in 1985, when the publication of White Noise brought him widespread recognition and the National Book Award for fiction. He followed this in 1988 with Libra, a novel about the Kennedy assassination. DeLillo won the PEN/Faulkner Award for Mao II, about terrorism and the media's scrutiny of writers' private lives, and the William Dean Howells Medal for Underworld, a historical novel that ranges in time from the dawn of the Cold War to the birth of the Internet. He was awarded the 1999 Jerusalem Prize, the 2010 PEN/Saul Bellow Award for Achievement in American Fiction in 2010, and the 2013 Library of Congress Prize for American Fiction.
DeLillo has described his themes as "living in dangerous times" and "the inner life of the culture." In a 2005 interview, he said that writers "must oppose systems. It's important to write against power, corporations, the state, and the whole system of consumption and of debilitating entertainments... I think writers, by nature, must oppose things, oppose whatever power tries to impose on us."

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2,222 (12%)
4 stars
5,269 (29%)
3 stars
6,285 (35%)
2 stars
2,788 (15%)
1 star
1,125 (6%)
Displaying 1 - 30 of 71 reviews
Profile Image for Ilenia Zodiaco.
290 reviews18.7k followers
August 11, 2015
C'è qualcosa di opaco ne "L'uomo che cade". Il lettore è investito da un senso di disorientamento, di ottundimento, come dopo un grande trauma. La ferita dell'America, post 11 Settembre, è esposta. Meno in rilievo risultano molti dei tratti distintivi dell'autore: i dialoghi cerebrali, la riflessione sui media. Più respiro alla sofferta intimità dei personaggi. Credo che sia il più triste, il più dolente dei romanzi di DeLillo (tra quelli letti). Forse non è nemmeno un romanzo, sono dei frammenti di un immaginario distrutto. La crepa che minaccia le vite dei personaggi stavolta sembra troppo profonda per portare ad un nuovo equilibrio. Più onestamente, come il protagonista, ci convertiamo al gioco d'azzardo, ci rassegniamo a situazioni temporanee, ogni stabilità distrutta, ogni armonia da ricostruire.
Profile Image for Cosimo.
443 reviews
May 29, 2019
Il futuro c'è appena stato

“I cieli che conservava nella memoria erano drammi di nuvole e mare in tempesta, oppure la lucentezza elettrica prima del tuono estivo in città, sempre legati alle energie dei fenomeni atmosferici, di ciò che c'era lassù, masse d'aria, vapore acqueo, venti da ovest. Questo era diverso, un cielo terso carico di terrore umano in quegli aerei sfreccianti, prima uno, poi l'altro, la forza dell'umana determinazione. Ogni singola disperazione impotente stagliata contro il cielo, voci umane che invocavano Dio, e che orrore immaginare tutto questo, il nome di Dio sulla lingua degli assassini e delle vittime al tempo stesso, prima un aeroplano e poi l'altro, quello dei due che sembrava quasi l'omino di un cartone animato, con occhi vividi e denti, il secondo aereo, la torre sud”.

World Trade Center, 11 settembre 2001, il crollo delle torri: Keith è un avvocato, è lì dentro, è un superstite. Esce vivo da quel mondo sospeso, quello spazio-tempo di cenere e oscurità, in caduta. In caduta come The falling man, la spaventosa e iconica fotografia della persona che si lancia nel vuoto, l'artista performativo che mise in atto per la città un vuoto di memoria, un'intersezione visiva, il racconto di tutto quello che non si poteva dire. New York quel giorno si trasformò in modo definitivo, divenne una città discensionale, una comunità che riversava all’esterno le sue voci, il suo grido immateriale, per spegnere le fiamme che scendevano tutto intorno ad essa. De Lillo ci ricorda che la gente, come una folla, leggeva poesie per opporsi al dolore; poi riflette sul male, sul terrore e gli uomini che lo scelsero, che vedevano la società come una malattia, che si sentivano minacciati, che agivano per panico. Quel momento determinò la consapevolezza di non poter andare oltre. Le sagome cadevano nel vuoto, si trovavano schegge organiche, i morti erano ovunque, nei venti che soffiavano sull'Hudson, nei legami recisi dal sanguinante senso di colpa dei sopravvissuti. Non esiste più separazione tra uomo e mondo; uomini nella sventura si sono misurati con martiri fanatici che hanno attuato fantasie di distruzione e morte. De Lillo ci pone davanti uno specchio: quello che vedi tu non è quello che vediamo noi. E poi ci fu il dopo, gli aerei sarebbero tornati.

“Durante quelle notti Lianne aveva l'impressione che si stessero allontanando dal mondo. Non era una forma di illusione erotica. Lei continuava a ritrarsi, ma con calma, mantenendo il controllo. Lui proseguiva il suo sequestro di sé, come sempre, ora però con una misura spaziale, fatta di miglia aeree e città, una dimensione di distanza letterale fra se stesso e gli altri”.
Profile Image for Marcello S.
673 reviews291 followers
September 12, 2023
Non avevo troppa voglia di leggere “il romanzo di Delillo sulle torri gemelle”, motivo per cui l’ho rimandato all’infinito. Se si escludono i capitoli ai margini, più dentro la Storia, è un libro di atmosfere, spazi e stati d’animo, dove si rimbalza da una scena all'altra in una fuga dalla realtà più orientata all’indagine della condizione umana che all’azione. Ha dialoghi sfuggenti e personaggi poco decifrabili, che non sembrano mai voler davvero dire qualcosa. Nel mezzo ci sono manciate di pagine non proprio indimenticabili, ma ha quel tono obliquo e astratto che lo rende qualcosa da interpretare e a cui continuare a pensare.
Diversi riferimenti alle nature morte di Giorgio Morandi, possibile fonte di ispirazione.

[75/100]

∞ Forse era quello l’aspetto che avevano le cose quando non c’era nessuno che le vedesse.
∞ Potevano esserci dettagli non insopportabili?
∞ Forse esisteva una piega profonda nella trama delle cose, nel modo che hanno le cose di attraversare la mente, nel modo che ha il tempo di oscillare nella mente, che è poi anche l’unico posto in cui esiste in maniera significativa.
∞ Una cosa del genere la si costruisce soltanto per vederla crollare. La provocazione è evidente. Altrimenti perché spingersi cosí in alto, e poi raddoppiare, farlo due volte? In pratica è come dire: «Ecco qua, ora buttatela giú».
∞ Portava il solito abito non stirato, la sua divisa, una camicia in cui sembrava aver dormito, senza cravatta. Un individuo fuori posto, oppure molto confuso, smarrito nel tempo. L’aspetto pressurizzato di un uomo i cui occhi si sono rimpiccioliti nella testa.
Profile Image for Simona.
1,000 reviews236 followers
April 13, 2013
Detriti. Polvere. Macerie. Morte. Sopravvissuti. Attentato terroristico. 11 settembre. America. Crollo. Twin Towers.
Sono solo alcuni dei termini che DeLillo usa per descrivere la paura, l'orrore, l'attentato terroristico che ha sconvolto l'America e il mondo. DeLillo analizza tutto ciò adottando un punto di vista narrativo diverso: da un lato racconta le paure, le angosce dei sopravvissuti, come Keith che è riuscito a sfuggire al crollo e che tenta di reagire perdendosi al tavolo da poker, oppure Lianne, l'ex moglie che segue le imprese di un uomo appeso a testa in giù oppure di Justin, il figlio, che scruta il cielo in attesa che i nuovi aerei compaiano; dall'altro racconta la tragedia da parte di chi l'ha organizzata, ovvero Hammad, l'artefice del crollo.
"L'uomo che cade" è la storia di chi cerca di esorcizzare la paure dell'11 settembre, cercando di far sì che tutto ciò che è successo non cada nell'oblio.
Profile Image for Daniele.
337 reviews68 followers
March 17, 2025
Gli attentati alle Torri Gemelle furono un evento di portata storica ed un trauma che colpì profondamente l'Occidente e l'America in particolare, irrompendo con violenza nella vita dell'americano medio.
Crollò l'assoluta certezza di essere sempre al sicuro, un senso di invincibilità che l'America aveva coltivato per anni.
DeLillo ci mostra questo cambiamento, la perdita di certezze individuali e collettive.
L'ombra di questo trauma che si estende sulla vita di ogni personaggio, stravolgendo la quotidianità e provocando un terrore e un'angoscia diffusi .
Keith cerca rifugio nell'oblio del poker, Lianne si impegna con la memoria attraverso il suo lavoro e la sua indagine sul passato familiare, il piccolo Justin tenta di dare un senso a questo caos attraverso il suo gioco distorto nel nome di "Bill Lawton".
La fragilità individuale e collettiva emerge con forza e sempre Keith, all'inizio descritto come un uomo fatto di futuro, si perde nel gioco d'azzardo, arrendendosi all'evidenza che la maggior parte delle vite non ha senso.
E poi c'è lui, "L'uomo che cade" che è uno degli elementi più potenti del romanzo, l'artista performativo che imita la tragica caduta delle vittime dalle Torri Gemelle e che provoca diverse reazioni nel pubblico che assiste, reazioni che vanno dall'indignazione al tentativo di comprensione e che evidenziano le differenti modalità con cui il trauma può essere elaborato e interpretato . Un tentativo di dare forma e significato all'orrore, oscillando tra un atto di commemorazione e una spettacolarizzazione della sofferenza .

Entra nella top 5 dei miei DeLillo preferiti di sempre.

-Che cosa ci riserva il futuro? Tu non te lo chiedi? Non dico il mese prossimo. Gli anni a venire.
Non ci riserva niente. Non c'è. Il futuro era questo. Otto anni fa misero una bomba in una delle torri. Allora nessuno ci disse che cosa ci avrebbe riservato il futuro. Il futuro c'è appena stato. Il momento in cui bisogna aver paura è quando non c'è motivo di averne. Ora è troppo tardi.

Aveva vari bastoni tra cui scegliere, e a volte, nelle ore meno affollate e nei giorni di pioggia,andava a piedi fino al Metropolitan Museum e guardava i quadri. Ne guardava tre o quattro in un'ora e mezza. Guardava ciò che non mutava. Amava le grandi sale, gli antichi maestri, tutto ciò che esercitava una presa immutabile sull'occhio e sulla mente, sulla memoria e sull'identità. Poi tornava a casa e leggeva.
Leggeva e dormiva.

Cosí aveva detto Nina Bartos.
- È puro e semplice panico. Attaccano per panico.
Su questo posso anche darti ragione. Perché loro pensano che il mondo sia una malattia.
Questo mondo, questa società, la nostra. Una malattia che va diffondendosi, - disse lui.
- Non esistono obiettivi che possono sperare di raggiungere. Non stanno liberando un popolo o cacciando un dittatore. Ammazzano persone innocenti, tutto qua.
- Infliggono un colpo al dominio di questo paese. Ecco l'obiettivo che raggiungono, dimostrare che una grande potenza può essere vulnerabile. Una potenza che interferisce, che occupa.

Lianne aveva un rapporto conflittuale con l'idea di Dio. Le avevano insegnato a credere che la religione rende le persone ubbidienti. È questo lo scopo della religione, riportare la gente a una condizione infantile. Timore e soggezione, diceva sua madre. Ecco perché la religione si esprime in modo cosí potente, mediante leggi, rituali e castighi. E si esprime anche attraverso la bellezza, ispirando musica e arte, elevando le coscienze di alcuni, schiacciando quelle di altri. La gente cade in trance, c'è chi letteralmente si prostra, chi strisciando percorre grandi distanze, oppure marcia in mezzo a una folla ferendosi e fustigandosi. E altri, il resto di noi, che vengono dondolati forse piú delicatamente, fissati a un cardine interiore nel profondo dell'anima. Potenza e bellezza, diceva sua madre. Noi vogliamo trascendere, vogliamo oltrepassare i limiti della comprensione innocua, e quale modo migliore di farlo se non tramite la creazione di fantasia.

C'era la religione, e poi c'era Dio. Lianne avrebbe tanto voluto non credere. Lo scetticismo era il percorso che conduceva alla chiarezza di pensiero e di intenti. O forse era solo un'altra forma di superstizione? Avrebbe voluto credere nelle forze e nei processi del mondo naturale, solo in quelli, nella realtà percepibile e negli sforzi scientifici, nel fatto che gli uomini e le donne fossero soli sulla terra. Sapeva che non esisteva conflitto tra la scienza e Dio. Si poteva avere l'una e l'altra cosa. Ma lei non voleva. C'erano i pensatori e i filosofi che aveva studiato a scuola, libri che aveva letto come dispacci entusiasmanti, indirizzati a lei personalmente, che a volte la scuotevano in profondità, e poi c'era l'arte sacra che aveva sempre amato. Opere create da persone che dubitavano, e da persone che credevano con fervore, e anche da persone che avevano prima dubitato e poi creduto, e lei era libera di pensare e di dubitare e di credere simultaneamente. Però non voleva. Dio l'avrebbe invasa e indebolita. Dio sarebbe rimasto sempre e comunque una presenza inimmaginabile. Ecco che cos'avrebbe voluto, spegnere una volta per tutte il battito della fede incerta che aveva nutrito per buona parte della sua vita.

Ma è possibile? La mia domanda è questa, - disse lei. - È davvero possibile che io e te abbiamo chiuso con i conflitti? Sai a cosa mi riferisco. L'attrito quotidiano. In ogni parola, ogni respiro, come prima di lasciarci. Possibile che tutto questo sia finito? Non ne abbiamo piú bisogno. Possiamo vivere senza. È cosí? - Siamo pronti a sprofondare nelle nostre piccole vite, - disse lui.

Il mondo cambia innanzitutto nella mente dell'uomo che vuole cambiarlo. Il momento è quasi giunto, la nostra verità, la nostra vergogna, e ogni uomo diverrà l'altro, e l'altro un altro ancora, finché non esista piú separazione.

Un tempo Keith aveva desiderato piú mondo di quanto avesse tempo e mezzi di acquisire. Ora non lo voleva piú, qualsiasi cosa fosse ciò che aveva voluto, in termini di realtà, di cose reali, perché in definitiva non l'aveva mai saputo davvero. Adesso si chiedeva se fosse nato per diventare vecchio, destinato a essere vecchio e solo, pago di una vecchiaia solitaria, e se tutto il resto, tutti gli sguardi feroci e gli sproloqui che aveva lasciato rimbalzare tra quelle pareti, non fossero stati altro che un veicolo per arrivare fin lí.

Presto verrà il giorno in cui nessuno piú penserà all'America, se non in virtú dei pericoli che crea. Sta perdendo la sua centralità. Sta diventando il centro della sua stessa merda. È l'unico centro che occupa.
Profile Image for Gauss74.
479 reviews105 followers
January 5, 2026
Ci ho messo un bel po’ prima di sedermi a scrivere due righe su L’uomo che cade, perché è uno di quei libri che non passa come un bicchiere d’acqua fredda, ma lascia dietro di sé spunti di riflessione.
Dopo aver letto diverse opere di Don DeLillo (su tutti Rumore bianco e Zero K), appare chiaro che lo scrittore newyorkese sia ossessionato dal terrore della morte. Si andava dall’incubo nucleare alla ricerca affannosa di una tecnologia dell’ibernazione. E allora, se sei ossessionato dalla morte e dal terrore della fine e sei di New York, come puoi non occuparti dell’11 settembre e dell’attentato che ha seminato morte e distruzione, un’angoscia atavica capace di scatenare una scia di sangue che dura ancora oggi?
Era talmente ovvio che, quando ho incontrato L’uomo che cade, mi sono stupito di non averci pensato prima: che Don DeLillo potesse aver scritto un libro sulle Torri Gemelle.
Detto questo, il libro è un libro strano, perché la distruzione e il panico sono molto meno presenti di quanto ci si potrebbe aspettare avendo letto le opere degli anni Ottanta di questo scrittore. Restano sullo sfondo, come se fossero un rumore molto, molto più bianco di quello del pericolo nucleare. Raccontando, a un livello profondamente psicologico e con un minuzioso dettaglio che non diventa mai infodump, la vita di una famiglia di sopravvissuti, forse questo libro dice qualcosa di assai meno banale della semplice cronaca di una tragedia.
Il senso di caducità della vita si insinua nella coscienza di un popolo che si credeva al sicuro in modo strisciante, senza deflagrare. Anche le attività e le risorse che la società americana investe per tentare un recupero della serenità perduta (le terapie di gruppo, ad esempio) non incidono in modo decisivo sulla vita, sulle decisioni e sui pensieri dei protagonisti. Solo l’arte, che del racconto dell’uomo e della sua vita fa una ragione d’essere, reagisce rivoluzionandosi.
Gli aerei di Al-Qaeda sembrano – e qui sta il punto – aver tentato di uccidere un corpo già morente di per sé, avvelenato dal vizio, dal gioco, dai tradimenti, dall’ipocrisia. È forse anche per questo che hanno fallito (al netto del fatto che quasi certamente Bin Laden non voleva causare un massacro simile: il suo scopo era terrorizzare, rivitalizzare una lotta sanguinosa, non generare una strage che avrebbe inevitabilmente prodotto una vendetta ancora più grande).
Sarebbe stato un grande romanzo psicologico, capace di esporre una tesi tutt’altro che banale, se non fosse che Don DeLillo ha provato anche a raccontare i pensieri degli attentatori nelle ore immediatamente precedenti l’attacco. Ed è qui che fallisce clamorosamente. Quella che poteva essere un’idea formidabile per fare alta letteratura si risolve invece in una rappresentazione in cui i fedayn di Al-Qaeda sono poco più che cattivi da favola: figure piatte, fatte di un odio sterile, in nome di un’appartenenza a una cultura islamica descritta come talmente vuota e stereotipata da risultare offensiva verso una civiltà che, con tutti i suoi problemi, esiste da secoli e ha dato contributi ben diversi al progresso dell’umanità.
Il libro è del 2008. Viene da pensare che Don DeLillo si sia allineato con troppa facilità alla narrazione sciagurata del Patto delle Azzorre.
Il caso ha voluto che, contemporaneamente a L’uomo che cade, io abbia iniziato Amici di una vita di Hisham Matar, che ne rappresenta quasi una narrazione speculare. Qui i protagonisti sono libici, anch’essi vittime di una tragedia uguale e contraria a quella delle Torri Gemelle: la sanguinosa repressione dei rivoltosi democratici, in una piazza di Londra, da parte del nascente regime di Gheddafi. Ed è qui che si vede quanto Don DeLillo si sbagliasse. Una parte significativa della migliore società del mondo arabo, senza rinunciare alle proprie radici, guardava all’Occidente con ammirazione. Persone che studiavano (e studiano tuttora) nelle nostre università, che citavano Dante e Shakespeare, che lottavano per le stesse libertà, e che sono state schiacciate da regimi di cui noi occidentali siamo stati complici.
Altro che assassini fatti solo di odio.
Ma questa è un’altra storia.
August 29, 2012
Il libro sbagliato nel momento sbagliato

Sono stata a chiedermi per metà del libro “ dove cavolo stava Don?” quando le torri furono abbattute. L’ho iniziato lunedì. Pensavo di finirlo in due giorni ma per un motivo o per l’altro ho rallentato la lettura fino a che il mio tran tran quotidiano, in cui i libri hanno un ruolo preponderante, e la lettura si sono incrociati con l’ennesimo attacco all’occidente, il mitico, trasparente, immacolato occidente.
E' successo a pagina 141. Non solo si incrociavano i due fatti, l’11 settembre ( locuzione mitica che si è sostituita “ad attacco terroristico di matrice islamica” perché, come dice il panzone Ferrara, non tutti i musulmani sono terroristi ma i terroristi sono musulmani, e ne consegue che in Francia si è verificato un “11 Settembre”) tema dell’ “Uomo che cade” con la strage dei giornalisti a Parigi.
Ma anche, coincidenza nella coincidenza, nel romanzo viene riesumato un libro di un aeronautico in pensione sempre rifiutato dalle case editrici e che prediceva l’accaduto come l’attentato francese ha una sua predizione attribuita dagli inviati allupati, è il caso di dire, al romanzo di Michel Houellebecq, “Sottomissione”.

A quel punto ho capito che non era il caso di confondere l’oro (De Lillo) con il piombo (inviati, opinionisti, esperti che sparano cazzate). Che quei newyorchesi del romanzo incapaci di reazioni umane davanti ad un evento tanto disumano non sono oggetto della sua pietà. Che quel loro sembrare avviluppati da un disturbo post traumatico non è una reazione affettiva psichica “umana” ma piuttosto uno stato costante di uomini e donne, ormai virtuali, trasformati dal “moderno tecnologico” e dalla sua capacità di alterare i comportamenti umani.
Non è un caso che reazioni emotive di rabbia o dolore le provano solo i partecipanti a un gruppo di riabilitazione per pazienti con i primi segni di Alzheimer, Nina madre della protagonista, affetta da decadimento psico- fisico e il suo vecchio compagno, un mercante d’arte ma con un passato di terrorista nella Germania degli anni settanta.
Come dire che la cognizione umana, nel bene e nel male, ha origini prettamente culturali. Che anche “l’anima “ è un fatto culturale.

Keith, che aveva un ufficio in una delle torri, sopravvissuto all’attacco decide di fare il giocatore di poker professionista; Lianne, la moglie, insegue un artista performativo che si lancia dai grattacieli simulando la caduta degli uomini dalle torri e alla fine cerca un senso alla vita, alla sua vita, in una chiesa cattolica senza troppo successo; il loro figlioletto Justin sta a scrutare il cielo con un binocolo, con due amici, in attesa dell’arrivo di Bin Laden e dei suoi aerei: tanto è un gioco.

Come a dire che mentre mercoledì gli svergognati, cinici, facce di c…lo dei governanti centrali e periferici ci trituravano i cabbasisi con appelli all’unità contro le serpi che si sono allevate in seno ( leggi migranti musulmani di I, II e III generazione), con ipocrite e false parole per la difesa della libertà di stampa nostro patrimonio ( e non a caso gli invasati hanno scelto un giornale dalla satira dissacrante, nel senso letterale del termine, e per di più sull’orlo del fallimento per i tagli economici e non le Figaro o il nostro Corriere: si sa che liberi non sono e quindi non fanno paura), giovedì mattina le borse schizzavano in alto per dimostrarci che loro, quelli che hanno in pugno il destino “dell’innocente” occidente, se ne stracatafottono di quei giornalisti dissidenti del potere. Già quale potere?
De Lillo, che mi aveva fatto torcere le budella per la rappresentazione, anche retorica, di quegli ectoplasmi che non sanno mettere a fuoco ciò che gli è capitato per deficit emozionale, essendo programmati da una struttura mentale e sociale rigida che li vuole sottomessi ai bisogni indotti , mi appare l’ultimo combattente per la difesa della specificità umana.
Dolente e senza ironia segue i due relitti che disvelano la loro natura disumana proprio nel momento in cui dovrebbe mostrarsi in tutta la sua forza con rabbia e rancore.
Di contro, risalta l’umanità disumana del gruppo di terroristi che si addestrano prima l’attentato, la cui vita/morte fa da contraltare al nulla/niente degli americani, abitanti di una nazione destinata a diventare ininfluente e marginale dice Martin, il fu terrorista della banda Baader Meinhof .
Profile Image for Ingrid.
81 reviews30 followers
August 12, 2015
Primo libro che leggo di Don Delillo, dopo averne apprezzato il film Cosmopolis, ero molto curiosa di avvicinarmi a questo scrittore. Sono letteralmente rimasta di stucco dalla profondità e, nello stesso tempo, dal distacco emotivo necessario per raccontare una storia ambientata (o meglio, successiva) ai fatti dell'undici settembre 2001. Necessario e, a mio avviso, fondamentale, perché in tanti film e romanzi si è raccontato con estremo trasporto di famiglie divise, mariti morti, parenti che erano sugli aerei o nelle torri che sono spariti per sempre. Qui no, qui si cerca di raccontare una storia come un altra, dove però il crollo delle TT ha necessariamente e irrimediabilmente influito: Keith lavorava nelle torri ed è riuscito ad uscire in tempo salvandosi; deciderà poi di tornare dalla moglie dopo un periodo di separazione e dal figlio, che passa le sue giornate con gli amici a guardare col binocolo in cielo, nella "speranza" di vedere gli aerei di Bin Laden.
Nessuna posizione in merito ai fatti di politica internazionale o a quello che verrà successivamente all'attacco; nessun riferimento ai morti né alla loro commemorazione che ancora persiste nell'immaginario mediatico americano: dove tutto prima rimandava al Vietnam, adesso tutto rimanda a quelle due torri, al primo vero attacco nel cuore degli Stati Uniti.
Un libro totale, bellissimo, che ci insegna veramente a trattare una tragedia così forte nel modo più rispettoso e vero possibile.
Profile Image for Paolo.
166 reviews192 followers
June 28, 2015
Giustamente in una recensione di un lettore qui su Goodreads si diceva che se c'era una autore titolato a scrivere dell' 11 settembre questo era DeLillo, visto che la costruzione delle due torri aveva fatto da sfondo a larghi brani di Underworld.

Peccato che il risultato sia molto inferiore alle attese: De Lillo, che ha saputo trarre un' epopea da una palla da baseball, qui sembra come soverchiato dall'immanità dell'evento, nonostante gli fornisca in abbondanza il "materiale" prediletto (detriti & complotti), producendo un'opera pudica e ripiegata su se stessa. Apprezzabile, ma siamo lontani da Rumore Bianco e ad anni luce da Underworld.
Profile Image for Frannie.
548 reviews230 followers
October 30, 2017
Secondo assaggio di DeLillo dopo Cosmopolis e ancora una volta per me è un sì. Stavolta però non si riesce a rimanere indifferenti, non ci si sente distanti ed estranei, ma partecipi, perché è l'autore in primis a concedersi un po' più di intimità con i personaggi, a regalarci un ritratto che indaga più a fondo nella ferita che l'attacco dell'11 settembre ha aperto.
DeLillo ci dà delle istantanee, dei flash disordinati per inquadrare l'esperienza di questa coppia che è riuscita a sopravvivere, ma che si porta dietro un trauma profondo: Keith, impiegato d'ufficio in una delle due torri che si presenta sulla soglia di casa della moglie da cui si è separato, cosparso di cenere e frammenti di vetro e tenta di ricostruire la sua routine, con l'aiuto delle partite a poker; Lianne, ex-moglie che segue un gruppo di malati di alzheimer, ossessionata lei stessa dall'arrivo della malattia e testarda nel suo tentativo di comprendere il figlio Justin, che affronta il trauma a modo suo, alternando silenzi a frasi di poche sillabe e scrutando costantemente il cielo in attesa di altri aerei.
C'è però anche l'altra faccia della medaglia, quella che racconta la preparazione dell'attacco da parte dei terroristi, dalla Germania fin sull'aereo che sta per schiantarsi sul World Trade Center, soffermandosi sugli ultimi pensieri di uno di loro. E su tutti incombe lui, l'artista soprannominato "l'uomo che cade", che raffigura di nuovo per le strade della città la macabra scena del crollo, più e più volte.
Una delle cose che più mi colpisce di questo autore è la gestione dei dialoghi tra i personaggi, che hanno sempre un qualcosa di distorto, come se ognuno seguisse un proprio filo interiore e non stesse davvero ad ascoltare l'altro. Poche domande, molte frasi affermative e rarissime risposte dirette trasmettono un senso di incomunicabilità ed estraniamento.
Scrivere dell'11 settembre non è mai semplice e può essere una perfetta arma a doppio taglio, ma trovo che in questo caso DeLillo ci regali un'immagine significativa del nuovo secolo della paura e una rappresentazione accurata del dolore e dei rituali che ognuno ha per esorcizzarlo e provare ad andare avanti.
Profile Image for Ubik 2.0.
1,116 reviews317 followers
October 20, 2012
“Erano i giorni del dopo. Ormai tutto si misurava a partire dal dopo.”

Come già esistono una sociologia ed un'economia del dopo 11 settembre, così da qualche tempo è nata una narrativa analogamente datata.

Delillo affronta l'evento di petto e ci proietta subito nel cuore dei fatti, poi un poco alla volta se ne allontana preferendo seguire, come gli è congeniale, il riverbero dell'accadimento traumatico nella psiche e nel comportamento dei personaggi, attraverso lo smarrimento che pervade ogni cosa ed ogni persona rivelandosi il sentimento dominante dell'opera.

Lo è al punto di dare spazio progressivamente significativo alla rappresentazione dell'attività di gruppo di alcuni soggetti ai primi stadi dell'Alzheimer, alle bizzarrie di un artista performante, "l'uomo che cade", che sembra simulare il movimento dei precipitanti dalle torri in fiamme, all'abbandonarsi del protagonista maschile ad atteggiamenti compulsivi fino a trovare una sorta di conciliazione con sè stesso tramite l'impersonale ritualità del gioco d'azzardo.

Tutto questo avviene con un moto centrifugo rispetto all'11 settembre, del cui effetto traumatico tuttavia nessuno sarà in grado di liberarsi pienamente nemmeno a mesi o anni di distanza. Attrraverso brevi inserti, si delinea in contrasto il moto centripeto degli attentatori che convergono verso un appuntamento ineluttabile con la propria sublimazione, animati da una determinazione distruttiva che non può fallire.

Come in altre occasioni, Delillo dimostra di avere bisogno di un forte evento concreto (l'assassinio di un presidente, una catastrofe ecologica, il crollo del World Trade Center) per ancorarvi l'astrattezza straniante delle situazioni di cui è abilissimo e sintetico narratore. Quando invece tale fulcro è assente si ha quasi l'impressione di una perdita di gravità, come una mongolfiera che non governa più la rotta, abbandonata ad una deriva narrativa che va dissipando l'attenzione del lettore.
Profile Image for vediallavoceleggere.
77 reviews26 followers
December 30, 2019
Tutti i giorni compiamo azioni in modo automatico e un attimo dopo abbiamo già dimenticato quello che stavamo facendo. Ma quando c’è un evento traumatico, o particolarmente significativo, riusciamo a ricordare esattamente dove eravamo, con chi e perché.

Mia madre è la persona più smemorata che conosco, ma non ha mai dimenticato il momento in cui ha appreso che dall’altra parte del mondo, a New York, due aerei si sono schiantati contro le Torri Gemelle e hanno scritto un nuovo capitolo della storia dell’umanità.

11 settembre 2001.

Qualcuno di noi era solo un bambino, qualcun altro era un adolescente, altri erano genitori, alcuni anziani. Al momento dell’attentato Keith Neudecker è un uomo che lavora in una delle due torri e riesce a mettersi in salvo qualche attimo prima del crollo. Se la cava con un po’ di polvere in faccia, qualche macchia di sangue sui vestiti e schegge di vetro incastrate nella pelle. È in questo stato che arriva a casa della sua ex moglie e di suo figlio.

Ma come vivrà d’ora in poi Keith? Cosa significa vivere dopo aver visto la morte? Delillo apre così il suo libro:
«Non era più una strada ma un mondo, un tempo e uno spazio di cenere in caduta e semioscurità. [...] Nell’aria c’era ancora il boato, il tuono ritorto del crollo. Il mondo era questo, adesso. Fumo e cenere rotolavano per le strade e svoltavano angoli, esplodevano dagli angoli, sismiche ondate di fumo cariche di fogli di carta per ufficio in formati standard dai bordi taglienti, che planavano, guizzavano in avanti, oggetti soprannaturali nel sudario del mattino.» ⠀

Il mondo era questo, adesso.
C’era chi si affannava nelle scale per raggiungere l’uscita, chi piangeva, chi urlava di dolore, chi tentava disperatamente di raggiungere un telefono per dire «sto morendo», chi era a casa ad aspettare, chi non doveva aspettare più.

Delillo con questo libro parla delle due facce di una stessa medaglia: da una parte l’essere umano in grado di distruggere, dall’altra l’essere umano che tenta disperatamente di rimettere insieme i pezzi.

L’uomo che cade. L’umanità che cade.
Profile Image for Bobparr.
1,188 reviews94 followers
August 5, 2017
Giu-2008: ***** Ho un po' di timore nel maneggiare questo libro. Ho paura che muovendolo perda sabbia dalle pagine, oppure che di colpo sia cosi' pesante da non riuscire a sollevarlo. O anche che riaprendolo si proietti sul soffitto un film con questi dialoghi, girato da Bergman. Ho negli occhi della mente l'idea di una camicia che scende dal cielo, e non sono per niente tranquillo.
—-
Feb-2025: **** Le associazioni con DeLillo mi sembrano quasi inevitabili, perché non è facile gestire queste opere senza trovare un punto fermo di assonanza con il conosciuto. Questa volta è Lee Konitz che mi è venuto in mente: le atmosfere rarefatte, geniali e irraggiungibili che riusciva a creare; la loro immutabilità nel tempo, il fatto di non trovarle mai banali ma al contrario sempre nuove, fresche, immediate. Qui c’è poco della parte islamica e molto della evoluzione della famiglia dei comprimari: non si può fare altro che seguire gli inattesi punti di vista che D. imprime al testo e alla trama, sentendo che all’apparenza è tutto molto leggero ma in realtà i movimenti sono radicali e profondi. Ecco, più che il Bergman citato 17 anni fa, ora come ora direi Malick.
Profile Image for •Paola•.
38 reviews5 followers
November 29, 2020
Sento spesso il bisogno di leggere di fatti realmente accaduti e devo dire che queste storie intrecciate lasciano un po’ di tristezza e lieve indisposizione.
Lo shock lasciato dall’11 settembre affrontato in modi diversi.
Profile Image for Massimiliano.
457 reviews94 followers
October 14, 2021
L’ho letto un po’ sull’onda del ventennio dalle Torri Gemelle, e un po’ perché è sempre DeLillo.
Se da un lato l’evento in sè, con gli aerei che si schiantano e poi il crollo, è qualcosa che mi affascina da sempre (nel senso angosciante del termine, affascina per l’impatto psicologico che hanno quelle scene e il senso di tragedia che trasmettono; sarà che sì, sono uno di quelli che stava guardando la Melevisione in quel momento), di certo questo libro non fa altrettanto - e scusate il periodo lunghissimo -.
Vale la pena solo l’ultimissimo capitolo perché, strutturato - male - stile Memento il film (paragone bugiardo con un film magnifico, ma che fa capire), è quello che si svolge esattamente nel mezzo dell’evento.
Per il resto un libro che lascia poco o nulla a parer mio, tutti quelli di DeLillo che ho letto finora valevano molto di più.
Profile Image for Patrizia Galli.
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June 21, 2019
Tutti noi, sufficientemente adulti al momento dell’attacco alle Torri Gemelle, ci ricordiamo perfettamente cosa stavamo facendo quando abbiamo scoperto dell’attentato. Io, per esempio, mi trovavo in un negozio Decathlon con mia madre. Ricordo che alla radio in diffusione nel negozio ne hanno cominciato a parlare. Ricordo che mia mamma pensava inizialmente che fosse una sorta di sceneggiato radiofonico, stile La Guerra dei Mondi di Orson Welles. Me lo disse proprio, finché non arrivammo a casa e scoprimmo che era tutto orrendamente vero. Semplicemente perché questo attacco ha cambiato tutto il nostro mondo.
Con l’Uomo che Cade Delillo sceglie di raccontare la tragedia dell’11 Settembre da un punto di vista molto intimo: racconta le conseguenze psicologiche e gli effetti traumatici dell’evento per un gruppo ristretto di individui: da una parte una famiglia americana, il cui padre è scampato miracolosamente al crollo della Torre Nord, e dall’altro dedica alcuni capitoli ad uno dei 19 attentatori, Hammad, giovane iracheno che ha combattuto nella prima guerra del Golfo e che viene iniziato alla jihad da Mohamed Atta (secondo l’FBI il leader dei dirottatori)
Delillo sceglie di raccontarci l'11 Settembre attraverso brandelli di vita di un gruppo ristretto di persone, attraverso stralci delle loro esistenze, pezzi di quello che diventa la loro essenza dopo la tragedia: lacerata. Non esiste un continuum temporale, c'è uno stacco netto tra il prima e il dopo. Perché il dopo, così come per gli anziani affetti da alzheimer che aiuta Lianne, «sarà tutto all'insegna della perdita». Bisogna fare i conti con quelle 2 torri, con quello che è morto e quello che vi è sopravvissuto, con Dio e con la sua esistenza o meno, con il dolore e l'umanità di ognuno.
Keith, Lianne e il figlio Justin non sono eroi epici, nemmeno individui particolari o speciali, sono individui che si sentono inadeguati alla vita, timorosi del presente e del futuro ora che il «futuro c’è appena stato», perché quello che mai era stato immaginabile è accaduto. Le loro incertezze sono il riflesso di una società distrutta, sull’orlo del baratro, colpita al cuore della sua stessa essenza.
La struttura del romanzo è circolare, si apre e si chiude con la stessa scena di una camicia che fluttua nell’aria, cadendo dal cielo, agitando le braccia «come nulla in questa vita». La circolarità della storia non riflette solamente la vita senza uscita di Keith, quanto anche quella di tutti i personaggi coinvolti. La circolarità è metafora della perdita di identità, perché non c’è via di fuga o spiegazione a questo terrore labirintico e chiudendo il romanzo con la stessa angosciosa scena Delillo lo rimarca fin troppo bene.
Solo per gli attentatori questa circolarità lascia il posto ad una linearità ben definita: loro sanno bene cosa vogliono, sanno che la morte è il solo modo per dare significato alla loro vita, sono pronti a sacrificare tutto in nome della loro causa e mai il dubbio li attanaglia.
Nel corso del romanzo Keith, protagonista diretto dell'attentato, affronta il trauma scappando dalla realtà: si rifugia nel poker, un mondo che non richiede un’identità solida e ben definita, al contrario, permette di bluffare, di fingere e di isolarsi in una solitudine senza via di scampo.
Ma sono quasi tutti i personaggi del romanzo a fare una non-scelta, perché scappano, rifuggono il dolore e il trauma preferendo nascondersi dietro esistenze apparentemente normali, quasi fossero l’illusione di un appiglio durante un naufragio. Forse solo il ‘Falling Man’, l’artista di strada che nei giorni successivi alla tragedia si lascia appendere a testa in giù all'esterno dei palazzi o vicino alle ferrovie, vestito di tutto punto, evasivo e impassibile, senza annunciare mai i suoi interventi, rifiutando gli inviti di musei e università, prova a elaborare il lutto, cercando di mettere di fronte all’intera popolazione di New York ciò che hanno visto: non solo la morte di migliaia di persone, molte della quali hanno preferito lanciarsi pur di provare a trovare una via di fuga dal fuoco delle Torri, ma il crollo e l’impotenza di tutto quello che l’America rappresentava: soldi, potere, capitalismo, indipendenza… il crollo delle Torri alza il sipario su qualcosa di nuovo, «non più una strada ma un mondo, un tempo e uno spazio di cenere in caduta e semioscurità».
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Profile Image for Leonardo Di Giorgio.
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July 19, 2022
Romanzo di solitudini, di corpi traslucidi impegnati in soliloqui, uomini fatti di fumo, facce frammenti che si parlano senza ascoltarsi, senza parlarsi, vite-non-vite, derelitti caduti; il mondo - una muta trasmissione televisiva proiettata su un muro sporco - si è fermato, crollate le incerte convinzioni procede arrancando in un tutto senza senso. La prosa di DeLillo sostiene tutto, riesce ad andare oltre l'Evento, riesce a rendere universale un momento storico riportandoci il privato di comuni vite "sopravvissute". Le due narrazioni contenute nel romanzo non sono però giustamente equilibrate e la lunghezza, accentuata dalla giusta scrittura apatica, appare oltre misura.

"Allo specchio crediamo di vedere noi stessi. Ma non siamo noi. Non è quello l'aspetto che abbiamo. Non è il nostro volto letterale, ammesso che una cosa simile esista. E' il volto composito. Il volto in transizione."

"Ogni volta che vedeva un filmato degli aerei Lianne avvicinava un dito al pulsante di spegnimento del telecomando. poi continuava a guardare. Il secondo aereo che spuntava da quel cielo azzurro ghiaccio, era quella la sequenza che le penetrava nel corpo, che sembrava scorrerle sotto la pelle, quella fugace accelerazione che trasportava vite e storie, le loro e la sua, quelle di tutti, in un'altra distanza, al di là delle torri."
Profile Image for Alfonso D'agostino.
1,000 reviews74 followers
May 28, 2018
Tutti ci ricordiamo di dove eravamo mentre le Torri venivano giù. E tutti abbiamo scolpita nella mente una immagine dell’11 settembre: il lampo dell’impatto, il tremolio dell’immagine, la nube di polvere, l’assurdo volteggiare dei fogli di carta.

La mia immagine dell’11 settembre non è un video e non è una sequenza: è la semplice fotografia di un uomo normale, che nella mia mente ricordo con una giacca e un fazzoletto in mano, ricoperto di polvere e sporcizia dopo il crollo delle Torri. Ha una valigetta in mano, mentre si allontana da quello che sarebbe diventato Ground Zero e, dietro di lui, un orologio segna l’ora più buia della storia degli States.



In qualche modo, credo che la mia immagine-ricordo tradisca il mio modo di vivere quella tragedia: immediatamente - e, devo confessarlo, anche dopo - finii per focalizzarmi sulle singole storie che ne componevano l’essenza, in una distanza siderale (forse immatura, mea culpa) dalle conseguenze geopolitiche e mondiali che ancora oggi segnano la nostra quotidianità. Mi si potrà dire che è come guardare il mondo da un buco fatto con un chiodo in un muro, e ne sono conscio. Ma per me, il mio cervello e qualche decina di centimetri più in basso, dove batte il tessuto cardiaco, è ancora così.

Deve essere per questo che a me - a differenza di molta critica, anche americana - L’uomo che cade di Don DeLillo è piaciuto. Comprendo perfettamente chi si aspettasse dall’autore di Underworld (un romanzo capace come pochi di raccontare l’epopea statunitense) un racconto definitivo dell’11 settembre, una sorta di pietra miliare letteraria impossibile da superare nella narrazione di un momento bivio della Storia con la S che non si potrebbe tracciare più maiuscola di così.

uomo che cade don delillo

Ma L’uomo che cade è introspettivo, ripiegato sulle vicende umane. Non ha nulla di epico, non giganteggia, si fa piccolo piccolo di fronte a qualcosa che non comprenderemo mai fino in fondo. Racconta la storia di Keith Neudecker, impiegato in una delle Torri, e inizia ritraendolo proprio come ricordo io: coperto di polvere e con una valigetta in mano. Keith è un uomo divorziato, ma fuggendo dal WTC senza innescare alcun pensiero cosciente si fa portare nell’appartamento in cui vivono la ex moglie e il figlio. E ricomincia, silenziosamente e tumultuosamente, inciampando negli stessi maledetti errori, a vivere.

Il romanzo si dipana così, fra i ricordi dei sopravvissuti (inclusa la vera proprietaria della valigetta) e - in continui terribili flashback - la preparazione degli attentati visti attraverso gli occhi di Hammad, uno dei dirottatori del primo aereo. Si sviluppa nella storia di ricostruzioni di vite normali, prima ancora che di un angolo di mondo verso cui puntare gli occhi. Perché in fondo, come ricostruire l’America e il WTC se non dopo aver ricostruito gli occhi e il cuore dei newyorkesi?

Con stile a volte persino freddo e impersonale, con un bisturi pronto a fare a fette piazzato tra le mani al posto di una penna, De Lillo racconta così il suo 11 settembre: partendo da una immagine per approdare ai giorni, settimane, mesi che seguiranno, al tentativo disperato e umanissimo di dimenticare continuando a ricordare, di superare il momento senza chiudere gli occhi.

Non lo facciamo tutti, anche quando la nostra vita non è sconvolta da un commando di pazzi lanciati verso due grattacieli?
Profile Image for Frabe.
1,225 reviews61 followers
February 26, 2019
L’Undici Settembre è un insieme di fatto – gli aerei contro le torri, il crollo –, antefatto – la preparazione dell’atto terroristico – e conseguenze – soprattutto il doppio vuoto, quello chiamato Ground Zero e quello apertosi dentro le persone coinvolte a vario titolo. DeLillo racconta il tutto mediante pezzi di storie volutamente sparsi, smembrati come brandelli di corpi dilaniati dall’esplosione o sfracellati dopo un tuffo a capofitto: la forma espressiva che utilizza, con le disarticolazioni tipiche della narrativa postmoderna, discutibili per artificiosità in altri contesti, qui risulta giustificata, appropriata, coerente con la sostanza del narrato. Il disagio del lettore, al quale sta il compito di legare, ricomporre, colmare, talora si fa strada, ma è poca cosa rispetto al disagio costante, ben più arduo da sostenere, necessariamente indotto dalle tematiche di fondo: la ‘lucida’ follia del fanatismo, e i suoi esiti, spesso criminali.
Profile Image for Arya19.
81 reviews22 followers
November 15, 2016
Lienne voleva assorbire tutto, come una bambina, la polvere delle sensazioni vaganti, qualunque cosa potesse respirare dai pori degli altri. Un tempo aveva pensato di essere altre persone. Gli altri avevano vite più vere.
Profile Image for Alessandro.
89 reviews
October 29, 2020
"L'unica luce che rimaneva era un residuo, la luce di ciò che viene dopo, trasportata dai resti della materia distrutta, dalle macerie incenerite di ciò che un tempo era stato vario e umano, sospeso nell'aria."
Profile Image for la libreria della Marghe.
111 reviews19 followers
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September 27, 2026
Mi trovo in seria difficoltà a valutare questo libro con delle stelline. Delillo ci racconta del trauma, attraverso gli occhi di Keith, sopravvissuto all’attacco alle torri gemelle dell’11 settembre, e quelli della sua ex moglie Lianne, che vive il trauma dall’”esterno”.
L’ultimo capitolo è decisamente impegnativo, per stomaci forti.
Delillo usa qui uno stile freddo, distaccato, quasi chirurgico: ci racconta i fatti, gli eventi, i pensieri dei protagonisti, ce li descrive in modo asettico e per lo più oggettivo, e lascia che sia il lettore a ricostruire ciò che accade dentro di loro.
Profile Image for Eva.
263 reviews12 followers
February 20, 2022
Disconesso, lento e insensato. Ovviamente dietro c’è un senso che io purtroppo non sono riuscita a decifrare. Le uniche parti che ho compreso sono quelle narrate dallo jihadista, mi aspettavo di più anche perché la trama non è banale.
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Profile Image for Leggo Quando Voglio.
380 reviews113 followers
October 5, 2018
"Dovessi campare cent'anni sarò sempre ancora su quelle scale."

L'uomo che cade di Don DeLillo è il terzultimo romanzo pubblicato dell'autore e ha come tema centrale l'attentato dell'11 settembre 2001 alle Torri Gemelle.

L'idea da cui parte questo libro è, dunque, tratta da una storia vera che tutti noi conosciamo e, probabilmente, abbiamo già incontrato in film o altri libri. Rimane per me un argomento perennemente affascinante, soprattutto per il taglio speciale stabilito da DeLillo per raccontarci questa storia.
La trama, infatti, parla di un sopravvissuto fittizio Keith Neudecker e ce lo mostra, non nel momento culminante dell'attentato, bensì in un momento successivo, in cui l'uomo si trova già fuori dal complesso e si può considerare fuori pericolo, sebbene con le conseguenze fisiche e mentali del caso e sebbene stia assistendo al crollo della seconda torre. La storia verterà, perciò, sulla vita di quest'uomo e della sua famiglia, totalmente differente da quella che avrebbero vissuto se tutto ciò non fosse accaduto.

La struttura dell'opera, come spesso succede in questo autore postmoderno sempre attento a rendere ciò che scrive unico e personale, è fondamentale. Il volume è diviso in tre parti, ognuna delle quali presenta come titolo un nome proprio diverso, in tutti e tre i casi non potrete comprendere il vero protagonista di quella sezione se non quando l'avrete quasi completata.
I capitoli sono numerati nel classico metodo ascendente (capitolo 1, capitolo 2..) ma alla fine di ognuna delle tre parti troverete una tipologia differente di capitolo, nominata a seconda del luogo in cui si svolgono le azioni e, soprattutto i pensieri, descritti all'interno.
La storia è raccontata in maniera lineare ma presenta sia salti temporali considerevoli (dalla parte due alla tre passano circa 3 anni) e alcuni flashback. Inoltre vi sarà un punto di vista che non sarà temporalmente delineato (anche se penso che sarà facile per tutti voi indovinare di cosa si tratta).

Il resto della recensione al link https://www.leggoquandovoglio.it/libr...
Profile Image for Fede La Lettrice.
909 reviews96 followers
June 17, 2016
Come si può esorcizzare la paura? E l'oblio? Si scrive. Si scrive una storia dolente e vibrante: quella di Keith che sopravvive all'attentato dell'11 Settembre e torna dalla famiglia da cui si era separato un anno prima per poi perdersi nuovamente, ma sui tavoli da poker dove è se stesso come mai altrove. E quella di sua moglie, Lianne che accetta il ritorno del marito come se non se ne fosse mai andato e che segue un artista che si appende agli edifici a testa in giù come in una perenne, statica caduta. Ancora, la storia di Justin, loro figlio, che passa il tempo a scrutare il cielo con un binocolo per avvistare aerei e, chissà, prevenire qualche altra tragedia.
Oppure si può scegliere di raccontare un'altra storia che inizia molto prima e molto lontano: quella di Hammad che, con i suoi compagni, quell'attentato lo ha preparato.
Un romanzo che tocca corde profonde e una tecnica narrativa particolare, DeLillo sceglie infatti di raccontare per frammenti, per ricordi, per sensazioni come flash che illuminano e abbagliano la scena nell'istante in cui scattano, per poi lasciarla velocemente nell'oscurità.

L'uomo che cade
Don DeLillo
Traduzione: Matteo Colombo
Editore: Einaudi
Pag: 257
Voto: 4/5
Profile Image for Luca Gonella.
154 reviews10 followers
August 4, 2021
Fenomenale romanzo di DeLillo, anche se comunque forse non tra i migliori. La prosa è talvolta poco scorrevole e la trama, in alcune parti, inconsistente. Lettura comunque assolutamente consigliata.
Profile Image for Micol Benimeo.
413 reviews14 followers
October 6, 2021
Erano i giorni del dopo. Ormai tutto si misurava a partire dal dopo.’

Ancora oggi si misura tutto a partire da quel momento. Dopo l’11 settembre. Ormai privo dell’anno. Un tempo divenuto storia, divenuto spazio, divenuto assenza.
New York con e senza le torri.
Dalle torri colpite parte il romanzo di De Lillo e con le torri colpite si chiude. Un racconto a più voci, non poteva che essere tale, un’unica voce non può raccontare l’11 settembre. Le tre parti del libro portano ciascuna un nome proprio, un nome che diventerà chiaro solo leggendo. Bill Lawton (parte prima), è una trovata geniale. Ci sono poi tre capitoli con dei nomi di luoghi, raccontano l’altra storia, non la storia di chi è stato colpito ma quella di chi ha attaccato.
Una polifonia organizzata, lucidissima in cui le strade di Keith (il sopravvissuto all’attentato) e quella di Lianne (sua moglie alle prese con la paura dell’Alzheimer) tracciano due percorsi inversi: la fuga nel non-luogo e nel non-tempo di una partita a poker e la ricerca di un luogo e di un tempo in cui sentirsi al sicuro.

‘Ma non è avvilente? Non ti stanca? Una cosa cosí ti corrode lo spirito. Io l’altra sera una partita in Tv ho provato a guardarla. Mi è sembrata una séance all’inferno. Tic, toc, tic, toc. Cosa succede dopo che uno ha passato mesi cosí? O anni. Che persona diventa? Lui la guardò e annuí come se concordasse, poi continuò ad annuire, portando il gesto a un altro livello, una sorta di sonno profondo, una narcolessia, occhi aperti, mente chiusa. C’era poi un’ultima cosa, troppo palese per doverla dire. Lei voleva vivere sicura nel mondo, e lui no.’
Profile Image for Annalu.
4 reviews1 follower
January 6, 2026
Primo libro dell'anno e non partiamo troppo bene.
Il tema è molto interessante perché vediamo narrata la vita di un sopravvissuto del 9/11 e parallelamente la vita di uno dei terroristi. Ma i dialoghi sono difficili e inverosimili, senza l'utilizzo di soggetti e scene continuamente tagliate che rendono l'immersione all'interno della storia davvero difficile. Questo è il mio primo libro di DeLillo e mi chiedo se forse sarei dovuta partire da altro.
Ho però apprezzato la circolarità della narrazione dei fatti. Darei 2,5/5 stelle se potessi.
Profile Image for Valentina.
46 reviews7 followers
November 15, 2021
Forse non il migliore DeLillo, L'uomo che cade resta comunque un romanzo interessantissimo e di grande fascino sul post 11 settembre, con una struttura circolare costruita con stupefacente abilità e, come sempre in questo autore, che pure ha perlopiù una scrittura estremamente razionale e descrittiva, alcuni momenti di un lirismo e di una bellezza straordinari, e alcuni passaggi davvero illuminanti.

Il romanzo è narrato in terza persona ma alterna i punti di vista di Keith, sopravvissuto al crollo della torre sud del World Trade Center, dove lavorava, e della moglie/ex moglie Lianne, che deve affrontare il ritorno a casa del marito dal quale era separata.
Al tutto si aggiunge la visione degli attentatori, nei tre capitoli che chiudono ciascuna delle tre parti che compongono il romanzo, ambientate la prima in Germania, la seconda in Florida e la terza sull'aereo lanciato contro il suo obiettivo.

L'uomo che cade comincia con la fuga di Keith dalla torre sud e il percorso che lo porta a raggiungere la casa dell'ex moglie, dove finisce per fare ritorno in pianta stabile senza che vengano mai esplicitati i termini del suo rientro in casa.
Lianne pare felice di riaverlo con lei e con il figlio, e non lo costringe a darle spiegazioni.

Il romanzo si concentra soprattutto sulle diverse strategie che i tre protagonisti attivano per gestire l'ingestibile.
Lianne deve affrontare anche la progressiva perdita della memoria della madre Nina, che è affetta da Alzheimer e da decenni ha una relazione con un misterioso mercante d'arte che vive in Europa e che forse negli anni '60 è stato un terrorista, e la memoria del mai dimenticato padre, che si è suicidato per non soccombere alla senilità. Ha trovato un suo modo per farlo: dare lezioni di narrazione a un gruppo di persone afflitte da Alzheimer.

Justin, il figlio di Keith e Lianne, ha invece avviato strane strategie di controllo: non pronuncia mai parole che siano più che bisillabe e con i suoi migliori amici ha cominciato un gioco di finzione in cui affermano che le torri non sono mai crollate, ma scrutano di continuo il cielo con un binocolo alla ricerca dei aerei che le minacciano.

All'uscita dalla torre Keith si è ritrovato tra le mani una valigetta non sua che non tocca per settimane, onde puoi cercare il proprietario e scoprire che si tratta di una donna di colore sopravvissuta al crollo che vive da traumatizzata e da reclusa, e che comincia a raccontargli ossessivamente i terribili momenti della fuga lungo le scale buie della torre in fiamme. Lei e Keith ingaggiano un'improbabile ma forse inevitabile e catartica relazione.

Quanto all'uomo che cade del titolo non si tratta di uno dei tanti che si sono buttati nel vuoto dopo l'attacco per sfuggire alle fiamme, ma di un artista che nelle settimane successive all'11 settembre comincia a lanciarsi in giacca e cravatta da edifici e ponti di Manhattan per rimanere appeso nel nulla, legato alla caviglia con un'imbragatura. Lianne si imbatterà in una delle sue performance e ne rimarrà profondamente turbata.

DeLillo identifica chiaramente i nuclei della sua indagine: il trauma e le (spesso insensate) strategie per affrontarlo, la morte, la memoria e la perdita di memoria, ovviamente l'elaborazione del lutto. E in un romanzo lontanissimo dagli ammiccamenti di Safran Foer ci restituisce il gelo che si è insinuato in questi newyorkesi di Manhattan.
Tutti questi elementi vanno a comporre un mosaico assai variegato e non molto narrativo: DeLillo ci racconta delle solitudini e della reazione di Lianne e Keith all'accaduto, in una vertigine poco virtuosa che li porta ad allontanarsi per cercare consolazione in Dio e nel poker, forse un simbolo dell'assoluta precarietà e imprevedibilità dell'esistenza, in cui (quantomeno nei casinò e nelle sale da gioco) ci si trova a un tavolo con perfetti sconosciuti con carte che il caso ci ha messo tra le mani.
Profile Image for Chuli Paquin.
19 reviews12 followers
January 19, 2022
L’uomo che cade è un romanzo di fiction che racconta le conseguenze che il crollo delle torri gemelle ha avuto sulla vita di un sopravvissuto e sulla sua famiglia. La scrittura di DeLillo è, come al solito, divina. Ho trovato molto coinvolgente la prima parte - splendide le descrizioni dei Morandi che diventano immagine proiettata di qualcosa che non c’è più - ma proseguendo nella lettura il mio interesse è andato scemando e la presa si è allenutata. L’ho finito a fatica, quasi avessi perso il senso dell’operazione.
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