Anno 43 dopo Cristo. Come un fulmine a ciel sereno, un luttuoso evento si abbatte sulla comunità ebraica dell'Urbe: la giovane Dinah, figlia del mercante Mordechai, perde la vita abortendo un figlio illegittimo, frutto di un amore "proibito" che la legava a un goy, un cittadino pagano. Colpito negli affetti e nell'onore, Mordechai si rivolge all'amico Publio Aurelio Stazio affinché individui e punisca il responsabile della morte di Dinah. Stazio accetta l'incarico, risoluto a vederci chiaro. Che cosa è successo realmente alla sventurata ebrea? Chi è il goy che l'ha messa incinta? Perché si nasconde? E se si fosse trattato di un omicidio?
Rispetto al primo volume mi è piaciuto meno. I punti di forza ci sono sempre (l'ambientazione e i protagonisti), ma questa volta ho trovato il mistero più noiosetto e il libro meno ironico e frizzante. Molto meglio il raccontino finale.
Seconda indagine di Publio Aurelio Stazio, senatore romano, ricco, bello, intelligente, buono, giusto. Insomma un tantino troppo perfettino. Tende ad essere un viveur, ma in questa storia incontra una donna medico la cui influenza lo porta a rinunciare al vino e ad altri piaceri con grande scorno dei suoi servitori, soprattutto del fido e astuto Castore. La storia questa volta coinvolge la comunità ebraica, una giovane donne della comunità muore a causa di un adulterio e il padre chiede aiuto a Stazio per avere giustizia. Segue l'indagine, un ulteriore delitto in cui muore l'ex fidanzato della ragazza, fa la sua apparizione la splendida e pericolosa Messalina con i suoi "divertimenti" e gli intrighi di corte. Sicuramente apprezzabile la ricostruzione storica, forse la parte migliore, la detection in sè è graziosa, ma non eccezionale.
Di questa serie ne avevo già letto qualche altro episodio in passato ed è stato piacevole ritrovare il senatore Publio Aurelio Stazio alle prese con una nuova indagine. Uomo carismatico e raffinato, affiancato dal suo fedele liberto Castore e da altri personaggi ben delineati, Publio Aurelio si trova sempre immischiato in truci e inspiegabili delitti. Questa volta, a chiedergli aiuto è l’amico Mordechai, un ricco mercante ebreo, che vuole ad ogni costo scoprire la verità sulla morte della figlia Dinah. La ragazza è stata trovata agonizzante nel suo letto e, prima di morire, ha pronunciato alcune parole senza senso. Sin da subito si sospetta che sia morta per le conseguenze di un aborto, ma che sotto sotto ci sia dell’altro? Non vi dico di più… Anche in questo romanzo non mancano i colpi di scena, ma ancora una volta quello che ho apprezzato maggiormente è stato è il modo in cui l’autrice racconta la società romana, con le sue divisioni sociali, le credenze religiose e gli usi e costumi dell’Urbe.
Una trama interessante ma non così tanto come la descrizione della vita romana ai tempi di Claudio. La Mos Maiorum, lo status degli ebrei,dei greci e degli altri stranieri... un mondo interessante anche se mi pare difficile ci potesse essere un giovane senatore di così sani principi come Pubblio Aurelio Stazio.
43-ieji mūsų eros metai. Jauna žydaitė miršta po nesėkmingai atlikto aborto. Jos tėvas, prekybininkas Mordechajus, kamuojamas gedulo ir gėdos, kreipiasi į savo bičiulį, Publijų Aurelijų, prašydamas surasti, kas buvo to negimusio nesantuokinio vaiko tėvas. Kad ir nenorom, Publijus Aurelijus imasi tyrimo. Kas iš tikrųjų nutiko jaunajai Dinai? Kas tas meilužis? Kodėl jis slapstosi? Ir – ar tai tikrai tik nelaimingas atsitikimas, bandant atsikratyti kūdikio?.. Istorinis detektyvas iš mano ne itin mylimos Montanari knygų serijos. Bet epochą ji išmano, į lankas labai nepjauna, tai vis paskaitinėju, tiesa, visiškai be jokios chronologinės tvarkos. Kas, tiesą sakant, šiai serijai ir nėr labai svarbu. Visaip kaip vidutiniška. Tai trys iš penkių – pats tas.
Non uno dei miei libri preferiti della serie, ma comunque una lettura gradevole e istruttiva. In questo romanzo Publio Aurelio si ritrova ad indagare sulla morte della figlia di un suo amico ebreo, in apparenza dovuta a un aborto, ma che sembra nascondere qualcosa di più. Il giallo è piuttosto interessante, con parecchi "red herrings", ma ho trovato il finale un po' deludente. Le scene più divertenti sono quelle dell'inaspettata alleanza tra gli storici nemici Castore e Paride, uniti per cercare di evitare il matrimonio di Aurelio con una affascinante medico. A fine libro è anche incluso un breve racconto, piacevole e divertente come il romanzo principale.
Anche questo volume si attesta sui buoni livelli del precedente, il più grande merito dell'autrice è infatti di riuscire a proporre tematiche "moderne" senza che il contesto storico perda credibilità: in una Roma cosmopolita come quella imperiale la libertà dei costumi era forse anche maggiore della nostra e non risulta forzato parlare di aborti, prostituzione o tolleranza religiosa. A differenza del primo libro, qui l'attenzione è incentrata sul ricreare uno spaccato di vita quotidiana dell'epoca più che sul mistero vero e proprio. I toni si allegeriscono ed i personaggi ricorrenti acquistano spessore: sono comunque più macchiette che persone reali, ma nell'economia del romanzo funzionano, soprattutto per fare da contraltare a Publio Aurelio che ha la tendenza a diventare una "Mary Sue" al maschile (ricco, potente, intelligente e pure grande amatore!); per fortuna l'autrice ogni tanto se ne accorge e lo ridimensiona con qualche bagno di umiltà. Il fatto che il giallo sia messo in secondo piano non deve però far pensare che sia gestito male o appena abbozzato, tutt'altro: è una vicenda intricata e piena dicolpi di scena, che riserverà qualche sopresa fino all'ultima pagina. Forse è un po' meno appassionante del primo, ma resta un romanzo piacevolissimo che si legge in un baleno e fa venir voglia di continuare la serie, prima o poi.
Seconda avventura per il senatore romano Publio Aurelio Bond.. ehm, Stazio. Questa volta il patrizio viene coinvolto in un caso di morte prematura la cui spiegazione è apparentemente semplice. Ma lo sarà davvero? I personaggi ricorrenti, appena abbozzati nel primo libro, cominciano a prendere spessore e raggiungono un equilibrato status di macchiettismo che li rende simpatici e non troppo invadenti. Il senatore è invece una forza della natura e anche in questo caso non manca di affidarsi al suo fascino che, forse ancor più del suo intuito, lo aiuta a chiarire le cose e rivelare i misteri che di volta in volta si trova ad affrontare. Come sempre il libro è scritto con competenza ed eleganza. Mi aspetto che l'autrice, dopo questi primi libri introduttivi, cominci a osare un po' di più aumentando la varietà di sfumature emotive che al momento sono stabilizzate su un livello complessivamente leggero.
Pur essendo una rilettura (forse è anche la terza volta) non ricordavo nulla della storia. Pur essendo il protagonista incontrastato, Publio cede il passo ai vari servi o schiavi che popolano la sua domus, permettendo al lettore di conoscerli un po' meglio e di farsi un'idea di chi veramente comanda. Pomponia e Servilio fanno la solita comparsata e i reali personaggi storici vengono intessuti nella trama senza essere invadenti. La trama permette, come sempre, all'autrice di raccontare abitudini tradizioni della Roma del primo secolo, tra ebrei, postriboli e gravidanze non volute. Il colpevole, celato fino alla fine, era forse prevedibile... ma solo considerando simpatie e antipatie che si nutrono nei confronti dei vari personaggi.
Secondo romanzo con protagonista l’investigatore Publio Aurelio Stazio, mi è piaciuto più del primo, sono riuscita a seguire facilmente le vicende e ho trovato molto interessanti i temi trattati, soprattutto il giudaismo a Roma nel I sec d.C. e i metodi contraccettivi e di aborto utilizzati dalle donne dell’epoca dell’imperatore Claudio. Resto comunque perplessa sull’ordine in cui dovrebbero essere letti questi romanzi, perché in Internet mi davano questo libro come secondo, mentre sul frontespizio c’è scritto “sesta indagine”. E infatti vengono menzionati fatti che potrebbero essere stati raccontati in libri precedenti. Questa confusione non mi permette di godermi appieno la lettura, perché mi resta sempre il dubbio di aver sbagliato ordine.
Nuovo giallo della Comastri Montanari ambientato nell'antica Roma e ho imparato di nuovo molte cose interessanti. L'autrice è brava nel trasportarci nel tempo e farci conoscere usi, costumi, modi di dire degli antichi romani. In particolare qui siamo nel mondo della medicina e in particolare si parla di contraccezione e interruzione di gravidanze... e io non immaginavo che già a quei tempi ci fossero così tante pratiche in uso! Bella anche la parte gialla e la soluzione finale inaspettata (almeno da me).
Ho scoperto questa autrice per caso ed è il terzo libro che leggo. Io, che ho sempre amato i galli ma li avevo abbandonati durante il periodo universitario, considerandoli ingenuamente di livello troppo “basso” per la mia cultura.
Quello che mi piace di questa scrittrice è il periodo storico in cui ambienta i suoi romanzi, l’epoca romana, dandoci una spaccato della vita quotidiana vero e reale, mostrandoci come in duemila anni la società italiana non sia cambiata affatto.
Un epoca tutta da scoprire, molto più moderna di quanto si possa pensare, alla quale dobbiamo molto. Come l’idea della società multietnica e la mentalità molto aperta riguardo a contraccezione e aborto. Ed è proprio la contraccezione e l’aborto uno dei temi di questo romanzo
La storia si apre con il nostro “eroe”, il senatore Publio Aurelio Stazio intendo a gozzovigliare con l’amica Pomponia, grande pettegola dell’urbe, e il suo devoto marito. Ma la quiete del desco viene interrotta da Shula, serva ebrea di un caro amico di Publio, ebreo anch’egli, Mordecai. Sembra sia successo qualcosa di orribile.
Ed infatti qualcosa di terribile è accaduto. Dinah, unica figlia di Mordecai, giace morta. Dissanguata. Sembra che abbia abortito. Un aborto clandestino, inaccettabile per la puritana società ebraica romana. Un atto che mette la povera morta in una luce negativa, come “l’adultera”. Eppure Aurelio non la vede così. E’ sua intenzione trovare il colpevole. Non solo perché lo ha giurato al povero amico, ma anche perché lui ha visto la piccola Dinah crescere e diventare donna e non può tollerare una morte tanto crudele quanto assurda. Anche se questo significa scendere nei bassifondi più sporchi e squallidi di Roma.
Una storia piacevole, di cui ho apprezzato molto le descrizioni degli usi e costumi di epoca romana e l’idea molto progressista su aborto e contraccezione. Una storia viva che ti fa sentire un cittadino di Roma. Una storia dove varie culture si mescolano, mostrando la grande tolleranza che i Romani avevano nei confronti dei popoli a loro soggetti. Ma… ecco c’è una ma. Un qualcosa che, purtroppo ha fatto calare il mio giudizio su questo romanzo.
Tutto procede per il meglio, tenendo il lettore sul filo del rasoio. Eppure il finale, non per spoilerare. ma sembra gettato li a caso. Non esiste un vero e proprio movente per quanto accade. O meglio esiste, ma è assurdo se non ridicolo. Tutto è legato da un filo di cattiveria gratuita e indifferenza che, a ben vedere, fa parte della nostra realtà quotidiana. E che questo finale non mi convince. Come non mi convince la fine, troppo opportunista , che fa l’antagonista. Forse un finale diverso, con altri moventi o un altra fine per il nostro antagonista, poteva ben starci. Specialmente perché si prova simpatia per questo personaggio, non solo per il mestiere che fa ma per come lo fa, in un’epoca come quella romana si progressista, ma comunque chiusa rispetto ad una parte della società. Insomma, lascia con l’amaro in bocca. Ed è un peccato. Davvero.
Ho avuto conferma che non amo i libri storici, tanto più i gialli. Parto dal secondo della serie un po' per caso. L'autrice si dilunga in molti particolari della cui accuratezza mi interrogo. Vi sono parti che sono molto moderne, non che certe cose non succedessero anche all'epoca degli antichi romani, ma siamo sicuri che avessero certi oggetti, certe abitudini, certo linguaggio? Ecco perchè non rimango convinta, in quanto per una ambientazione convincente si deve avere una conoscenza approfondita e per alcune parti del libro so che non c'è. Ci sono spunti interessanti nella costruzione della trama anche se il senatore Publio Aurelio Stazio risulta assai pomposo e tronfio. Nell'insieme due stelline e mezzo arrotondate a tre di incoraggiamento