Grazioso e sicuramente valido dal punto di vista della trama, ambientato a Cambridge nel 1888, con una vaga tonalità romance, che non disturba. Da lettrice abituale di romanzi vittoriani, rilevo qualche imperfezione nella cornice storica, quale ad esempio la mole di impegni e lo stile di vita di un'istitutrice (la protagonista ha decisamente troppo tempo libero) e in generale la mancanza di formalità e la compiacenza con cui la sua figura (di lavoratrice e di donne nubile) viene accolta un po' da tutti, muovendosi con un'indipendenza, materiale e morale, un po' eccessiva.
La forma epistolare è un pretesto, perché spesso la narrazione perde le caratteristiche di "lettera" e diventa una prima persona passata "narrativa". In tal senso ad esempio le udienze "stenografate" in aula dalla protagonista non si riescono a inquadrare come materia di lettera. Anche la scelta, comprensibile, di non inserire le risposte del destinatario, ma solo lettere della protagonista, contribuisce a far perdere l'illusione epistolare.
Molto convincente l'atmosfera della Cambridge vittoriana e le figure dei matematici, con un campionario di caratteri significativo e un'ottima coerenza di azione.
Le 4 stelline le merita perché, pur con la consapevolezza dei difetti di cui sopra, la lettura è coinvolgente e si chiude il libro con la sensazione di aver letto un romanzo gradevole e ben confezionato. Come dire che l'autrice, solo per la qualità di scrittura e il potenziale di trama e personaggi, riesce a far sembrare i suoi nei non un difetto fisico, ma un vezzo cosmetico.