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As Fabrizio is drawn into making up a story which slowly -- and intolerably -- becomes fact, he watches as his own creation begins to overpower him. By the time Fabrizio realizes the ramifications of the myth he has crafted, the love story of the original dissolves into a horror story of the present.
187 pages, Paperback
First published January 1, 1984
Era stato di nuovo Fabrizio Garrone, l’alchimista che – quasi a voler ristabilire l’equilibrio tra i mondi, turbato dall’illecito solidificarsi dell’ombra di Maria Lettner – aveva trasformato una donna vera in fantasma? O lui non era stato mai altro che un impotente spettatore, preso nel mezzo tra Maria e Petra che si scambiavano le parti, entravano l’una nell’altra? E chi guidava la quadriglia danzata da Fritz, Maria, Petra e Fabrizio, l’assurda brigata eterogenea – un uomo vivo, un uomo morto, una donna mai esistita e un’immagine senza corpo?A me de La casa sul lago della luna resteranno però l’immedesimazione con il protagonista e alcuni passaggi molto concreti, come questa pagina a un passo dalla fine, che è un po’ un manifesto contro la modernità, il capitalismo e la crisi climatica:
Se solo avesse potuto guardare avanti (ma dove?) invece che guardarsi attorno. Se solo avesse potuto non vedere i milioni di sacchetti di plastica prodotti ogni giorno, sottoposti a un brevissimo collaudo (mezz’ora dal supermarket a casa), e subito avviati alla loro vera destinazione: ricoprire la terra, galleggiare sui mari, appestare l’atmosfera con le loro scorie velenose; non vedere i ragazzi con le orecchie incastrate in quelle spaventose cuffie, incapsulati in una irraggiungibile solitudine colma solo di cattiva musica; non vedere il torrido Natale né il gelido ferragosto immerso nel sinistro ronzio dei condizionatori; non vedere la voracità indecente che tutto trasforma in vizio, in droga: droga l’abbronzatura, droga la ginnastica, droga il lavoro, droga la tivù, droga il cibo, droga febbrile anche la dieta, vorace anche il digiuno; non vedere – nell’equazione fondamentale che teneva insieme tutto il sistema – il termine tempo deformato in maniera grottesca come un bonsai da cinque milioni: il passato visto con unanime sguardo da pesce, piatto, schiacciato come un’ombra sul muro (Brecht e Sofocle due classici all’incirca coevi) e il presente dilatato, sopravvalutato; un insopportabile piccolo gaglioffo, un antipatico bambino viziato di cui tutti correvano a prevenire ogni capriccio e a raccontare all’infinito gesta e prodezze. E, tra il passato e il presente, la strisciolina di tempo su cui esercitare l’hobby dell’antiquariato minore.Chi l’avrebbe mai detto che l’avrei cominciato attirato da un protagonista con il mio stesso lavoro per poi finirlo sognando anch’io di abbandonare il presente e tutte le responsabilità da adulto.
Non vedere tutto questo o avere il fegato di starsene alla larga, orgoglioso stilita, alto sul deserto di spazzatura e di chiacchiere.
Se solo avesse potuto, se solo avesse potuto.