Agli inizi del XIV secolo Firenze è al centro di un incredibile boom economico, che permette l'espansione urbanistica e l'arrivo di oltre 100.000 abitanti, il doppio di quanti ne conta Londra. Ed è qui, nella città toscana che si sta trasformando in una metropoli dell'Occidente medioevale, che viveva Dante, non solo nelle aspre contese e nelle lotte politiche che ci riporta nella Commedia. Oltre ai guelfi e ai ghibellini, nelle strade di Firenze c'erano donne che calzavano zoccoli in legno altissimi su strade trafficate e fangose, banchi di cambiatori, sarti, rigattieri, medici, barbieri e ciarlatani che vendevano droghe miracolose. Antonetti ci racconta diffusamente la tipica giornata del fiorentino medioevale, che fosse un aristocratico, un nuovo borghese, un artigiano o un contadino. Entriamo nei meccanismi delle magistrature, nei segreti delle corporazioni di artigiani, e scopriamo come venivano combinati fidanzamenti e matrimoni. Proprio in questo periodo ha inizio il grande sviluppo artistico di Firenze, che oltre alle rime di Dante si concretizza con gli affreschi di Giotto e i primi disegni per il progetto del Duomo. Un racconto immersivo per vivere il secolo che ha fatto di questa città un modello esemplare, e che già allora aveva un ruolo di primaria importanza nella storia italiana.
Saggio storico che consiste in una elencazione commentata per categorie dei vari aspetti della vita "normale" nel Trecento a Firenze (cioè, chez Dante). Sicuramente utile come riferimento bibliografico (l'aderenza continua e precisa alle fonti è sicuramente una qualità), molto meno convincente come lettura continuativa un pò per la frammentarietà della presentazione, un pò per il poco spazio dedicato agli aspetti affrontati (la frase forse più presente nel testo è: "Non è questo il luogo per trattare di...."). Quando l'autore sembra volersi lasciare andare ad una analisi più personale e argomentativa, rischia alcuni scivoloni, come quando indugia su un critico giudizio semplificatorio e discutibile della religiosità dantesca che viene contrapposta a quella di San Francesco (nonostante la venerazione per il poverello di Assisi del Sommo Poeta) o come quando incappa in qualche ripetizione di troppo (incidente insito nella discussione così divisa per categorie). In sostanza, un utile riferimento per ottenere alcune informazioni sulla Firenze del '300 che non conoscevo (come il perenne coprifuoco notturno, la presenza di schiavi africani in città, il fatto che i trovatori provenzali arrivarono in Toscana a causa delle persecuzioni contro gli albigesi) - ma niente di più di questo.
Breve saggio ben diviso nei vari aspetti della vita di ogni giorno, che ci fa immergere nella quotidianità dei contemporanei di Dante. Respiriamo l'aria che riempiva i polmoni del grande porte. Pieno di dettagli interessanti, una visione a 360°, adatto a chi vuole approfondire il periodo storico da un punto di vista molto particolare, sociali e non tramite date e fatti. Mi è piaciuto molto l'integrazione con gli scritti di Dante e la quotidianità, permettendo di creare ancora meglio l'atmosfera.
Sebbene il libro sia pieno di informazioni interessanti e tutto sommato alla portata di chiunque abbia un minimo di conoscenze delle vicende storiche a cavallo del trecento presenta anche alcuni limiti, non gravi, ma che non permettono di attribuire un punteggio pieno. Il profilo di Dante e l'essere un uomo del suo tempo non è tratteggiato in modo del tutto accurato e questo impedisce di comprendere sia la sua opera che il mutevole contesto politico che è alla base del cambiamento evidente tra i 3 libri della Divina Commedia; in tal senso il molto più recente libro "Dante" di Santagata fornisce una ricostruzione storica molto più completa e con essa una spiegazione dettagliata dell'opera dantesca contestualizzandola alle feroci lotte politiche a Firenze inserite nel grande gioco tra papato, Francia e "imperiali". Altro punto non gradito, i commenti dell'autore quando fa apprezzamenti personali (parlando di misoginia di Boccaccio o esprimendo "pena" per alcune condizioni dell'epoca) che dovrebbero essere banditi dalla bocca di qualunque storico. Se all'interno dell'analisi storica e sociale dell'epoca si inseriscono giudizi moderni ... si crea un vizio nell'analisi che ne fa perdere di oggettività. Libro che in ogni caso vale la pena di leggere.