Tre stelle e mezza: avvincente, a tratti sa essere persino volta-pagina, ben strutturato e piuttosto ben scritto considerando che l'autore ha composto il libro in una lingua (l'italiano) che non è la sua lingua madre. Le capacità al di sopra della media ci sono, innegabilmente.
All'inizio mi suonava vagamente puerile e anche un po' finto il modo in cui vi si parla de Il crimine e de La legge criminale per intendere la criminalità organizzata, e anche "La società" e addirittura i nemici per definire tutto quello che non fa parte della criminalità. Poi però, leggendo qualche breve nota di storia della Transnistria, ho dovuto rivedere in maniera significativa le mie impressioni: immaginandomi di avere una guerra davanti a casa, tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, e immaginando cosa avrebbe potuto allora esserci nella mia vita al posto delle scuole medie e dei giri in bicicletta dagli amici nei paesi vicini, beh, certe espressioni dell'autore non mi sono più suonate tanto finte, anzi, forse fin troppo pacate.
La struttura del romanzo è discretamente sensata e organizzata: si compone del racconto in prima persona di episodi salienti dell'infanzia e della giovinezza dell'autore, a partire dai quali si snodano ulteriori flash-back, digressioni, racconti riportati dai dialoghi con nonni o zii o altri anziani della comunità, e il tutto va a formare l'approfondimento di un contesto sociale e geografico ben definito. Per quanto il discorso sia ben organizzato, al termine della lettura manca comunque un qualcosa, il racconto è concludente ma non perfettamente completo, ed è per questo che mi fermo a tre stelle e mezza e non arrivo a quattro. Forse quel qualcosa che manca qui si può trovare nei volumi successivi? Probabile. Senza fretta, mi ripropongo di leggere anche gli altri libri di questo autore, se si trattasse effettivamente del seguito di questo inizio di storia: se qui si racconta com'è che un ragazzino di Bender è finito a fare la guerra in Cecenia, ora sono ulteriormente curiosa di sapere com'è che questo tizio è poi approdato in Italia per scrivere un libro autobiografico.
Del resto, quel senso di incompletezza che mi ha dato il discorso nel suo complesso, viene comunque controbilanciato dalla sincerità del tono della voce narrante. Ciò non significa che tutto quello che è qui raccontato debba esser per forza vero, anzi con ogni probabilità ci saranno elementi di fantasia, o ancor più facilmente episodi in cui l'autore attribuisce a sé stesso vicende che nella realtà sono occorse ad altri e il cui racconto è stato a lui solo riportato. E' un libro che si legge per il piacere e la singolarità del contesto, poco importa sapere cosa sia fedele alla realtà e cosa sia fiction. Quello che conta è che anche nella – eventuale – finzione, la voce narrante tiene sempre un tono di voce sincero e pulito, non è pomposo, non enfatizza e non vuole assumere a tutti i costi toni epici. Questa sincerità dei toni, insieme a una certa ironia e un certo modo di sdrammatizzare, e insieme anche al carattere deciso ma amabile del giovane protagonista, tutti insieme mi hanno piacevolmente richiamato alla mente il Monastero di Prilepin, uno dei miei libri preferiti degli ultimi tempi.
E intanto questa è una nuova lettura soddisfacente, con forte sospetto che necessiti dei volumi successivi per essere ulteriormente rivalutata. Devo ancora scegliere quale sarà la saga per l'estate...