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Representations of the Intellectual

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Celebrated humanist, teacher, and scholar, Edward W. Said here examines the ever-changing role of the intellectual today. In these six stunning essays - delivered on the BBC as the prestigious Reith Lectures - Said addresses the ways in which the intellectual can best serve society in the light of a heavily compromised media and of special interest groups who are protected at the cost of larger community concerns. Said suggests a recasting of the intellectual's vision to resist the lures of power, money, and specialization. in these powerful pieces, Said eloquently illustrates his arguments by drawing on such writers as Antonio Gramsci, Jean-Paul Sartre, Regis Debray, Julien Benda, and Adorno, and by discussing current events and celebrated figures in the world of science and politics: Robert Oppenheimer, Henry Kissinger, Dan Quayle, Vietnam, and the Gulf War. Said sees the modern intellectual as an editor, journalist, academic, or political adviser - in other words, a highly specialized professional - who has moved from a position of independence to an alliance with powerful institutional organizations. He concludes that it is the exile-immigrant, the expatriate, and the amateur who must uphold the traditional role of the intellectual as the voice of integrity and courage, able to speak out against those in power.

BBC episodes presented by Edward Said: http://www.bbc.co.uk/programmes/p00gm...

121 pages, Paperback

First published January 1, 1994

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About the author

Edward W. Said

243 books4,479 followers
(Arabic Profile إدوارد سعيد)
Edward Wadie Said was a professor of literature at Columbia University, a public intellectual, and a founder of the academic field of postcolonial studies. A Palestinian American born in Mandatory Palestine, he was a citizen of the United States by way of his father, a U.S. Army veteran.

Educated in the Western canon, at British and American schools, Said applied his education and bi-cultural perspective to illuminating the gaps of cultural and political understanding between the Western world and the Eastern world, especially about the Israeli-Palestinian conflict in the Middle East; his principal influences were Antonio Gramsci, Frantz Fanon, Aimé Césaire, Michel Foucault, and Theodor Adorno.

As a cultural critic, Said is known for the book Orientalism (1978), a critique of the cultural representations that are the bases of Orientalism—how the Western world perceives the Orient. Said’s model of textual analysis transformed the academic discourse of researchers in literary theory, literary criticism, and Middle-Eastern studies—how academics examine, describe, and define the cultures being studied. As a foundational text, Orientalism was controversial among the scholars of Oriental Studies, philosophy, and literature.

As a public intellectual, Said was a controversial member of the Palestinian National Council, because he publicly criticized Israel and the Arab countries, especially the political and cultural policies of Muslim régimes who acted against the national interests of their peoples. Said advocated the establishment of a Palestinian state to ensure equal political and human rights for the Palestinians in Israel, including the right of return to the homeland. He defined his oppositional relation with the status quo as the remit of the public intellectual who has “to sift, to judge, to criticize, to choose, so that choice and agency return to the individual” man and woman.

In 1999, with his friend Daniel Barenboim, Said co-founded the West–Eastern Divan Orchestra, based in Seville, which comprises young Israeli, Palestinian, and Arab musicians. Besides being an academic, Said also was an accomplished pianist, and, with Barenboim, co-authored the book Parallels and Paradoxes: Explorations in Music and Society (2002), a compilation of their conversations about music. Edward Said died of leukemia on 25 September 2003.

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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
Profile Image for Mighty Aphrodite.
703 reviews72 followers
January 4, 2025
Chi è un intellettuale? Qual è il suo scopo all’interno della società? Cosa deve fare, entro quali limiti può agire senza perdere sé stesso e il proprio fine ultimo?

In sei capitoli folgoranti, appassionati ed equilibrati, Said cerca di delineare il profilo del vero intellettuale, partendo dalla sua stessa esperienza di palestinese con cittadinanza americana, che vede alla propria condizione di espatriato quasi come un privilegio, poichè dalla sua posizione di disincantata estraneità può osservare ciò che accade senza credere in dei d’argilla, destinati a sgretolarsi.

“Nè potevo sottrarmi alla singolare felicità di considerare che probabilmente la mia condizione di palestinese con cittadinanza americana sarebbe stata la mia unica sorte per il resto della vita, senza che allettanti alternative valessero più a stuzzicarmi.”

In quanto pensatore laico, infatti, l’intellettuale non deve lasciarsi coinvolgere dai credo politici e dai loro rappresentanti, semplici uomini e donne, che agiscono nel mondo, ma che rimangono pur sempre esseri umani, fallibili e decisi a guadagnare – da ogni situazione – il proprio tornaconto. Se è pur vero che per ogni intellettuale il campo della politica diventa quasi un traguardo imprescindibile, un mondo che permette di approdare ad una concretezza che l’accademia non può garantire, questo non può e, soprattutto, non deve significare compromettersi coi regimi, bagnarsi alla fonte dell’ideologia, proclamare a piena voce la propria fede, cieca e incondizionata a tal punto da spingerci ad approvare atti di ingiustizia conclamata.

Continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Saturn.
690 reviews80 followers
June 9, 2024
Nel 1993 fu proposto a Edward Said di tenere le Reith Lectures della BBC. Da questo invito sono nati i sei interventi raccolti in questo volume che indagano il ruolo dell'intellettuale nella società.
L'intellettuale non ha il compito di mettere il pubblico a suo agio.

Per Said quello dell'intellettuale è prima di tutto un ruolo scomodo, la cui principale caratteristica è il senso critico. La sua funzione è di sfidare ortodossie e dogmi (e non di generarne). Non deve cercare conferme o riconoscimenti, ma essere sempre vigile e indisponibile ad accettare "mezze verità".
Il suo primo compito è quello di dire la verità al potere.
Non si tratta di opposizione fine a sé stessa. Si tratta di porre domande, di operare distinzioni, di richiamare alla memoria ciò che tendiamo a trascurare o scavalcare nell'urgenza di unirci al coro giudicante.

A partire dalle considerazione di altri autori, ricorda l'importanza di non lasciar annebbiare il proprio giudizio dalla fedeltà a una causa, un popolo, una razza. Perché è sempre importante guardare oltre, mantenere vivo l'imperativo di criticare chi è al comando.
Deve anche essere attento a mantenere l'universalità delle sue idee, perché denunciare le sofferenze del proprio popolo non può prescindere dal denunciare le sofferenze che quel popolo commette a danno di altre vittime.
Sarebbe importante per l'intellettuale fare propria quella che Edward Said definisce la condizione dell'esule, al fine di mantenere uno sguardo altro, cioè non isolato dalla prospettiva presente. Il suo è un invito a considerare le situazioni in quanto contingenti e non ineluttabili, ovvero il risultato di una serie di scelte e ricordare che le realtà sociali sono una costruzione che deriva dalla storia, e non dati di natura.
La condizione ideale dell'intellettuale è una condizione di marginalità perché, lontano dai ranghi, riesce a mantenere uno sguardo aperto a ciò che è inconsueto, non convenzionale. Uno spirito avventuroso, inquieto, "sempre in cammino".
Il potere cerca sempre di tenere l'intellettuale sotto il suo ombrello, concedendogli o togliendogli autorevolezza. Per questo motivo Edward Said esalta ciò che chiama dilettantismo, ovvero il desiderio di agire in maniera indipendente senza cadere nella trappola della specializzazione che vorrebbe mettere l'intellettuale nel recinto limitato di una competenza.
L'intellettuale deve stimolare la discussione, spingere il pubblico a porsi domande. Soprattutto, non può svincolarsi alla realtà concreta e perdersi nell'astrazione. Deve essere coerente e rappresentare col suo lavoro e le sue azioni le idee che professa.
Profile Image for Marja Bolkonskaja.
10 reviews
January 24, 2020
Dire la verità. Sì, ma a chi? Said non fa altro che dire la verità al potere. E lo fa analizzando la figura dell'intellettuale in tutte le sue possibili implicazioni: la sua inevitabile condizione di solitudine, la necessità di evitare ogni tolleranza servile di fronte alle cose quali si danno o si mostrano, il dissenso costante rispetto allo status quo. Esperto e acuto nel cogliere le distanza tra le interpretazioni e la realtà, nel primo capitolo affronta proprio la rappresentazione dell'intellettuale e si scaglia contro lo specialismo sempre più diffuso dopo la fine delle grandi narrazioni. "Gli intellettuali postmoderni oggi privilegiano la competenza anziché i valori universali della libertà e della verità". E dal momento che la politica è ovunque, sviluppo teorico che a questo punto coinvolge Gramsci e non solo, non c'è alcun dubbio che l'intellettuale debba schierarsi sempre dalla parte dei deboli, di quanti non hanno alcuna rappresentanza. Non si tratta di incarnare un novello Robin Hood - dice Said - non è semplice idealismo romantico: in sostanza, l'intellettuale è "qualcuno che ha scommesso tutta la sua esistenza sul senso critico, la consapevolezza di non essere disposto ad accettare le formule facili, i modelli prefabbricati, le conferme acquiescenti e compiacenti di ciò che i potenti e i benpensanti hanno da dire e di ciò che fanno".
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books135 followers
October 2, 2017
"Quando ci si mette acriticamente al servizio di un dio, i demoni stanno sempre dall’altra parte." (p. 123)
Profile Image for Alessia.
13 reviews14 followers
June 16, 2026
illuminante! da rileggere altre mille volte
Profile Image for Gloria Baldoni.
23 reviews70 followers
Read
July 24, 2018
Come deve essere l’intellettuale secondo Said:

1. Outsider, ossia vivere la condizione mentale dell’esiliato. Se è vero che il confino è materialmente ed emotivamente faticoso da affrontare, altrettanto vero è che la rimozione fisica da luoghi in cui operano influenze di ogni genere e la lontananza dai centri di potere rendono la persona che voglia esercitare la propria curiosità intellettuale molto più libera di farlo. Questa è la libertà che l’intellettuale deve sentire di possedere quando parla al potere e alle masse (ne consegue che l’intellettuale insieme al suo ruolo accetta dei rischi personali: l’ostracismo, per esempio).

2. Dilettante, ossia propenso a sconfinare dal suo ambito di competenza. Il sapere è sempre più specializzato, e se questo significa da una parte che chi si occupa di qualcosa ha buone possibilità di essere un vero e proprio luminare in materia, il rovescio della medaglia è il rischio concreto di abbandonare il resto della conoscenza. Non solo: il pezzo di carta che ti qualifica per parlare di X, automaticamente ti s-qualifica dal parlare di Y perché non è il tuo campo. Contro la professione della ricerca Said invoca la passione della ricerca, il sapere rincorso per avere lo sguardo chiaro, e la visione d’insieme nitida (l’esempio proposto è Chomsky, aggiungerei volentieri Todorov).

3. Laico, non necessariamente nell’accezione volgare di senziddio ma piuttosto uno capace di applicare lo stesso metro di giudizio, che discende da valori e convinzioni che si sperano di applicazione universale, a chiunque (il partito o il leader di preferenza come quello che si osteggia, per esempio). Per non cadere nella trappola dello sguardo acritico Said suggerisce la medicina preventiva del distacco: non avvicinarsi a incarichi governativi o a consulenze per gruppi privati è a suo avviso una buona prassi (che difatti ha sempre seguito). L’indipendenza economica è la migliore base per quella intellettuale.

Speravo in qualche affondo più incisivo (sono rimasta sbalordita dal trattamento che ha riservato a Kissinger, senza dubbio cervello in esilio ma accidenti se impossibilitato a dire la verità al potere, visto che lo ha sempre rappresentato e purtroppo esercitato) e forse avrei preferito vedere l’argomento trattato su una lunghezza più generosa; certo quello delineato da Said è l’ABC dell’indipendenza intellettuale ma è pur vero che coi tempi che corrono tocca ribadire pure quello.
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