Written in the splendid bareness of her late style, these pages are Marguerite Duras's theory of literature: comparing a dying fly to the work of style; remembering the trance and incurable disarray of writing; recreating the last moments of a British pilot shot during World War II and buried next to her house; or else letting out a magisterial, so what? To question six decades of storytelling, all the essays together operate as a deceitful, yet indispensable confession.
Marguerite Germaine Marie Donnadieu, (4 April 1914 -3 March 1996) known as Marguerite Duras, was a French novelist, playwright, screenwriter, essayist, and experimental filmmaker.
Her script for the film Hiroshima mon amour (1959) earned her a nomination for Best Original Screenplay at the Academy Awards.
Scrivere della vita, scrivere del mondo, scrivere della morte. C’è questa cosa immensa che fa la scrittura, ovvero quella di trasformare un evento personale in qualcosa di universale, collegando il privato con il collettivo: è a questo che, mi pare, faccia riferimento Duras quando ad un certo punto, in questo breve testo, scrive degli ultimi istanti di agonia di una mosca, una comunissima mosca; un evento di cui, tempo addietro nella sua grande casa di Neauphle, seduta per terra con le spalle appoggiate al muro, lei ha registrato ogni cosa: l’orario, la durata, la lentezza, la paura. Secondo Duras, la morte di una mosca è la morte. Ed è così che un evento piccolo, trascurabile, acquisisce una portata molto più ampia (allo stesso modo in cui la morte del giovane aviatore inglese di cui scrive nel secondo brano, in qualche modo, dice anche della morte di suo fratello). Duras lo chiama il “dislocamento” della letteratura.
Scrivere è il fluire del pensiero, un processo che ha luogo spesso in una condizione di solitudine attivamente ricercata e creata; ma è anche uno strumento per esplorare e comprendere la realtà esterna (e quella interna), così Duras sembra interpretare il mondo guardando morire una mosca e scrivendone attraverso quel suo stile essenziale ma allo stesso tempo vivido e poetico.
Da queste pagine emerge una figura complessa e intera, non solo Marguerite Duras scrittrice ma anche femminista, sceneggiatrice, antinazista, intellettuale di sinistra. Queste pagine sono il suo testamento letterario ed è, forse, superfluo dire che sono preziose.
Una scrittura ipnotica, mi sono lasciata travolgere dal flusso di parole e pensieri. Credo sia un libro che ogni aspirante scrittore debba leggere poiché l'utilizzo sperimentale dello stile è istruttivo. Molto coinvolgente per il lettore che viene rapito in un vortice. Duras è una donna passionale, determinata e che non le manda a dire. Il testo sulla detonazione dell'aggettivo "puro" in associazione alla Germania nazista è schietto e diretto come uno schiaffo in pieno viso.
"Scrivere è anche non parlare. È tacere, è urlare senza rumore." (p. 21)
"È l'ignoto che abbiamo dentro: scrivere vuol dire raggiungerlo. È questo o niente." (p. 43)
"Lo scritto arriva come il vento, è nudo, è inchiostro, è lo scritto, e passa come niente altro passa nella vita, niente di più, se non la vita stessa." (p. 44)
Marguerite Duras racconta in dieci pagine la morte di una mosca, come questa sia finalmente entrata nell'eternità, come questa rappresenti, il tutto, noi, il mondo. È troppo anche per me.