L’aborto, l’amor di patria e Carosello, le raccomandazioni, le tasse e il caso Tortora: su temi come questi Manganelli è intervenuto, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, usando un’arma che gli era massimamente congeniale – il corsivo fulminante – e sempre mandando gambe all’aria moralismi e cliché. E da quei corsivi sbiechi e solitari emerge un ritratto dell’Italia che oggi più che mai lascia ammirati e scossi. Manganelli demolisce infatti i sacri valori italici: la famiglia, anzitutto, produttrice indefessa di psicopatologie varie, anche criminali; e la Patria, che in effetti è arduo amare in toto, incluse «la periferia nord di Foggia, le latrine di tutti indistintamente i ristoranti e le tavole calde dell’autostrada». Il nostro Paese è in fondo una madre avara e insieme indulgente, che «non dà il dovuto ma si lascia insolentire», garantendo così «una lamentosa e innocua esistenza». Non c’è dunque da stupirsi che gli italiani siano cittadini mediocri, afflitti da un’endemica cattiva coscienza – e «il fatto di non essere in galera è semplicemente un segno che da noi lo Stato non funziona». Osservatore implacabile ma partecipe, Manganelli ci racconta e si racconta, e ogni piega del suo discorso cela una gemma di comicità: come quando invita il presidente Pertini, la cui popolarità minaccia le istituzioni, a farsi assegnare il diritto di imporre «un qualsivoglia numero di rigori ad una qualunque squadra di calcio, anche a partita finita, con un semplice colpo di telefono».
Giorgio Manganelli was an Italian journalist, avant-garde writer, translator and literary critic. A native of Milan, he was one of the leaders of the avant-garde literary movement in Italy in the 1960s, Gruppo 63. He was a baroque and expressionist writer. Manganelli translated Edgar Allan Poe's complete stories and authors like T. S. Eliot, Henry James, Eric Ambler, O. Henry, Ezra Pound, Robert Louis Stevenson, Byron's Manfred and others into Italian. He published an experimental work of fiction, Hilarotragoedia, in 1964, at the time he was a member of the avant-garde Gruppo 63.
Raccolta di corsivi scritti fra il 1972 e il 1989. Manganelli è stato un intellettuale fra i più colti e raffinati, ma la ferocia con cui in "poche righe, rapide e mortali" demolisce capisaldi del sentirsi italiani come la Famiglia, la Patria, le Vacanze, le Tasse, la Scuola, la Mamma, lo fa sembrare un punk anarcoinsurrezionalista.
Raccolta di corsivi -taglienti, corrosivi- apparsi tra il 1972 e il 1989 sul Corriere della sera, L’Espresso, Il Messaggero, L’Europeo, Il Mondo, La Stampa. Il gusto per il paradosso, il tono sarcastico si inseriscono in una tradizione "alta" che risale (come ricorda Belpoliti nella postfazione) a Swift. Si esce intristiti da questa lettura e se dovessi trovare un titolo diverso alla raccolta, opterei per "Psicopatologia degli Italiani". Ovvero il racconto di tutta l’ipocrisia di un Paese che, credendo di cambiare, resta spesso uguale a se stesso, ma, purtroppo, se cambia (detto col senno di poi, un poi che a Manganelli è stato risparmiato), lo fa in peggio. Sulla "bandiera" scrive: «L’italiano medio, scapolo, divorziato o con famiglia, che passi nelle vicinanze di una bandiera italiana, sgargiante nei suoi tre colori, è ammonito di tenere un contegno assolutamente inequivoco; potrà sorridere, ma con rispetto, nei confronti di detta bandiera, e non sguaiatamente, come può accadere di ammiccare ad un compagno di bevute e sconvenienze; gli si consiglia di levarsi il cappello, ma sempre come si usa con i superiori, non, ad esempio, con i condòmini; in genere, può eseguire gesti allusivi a trepida devozione, incondizionato assenso, festosità e generico desiderio di morire in modo straziante per la medesima: tanto, egli lo sa, la sua famiglia resterà raccomandata alle cure di quella bandiera, che non dimentica i suoi figli migliori. Questo contegno non esito a giudicare saggio, prudente e, anche se ipocrita, da vero italiano». Anche nei confronti della bandiera siamo cambiati in peggio. Oggi abbiamo il PostGattopardo nello stellone.
Sulle "tasse" a cui dedica tre corsivi: «Stamane ho pagato le tasse. Come ogni volta ho avvertito un oscuro, profondo, incomprensibile piacere […] L’italiano è colpevole. L’italiano non si stupisce se qualcuno viene arrestato, mai. Lo trova naturale. Solo silenziosamente si stupisce di non essere lui, l’arrestato […] Quando esco dalla banca, corro a prendere l’autobus con passo leggero. Sono un evaso con i documenti in regola». E' ancora così? A mio avviso no. L'italiano di oggi è innocente per definizione, colpevoli sono sempre gli altri.
Sulla "famiglia" e il familismo: «Non ho alcun motivo per amare, venerare, rispettare la famiglia italiana. Questa famiglia è una curiosa sopravvivenza della tribù patriarcale che esisteva ancora cinquant’anni fa; non era granché nemmeno quella». E' ancora così? In questo caso mi sento di rispondere sì, è così. Il familismo sembrerebbe davvero un archetipo del carattere degli Italiani.
Il libro si presta molto bene a questo "giochino" di specchi ed ogni lettore troverà le proprie risposte. A me ha strappato questa considerazione: certi difetti restano immutabili, molte virtù non sono mai arrivate.
Oggi abbiamo, nel nostro paese, qualcuno/a che somigli almeno vagamente a un Manganelli, a un Eco, con la stessa verve e la stessa capacità di osservare, con lo stesso bagaglio culturale? Se sì, per favore, indicatemela/o.
Una raccolta di corsivi feroci, disincantati e acuti - su alcuni fulcri ed assi del movimento della societ� italiana, di quando il Manga era uno scrittore vero, non pulp giapponese. Di spicco, gli articoli d'apertura, l'uno che passa a rasoio le velleit� del frontman del duo Moralini, l'altro le autoagiografie d'Almirante. Da leggere e rileggere. Ovviamente non ci si pu� adagiare d'accordo su tutto, e qualche argomento � - dopo trent'anni - un po' stant�o, ma avercene di gente che magari ti d� torto, scrivendo con classe. Dove potete trovare "ontoso" oggi? e dove "Oscure Carceri" in maiuscolo per antonomasia piranesiana? Raccomandato Se Vi Piacciono Flaiano e Arbasino. Colonna sonora: Officium Novum - Jan Garbarek (sax) Hilliard Ensemble (coro)
“Il nostro tempo feroce e fatuo ci ha imposto una scoperta terribile e stupenda: la solitudine. Oggi non occorre essere eremiti, c'è solitudine per tutti. Difficile è la solitudine, ma affascinante il colloquio segreto, l'ininterrotto dialogo di un sé con un sé più oscuro e misterioso; ascoltare la voce dei diversi «io» che diversamente si parlano. La nostra vita oggi è affidata a questo lento esercizio.”
Adoro questo sguardo antropologico e sociologico che Manganelli ci offre in questa raccolta di corsivi, riesce a confermarsi ai miei occhi il genio che ho già avuto modo di gustarmi con "Centuria". La cosa grottesca di queste piccole indagini antropologiche è che dall'89 (l'anno fino a cui arriva la raccolta) rimangono estremamente attuali, ed è simpatico in superficie ma se ci si pensa un attimo c'è dell'amaro: cioè che l'Italia dopo tutto questo tempo non abbia mai accennato a cambiare, un'Italia che nella contemporaneità è rimasta antica. Lascio un estratto del saggio di Marco Belpoliti che si trova alla fine della raccolta perchè secondo me rappresenta bene la natura del libro... • "Il moralismo di questi corsivi dedicati all'Italia nasce da questa radice che è analitica–la chiave della Grande Madre per interpretare i fenomeni sociali–e insieme esistenziale. Manganelli non si chiama mai fuori da ciò che descrive, anzi: riesce a raccontare così bene e a fondo i fenomeni che osserva perchè è parte del quadro visto, c'è dentro–osservatore e osservato. Il Manga non è infatti uno di quei moralistu che fustigano i costumi sentendosi dalla parte del giusto. Al contrario, egli prova la netta sensazione di essere dalla parte del torto, o meglio: di essere egli stesso il torto che descrive, così che, con perfetto masochismo, parla dell'altro come se fosse sè stesso. Manganelli è l'altro da sè, ma nel contempo anche il suo opposto: un Io incistato." • Spero di aver invogliato qualcuno a conoscere questa mente veramente interessante.
Punto di vista interessante su un’Italia passata, ciò che viene scritto è attuale anche oggi, ma non si può definire come nuovo letto con un’ottica contemporanea. Non definirei il pensiero di Manganelli come negazione del moralismo, (come è scritto nel commento sul retro del libro) ma come una forma di moralismo forse nascosta dietro alla sicurezza nelle proprie opinioni. Un moralismo diverso da quello tradizionale ma comunque moralismo?
"… incapace di frequentare metodicamente le biblioteche nostrane, di compilare schede, di catalogare argomenti, di redigere note, ho dovuto ridurmi a fare il genio. Miserabile fine, per chi era nato per gli studi. Ma, in questo modo, mi sono esentato da tutto ciò che non so fare, che è, appunto, tutto." (p. 106)
Manganelli è indubbiamente arguto ma non quanto crede; oppure lo è ma non riesce a esserlo a comando, secondo i tempi e gli spazi angusti del giornalismo. A mio parere gli articoli più riusciti sono Automobile, Garibaldi, Raccomandazioni, Tasse I e Vacanze.
Con freddezza metodica e bastardaggine interiore degna di Sid Vicious, Manganelli si dedica qui allo smantellamento sistematico dei capisaldi italici del vivere borghese. Mamma, Matrimonio, Famiglia, Patria, Carosello, Laurea, Intellettuali, Garibaldi... le maiuscole implodono una a una come piloni minati alla base dal suo humour straordinario, sottile e tagliente, micidiale. Manganelli era lontanissimo dall'intellettuale 'contro', tanto di moda in quegli anni, e certo non sarebbe mai andato in giro a contestare o peggio, a metter bombe. Eppure la sua carica eversiva anti-sistema risulta violentissima e purtroppo attuale ancor oggi. Un Buñuel che distrugge l'ipocrisia perbenista e retorica in cui siamo tutti immersi, e lo fa in modo tanto più efficace quanto più resta compostamente seduto in salotto a fianco degli altri, cesso a cesso.
Una serie di deliziosi elzeviri, fulminanti per linguaggio e lucidità di argomentazione, anarchici, irriverenti, non rispettosi del potere costituito. Brevi scritti da usare come fiammiferi da accendere nell'emergenza della notte del conformismo e della tragedia nazionale dell'esser italiani, per ritrovare la strada della propria individualità, attuali oggi come negli anni in cui furono scritti. Un libriccino da tenere sul comodino come un breviario per esorcizzare le angosce quotidiane e una preghiera al dio della stupidità perché si dimentichi di noi.
In 90 pagine una trentina di riflessioni intelligenti, sarcastiche, dissacranti e fuori dagli schemi comuni su temi disparati quali, ad esempio: aborto, concorsi, ebreo, famiglia, latino, raccomandazioni, Si tratta di testi comparsi negli anni 70 e 80 su quotidiani e settimanali. La formula è: "Poche righe, rapide e mortali". Un Manganelli sociologo-psicologo, fulminante con stile personalissimo.
Il nostro tempo feroce e fatuo ci ha imposto una scoperta terribile e stupenda: la solitudine. Oggi non occorre essere eremiti, c’è solitudine per tutti. Difficile è la solitudine, ma affascinante il colloquio segreto, l’ininterrotto dialogo di un sé con un sé più oscuro e misterioso; ascoltare la voce dei diversi «io» che diversamente si parlano. La nostra vita oggi è affidata a questo lento esercizio. --- I terrori sono educativi. Nella mia infanzia io ho posseduto una famiglia normale – o piuttosto ne sono stato posseduto – vale a dire quel tipo di famiglia che, per vivere, ti fornisce di laurea e di una certa quantità di demenza. In realtà la demenza è il vero titolo di studio che ho ricavato dalla vita domestica, e grazie ad essa ho conquistato rinomanza, cravatte e il diritto di accedere a golosi ristoranti. --- [..] la Patria è circondata di Paesi che ne concupiscono, ad esempio, le coste ricche delle nostre impareggiabili merde, ovviamente incluse nel concetto di Patria da amare. --- Dalla mia modesta esperienza accademica non posso non trarre la certezza che la tesi di laurea, in realtà, è un puro e semplice fatto allucinatorio, un cerimoniale, in senso psichiatrico, come quello di non so quale personaggio che, prima di dormire, doveva disporre per sette volte un limone con una punta verso ciascuna finestra della stanza.