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The Complete Dramatic Works

The present volume gathers all of Beckett's texts for theatre, from 1955 to 1984. It includes both the major dramatic works and the short and more compressed texts for the stage and for radio.

'He believes in the cadence, the comma, the bite of word on reality, whatever else he believes; and his devotion to them, he makes clear, is a sufficient focus for the reader's attention. In the modern history of literature he is a unique moral figure, not a dreamer of rose-gardens but a cultivator of what will grow in the waste land, who can make us see the exhilarating design that thorns and yucca share with whatever will grow anywhere.' - Hugh Kenner.

Contents:
Waiting for Godot.
Endgame.
Happy Days.
All That Fall.
Acts Without Words.
Krapp's Last Tape.
Roughs for the Theatre.
Embers.
Roughs for the Radio.
Words and Music.
Cascando.
Play.
Film.
The Old Tune.
Come and Go.
Eh Joe.
Breath.
Not I.
That Time.
Footfalls.
Ghost Trio
...but the clouds....
A Piece of Monologue.
Rockaby.
Ohio Impromptu.
Quad.
Catastrophe.
Nacht und Traume.
What Where.

480 pages, Paperback

First published September 1, 1961

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About the author

Samuel Beckett

959 books6,812 followers
Novels of Samuel Barclay Beckett, Irish writer, include Murphy in 1938 and Malone Dies in 1951; a wider audience know his absurdist plays, such as Waiting for Godot in 1952 and Krapp's Last Tape in 1959, and he won the Nobel Prize of 1969 for literature.

Samuel Barclay Beckett, an avant-garde theater director and poet, lived in France for most of his adult life. He used English and French. His work offers a bleak, tragicomic outlook on human nature, often coupled with black gallows humor.

People regard most influence of Samuel Barclay Beckett of the 20th century. James Augustine Aloysius Joyce strongly influenced him, whom people consider as one modernist. People sometimes consider him as an inspiration to many later first postmodernists. He is one of the key in what Martin Esslin called the "theater of the absurd". His later career worked with increasing minimalism.

People awarded Samuel Barclay Beckett "for his writing, which—in new forms for the novel and drama—in the destitution of modern man acquires its elevation".

In 1984, people elected Samuel Barclay Bennett as Saoi of Aosdána.

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Community Reviews

5 stars
1,357 (54%)
4 stars
748 (29%)
3 stars
267 (10%)
2 stars
83 (3%)
1 star
39 (1%)
Displaying 1 - 14 of 14 reviews
Profile Image for Gerardo.
489 reviews42 followers
October 28, 2015
Testi molto difficili. Si consiglia di leggerli non uno dietro l'altro, poiché potrebbe risultare troppo pesante. Leggerne uno, fermarsi, ragionarci su e poi passare al successivo, tenendo bene a mente quanto pensato e capito di quello precedente. L'opera di Beckett è molto coerente e tutti i testi formano i fili di un discorso unico. E' giusto averli messi insieme, così da poterne comprendere la profonda unione.

Sono testi che ruotano intorno ad un tema: la difficoltà di trovare un senso a questa vita (se non proprio l'impossibilità). Con 'Godot' vediamo che questa assenza di senso non impedisce alla scena di essere movimentata, caotica, ricca di avvenimenti e dialoghi. In 'Godot' c'è un affannarsi, uno sprecare le proprie energie che non porta a nulla. Ma la vita c'è e la si vede nei movimenti convulsi dei personaggi in scena.

Procedendo con la lettura, i personaggi sono sempre più in difficoltà. Con 'Finale...' e 'Tutti quelli...' il dialogo è ancora serrato, ma diventa sempre più difficile per i personaggi comprendersi tra di loro. E nel dialogo, spesso logorroico, si assiste alla solitudine degli incompresi. In seguito, il dialogo si fa quasi impossibile: sia con se stessi (L'ultimo nastro...) sia con l'altro (Giorni felici). E qui si assiste anche al sacrificio del corpo che più non riesce a muoversi, che viene bloccato dalla vecchiaia (nel primo caso) o dall'essere letteralmente conficcati nel terreno (nel secondo). Fino ad arrivare a 'Commedia' in cui i personaggi sono solo delle teste che narrano la stessa storia, ma da tre punti di vista in conflitto tra di loro. La tragedia dell'incomprensione successivamente si trasforma nell'amara commedia di un triangolo amoroso in cui ognuno vive il proprio piacere a scapito dell'altro. Negli ultimi drammi - quelli più corti - il personaggio, ormai da solo, ha difficoltà nell'esprimere la sua stessa esistenza attraverso le parole. Il discorso si fa frammentario, lento, ripetitivo, con storture logiche: il tutto per esprimere la difficoltà nel poter parlare di se stessi, nel poter definire il proprio io (tant'è che uno di questi drammi si chiama, per l'appunto, 'Non io').

Onnipresente in Beckett è il corpo, il quale appare con i suoi profondi limiti. L'occhio è l'organo che compare più spesso, sempre con numerosi problemi di vista: i personaggi sono fortemente miopi o addirittura ciechi, per questo fanno uso di occhiali, lenti di ingrandimento o semplicemente della presenza dell'altro per orientarsi nel mondo. Quest'ultimo, però, sfugge sempre. Il movimento è sempre molto sacrificato: o per via del poco spazio, o perché vecchi, o perché disabili, o perché conficcati in zolle di terra o giare, o perché costretti a dondolare su di un'altalena. Non c'è libertà, se non un insensato affannarsi del movimento per il movimento.

In sintesi: manca il senso, l'altro è distante, la metafisica è muta. Eppure, questo non ci impedisce di salire in scena per rappresentare la vita umana. La quale è, semplicemente è.
Profile Image for C.
80 reviews5 followers
May 3, 2021
Ho apprezzato particolarmente L'ultimo nastro di Krapp, Non io e Di' Joe (oltre al celeberrimo Aspettando Godot, che per me è un gran piacere rileggere). Il teatro di Beckett è ridotto al minimo, caratterizzato dal non detto, dal silenzio, dall'immobilità. Sicuramente uno degli autori più geniali di sempre, la sua descrizione della condizione umana è la più vera e allo stesso tempo la più tragica che io abbia mai letto.
Profile Image for Federica.
441 reviews117 followers
June 24, 2018
Aspettando Godot: 4/5
Finale di partita: 4/5
Tutti quelli che cadono: 5/5
L'ultimo nastro di Krapp: 3/5
Giorni felici: 2/5
Parole e musica: 3/5
Commedia: 4/5
Di' Joe: 4/5
Respiro: 5/5
Non io: 3/5
Quella volta: 3/5
Dondolo: 4/5
Profile Image for Simona B.
936 reviews3,198 followers
February 3, 2012
ESTRAGONE Troviamo sempre qualcosa, eh, Didi, per darci l'impressione di esistere?
VLADIMIRO (spazientito) Ma sì, ma sì, siamo dei maghi.
-Aspettando Godot

HAMM Preghiamo Dio.
CLOV Ancora?
NAGG Il mio confetto!
HAMM Prima Dio! (Pausa). Pronti?
CLOV (rassegnato) Pronti.
HAMM (A Nagg) E tu?
NAGG (giungendo le mani, chiudendo gli occhi, recita a precipizio) Padre nostro che sei nei cieli...
HAMM Silenzio! In silenzio! Un po' di contegno! Su, cominciamo. (Atteggiamento di preghiera. Silenzio. Scoraggiato prima degli altri) Allora?
CLOV (Riaprendo gli occhi) Zero assoluto. E tu?
HAMM Un buco nell'acqua. (A Nagg) E tu?
NAGG Aspetta (Pausa. Riaprendo gli occhi) Un cavolo!
HAMM Che carogna! Non esiste!
-Finale di partita


Non devo aggiungere altro. Chi vuol capire capisca.
Profile Image for Gabriele Crescenzi.
Author 2 books13 followers
November 12, 2019
La lettura dei testi di Beckett è stata una delle più illuminanti che abbia fatto riguardo ai temi portanti del Novecento postbellico.
Inserendosi nel filone del "teatro dell'assurdo", in cui domina l'esperienza nullificante dell'esistenza e della sua insignificanza, Beckett rivoluziona completamente la rappresentazione scenica del tempo, ancora legata ai canoni della visione borghese ottocentesca.
L'autore si pone in forte originalità rispetto al contesto drammaturgico dominante, andando a rappresentare con mezzi finora mai visti, il dramma della vita umana in tutta la sua vacuità. Vacuità che si riflette appieno sia dai testi, sia dalle scelte degli oggetti di scena.

Il fil rouge che lega assieme tutti questi testi raccolti stupendamente in tale raccolta (con una prefazione molto istruttiva e molto ben fatta) è l'attesa. La vita che si configura come un continuo aspettare della sicura fine. L'uomo vive in questa dimensione a dir poco assurda, in cui tutto ciò che fa è vano a fini postumi, in quanto l'oblio è l'unica cosa a cui andrà incontro. Perciò l'esistenza altro non è che un tentativo continuo di rimandare questa sicuro termine, un insistente riempimento del vuoto esistenziale con parole inutili, con discorsi insensati se rapportati alla loro funzionalità reale nell'esperienza umana. È in quest'ottica che vanno visti i testi ardui da comprendere che Beckett propone in scena.
A partire da "Aspettando Godot", il testo che più di tutti è stato acclamato dalla critica e il punto d'inizio della rivoluzione teatrale messa in atto dall'autore.
Il dramma si configura come l'attesa di due poveri uomini, Vladimiro ed Estragone, dell'arrivo di un certo Godot, di cui non si saprà nulla, se non il nome e il fatto che devono risolvere con lui qualche questione. Attendendo il suo arrivo, i due si ritrovano a discutere, spesso non seguendo alcun filo logico, solo per riempire quel tempo vuoto. Il discorso, che sino ad allora era il cardine del dramma, diventa ora un mero pretesto per cercare di scampare invanamente all'arrivo della fine. Lo si capisce anche dal nome di Godot, che altro non è che l'ensemble di "go", vai, e "dot", ovvero punto, fermarsi. Ciò esprime la condizione paradossale del vivere: come Estragone più volte afferma di volersene andare, ma non lo fa, così la vita è un lungo attendere in cui ogni movimento non è che un'illusoria stasi. E in tale staticità, rimarcata dal fatto che, nei minimi termini, tale dramma non ha una trama, i personaggi parlano solo per distrarsi.
Così accade anche per altri drammi nella raccolta, quali "Fine di partita" e "Tutti quelli che cadono", che vedono un progressivo disumanizzarsi della vicenda, con protagonisti sempre più assurdi e con scene sempre più fredde.
Apice della sua poetica, almeno a mio parere, in quanto mi ha colpito fortemente, è "Giorni felici".
Apparentemente si tratta di una sorta di monologo (intervallato solo raramente da alcuni monosillabi del marito) di Winnie, una donna che continuamente rimarca la fortuna che ha ed il fatto che trascorra sempre giorni felici. Ma la tragedia, la vacuità e l'estrema illusorietà di queste parole viene messa in mostra in maniera stordente dalla rappresentazione scenica:la donna si trova sepolta in un monticello che le arriva sino in vita (nel secondo atto sino alla testa, per cui non potrà più compiere alcun movimento) ed il marito è incapace di camminare, solo di strisciare, fatto che gli impedisce di dissotterrare Winnie. Beckett riporta qui il teatro al suo significato originario, puntando tutto il testo sulla visività del dramma: infatti "teatro" deriva dal greco "theaomai", ossia guardare. La situazione esistenziale non è esplicata dal testo stesso ma dal contrasto tra le parole speranzose della donna e la sua reale condizione. Si può dire che il dramma stia solo nell'allestimento e che le parole non siano che un vacuo cianciare in attesa di una fine che il personaggio cerca di evitare. Sebbene inoltre Winnie abbia una rivoltella, non la userà mai, perché ciò indicherebbe che la sua eroina è stata una vita infelice e vuota, rompendo quell'illusione di felicità, di cui interiormente è cosciente.
Insomma, una lettura profonda, non per tutti, che ti fa scoprire a fondo il dramma del vivere, o meglio del sopravvivere.
Profile Image for Vitani Days.
464 reviews14 followers
September 8, 2017
Un buon modo per capire che Beckett non è soltanto Godot. Anzi, soprattutto non è Godot (opera che ha i suoi meriti, indubbiamente). I veri capolavori di questa raccolta sono altri, a partire dall'eccellente "Finale di partita", passando per "Tutti quelli che cadono", "Giorni felici" e l'ultimo testo della raccolta, "Dondolo". Questi in particolare saranno i motivi per cui ricorderò questa raccolta, davvero dei simboli - e di gran forza - di ciò che l'umanità è divenuta negli ultimi decenni. Beckett presenta un'umanità disumanizzata, smembrata, in cui ogni uomo è un'isola a sé stante che non ascolta né vede chi gli sta accanto, e questo è tanto più forte quanto più si ha a che fare con persone, in teoria, care (si vedano a proposito la signora Rooney - che poi è ben più umana di lui, a modo suo - e suo marito). Ci sono persone che parlano, perché non possono fare altro, e persone che ascoltano o che fanno finta di. E persone, passanti perlopiù, che giudicano. Ho trovato commovente la Winnie di "Giorni felici" e il modo disperato in cui cerca di trovare "qualcosa di bello" in ogni sua monotona giornata, senza crederci. La speranza viene, perennemente, sbriciolata. Restano i ricordi, quei pochi ricordi belli (Nagg e Nell, Krapp, il protagonista di "Quella volta"), che sbiadiscono però con l'andare del tempo e col confronto col presente, così inumano e grigio. E c'è il terrore, quello di Hamm nel sentire che c'è uno scarafaggio e che "da quello l'umanità potrebbe ricostituirsi". C'è una sfiducia profonda, un'altrettanto profonda solitudine. Quelli di Beckett sono fantasmi di persone, frammenti di persone.
Non do la quinta stella per un motivo soltanto: questi testi erano pensati per una fruizione teatrale, o comunque radiofonica, e leggerli soltanto è come percepirne solo un terzo.
Profile Image for Eustachio.
708 reviews73 followers
May 25, 2012
Maledetto sia il giorno in cui notai che per soli tre euro in più potevo avere non solo Aspettando Godot, ma anche alcune altre opere di Samuel Beckett.
È da cinque mesi che ho questo commento in testa, ma mi sono detto: "Vai avanti, non lasciar perdere, sicuramente ci sarà qualcosa di buono e gli darai almeno tre stelline". Invece no.
La triste verità è che i lavori di Beckett hanno senso solo se contestualizzati. Specie gli ultimi della raccolta. Se i primi (Aspettando Godot, Finale di partita, Tutti quelli che cadono) hanno qualcosa in sé di concreto a cui il lettore può aggrapparsi (dialoghi, ambientazioni, personaggi), gli altri sono parole a caso, giochi di luce, monologhi infiniti, gesti ripetitivi, pause. Insomma: nulla.
Sicuramente fa più effetto a teatro. A fine lettura, a parte un lontanissimo "che bello" per Aspettando Godot, non resta che la sensazione di essersi tolti un grande peso; con tutto che le ultime cento pagine le ho lette di corsa, senza soffermarmi su eventuali sottotesti (ma non ce ne saranno, e se ci fossero sarebbero nell'insieme, non nelle singole parti del dialogo), per il puro gusto di arrivare alla fine.
Profile Image for Sofia Fresia.
1,254 reviews26 followers
November 29, 2016
Premetto che Aspettando Godot - primo testo di questa raccolta- meriterebbe da solo almeno 4 stelle, ma trattandosi di un'antologia nel complesso non sono rimasta molto colpita. Questo principalmente perché il teatro di Beckett non sembra essere fatto per un pubblico, quanto piuttosto per portare avanti l'idea di teatro propria dell'autore. È pazzesco come procedendo nella cronologia tutte le sue opere drammatiche vengano sottoposte a un radicale progetto di eliminazione delle caratteristiche tipiche del genere, riducendosi infine a pura e semplice immagine. Artisticamente parlando il risultato è lodevole, ma molto poco godibile da terzi. Prima si ostenta la finzione del fare teatro, poi scompare il senso nel dialogo, e infine pure l'azione. Qui sta la genialità di Beckett, che è andato contro l'idea comunemente accettata di cos'è il teatro, ma che in quanto al prodotto finale io non sono riuscita ad apprezzare. Fondamentale per la comprensione -comunque criptica - di questi testi è la lettura della presentazione iniziale.
Profile Image for Axel Shut.
48 reviews12 followers
July 7, 2012
l'estrema propaggine del modernismo, oltre il quale non c'è più nulla
Profile Image for Paola.
762 reviews159 followers
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April 11, 2015
mia edizione: Einaudi 1968, cop. rigida
Profile Image for Andrea.
24 reviews1 follower
April 18, 2024
"Aspettando Godot" merita dieci stelle, "Giorni felici" quattro e tutti gli altri testi due o tre (da leggere forse sotto effetto di qualche acido psichedelico)
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