09/01/2022 (****)
Saggio che si legge come un romanzo, dalle origini di Venezia fino alla caduta nel 1798 e oltre, alla fatua repubblica del 1848 e all'unificazione con l'Italia del 1866.
Ben scritto, probabilmente datato in certe considerazioni, avvincente e molto godibile per due terzi (quelli più interessanti, sull'ascesa e sui secoli di gloria della Repubblica di San Marco), meno interessante la parte finale riguardante gli anni della caduta, dell'invasione napoleonica e dell'occupazione austriaca. Si avverte che la narrazione, e l'analisi, provengono dal di dentro della civiltà veneziana (Alvise Zorzi era imparentato con diverse case nobili del patriziato), fatte entrambe con onestà e amore per la propria città e, alle volte, forse eccessiva comprensione circa le scelte e i risultati della politica veneziana.
Storia, quella di Venezia, piuttosto negletta nella retorica patriottica italiana, per motivi che sinceramente mi sfuggono e che invece andrebbe conosciuta alla perfezione, sia perché riguardante l'unico stato italiano che ha avuto ininterrottamente dieci secoli di gloriosa indipendenza e autogoverno (in forma, peraltro, del tutto unica), sia perché emblematica - in maniera assoluta - del grande dibattito che c'è sempre stato intorno all'ascesa e alla caduta delle nazioni, alle cause e alle avvisaglie del declino.
Il momento decisivo della storia di Venezia, e probabilmente il vero turning point della storia moderna italiana, è la metà del Quattrocento, quando le condizioni italiane e internazionali sono ideali per il tentativo della Serenissima di annettere Milano e con essa la più popolosa e ricca pianura d'Europa. Ideali perchè le potenze straniere sono tutte altrove affaccendate (Francia e Inghilterra si stanno scannando nella Guerra dei Cent'anni; la Spagna è ancora divisa e concentrata solo sulla Reconquista; l'Impero tedesco è debolissimo) e in Italia anche il papato attraversa una fase molto delicata. Tuttavia, la mancata presa di Milano e la conclusione dell'espansione contintentale comporterà una serie di reazioni a catena che, con l'ascesa dei Turchi e la caduta di Costantinopoli, indeboliranno gradualmente Venezia dal punto di vista economico e militare, obbligandola al peggiore scenario strategico possibile (ossia combattere sue due fronti opposti e lontanissimi), innescando quella disperata lotta per la sopravvivenza che porterà, alla lunga, all'immobilismo, all'irrilevanza e alla neutralità politica a tutti i costi. Uno stato fallito, decadente e fossilizzato, pallidissima ombra della potenza mondiale dell'età medievale e rinascimentale, che alla prima bufera (di nome Napoleone e cognome Buonaparte) verrà giù come un castello di carte. Giustamente, ma con grande rammarico e rimpianto.