Gallia Narbonese, 46 d.C. Mentre la provincia freme in attesa della concessione della cittadinanza, cui si oppongono i notabili celtici più tradizionalisti, un efferato omicidio scuote le coscienze. Un delitto tanto crudele quanto insensato, apparentemente senza movente, commesso però con una ferocia inquietante. La situazione è più che delicata e il senatore Publio Aurelio Stazio viene incaricato di indagare, in via ufficiosa e con molta discrezione. Aurelio scopre presto che quella morte è solo il primo tassello di una catena di sangue, il primo tratto di un disegno delittuoso complesso e sfuggente. Chi si nasconde dietro la verità apparente? Gli oltranzisti dell'indipendenza celtica? Tutto farebbe pensare a un crimine di matrice politica. Ma forse c'è dell'altro...
Tre stelle per l'intreccio e una per l'ambientazione che, dopo anni di vacanze nella parte romana della Provenza e dintorni, sembra quasi di essere a casa. La permanenza di Publio Aurelio nella fredda Gallia Narbonese non è tranquilla, ma la cosa non stupisce... che vita noiosa sarebbe quella del Senatore se non morissero almeno una mezza dozzina di persone. Le indagini proseguono a corrente alternata, tra momenti di azione ad altri più descrittivi per complotti e lotte intestine tra romani e galli. I bisticci con Castore sono sempre divertenti, anche se Publio sembra essere sempre più succube del suo parco schiavi e liberti. Finale ingarbugliato, ma coerente con il resto. Forse non uno dei miei preferiti, forse perché Pomponia è presente solo come voce epistolare.
Quante pene da questa Gallia a Aurelio! 😅 Qui l autrice ha voluto fare un libro di più ampio respiro.. Ci sono alcune parti noiose intervallate dall'azione
Non uno dei miei libri preferiti della serie, ma sempre una lettura intelligente e piacevole. Il giallo non mi ha preso più di tanto, anche se la soluzione finale è ben congegnata, ma i personaggi sono come sempre piacevolissimi da seguire e non mancano scenette assolutamente divertenti, come quella di Aurelio e il dentista o quella dove i due anziani legionari si presentano ad Aurelio. Come nel libro precedente, poi, ho apprezzato l'ambientazione fuori da Roma, in questo caso la Gallia, e le informazioni fornite dall'autrice sui diversi stili di vita e sulle influenze del dominio romano.
Come sempre, ho apprezzato tantissimo i cenni storici nel mezzo dell'indagine, l'umanità di Publio Aurelio, e il fatto che niente è mai così scontato come sembrerebbe a prima vista.
Eccellente excursus in Gallia che consente ad Aurelio di illuminarci sul materiale socio-economico di allora, che guarda caso è basato sugli stessi schemi odierni, persino nella rivelazione che il popolino si basa sulla fede sportiva per fare scelte politiche. Ma il pezzo forte è la rivelazione della fonte principale per le assurdita tipo i Panozi della "Naturalis historia" di Plinio il Vecchio: il nipote del povero Plinio ha acquisito a carissimo prezzo queste baggianate dalla fertilissima mente di Castore. Che risate!