Josè Raul Capablanca y Graupera è stato uno dei più grandi campioni di scacchi di tutti i tempi. Impara a giocare in tre giorni all’età di quattro anni dopo aver solamente osservato il padre giocare. Da ragazzino i genitori tentano di tutto per tenerlo lontano dalla scacchiera, ma invano, il gioco gli è entrato nel sangue e si è trasformato in un’ossessione. A 13 anni è campione morale di Cuba, a 32 conquista il titolo mondiale contro Lasker. A 39 perde contro un amico, il russo Aleksandr Aljechin. Da allora l’amicizia si trasforma in odio e la sua vita in un’angosciosa ricerca della rivincita.
Mentre Capablanca sta giocando una partita a scacchi con un americano, ripercorre mentalmente gli eventi cruciali della sua vita con continui flash-back.
Capablanca ripensa a tutte le grandi sfide personali e scacchistiche, le storie d’amore, gli scontri famigliari, i dialoghi, le delusioni, la preparazione degli incontri, i pensieri reconditi, le paure, le fragilità. E l’odio irragionevole verso Aljechin.
L’autore, parlando di Capablanca, personaggio certamente affascinante, tormentato, ossessionato dall’eleganza e dalle donne oltre che dagli scacchi, riesce a raccontare una storia interessante anche per i non amanti degli scacchi. E scrive un bel romanzo, molto intenso, profondo, coinvolgente e che tocca temi universali come la sconfitta e la voglia di rivalsa, la passione, l’amore e l’odio. Un romanzo dove continuamente s’insinua la metafora tra il gioco degli scacchi e i comportamenti umani.
“Cosa sogna un pedone? Cambiare natura. Raggiungere l’ottava traversa. Non rassegnarsi all’infelicità del proprio stato. La chiave di tutto era nell’ansia di una metamorfosi, nel sogno dei pedoni di diventare regine.”
Il libro si sviluppa esattamente come una partita di scacchi. 64 capitoli, come le case. Un’apertura folgorante, che descrive gli esordi di Capablanca, la sua gioventù e i suoi primi successi. Un mediogioco, con la vittoria del titolo mondiale e la successiva perdita. E poi il finale.
“Il finale. Questo è un gioco che si impara dal finale. Una ossessione. Se non sai come stringere la presa e portare avanti la tua azione sino all’ultima inchiodatura, in modo sicuro e logico, legnoso, non vale la pena sedersi al tavolo”
Capablanca non riuscirà mai ad avere la sua rivincita, non direttamente almeno. Ma il finale d’effetto con scacco matto ci sarà lo stesso, in modo totalmente inaspettato e sorprendente. In perfetto stile Capablanca.
Quanto mi piacciono questi libri che si basano sul gioco degli scacchi. Lineari, logici, densi, incalzanti, ma anche profondi e appassionati.