Bill Bryson describes himself as a reluctant traveller, but even when he stays safely at home he can't contain his curiosity about the world around him. "A Short History of Nearly Everything" is his quest to understand everything that has happened from the Big Bang to the rise of civilisation - how we got from there, being nothing at all, to here, being us. The ultimate eye-opening journey through time and space, revealing the world in a way most of us have never seen it before.
Bill Bryson is a bestselling American-British author known for his witty and accessible nonfiction books spanning travel, science, and language. He rose to prominence with Notes from a Small Island (1995), an affectionate portrait of Britain, and solidified his global reputation with A Short History of Nearly Everything (2003), a popular science book that won the Aventis and Descartes Prizes. Raised in Iowa, Bryson lived most of his adult life in the UK, working as a journalist before turning to writing full-time. His other notable works include A Walk in the Woods, The Life and Times of the Thunderbolt Kid, and The Mother Tongue. Bryson served as Chancellor of Durham University (2005–2011) and received numerous honorary degrees and awards, including an honorary OBE and election as an Honorary Fellow of the Royal Society. Though he announced his retirement from writing in 2020, he remains one of the most beloved voices in contemporary nonfiction, with over 16 million books sold worldwide.
Sono sempre stato convinto che non sia necessario utilizzare tante parole complicate per illustrare concetti complessi a chi non li conosce. Bisogna solo comprenderli bene prima di accingersi a spiegarli. Ecco, Bill Bryson è uno che non solo ha capito bene i fenomeni che spiega, ma ha anche capito come comunicarceli efficacemente. Con ironia, con aneddoti interessanti, con la capacità di sottolineare le cose più curiose e che destano curiosità riesce, in un libro che tutto è fuorché "breve", a coinvolgere nonostante i contenuti scientifici e spesso ostici.
Nozioni e concetti di alto livello ma comprensibili anche a chi non ha specifiche conoscenze scientifiche, che siano ragazzi o adulti, non importa.
E raccontando la scienza, come fosse davanti al camino davanti ai nipotini in ascolto, riesce a parlarci di atomi, di neutrini, della storia della Terra, di dinosauri, di glaciazioni, di tettonica, di vulcanologia, di evoluzione, di Darwin, di chimica, di biologia, di geologia, di terremoti e di stelle.
Semplice, chiaro, pratico, divertente. Concetti e fenomeni che avevo visto, ascoltato e letto tante volte, ma che rivisti tutti insieme prendono vita e luce nuova.
E c'è pure una morale, nel libro (sempre a caccia di messaggi e morali, io...). La vita dell'umanità come la conosciamo noi, se rapportata alla vita della Terra, ha una durata praticamente inesistente.
"Se immaginiamo di comprimere i quattromilacinquecento milioni di anni di storia della Terra in un normale giornata di 24 ore, la vita compare molto presto, intorno alle quattro del mattino, con l'emergere dei primi semplici organismi unicellulari. Poi, però, non fa altri progressi per le sedici ore successive. Fino alle otto e mezzo di sera la Terra non può mostrare all'universo che un'irrequieta pellicola di microbi. Poi, finalmente, compaiono le prime piante marine seguite, venti minuti dopo, dalle prime meduse e dall'enigmatica fauna di Ediacara scoperta da Reginald Sprigg in Australia. Alle nove e quattro minuti, i trilobiti irrompono sulla scena seguiti più o meno immediatamente dalle eleganti creature degli scisti di Burgess. Appena prima delle dieci, dal terreno cominciano a spuntare le piante. Subito dopo, quando rimangono solo due ore, compaiono le prime creature terrestri. Grazie a una decina di minuti caratterizzati da un clima mite, alle dieci e ventiquattro la Terra è coperta dalle grandi foreste del Carbonifero dai cui residui deriva tutto il nostro carbone, e sono evidenti i primi insetti alati. I dinosauri arrancano sul palcoscenico un po' prima delle undici e tengono banco per circa tre quarti d'ora. Quando mancano ventuno minuti alla mezzanotte, si estinguono e comincia l'era dei mammiferi. Gli esseri umani compaiono un minuto e 17 secondi prima della mezzanotte. Su questa scala, tutta la nostra storia non coprirebbe che qualche secondo. Una vita umana, forse, neanche un istante."
Ebbene, in questo "brevissimo" periodo "magico" di vita (il famoso minuto e 17 secondi...) ci stiamo impegnando molto a distruggere tutto, con lo sfruttamento delle risorse, con l'inquinamento, con l'uso sconsiderato di prodotti nocivi. Dobbiamo cercare di cambiare atteggiamento nei riguardi del nostro pianeta, cercando di conoscerlo (e il libro serve anche a quello) e di salvaguardarlo. Se non proprio per noi, almeno per i nostri discendenti.
Quanto è grande il nostro pianeta? Come è fatto? Quali leggi ne governano il moto, la natura e i fenomeni?
Per colmare questa lacuna, Bill Bryson decide di partire per un viaggio nel mondo del sapere scientifico, per narrarci la storia dell’universo e farci comprendere, senza difficoltà, la teoria della relatività e le sue conseguenze, i segreti del Big Bang, le leggi dell’evoluzionismo, la comparsa dell’uomo sulla terra, la doppia elica del DNA e molto altro. Bryson ci fa incontrare le personalità che hanno fatto e stanno facendo la storia della scienza, lasciandoci alla fine la sensazione di conoscere meglio il mondo in cui viviamo, ma anche quella, piacevolissima, di avere letto un “romanzo” ricco di sorprese e curiosità.
A prescindere da cosa altro possa essere, a livello chimico la vita è estremamente banale: carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto, un po’ di calcio, un goccetto di zolfo e una spolverata di altri elementi molto comuni. Nulla che non si possa trovare nella farmacia sotto casa. Tutto qui, non serve altro. L’unica particolarità degli atomi che costituiscono il nostro corpo è appunto il fatto che costituiscono noi. E questo, ovviamente, è il miracolo della vita.
Bill Bryson con ironia, il gusto per l’aneddoto e per la battuta riesce a far immergere il lettore in un libro ricco di sapere.
La maggior parte dei sistemi stellari esistenti nel cosmo è binaria (ha cioè due soli) il che conferisce una leggera nota di eccentricità alla nostra stella solitaria.
Un libro in realtà non proprio breve come si potrebbe pensare dal titolo visto che conta più di 500 pagine, scritte con un font non grandissimo e poca separazione tra un paragrafo e l’altro.
Breve storia di (quasi) tutto è sicuramente un libro ricco di nozioni e intenso ma assolutamente interessante e, cosa importante, alla portata anche di tutte quelle persone che, come me, non hanno una base scientifica alle spalle. Non è infatti necessario avere lauree e master per comprendere la portata di quello che scrive Bryson.
Noi non vediamo le stelle nella loro forma attuale ma così come erano quando fu emessa la luce che oggi arriva a noi.
Con questo libro l’autore ci illumina sulla storia dell’universo e del nostro pianeta Terra, facendoci scoprire gli studi fatti e i protagonisti di queste scoperte e di come, spesso, siano stati inizialmente ignorati dalla massa di studiosi ed esperti (alcune storie sono divertenti e al tempo stesso parecchio deprimenti, credetemi). Gli argomenti e le materie trattate sono diverse: chimica, fisica, geologia, paleontologia; dinosauri, estinzioni, crosta terrestre, terremoti (non so se andrò mai in Giappone dopo quello che ho letto) e vulcani.
Sebbene Breve storia di (quasi) tutto sia stata una lettura estremamente interessante ed illuminante ho dovuto limitarne la lettura a uno o due capitoli al giorno perché nonostante lo stile di Bryson sia fresco, ironico e divertente, si tratta pur sempre di un saggio scientifico di 500 pagine. All’inizio, quando mi sono messa a leggerlo come un normale “romanzo” mi sono ritrovata affaticata dalla lettura: faticavo a tenere gli occhi aperti nonostante l’interesse e faticavo a proseguire. Quando ho capito che quello, almeno per me, non era il metodo corretto per procedere e mi sono messa a leggerne solo uno o due capitoli al giorno, beh, l’ho divorato in poco tempo.
Ora i microbi stanno ricominciando a vincere la guerra dappertutto: soltanto negli ospedali statunitensi, a causa delle infezioni nosocomiali muoiono ogni anno circa quattordicimila persone. Come osservò James Surowiecki in un articolo per il New Yorker, di fronte alla possibilità di scegliere fra investire nella ricerca di antibiotici (che si assumono una volta al giorno per due settimane) o nella ricerca di antidepressivi (che si assumono una volta al giorno per tutta la vita) le case farmaceutiche hanno optato per questi ultimi, il che certo non ci sorprende. Sebbene alcune molecole siano state migliorate, è ormai dagli anni Settanta che l’industria farmaceutica non propone nuovi antibiotici.
In sostanza, sia se siete studiosi del campo scientifico, sia se siete profani in tutto ciò ma comunque curiosi di sapere la storia del mondo in cui viviamo vi consiglio la lettura di Breve storia di (quasi) tutto di Bill Bryson, e centellinare questo libro sarà forse il modo migliore per apprezzarlo appieno.
«L’universo non è solo più strano di quanto immaginiamo, è più strano di quanto possiamo immaginare» J.B.S. Haldane
Bryson aveva centinaia di commenti positivi, mi son procurato sia l’e-book che il file audible, ma è solo grazie al secondo che ho portato avanti la lettura. La Breve storia di (quasi) tutto è una galleria piena di scienziati che hanno dato un contributo decisivo al progresso umano. Finché faccio i nomi di Newton, Einstein, Darwin credo che non vi siano dubbi sulla notorietà, ma se scrivo Lyell, Wistar, Cuvier, Lavoisier, Berzelius ecc.. quanti di voi hanno idea di chi fossero? Io no di certo, ho dovuto ricopiarli diligentemente. Non è solo la storia di quasi tutto, è la storia di quasi tutti. Per ogni personaggio c’è un cappello introduttivo che spesso contiene una nota di colore, eccone un esempio:
L’uomo a capotavola era l’astro più luminoso nel firmamento della paleontologia, una scienza giovane. Il suo nome era Richard Owen, e all’epoca aveva già dedicato molti anni di lavoro a fare della vita di Gideon Mantell un inferno in terra. Owen era cresciuto a Lancaster, nel nord dell’Inghilterra, dove aveva studiato medicina. Era un anatomista nato e si era a tal punto consacrato ai suoi studi che a volte prendeva illegalmente a prestito arti, organi e altre parti di cadaveri e se li portava a casa per sezionarli con comodo
I personaggi sono paleontologi, fisici, geologi, chimici, astronomi, praticamente ognuno di essi potrebbe essere il protagonista di una biografia bizzarra o di un romanzo; presentati uno via l’altro è impossibile non confonderli. Chi, per esempio, comprese che l’atomo era composto in massima parte da uno spazio vuoto, con un nucleo molto denso al centro? Io potrei rispondere solo libro alla mano. Per quanto si tratti di un libro di divulgazione, impossessarsi di alcuni concetti è davvero difficile. In quanto si tratta di un libro di divulgazione storceranno il naso agli scienziati e gli specialisti delle varie branche del sapere che tocca. Ho preferito la maggiore sistematicità di Harari (Da animali a Dèi) che ha suddiviso il libro cronologicamente anziché per argomenti come ha fatto Bryson. La suddivisione di Bryson ha comportato salti temporali e ripetizioni che in alcuni casi mi hanno fatto perdere l’orientamento. Ritaglio il capitolo 20 intitolato “Com’è piccolo il mondo” che a proposito dei batteri dice:
Ogni batterio è in grado di prelevare informazioni genetiche da qualsiasi altro batterio. Essenzialmente, come hanno detto Margulis e Sagan, tutti i batteri condividono un unico pool genico.11 Qualunque cambiamento adattativo si verifichi in un’area dell’universo batterico potrà diffondersi a qualsiasi altra area. È più o meno come se un uomo potesse andare da un insetto e prelevare da esso l’informazione genetica necessaria per farsi crescere le ali o camminare sul soffitto. Ciò significa che dal punto di vista genetico i batteri sono diventati un unico superorganismo: microscopico, disperso, ma invincibile. Vivranno e prospereranno su tutto ciò che ci scrolleremo di dosso, verseremo o lasceremo gocciolare. Basta creare un minimo di umidità – come quando si passa un panno bagnato su un tavolo per farli proliferare come se fossero stati creati dal nulla. Mangeranno il legno, la colla della carta da parati, i metalli nella vernice rappresa. Gli scienziati australiani scoprirono un microbo chiamato Thiobacillus concretivorans che non solo viveva in concentrazioni di acido solforico talmente forti da dissolvere il metallo, ma non avrebbe potuto farne a meno. Un’altra specie, Micrococcus radiophilus, viveva beatamente nei contenitori per le scorie dei reattori nucleari, dove si rimpinzava plutonio e di quant’altro mai vi fosse contenuto. I batteri, non dimentichiamolo, hanno vissuto per miliardi di anni senza di noi; noi, al contrario, non riusciremmo a sopravvivere un solo giorno senza di loro.
Ma come fai ad ascoltare roba del genere? Già.. come faccio? Non lo so. L’ascolto volentieri in auto, a passeggio, sulla cyclette, non posso ascoltarla da sdraiato: cinque minuti e poi… più non sento, e mi addormento, mi addormento, mi addormeeentoo! https://www.youtube.com/watch?v=J8qUQ...
Breve storia di quasi tutto è, di fatto, il riassunto di tutto in poco più di 500 pagine. E per tutto, si intende tutto: Big bang, stelle, pianeti, terra, mare, acqua, fuoco, atomi, cellule,DNA…tutto. Cioè, almeno fino al 2003, anno in cui è stato pubblicato. Eh sì, manca New Horizons che saluta Plutone e la foto del buco nero, ma son dettagli.
Ci sono degli errori, è vero, ma chi se ne lamenta non ha letto la parte in cui l’autore stesso lo ammette, in fondo è impossibile conoscere e approfondire “tutto”! Si è avvalso di molti studiosi che gli hanno permesso di fare “solo” quei pochi errori che chi è ferrato su un dato argomento, sicuramente noterà.
Ma non è questo il punto.
Il punto è il modo in cui racconta questa Storia di quasi tutto, con ironia, e soprattutto con chiarezza, semplificando al massimo concetti davvero (davvero!) complessi, rendendoli accessibili anche a chi non ha mai avuto a che fare con la scienza. Con qualsiasi tipo di scienza.
E’ chiaro, non è certo un testo con ambizioni scientifiche, anzi, lo dichiara proprio che cercherà di metterci meno matematica ( e numeri) possibile, è solo un breve riassunto in fondo, mica un saggio universitario! Se vi piace la scienza, studiatela, approfonditela, questo libro non è nato per questo, Breve storia di quasi tutto è per chi non ci ha mai capito niente o è sempre stato spaventato da cose strane come leggi fisiche o formule matematiche ma ha sempre avuto la curiosità di sapere “com’è andata per davvero”.
E’ più un racconto di scoperte e degli scienziati che le hanno rese possibili in realtà, che pone l’attenzione sulla personalità degli studiosi stessi e su quanto noi siamo del tutto fuoristrada quando riconosciamo nello scienziato la figura del nerd buono, ingenuo, con il naso in mezzo ai libri e mosso dal solo e puro amore per scienza. Non è così, anche gli scienziati sono uomini, e spesso, sono brutte persone, strane, vendicative e rancorose che non esitano ad affossare i propri colleghi per arrivare primi a una scoperta. Uno tra tutti il Signor Watson ( vabbè , qui non è Bryson che ne parla, sono io che ce l’ho a morte con lui).
Alcuni aneddoti hanno un certo non so che di tragicomico surrealismo ed e è impossibile non sorridere orripilati pensando a certe scene, e ammetto, questo suo modo di raccontare le cose “in simpatia” è uno dei tratti che apprezzo di più nello scrittore.
E niente, l’ho amato. Andate in libreria e iniziate a leggere l’introduzione, sarà amore anche per voi ( oppure odio, eh).
La mia edizione è stata stampata “col sole” perciò, anche se hanno abbattuto alberi per ottenere la carta, almeno mi consola sapere che nessuna centrale di carbone ha contribuito ad intasare i polmoni di nessuno per produrla.
Nell’introduzione a questo lungo saggio Bill Bryson, giornalista e acclamato autore di numerosi resoconti di viaggio, spiega come gli sia venuta l’idea di scrivere un libro di divulgazione scientifica che coprisse l’intera storia del cosmo dal Big Bang fino alla comparsa dell’uomo, il primo essere vivente in grado di chiedersi come e perché si sia svolto questo lunghissimo cammino, durato 13,7 miliardi di anni. Lo spunto, com’è naturale, sta tutto nella sua grande curiosità di bambino (una curiosità che mai dovrebbe abbandonare chi si interesse alle scienze, sia da esperto, sia da profano), che tuttavia era rimasta frustrata dagli autori di manuali scientifici per ragazzi, incapaci di scrivere libri che fossero accattivanti, semplici e chiari, evitando di infarcirli con formule e definizioni prive di interesse. Ed ecco quindi lo scopo del libro: raccontare “i miracoli e le conquiste della scienza”, con un approccio ironico, divertente, non impegnativo, ma nemmeno superficiale, e spiegare “come facciano gli scienziati a capirne qualcosa” e “a scoprire le cose”.
Insomma, un compito arduo che spaventerebbe chiunque! Davvero bisogna dare atto a Bryson di averci provato con coraggio e passione, impiegando tre anni della sua vita per riempire le quasi 600 pagine del volume in questione, che porta un titolo che sembra un po’ presuntuoso, ma è invece animato da un notevole spirito autoironico, visto che si gioca sulla contraddizione tra “breve” e “quasi” da una parte e “tutto” dall’altra. Detto questo, devo purtroppo aggiungere che, a mio parere, il risultato è nettamente al di sotto delle aspettative, essenzialmente per due motivi: in primo luogo, il livello divulgativo appare quasi sempre insoddisfacente, in secondo luogo la metodologia seguita nel presentare il lavoro degli scienziati e le loro scoperte risulta in generale inadeguata e talvolta fuorviante e inappropriata.
La “storia del mondo” di Bryson dovrebbe avere un andamento “telescopico”: il cosmo, il sistema solare, la Terra (dall’atmosfera al nucleo), la nascita e l’evoluzione della vita, la biosfera, la comparsa dell’uomo. Questa traccia è complicata da numerosi digressioni, interruzioni, salti, riprese e discontinuità che di tanto in tanto fanno perdere il filo (si veda per esempio l’intero cap. 24, inserito ex abrupto in mezzo alla trattazione dello sviluppo della vita): un problema viene posto in un capitolo, sviluppato in un altro e risolto in un altro ancora; certe parti sono appena abbozzate e non permettono al profano di farsi un’idea anche vaga di ciò di cui si sta parlando; altre parti sono appesantite da aneddoti e curiosità che fanno perdere di vista i temi portanti. Nel corso della lettura sembra di trovarci in un museo di scienze naturali a inseguire una guida piuttosto atletica che ci fa attraversare di corsa decine di sale differenti, dando brevi cenni su alcuni oggetti esposti senza approfondire niente. Lo conferma il gusto per il particolare bizzarro, per l’aneddotica fine a se stessa, per lo snocciolamento pedante di cifre e nomi, per il macabro (vedi le parti dedicate ai pionieri dell’immersione subacquea e ai batteri). Intendiamoci: citare aneddoti divertenti è utile ad alleggerire l’esposizione e a strappare un sorriso didatticamente stimolante. Il ricorso all’aneddotica deve esser però circoscritto ed equilibrato: che senso ha citare tutti i risultati agonistici di Hubble? Perché dedicare interi paragrafi alle disavventure familiari degli scienziati impegnati nella misurazione della Terra? Parte del cap. 18 è dedicata alla pesca indiscriminata che sta impoverendo mari e oceani: comprendo l’importanza della denuncia, ma forse sarebbe stato meglio dedicare quello spazio a quelle tematiche che invece vengono appena toccate - per esempio in ambito cosmologico, o anche evoluzionistico, visto che il capitano FitzRoy finisce quasi per rubare la scena al suo ex compagno di viaggio. Non mancano contraddizioni, imprecisioni, sviste, qualche errore piuttosto grosso (per un elenco parziale vedi la pagina webhttp://errata.wikidot.com/0767908171) e qualche leggenda metropolitana (come quella dell’ispessimento delle finestre delle chiese per effetto della gravità). Ci sono poi alcune lacune difficilmente giustificabili: perché citare Avogadro e non Cannizzaro, il vero protagonista del congresso di Karlsruhe? E perché si parla di Buffon e non di Lamarck? Anche la traduzione, generalmente adeguata, aggiunge qualche piccolo equivoco (Wickramasinghe è un uomo, non una donna). Nelle ultime 150 pagine, la “trama” si complica e procede un po’ a casaccio, mentre frasi e concetti vengono ripetuti qua e là, come se questa parte non fosse stata sottoposta alla revisione finale (lo segnala nella sua recensione su GR anche Maurizio Codogno).
La matematica è la grande assente: fedele alla sua consegna, Bryson sceglie di non adottare il linguaggio matematico per parlare di scienza e si limita a citare un po’ di cifre per fissare gli ordini di grandezza di oggetti e fenomeni. Così facendo però non riesce a fornire una visione quantitativa della scienza che sia sufficientemente adeguata: a ben guardare, infatti, Bryson abbandona il lettore a se stesso non appena le cose si fanno più difficili, giustificandosi con l’affermazione (non sempre vera) che nemmeno gli scienziati capiscono davvero perché le cose sono come sono. Sebbene Bryson precisi nell’introduzione che si fida di loro, il suo atteggiamento generale è piuttosto critico: l’aneddotica del reporter si coniuga con lo spirito goliardico dello studente che si diverte a mettere alla berlina i suoi professori, sottolineandone debolezze, meschinità ed errori. Dopo il primo centinaio di pagine si comincia ad avere l’impressione che gli scienziati siano a vario titolo ingenui, sconsiderati, incompetenti e disonesti, vittime della loro fame di celebrità e animati più dall’invidia e dall’odio che non da una genuina curiosità. Bryson presenta Newton come una sorta di masochista, Haldane come un sadico torturatore, Hubble come un povero babbeo, Hutton come un noioso pedante, Watson e Crick come due scaltri truffatori (i due non erano degli stinchi di santo, ma Bryson esagera un po’). I chimici sono presentati come ingenui autolesionisti, i geologi e i vulcanologi come folli irresponsabili, i botanici come grandi perditori di tempo, i biologi come cocciuti conservatori. Le scoperte piombano su di loro per caso o per sbaglio o per serendipità, ed essi non riescono a comprenderle o a sfruttarle nel modo giusto. Bryson denuncia più volte il conservatorismo avverso alle novità, insito nella comunità scientifica, che ostracizza senza pietà chi si allontana dall’ortodossia, e si lamenta della lentezza con cui gli scienziati si avvicinano alla verità. Credo che questa visione del progresso scientifico sia altrettanto parziale e fuorviante di quella del positivismo più ingenuo che celebra le “magnifiche sorti e progressive” della ricerca e gli scienziati come superuomini incorruttibili, altruisticamente dediti al bene dell’umanità. Senza scomodare Kuhn, penso sia facile capire che una certa “resistenza” al cambiamento da parte della comunità scientifica sia un fatto positivo: ogni novità che modifica in parte o del tutto le teorie precedenti deve essere sempre analizzata e metabolizzata nei minimi dettagli, prima di essere accolta, altrimenti si finirebbe per accettare (e magari finanziare) qualsiasi pretesa terapia fondata sull’olio di serpente o qualsiasi motore che viola allegramente i principi della termodinamica, solo perché il suo promotore va contro l’ottuso establishment scientifico. Ciò non toglie che gli scienziati sono uomini come tutti gli altri, in qualche caso peggiori degli altri, e che l’imparzialità, l’onestà professionale, la modestia e la misura non sempre vengono da loro coltivate come dovrebbero. Non dobbiamo esaltarli in modo acritico, ma nemmeno sbeffeggiarli senza pietà come fa il nostro autore. Pochi si salvano dalla sua brillante furia iconoclasta: fra gli scienziati che Bryson mostra di apprezzare, anche se con la consueta ironia, ci sono quelli che lui stesso ha intervistato, come Victoria Bennett, Robert Evans, Richard Fortey, Ian Tattersall etc. In effetti le interviste sono fra i momenti più felici del libro perché mostrano come la ricerca scientifica sia un campo dinamicissimo, in continua evoluzione, in cui il dubbio prevale sulle granitiche certezze. Altre parti interessanti sono quelle in cui Bryson prova a inscenare ambienti naturali poco familiari al profano (ad esempio gli abissi dei mari o l’interno delle cellule). Un altro punto a favore di Bryson consiste nel ricco apparato di note bibliografiche (45 pagine!) che possono costituire un ottimo punto di partenza per approfondire realmente i temi trattati. Troppo poco tuttavia per riscattare il giudizio negativo sul libro.
Consigliato a chi si diverte a piluccare fragole o ciliegie.
Sconsigliato a chi non si vuol fermare in superficie.
Questo libro parla realmente di quasi tutto: si affrontano gli argomenti scientifici più vari, mantenendo sempre un linguaggio comprensibile a chiunque. In più c’è una certa ironia per tutto il libro che rende la lettura molto più “spensierata”. Mi ha dato tantissimi spunti da approfondire. Bellissimo!
Bellissimo e scorrevolissimo viaggio attraverso l'universo, il nostro pianeta e la storia della nostra specie. Lo stile di scrittura di Bryson è leggero ma preciso, non lascia nulla al caso e gli argomenti più ostici vengono corredati da pratici, simpatici e originali aneddoti e/o paragoni della vita reale che difficilmente ci fanno dimenticare cosa abbiamo letto. Questo libro è un ottimo approccio per tutte le persone che vogliono capirci un po' di più sul mondo in cui viviamo; alcuni potrebbero dire che è datato (2003) ma io l'ho trovato abbastanza al passo coi tempi, se c'è una cosa che impariamo da questa lettura è che si, la scienza fa passi da gigante ma prima che una teoria venga accettata e "distribuita alla massa" ci vogliono parecchi anni quindi alla fine di questo viaggio si può sempre approfondire ciò che si vuole (non dimentichiamoci che Bryson è uno scrittore di libri di viaggio, questo suo lavoro è da considerarsi altamente divulgativo). Alla fine rimaniamo con curiosità che hanno trovato risposta, nuove conoscenze e voglia di approfondire alcuni argomenti. Magistrale è l'ultimo capitolo, "Addio", che apre una riflessione grandissima ed attualissima sul rapporto uomo-animale-natura; ecco alcune frasi tratte da queste ultime righe:
"[...] Viene allora da chiedersi se le estinzioni verificatesi nell'età della pietra e quelle più recenti non facciano in realtà parte di un unico evento: in altre parole, se l'uomo non sia, per la sua stessa natura, il flagello delle altre creature viventi. Con ogni probabilità, per quanto sia triste è proprio così [...]."
"[...] E' terribile pensare che potremmo essere allo stesso tempo il miglior risultato mai raggiunto dall'universo e anche il suo incubo peggiore [...]."
Ne avevo sentito parlare un gran bene e questo, di solito, può portare a due risultati agli antipodi: che mi trovi a essere pesantemente deluso o che io stesso mi unisca al gruppo degli entusiasti, senza mezze misure.
Posso dire fin da subito che la seconda ipotesi è quella che si è avverata in questo caso.
Bill Bryson ha deciso di prendere sulle proprie spalle un compito gravoso e improbo: cercare di fornire un'infarinatura scientifica a un lettore senza praticamente basi, coprendo buona parte del patrimonio di conoscenza umano.
Paleontologia? Ce l'abbiamo.
Fisica? Presente.
Astronomia? Ovviamente.
Ecologia? Pure.
Chimica? Certo.
Antropologia? Neanche a chiederlo.
Il lavoro di anni di ricerche è condensato in un libro ben scritto, interessante, mai noioso, con una bibliografia in calce che occupa un terzo dell'intero volume.
Bryson ha scavato, intervistato, fatto domande, senza mai cercare scorciatoie più o meno facili, rendendo conto, dove necessario, di opinioni diverse, di polemiche, di false assunzioni, il tutto creando una storia e una narrazione molto più avvincenti di tanti romanzi che ho letto in vita mia.
È scienza pura, è fascino della scoperta, è la meraviglia di imparare qualcosa di nuovo, è la magia dello scoprire quanto piccoli e insignificanti siamo in confronto a quell'enormità che è l'universo che ci circonda e il piccolo pianeta su cui viviamo.
Io non so come si possa leggere un libro del genere e terminarlo senza desiderarne ancora.
Per me non è stato possibile.
In anni di oscurantismo, di ignoranza dilagante, di antiscientisti, di ignoranza sfoggiata a mo' di medaglia, fatevi un regalo: leggetelo e arricchitevi.
Mi ringrazierete.
PS: il libro è ormai datato e ci sono nozioni che già ora sono superate o, semplicemente, teoria che sono state confermate (vedi il bosone di Higgs); non ha importanza, non inficerà minimamente il piacere della lettura e, anzi, vi farà venire voglia di sapere ora come stanno le cose.
"It is hard to immagine a better rough guide to science" scrive l'editore del Guardian sulla versione ebook inglese. Mi piace tradurre rough con grossolana/approssimativa piuttosto che sommaria perchè questa è stata la mia percezione...un po' troppo aneddotica, simpaticamente umoristica all'inglese. Nota negativa: prevale la visione/idea che la cultura scientifica (e non solo) sia prerogativa del mondo anglo-sassone. Fermi è citato solo per una battuta, non si dice nulla di Gabriele Veneziano e del suo contributo alla teoria delle stringhe. Galilei non pervenuto. Chiaro che non c'è posto per tutti ma...Nota positiva: viene detto chiaramente che il mondo scientifico non brilla per generosità e che molte donne scienziate sono state fatte fuori, escluse o depredate delle loro scoperte. La vicenda di Rosalind Franklin sulla struttura del DNA è emblematica a riguardo.
Quando ho inserito "Breve storia di quasi tutto" nella mia wishlist, la mia intenzione era quella di fiondarmi in un libro che avrebbe risposto alle domande che avevo riguardo al mondo che ci circonda. Queste aspettative sono state in parte soddisfatte, ma sinceramente mi aspettavo qualcosa di molto diverso. Prima di tutto, la "breve storia" non è poi così breve 😂, seconda cosa a volte l'autore si perde in tante storie che a lungo andare possono far annoiare i lettori. Specifico meglio una cosa: per gli appassionati di scienze potrebbe essere il paradiso, per i non appassionati come me che vogliono solo ampliare le proprie conoscenze sarà un'esperienza a volte pesante. Devo dire che Bill Bryson ha parlato di argomenti molto interessanti e che li ha approfonditi molto bene, però credo di essermi illusa inizialmente sul tipo di lettura che stavo per affrontare.
«Discendere dalle scimmie! Oh caro, speriamo che non sia vero. Ma se lo è, allora speriamo che non si sappia in giro.»
«Le cellule del cervello durano tutta la vita: alla nascita ne abbiamo circa cento miliardi e dobbiamo farcele bastare. Secondo alcune stime ne perdiamo cinquecento ogni ora; se avete qualcosa di importante su cui riflettere, quindi, fatelo subito: non c’è un momento da perdere.» Oltre 500 pagine di dati, notizie, aneddoti, dimostrazioni scientifiche, commenti su una caleidoscopica varietà di temi scientifici. Bryson possiede la rara virtù di porgere argomenti complessi, attraverso una scrittura non astrusa, ironica e ricca di spunti di riflessione. «Finora, al di fuori del sistema solare, gli scienziati hanno scoperto solo una settantina di pianeta dei circa dieci miliardi di trilioni che si pensa esistano – e quindi non possiamo certo atteggiarci ad autorità in materia …» Il libro, introducendoci alla scoperta dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo, dimostra come queste due dimensioni siano profondamente interconnesse e interdipendenti. «Questa è la scala dell’atomo: un decimilionesimo di millimetro. Si tratta di una piccolezza che va molto oltre le capacità della nostra immaginazione; per farcene un’idea possiamo pensare che l’atomo sta al millimetro come lo spessore di un foglio di carta sta all’altezza dell’empire State Building.» Leggeremo dell’universo e del sistema solare, della misurazione della Terra, dell’atomo e della Relatività, delle superstringhe e del bosone di Higgs, della deriva dei continenti e degli isotopi, della struttura della Terra e della sua atmosfera, della cellula e di Darwin, del piombo tetraetile e dei simpaticoni della Ethyl Corporation,dell’area di Broca e del DNA, della cometa di Halley e della Gravità, delle ere glaciali e dell’origine dell’uomo. «Esse si presentano in un’amplissima gamma di dimensioni, più che mai impressionante al momento del concepimento, quando un singolo spermatozoo, sospinto dal battito del suo flagello, affronta un uovo ottantacinquemila volte più grande di lui (il che dovrebbe mettere in prospettiva il concetto di conquista maschile)». E’ stata una lettura lunga, a tratti non agevole. Ho capito forse poco e ritenuto senz’altro meno. Ma soltanto la lettura dell’indice analitico costituisce, a mio parere, un formidabile stimolo alla conoscenza. Devo ammettere che ne valeva la pena!
Un bel saggio divulgativo sulla storia della scienza, dall'astronomia alla paleontologia, dalla geologia alla meteorologia, fino a esplorare l'universo atomico. Scritto benissimo, in grado di far comprendere al lettore i temi trattati, strappa più di una risata con il racconto delle peripezie degli esploratori scientifici del diciottesimo secolo.
Strappa brividi quando illustra quanto sia precaria la vita sul nostro pianeta, e quanto poco basterebbe per spazzarci via.
E fa riflettere amaramente quando conclude che l'uomo è, si, l'apice del processo evolutivo al momento... ma è anche l'incubo stesso dell'evoluzione, causa principale dell'estinzione delle altre specie, consapevolmente o meno. Non sapevo che i Dodo li avessimo sterminati noi, e in che modo, così come tantissime specie di uccelli, per esempio.
Peraltro il libro poggia su basi solidissime, frutto di tre anni di studi, ricerche e interviste da parte dell'autore. Una lettura affascinante.
Il mio pensiero su questo libro non è molto nitido. Si capisce innanzi tutto da quanto ci ho messo a leggerlo che non mi ha preso. Non credo però che sia un indicatore valido, trattandosi di libro scientifico e divulgativo. Ciò non toglie che ho trovato il libro a tratti noioso e a tratti confusionario. Bill dedica molto tempo a raccontare beghe tra scienziati, piuttosto che soffermarsi leggermente di più sulla parte scientifica. In sintesi, va bene il testo divulgativo aperto a tutti, ma a volte è talmente superficiale che mancano a mio avviso step essenziali per capire. In generale mi aspettavo di più!
Libro davvero super consigliato! Se siete persone curiose e vi piacciono curiosità e nozioni scientifiche, questo fa proprio al caso vostro: un racconto lungo una vita (quella dell’universo fino ad oggi) che ti da l’idea di quante cose meravigliose esistono e di quante ancora non ne conosciamo.
La cosa più bella è la semplicità, la leggerezza e l’ironia con cui vengono raccontati fatti spesso complessi. La sensazione è quella di imparare guardando una puntata di The Big Bang Theory. Questo libro è la dimostrazione di come tante nozioni che facciamo fatica ad apprendere durante la scuola, potrebbero essere trasmesse in modo molto più efficace se si cambiasse l’approccio.
L'idea alla base del libro è senza dubbio accattivante: raccontare una storia di quasi tutto (chimica, biologia, oceanografia..) partendo dai protagonisti. Sono rimasta affascinata dagli scienziati del settecento ottocento, uomini eclettici e "strani", generalmente vulcani di idee. Mi ha coinvolto meno la parte del libro dedicata all'origine della vita, di lettura più faticosa e stancante. Nel complesso è un bell'esempio di come si possa parlare di cose difficili in modo anche facile, ma l'ambizione di parlare di tutto in 500 pagine è davvero troppo.
Un compendio interessante del progresso scientifico e degli uomini che hanno fatto la storia della scienza. E quando scrivo "uomini" non è un caso perché le donne, in questo libro, non sono pervenute. A parte un breve accenno a Mary Anning e a Marie Curie e una, per me vergognosa, descrizione di Rosalind Franklin, delle donne che hanno lasciato un segno nella scienza non c'è traccia. È un peccato, perché nel complesso è veramente un bel libro, ma dà una visione parziale e quasi monca delle cose. Mi dispiace, ma queste mancanze le trovo inaccettabili
Quanto mi sono sentita ignorante leggendo questo saggio. Quanto mi sono sentita insignificante rispetto all'universo e alle sue milioni di galassie e sistemi solari e pianeti di cui non sappiamo niente. Quanto mi sono sentita spaventata leggendo di tutto quello che capita nelle profondità della terra. (quanto mi sono annoiata leggendo le parti riguardanti la geologia, ma non si dice) Quanto mi sono sentita triste per tutte le creature che si sono estinte nel corso delle ere di cui non sappiamo niente. Quanta voglia mi è venuta di leggere altri libri di non-fiction!
"Se questo libro ha una morale, è che noi tutti - e per "noi tutti" intendo tutti gli esseri viventi - abbiamo avuto una fortuna straordinaria a trovarci qui. Essere una forma di vita qualunque, in questo nostro universo, è già un gran risultato. Noi, in quanto esseri umani, siamo doppiamente fortunati. Non solo godiamo del privilegio dell'esistenza ma anche della facoltà, nostra esclusiva, di apprezzarla e perfino di migliorarla in un gran numero di modi. E' un'abilità che abbiamo appena iniziato a dominare."
Letto tanti anni fa, e anche riletto. Amato tantissimo, il modo di Bryson di passare dai calzini di un cassetto all'origine dell'universo... E ho detto tutto: un saggio scientifico da leggere per avere una visione generale, come dice il titolo, di (quasi) tutto il creato.
Questo libro fa esattamente quello che dice di voler fare, fin dall'introduzione: fornire al lettore una panoramica delle scienze, tutte le scienze, dalla chimica alla geologia, dalla paleontologia alla fisica, dalla biologia alla climatologia, attraverso le vite degli scienziati che ne sono stati i protagonisti principali. Peccato che purtroppo l'approccio storico che adotta sia proprio quello che io mal sopporto, soprattutto per quanto riguarda le scienze: intrattenente quanto volete, ci mancherebbe, ma se il racconto vi spiega che scienziato 1 ha scoperto x, poi scienziato 2 ha scoperto y, poi scienziato 3 ha scoperto z e infine scienziato 4 ha scoperto a (falsificando x), io sono pronta a scommettere che vi ricorderete solo o di x, o di a; e non saprete dirmi affatto cosa si sa oggi, ma vi ricorderete solo dei dettagli sugli scienziati in questione, come il fatto che Linneo ha dato dei nomi sessuali alle specie mentre scriveva il suo trattato. Sicuramente con me accade questo, e il risultato è che questo libro è stato un utilissimo sottofondo da ascoltare come audiolibro durante il trasloco, ma purtroppo ho preso pochissimi appunti, tanto che alla fine mi sono sentita in colpa e ho deciso di prenderlo in ebook, per rileggerlo velocemente (saltando tutti i racconti) e scrivermi almeno qualcosina in più. Cosa che, a onore del libro, sta funzionando: in poche ore sono arrivata circa al 40%, e ho scritto l'equivalente di circa 14 pagine di appunti su Word. Comunque, io so di essere in minoranza nell'apprezzare poco l'approccio storico, e sicuramente questo libro riuscirà ad interessare almeno quelle persone che fino a questo momento, come l'autore prima di scrivere il libro, si sono tenute distanti dalla scienza, pensando che fosse una roba difficile e noiosa -- difficile lo è, beninteso (anche se non in questo libro), soprattutto se è spiegata con il culo o se non si hanno i necessari prerequisiti, ma noiosa? Dipende dai gusti, certo, ma siccome la scienza si occupa di tutto ciò che succede nel nostro pianeta, è ben difficile che almeno qualcosa non vi affascini. Particolarmente devastante è la conclusione del libro, in cui ho scoperto che negli ultimi trecento anni abbiamo fatto estinguere non sappiamo neanche quante specie, e per puro divertimento: chi apprezzava gli animali, di solito, era anche chi ne voleva una collezione, e quindi chi li uccideva traendone più piacere. E' letteralmente ieri che abbiamo iniziato a renderci conto di avere un impatto ambientale (l'unica specie al mondo che ne ha uno rilevante, peraltro), e abbiamo iniziato ad assumercene (forse) la responsabilità. Cosa diamine gli è venuto in mente a Bill Bryson di finire così, se la sua idea di conclusione era "che culo che siamo qui"?
Uno dei migliori saggi divulgativi che abbia mai letto. Credo che Bryson abbia trovato il perfetto equilibrio tra rigore divulgativo e comprensibilità per i profani, il tutto condito da uno stile divertente e ironico (che non guasta). Tramite esempi comprensibili anche ai meno esperti nei temi trattati, avvalendosi di similitudini pratiche per sfidare le file chilometriche dei numeri che compongono l'universo, Bryson mi ha messo di fronte a moltissime approssimazioni che (per comodità e per facilità di comprensione) ci vengono insegnate a scuola, chiarendomi molti dei punti più controversi delle discipline scientifiche trattate negli anni. Dal Big Bang all'homo sapiens, passando per la teoria delle relatività generale e la tettonica a placche, la storia dell'universo nei suoi punti salienti viene dipanata in una prosa godibilissima, tramite alcuni dei suoi personaggi più memorabili. Lo consiglio a chiunque.
Un libro di divulgazione scientifica avvincente e affascinante. Ha moltissime nozioni che mi hanno fatto riscoprire il mondo, l'universo e tutto ciò che ci circonda. Il tutto è stato descritto con un linguaggio semplice, coinvolgente e mai noioso, con quel pizzico di humor adatto per affrontare argomenti interessanti che ci riguardano da vicino, ma che in qualche modo o per paura che siano noiosi o troppo difficili da comprendere, li evitiamo. Argomenti che magari abbiamo studiato a scuola, ma dimenticati. Dal big bang, il vuoto, i pianeti alle teorie scientifiche descritte in modo comprensibile. Bill Bryson ha avuto il modo brillante anche a descrivere la composizione del DNA. Gli argomenti di qualunque complessità sono esposti in modo chiaro ed ACCESSIBILE, facendoci capire quanto noi umani siamo piccoli nell'universo.
Pubblicato nel 2003 è un ottimo libro di divulgazione scientifica perchè davvero tutti ( o quasi ) possono leggerlo e comprenderlo. Tuttavia nel prologo c’è il solito problema di non valutare bene il futuro. Nel 2003 per Bryson sembra infatti impossibile andare su Marte ( non esisteva Space X a quel tempo). Nel giro di soli 15 anni molte cose sono cambiate a quanto pare. Il resto del libro scorre veloce, pieno di aneddoti, un diario delle scoperte scientifiche che parte dal Big Bang per arrivare più o meno ai giorni nostri. Un libro consigliato a tutti i curiosi e a chi vuole cimentarsi per la prima volta in una lettura non convenzionale.
Una lettura non esattamente scorrevole ma che consiglio di leggere, in quanto fornisce un resoconto generale sulla storia dell'universo e dell'uomo, trattando di argomenti che comprendono varie branche delle scienza. Lo stile è umoristico e leggero, l'unica pecca (che per altri potrebbe essere un pregio) è che le parti riguardo la storia dell'uomo e il mondo naturale sono a tratti noiose (l'argomento non è uno dei miei preferiti). In definitiva, se siete curiosi sulla storia del nostro universo dalle origini fino ad arrivare ad oggi e volete un libro leggero che vi strappi qualche sorriso, questo è quello che fa per voi
Il libro è una raccolta di fatti, nozioni e racconti di estremo interesse. L’autore è stato grandioso, ha compiuto un lavoro immenso per creare un’opera interessantissima. Sarà pure una breve storia, ma è piena di informazioni che ti fanno capire che non basta leggere il libro una sola volta per apprezzarlo. Penso che il futuro lo leggerò ancora una o due volte. Parla di tantissime cose: uomini primitivi, cellule, eruzioni, terremoti, chimica, spazio, vita, quasi tutto! Per chi ama conoscere il mondo e la vita, è il libro giusto!
Avviso che non l'ho letto tutto, ma grand parte in quanto poi iniziava con argomenti si interessanti ma un pò complicati. Per gli argomenti che ho letto li ho trovati molto interessanti e anche molto preoccupanti.è un libro molto scientifico.
Scrittura molto intrattenente, alcune cose sono scorrette a quanto pare, ma nel complesso molte cose interessanti. Spesso si sofferma sulle storie degli scienziati che sulla scienza e questo per me è un pro, ma potrebbe essere un contro per altri