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Un cappello pieno di ciliege

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“Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io.” L’epopea della famiglia di Oriana diventa una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con incursioni nel passato (tra un’antenata messa al rogo dall’Inquisizione per aver cucinato carne in Quaresima e un bisavolo rapito dai pirati di Algeri) e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944, nel quale andrà distrutta anche la cassapanca con i cimeli delle generazioni di Fallaci, Launaro, Cantini… La cronaca familiare si trasforma in “una fiaba da ricostruire con la fantasia… E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me”.

859 pages, Paperback

First published January 1, 2008

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About the author

Oriana Fallaci

57 books1,572 followers
Oriana Fallaci was born in Florence, Italy. During World War II, she joined the resistance despite her youth, in the democratic armed group "Giustizia e Libertà". Her father Edoardo Fallaci, a cabinet maker in Florence, was a political activist struggling to put an end to the dictatorship of Italian fascist leader Benito Mussolini. It was during this period that Fallaci was first exposed to the atrocities of war.

Fallaci began her journalistic career in her teens, becoming a special correspondent for the Italian paper Il mattino dell'Italia centrale in 1946. Since 1967 she worked as a war correspondent, in Vietnam, for the Indo-Pakistani War, in the Middle East and in South America. For many years, Fallaci was a special correspondent for the political magazine L'Europeo and wrote for a number of leading newspapers and Epoca magazine. During the 1968 Tlatelolco massacre prior to the 1968 Summer Olympics, Fallaci was shot three times, dragged down stairs by her hair, and left for dead by Mexican forces. According to The New Yorker, her former support of the student activists "devolved into a dislike of Mexicans":

The demonstrations by immigrants in the United States these past few months "disgust" her, especially when protesters displayed the Mexican flag. "I don't love the Mexicans," Fallaci said, invoking her nasty treatment at the hands of Mexican police in 1968. "If you hold a gun and say, 'Choose who is worse between the Muslims and the Mexicans,' I have a moment of hesitation. Then I choose the Muslims, because they have broken my balls."

In the late 1970s, she had an affair with the subject of one of her interviews, Alexandros Panagoulis, who had been a solitary figure in the Greek resistance against the 1967 dictatorship, having been captured, heavily tortured and imprisoned for his (unsuccessful) assassination attempt against dictator and ex-Colonel Georgios Papadopoulos. Panagoulis died in 1976, under controversial circumstances, in a road accident. Fallaci maintained that Panagoulis was assassinated by remnants of the Greek military junta and her book Un Uomo (A Man) was inspired by the life of Panagoulis.

During her 1972 interview with Henry Kissinger, Kissinger agreed that the Vietnam War was a "useless war" and compared himself to "the cowboy who leads the wagon train by riding ahead alone on his horse".Kissinger later wrote that it was "the single most disastrous conversation I have ever had with any member of the press."

She has written several novels uncomfortably close to raw reality which have been bestsellers in Italy and widely translated. Fallaci, a fully emancipated and successful woman in the man's world of international political and battlefront journalism, has antagonized many feminists by her outright individualism, her championship of motherhood, and her idolization of heroic manhood. In journalism, her critics have felt that she has outraged the conventions of interviewing and reporting. As a novelist, she shatters the invisible diaphragm of literariness, and is accused of betraying, or simply failing literature.

Fallaci has twice received the St. Vincent Prize for journalism, as well as the Bancarella Prize (1971) for Nothing, and So Be It; Viareggio Prize (1979), for Un uomo: Romanzo; and Prix Antibes, 1993, for Inshallah. She received a D.Litt. from Columbia College (Chicago). She has lectured at the University of Chicago, Yale University, Harvard University, and Columbia University. Fallaci’s writings have been translated into 21 languages including English, Spanish, French, Dutch, German, Greek, Swedish, Polish, Croatian and Slovenian.

Fallaci was a life-long heavy smoker. She died on September 15, 2006 in her native Florence from breast cancer.

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Profile Image for piperitapitta.
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April 30, 2019
Oriana, raccontaci una storia



...e Oriana ci racconta la Storia.
Perché in poco più di ottocento pagine la Fallaci non ci racconta solo la saga della sua famiglia, i Fallaci e i Ferrier, i Launaro e i Cantini, ma la storia di un'Italia che Italia ancora non era, partendo dal Granducato di Toscana, passando per il Regno dei Savoia, arrivando a Barcelona, migrando negli Stati Uniti d'America di Abramo Lincoln, del far west e della guerra ai nativi d'America, tornando in un'Italia appena costituita, sfiorando nella sua ricostruzione quei personaggi che l'Italia l'hanno voluta davvero come Mazzini e Garibaldi, o quelli che l'hanno solo conquistata a pezzettini, come Napoleone, o ereditata come Leopoldo d'Asburgo, o costruita, combattendo, lavorando, sudando, resistendo, soffrendo, amando e odiando, anno dopo anno, secolo dopo secolo come tutti quei Carlo Fallaci, Francesco Launaro, Caterina Zani o Anastasìa Ferrier, uomini e donne sconosciuti, di cui la storia di ognuna delle nostre famiglie è piena.



Oriana Fallaci li ha restituiti alla vita, con entusiasmo e passione, con vigore e delicatezza, come volesse regalargli non solo l'immortalità della quale solo i protagonisti dei romanzi possono godere, ma anche quella dignità e quel riconoscimento che molti di loro non hanno avuto dalla vita.
Il cappello di ciliege, e non vi svelerò la genesi del titolo perché è bellissimo scoprirlo da soli durante la lettura, non è solo una saga romanzata della storia degli avi di Oriana Fallaci, è stato il suo più grande progetto letterario, quello che non a caso chiamava il mio bambino.



«La vigilia della catastrofe pensavo a ben altro: lavoravo al romanzo che chiamo il-mio-bambino. (...) un bambino molto difficile, molto esigente, la cui gravidanza è durata gran parte della mia vita d'adulta, il cui parto è incominciato grazie alla malattia che mi ucciderà, e il cui primo vagito si udrà non so quando. forse quando sarà morta. (...) quell'11 settembre pensavo al mio bambino, dunque, e superato il trauma mi dissi: "devo dimenticare ciò che è successo e succede. devo occuparmi di lui e basta. sennò lo abortisco". così, stringendo i denti, sedetti alla scrivania. ripresi in mano la pagina del giorno prima, cercai di riportare la mente ai miei personaggi. Creature d'un mondo lontano, di un'epoca in cui gli aerei e i grattacieli non esistevano davvero. ma durò poco. Il puzzo della morte entrava dalle finestre...»

Adesso che ce lo ha affidato, questo bambino, cerchiamo di averne cura.
Profile Image for Alessia.
19 reviews
December 9, 2011
Quando termino un libro è come se morissi, e non è tanto per dire, è proprio vero. Lasci la vita parallela a cui ti aggrappavi tutte le sere, a volte con gioia, altre con disperazione o con sollievo. E quando finisce, tutta quella vita, quelle persone, quei luoghi, tornano nel loro oblio.
Ieri sera sono morta più delle altre volte, credo. Ci sono libri, pochi, che proprio non mi vogliono lasciare. E' il caso di "Un cappello pieno di ciliege", è il caso di Oriana. E' un'avventura questo libro, così tanta vita nascosta in queste vite, pieno di passione. E' il libro della sua vita, e anche solo per questo commuove leggerlo. Commuove perché traspare più viva che mai la forza della famiglia, richiami di sangue che richiamano e obbligano ad ascoltarli. E' una ricerca disperata e appassionata delle proprie radici. E l'elemento veramente straordinario del libro non è Caterina che si scaglia contro l'ufficiale francese col pancione di otto mesi, non è Anastasìa che affronta il Far West con la tesra rasata, e non sono nemmeno le incredibili, davvero incredibili, ricerche storiche che ci sono dietro a questa saga. Documenti, certificati di nascita, di matrimonio, di morte. No, quello che c'è di davvero straordinario è lei, è Oriana. Determinata, appassionata, struggente, vera e disperata. E' Oriana che, con una condanna a morte sulle spalle, fruga, cerca, scopre, ricostruisce e vive tutte quelle vite che mi ha raccontato.
Quando ho letto l'ultimo punto, ho sentito un gran vuoto. Era lo strappo, lo stacco violento tra quella vita e me. E non ce l'ho fatta a poggiare il libro sul comodino, spegnere la luce e dormire. Non ce l'ho fatta perché non è possibile con un libro del genere. L'ho posato sul cuore, quell'inno alla vita appassionato, esagerato, bellissimo. E, non so perché, ho pianto. Boh, forse perché quando mi trovo davanti a qualcosa di così grande, così unico, così vivo, le parole non si formulano, e allora piango, perché mi sembra l'unica cosa da fare, l'unico modo per esprimere la gratitudine, gioia immensa e dolore che provo alla fine di questo viaggio. Avevo il cuore gonfio, ieri sera, potevo quasi toccarlo, mi sentivo così piena in petto che sono certa era il mio cuore che si gonfiava per far entrare tutta quella vita che avevo letto, vissuto. Come si può spiegare un'emozione? Non si può, o almeno io non riesco. Però Oriana sì, Oriana c'è riuscita.
L'ho rimesso in libreria e dal letto lo guardavo, lo corteggiavo, lo accarezzavo. E piano piano il dolore dello strappo è diminuito, il senso di smarrimento, di vuoto e la voglia di piangere se ne sono andati. Però l'immagine di Caterina che aspetta Carlo al mercato è l'immagine che ho stampata in testa. Lei che gli dice: "Mi riconoscerai. Indosserò un cappello pieno di ciliege", l'inizio di tutto.
Che dire se non un sincero grazie, talmente vero che la parola mi pare riduttiva, ma non ce n'è altra in italiano, perciò grazie, Oriana. E lasciami dire che ti voglio bene, davvero.
Profile Image for Romina.
39 reviews46 followers
March 22, 2014
Recensione
UN CAPPELLO PIENO DI CILIEGE
“Ora che il futuro s’era fatto corto e mi sfuggiva di mano con l’inesorabilità della sabbia che cola dentro una clessidra, mi capitava spesso di pensare al passato della mia esistenza: cercare lì le risposte con le quali sarebbe giusto morire. Perché fossi nata, perché fossi vissuta, e chi o che cosa avesse plasmato il mosaico di persone che da un lontano giorno d’estate costituiva il mio Io. Naturalmente sapevo bene che la domanda perché-sono-nato se l’eran già posta miliardi di esseri umani ed invano, che la sua risposta apparteneva all’enigma chiamato Vita, che per fingere di trovarla avrei dovuto ricorrere all’idea di Dio. Espediente mai capito e mai accettato. Però non meno bene sapevo che le altre si nascondevano nella memoria di quel passato, negli eventi e nelle creature che avevano accompagnato il ciclo della formazione, e in un ossessivo viaggio all’indietro lo disotterravo: riesumavo i suoni e le immagini della mia prima adolescenza, della mia infanzia, del mio ingresso nel mondo.


Come ho già detto e ridetto per me Oriana è unica ed immensa, immensa ed unica come questo libro, ultima sua opera lasciata.
Ammetto che non è stato facile giungere alla fine, per le troppe pagine storiche descritte minuziosamente. Alcuni passaggi li ho trovati un po’ troppo lenti..
Nonostante la scrittura di Oriana sia facile e scorrevole….e pur sempre ricca di particolari.
Adoro Oriana e per me tutto ciò che scrive è eccezionale.
Questo suo capolavoro è un mix di verità, di leggenda, di invenzione….
E’ ricco, intenso, ed incompleto.
Incompleto perché, purtroppo, “ IL MAL DOLENT” che ha viaggiato di generazioni in generazioni ,tra la sua famiglia, l’ha portata via prima che potesse terminarlo.
Splendido è riuscire a scoprire la propria genealogia, trovare le proprie origini, un lavoro di intenso e ricco studio. Pur non essendo in salute Oriana è riuscita nel suo intento a ricostruire la sua SAGA FAMILIARE.
Leggendo questo libro attraversi con lei i suoi numerosi mondi passi dal mondo di Caterina, da quello del povero Carlo, ti trovi catapultato nel mondo di Francesco, del rivoluzionario di Giobatta e Mariarosa, da un bisnonno ultra aristocratico, di cui non può farne il nome, e da una meravigliosa creatura che il mondo ne ignora l’esistenza, senza dimenticare che tutto inizia da una cassapanca, cimelio personale di Ildebranda, che entrerà in casa di tutte le generazioni fino ad arrivare proprio ad Oriana.
Eccellente è la ricostruzione storica che accompagna la nascita di Oriana, rivivi perfettamente e fotograficamente la storia dell’Unione italiana…attraverso le guerre d’indipendenze, il Congresso di Vienna, la Restaurazione, Napoleone, il dominio austriaco, i Savoia, Cavour, Mazzini e Garibaldi….
Come dicevo in precedenza eventi straordinari che accompagno la storia dei Fallaci, ma in alcune parti un po’ troppo lenti.
Le donne del romanzo sono tutte figure molto forti pronte ad affrontare qualsiasi problema ed ostacolo con coraggio e sacrificio.
Le mie amate sono senza ombra di dubbio Caterina ed Anastasia, donne forti fuori, ma dentro fragili.
Bellissime ed emozionanti le storie delle quattro discendenze della sua famiglia: i Ferrier, i Fallaci, i Lunaro e i Contini….con le loro numerose e tristi avventure.
Le mie amate sono senza ombra di dubbio Caterina ed Anastasia, donne forti fuori, ma dentro fragili.
Splendido e magistrale, come Oriana sia riuscita a raccontare tutta la sua saga familiare in un modo così reale , tanto da riuscire a vedere tutto ciò che si leggeva.
Ciò che mi dispiace, almeno per me, è proprio il fatto che non ci sia più…ci ha lasciato una grande scrittirice ma credo anche una grande donna…anzi Donna con la D maiuscola..

Quando il futuro si fa corto, perché la malattia minaccia la vita, si ripensa al passato, al senso della propria esistenza. E si cerca una risposta alla domanda: chi sono? Per capire chi siamo, dobbiamo forse risalire ai sogni e alle speranze di chi ci ha preceduti nella storia della nostra famiglia. Una storia di cui siamo eredi in ogni senso. Biologico e culturale
Profile Image for Simona.
976 reviews228 followers
August 11, 2012
In "Alla ricerca del tempo perduto" Proust afferma che "alla fine rimane solo la memoria di ciò che è stato", aforisma che si adatta perfettamente a questo libro.
"Un cappello pieno di ciliege" può essere considerato un vero e proprio libro sulla memoria, una memoria che non riguarda solo la storia d'Italia, da Mazzini a Garibaldi, a Napoleone sino allo Statuto Albertino, ma anche e soprattutto un affresco, uno spaccato della famiglia della Fallaci. Una saga che copre gli anni dal 1778 al 1883, anni in cui la Fallaci ridà vita alle figure della sua famiglia, ai nonni, le nonne, i bisnonni, le bisnonne, i trisavoli, le trisavole, come Carlo che coltivava viti a Caterina, sino ad arrivare ad Anastasìa, uno dei più bei personaggi, figlia illegittima, pioniera nel Far West e forse tenutaria di un bordello a San Francisco.
Mi piace pensare che questo libro (l'ultimo che la Fallaci ha scritto, lasciandolo incompiuto) sia un lascito, una sorta di addio che la Fallaci ha voluto regalare ai suoi lettori, un modo per non dimenticarsi di lei e delle sue origini.
Con questo libro si chiude il mio rapporto letterario con la Fallaci, ma la stima, il rispetto che nutro nei suoi confronti è destinato a non morire, anzi, cresce sempre più.
E per l'ultima volta, ora lo posso dire, grazie Oriana.
Profile Image for Roberto/Isairon.
286 reviews7 followers
Read
September 9, 2017
Non ci riesco, non posso, anzi non voglio. Stelle e giudizio, no!
Dico solo che mi manca la Fallaci di "Un uomo", di "Lettera a un bambino mai nato", di "Niente e così sia"…
Alcuni passaggi sono stupendi. Mi hanno catapultato nella mostra tenuta tempo addietro alle scuderie del Quirinale "1861, I pittori del risorgimento". Ho rivisto "Daniele Manin e Nicolò Tommaseo liberati dal carcere" di Napoleone Nani. "L’imbarco a Genova del Generale Giuseppe Garibaldi" di Gerolamo Induno. Oppure "Il duomo illuminato al bengala" di Luigi Medici e tanti altri.
Però in questo romanzo la scrittrice Oriana l'ho trovata a sprazzi, qualche lampo di luce in un cielo grigio a volte monotono. Mi perdevo in un elenco minuzioso e certosino di date, eventi storici, battaglie, rivolte. Soprattutto nell'ultima parte, la quarta. Forse la meno curata dall'autrice perché l'alieno non le ha dato il tempo necessario.
Ma come giustamente ha scritto "Le opere postume hanno lo squisito vantaggio di risparmiarti le scemenze o le perfidie di coloro che senza saper scrivere e neanche concepire un romanzo pretendono di giudicare anzi bistrattare chi lo concepisce e lo scrive." Ed io essendo tra quelli che senza "saper scrivere e neanche concepire un romanzo…" posso solo inchinarmi a quella che è stata e sarà sempre La Scrittrice, la regina della mia modesta libreria.
Profile Image for Anna.
275 reviews92 followers
February 9, 2020
Oriana Falaci was an Italian journalist known for her interviews with “everybody who was anybody” in the 70's and 80’s. Perhaps one of the most known interview ”incidents”, involving her was the one with Khomeini when she as a response to his rude remark towards her, disposes of her shawl that she was obliged to wear. Well, Go girl! I thought then! That’s the kind of person she was. Went where others didn’t dare, asked inconvenient questions and demanded answers - journalism at its best. But the 80’s were a long time ago and I haven’t heard anything about Oriana for years, until my latest book shopping frenzy in Poland when I came across her family saga of over 800 pages under a charming title ”The hat full of cherries”.
The blurb said among other things:
”This story begins in the tiny village of Panzano, located on the picturesque hills near Florence. It takes us to Italy, two centuries ago, to the Tuscan villages and cities, where we meet a temperamental woman and daring, feisty men. We follow the fate of the family from the moment when the Tuscan peasant woman Caterina marries Carl Fallaci, in exchange for his promises that he will teach her how to read ....”

That was really charming enough and if I hesitated, it was only for a second and only due to its influence on my air luggage allowance - thank’s god it wasn’t in hardback anyway…...
You might think it is a project, to read an eight-hundred pages long book but it is only a moment compared to the 10 years that it took Oriana to write it. Ten years of meticulous research and weaving together of history, hard facts and family lore. Most unusual and perhaps crucial for this project, was one family treasure. When she was young, they owned a 17th century chest that family members passed down from generation to generation for over two hundred years. The chest originally belonged to Caterina - the peasant women who above all wanted to know how to read. There, she, and generations after her, with an impressive foresight and sense of historical importance, collected objects that were important for them and worth preserving for the future. There was among others, a wig with a tall ship on it (presumably inspired by Marie Antoinettes famous hairdo), a zither without strings, some books and papers, and a pillowcase with samples of handwriting that said “I am Caterina …”. The chest itself was destroyed in a fire but memories of its contents remained. Oriana as a child investigated of course every object. She listened to the stories told by her grandparents, looked at the objects and certainly added what her own imagination dictated. She even used some of the papers there in her school assignments, copied fragments that helped her later to recreate some of the contents. And those objects are perhaps what made the whole project possible. They play a major role in Orianas narrative. They are like grains of dust that can set off the growth of a crystal. There is a story for every object. The stories grow into each other and create a saga.

It seems that Oriana’s hardnose, known from her interviews, was nothing new in her family. The characters, so many larger than life, and the amazingly turbulent tangles of circumstances that would one day allow her to be born are sometimes breathtaking, and sometimes simply not quite believable. Then again, should any of us attempt this kind of project, a lot of gaps would have to be filled with not much more than speculations and that, she does with an abundance of style. Regardless of the contents of truth it is a magnificent story and what makes it even more fascinating is that it is set against a background of just as turbulent history of Italy in the days of Napoleon, Garibaldi, and Victor Emmanuel II. It is Rich in historical and cultural detail and provokes reflections about the nature of time passing and a relativity of importance and permanence.

Before I finish my ramblings I just have to add one thing. ”The hat full of cherries” doesn’t seem to be translated into english. How is it possible? This time it is my turn to speculate. Could it be simply overlooked? Or is it a punishment for her controversial reaction to the attack on the World Trade Center? She had apparently expressed views that not everyone found amusing. I don’t know, but whatever the reason it is a pity because it is a magnificent book. A fantastically well researched colorful tangle of lives that have led to her coming into existence. And that has produced a strong woman, one of those who did not take no for an answer and one that, I am sure, was meant in the proverb ”where a devil can’t go, he’ll send a woman”.
Profile Image for Marcin.
329 reviews81 followers
April 5, 2020
Z mojego egzemplarza książki spogląda na mnie kobieta, która sporo już w życiu przeszła. Czas, który upłynął, jest już - nie ma co ukrywać - łatwo dostrzegalny na jej obliczu. Na skórze ręki i twarzy można dostrzec pierwsze plamy wątrobowe, kotliny zmarszczek coraz bardziej pogłębiają czoło, zaś pod oczami zaczynają królować mało estetyczne, workowate półpierścienie. Mimo tych nieuchronnych następstw biologicznych, kobieta, którą widzę na okładce jest elegancka: oczy są pociągnięte cieniem, usta pokryte wyrazistym kolorem szminki, a włosy zostały spięte na czubku głowy w solidny kok. Moment, w którym została uchwycona, zdradza jej naturalny, pisarski entourage : przed nią dzierży prym maszyna do pisania, jakby w oczekiwaniu na wprzęgnięcie w jej tryby kartki papieru. Tuż obok maszyny - popielniczka, której zawartość odmierzać będzie zapewne kolejne etapy pracy twórczej. W ręku zaś dominuje przybór do pisania, którym być może tuż za sekundę zostanie naniesiona korekta na już zapisany tekst lub poczynione notatki do dzieła, które dopiero znajduje się na etapie koncepcyjnych narodzin. Kąciki ust skierowane są delikatnie w dół, jakby w niemym niezadowoleniu, że oto intruz wykonujący zdjęcie ośmielił się przeszkodzić w pracy. Najbardziej charakterystycznym i być może najpiękniejszym elementem tej interesującej twarzy są wyraziste, szeroko otwarte oczy. Oczy, które wiele widziały. W swojej sadze rodzinnej kobieta, na którą w tej chwili patrzę, wyraziła myśl, że każdemu pomnikowi nieznanego żołnierza powinien towarzyszyć pomnik rozczarowanego żołnierza. Rozwijając dalej tę myśl, można dodać, że obok każdego pomnika rozczarowanego żołnierza powinien stać pomnik rozczarowanego reportera. Oriana Fallaci zdawała bowiem reporterskie relacje z krajów ogarniętych konfliktami zbrojnymi, wojnami domowymi, cierpieniami milionów ludzi. Można powiedzieć: i cóż z tego? Wojny jak wybuchały, tak wybuchają, ludzie jak się mordowali (z przeróżnych względów), tak mordują się nadal, miliony niewinnych ofiar w dalszym ciągu cierpią, najczęściej anonimowo. Być może ta smutna refleksja jest przyczyną tej nuty rozczarowana, jaką można dostrzec w wyrazie oczu Oriany. I być może dlatego pod koniec życia odwróciła się od reportażu na rzecz beletrystyki.

"Kapelusz cały w czereśniach" to bowiem beletrystyka w najczystszej postaci. Sama autorka pisze w prologu, że "poszukiwania przekształciły się w sagę do napisania, w baśń do odtworzenia w wyobraźni. Tak, to wtedy rzeczywistość zaczęła osuwać się w sferę fantazji, prawda stopiła się ze światem, którego się domyślałam, a który potem wymyśliłam - jedno uzupełniało drugie, w symbiozie równie spontanicznej, co nierozerwalnej". W nocie do wydania włoskiego wydawca zamieścił wykaz nieścisłości historycznych, których dopuściła się Oriana, każąc swoim bohaterom np. śpiewać patriotyczne pieśni w czasach, w których pieśni te nie zostały jeszcze skomponowane, wydając gazety, których pierwszy numer miał w rzeczywistości ukazać się kilkanaście miesięcy po opisywanych przez nią wydarzeniach, myląc gdzieniegdzie nazwiska, a gdzieniegdzie fakty. Jednak czy to takie istotne, że niekiedy fantazja pisarska Oriany dla osiągnięcia zamierzonego efektu ignorowała bieg historii w sytuacji, gdy już w prologu zapowiedziała ona odtwarzanie baśni? Czy okoliczność, że niekiedy jej przodkowie robią coś, czego w rzeczywistości zrobić wtedy nie mogli zabija przyjemność czytania i obcowania ze świetnie skonstruowaną, kapitalnie poprowadzoną fabułą? Moim zdaniem na tak postawione pytania należy udzielić odpowiedzi zdecydowanie negatywnej. Dla niektórych zaskoczeniem może wydać się, że Oriana, którą znamy przede wszystkim jako reporterkę, była zdolna do tak znakomitego warsztatowo napisania fabularnej sagi rodzinnej, choć niekiedy reporterskie zamiłowanie Oriany do faktografii daje o sobie znać w momentach, w których snutą przez siebie opowieść okrasza datami i nazwiskami.

"Pierwsza zasada: nie nudzić czytelników". Taką cenną radę początkująca pisarsko Oriana otrzymała od swego stryja. I trzeba przyznać, że wzięła ją sobie do serca. Mimo że "Kapelusz cały w czereśniach" jest książką naprawdę słusznych rozmiarów, czyta się ją z wypiekami na twarzy. Kompozycyjnie można w niej znaleźć niewiele niepotrzebnych nut. Fabularnie także jest bez zarzutów. Bo czyż losy życia dzielnych, bohaterskich kobiet (i niekiedy nie mniej dzielnych mężczyzn), zapiekłych republikanów i monarchistów, czarujących kokietek i uwodzicielskich bawidamków, szlachetnych dusz i podłych cyników, zakochanych serc i zawiedzionych nadziei mogą naprawdę znudzić czytelników?

Tło historyczne pełni w powieści Oriany Fallaci nie mniej ważną rolę niż jej warstwa fabularna. Bez cienia przesady można rzec, że Zjednoczenie Włoch jest równorzędnym bohaterem książki - niemal 3/4 powieści koncentruje się wokół tego wydarzenia. Dla kogoś rozmiłowanego w historii ten aspekt powinien go tym bardziej skłonić do sięgnięcia po "Kapelusz cały w czereśniach". Z lekcji historii wynosimy bowiem naiwny obrazek tego, że w XIX wieku Włosi, niezadowoleni w austriackiego ucisku, chwytają za broń, na Sycylii ni stąd ni zowąd pojawia się Garibaldi i puff! - mamy Zjednoczone Włochy. Oriana Fallaci pokazuje, że proces ten w istocie miał dużo bardziej skomplikowaną genezę i przebieg, a także i następstwa. Pisarka, być może bezwiednie, dokłada również swój kamyczek do ogródka antyklerykałów pisząc, że jeszcze w połowie XIX wieku Państwo Kościelne z papieżem na czele dysponowało swoją armią i prowadziło wojny z katolickimi Burbonami i Habsburgami o poszerzenie swych politycznych wpływów na półwyspie Apenińskim. Bo "Kapelusz cały w czereśniach", mimo że beletrystyczny, nie jest wolny od politycznej pasji i zaangażowania, tyle że ubranych w szaty opowieści o czasach okrytych szlachetną patyną.
Profile Image for Carlos Magdaleno Herrero.
231 reviews48 followers
February 19, 2020
SINOPSIS

La extraordinaria epopeya de la familia de Oriana Fallaci constituyó el material de la que acabaría siendo su obra póstuma, una fascinante saga que lleva al lector hasta la Italia de los siglos XVIII y XIX y le sumerge en un retablo de «personalidades intensas, nunca irracionales, que jamás renunciaron a proyectos ambiciosos, casi temerarios, donde el afán de superación se enfrentaba a la fatalidad del destino, negándose a aceptar los límites impuestos por la cuna, la biología o el azar.

Una lectura apasionante, tierna, cruda, desgarradora... La escritora hace una preciosa epopeya de su árbol genealógico tras un profundo trabajo de investigación cuyas lagunas completa románticamente situándose ella en primera persona en la piel de sus ascendientes.

Para mi lo más reseñable y a la vez gran parte del hilo conductor es el papel de algunas de las mujeres, que por fuerza, carácter y personalidad parecen pertenecer más a un presente actual que a la época que les tocó vivir.

Puede que en algún tramo pueda resultar un puquitín difícil de leer porque no deja de ser un gran compendio de historia, italiana, americana, mediterránea con cientos de nombres propios.
Profile Image for Arwen56.
1,218 reviews337 followers
March 15, 2015
Un cappello pieno di ciliegie è un romanzo magnifico, potente e prepotente, zeppo di imperfezioni, ricco e trascinante come il fiume in piena che porta via con sé Anastasía. Dove finisca la realtà e dove cominci la fantasia non lo sapeva più neppure la signora Fallaci alla fine ed importa ancor meno a chi lo legge, perché quel conta è quel fluire così intenso di emozioni, quell’abbandono alla storia, al raccontare, ai ritmi della vita e della morte. Magnificamente curato e magnificamente istintivo. Contraddittorio e coerente. Umanissimo. Come umanissima è sempre stata lei. Una donna che non ha mai avuto timore ad interrogare e ad interrogarsi.
Un unico rammarico: purtroppo l’opera è incompiuta e, quando giungi alla fine, ti spiace non sapere come avrebbe potuto raccontare dei suoi genitori e di se stessa.
Una grande, grandissima Oriana Fallaci.

Chapeau.
Profile Image for S©aP.
407 reviews72 followers
June 23, 2012
Lavoro monumentale. Altri suoi testi sono più ispirati, a mio avviso, seppure anche qui si ritrovino numerose pagine pure. Sono convinto che vi avrebbe posto mano per lungo tempo ancora, avesse potuto, per alleggerire una certa immanenza d'autore. Questa, oggi, cristallizzata, dice del suo scrivere di foga, prima di ogni capillare, e quasi perpetuo, labor limae. Racconta di una Passione e di un Carattere. Rivela una gracilità. Che lei per prima avrebbe negato strenuamente.
Restano la grande impressione di un sapere storico lungo; e largo; sconfinato. Quella di una capacità documentale millimetrica, e di un coraggio di opinione non comune. Resta il suo italiano agile, forbito, esatto. E uno sguardo d'insieme sulla storia di una nazione che Nazione davvero non fu, né sarà, mai. Un Romanzo. E non se ne scrivono più. Restano poi anche mille piccole polemiche da bruciare per cuocere bistecche. Ma che con la scrittura, e con quest'ordine di grandezza, hanno poco a che fare.
Profile Image for Luana.
99 reviews359 followers
April 5, 2013
"La ricerca si mutò in una saga da scrivere, una fiaba da ricostruire con la fantasia. Sì, fu a quel punto che la realtà prese a scivolare nell'immaginazione e il vero si unì all'inventabile poi all'inventato: l'uno complemento dell'altro, in una simbiosi tanto spontanea quanto inscindibile. E tutti quei nonni, nonne, arcavoli e arcavole, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro."


Oriana Fallaci ha definito questo romanzo ‘il suo bambino’ e negli ultimi momenti prima di spegnersi la sua paura era quella di ‘abortirlo’. In effetti, non riuscì a portarlo a termine, la morte la portò via prima che riuscisse a giungere al punto della narrazione che aveva prefissato come fine, la morte, la rabbia, gli impegni sociali e processuali che la coinvolsero nell’ultima parte della sua vita in merito alla questione islamica e al rapporto di questa con gli Stati Uniti d’America, luogo che elesse a sua patria. Tuttavia, il fatto che sia un libro incompleto dal punto di vista dello svolgimento della trama, non lo rende un libro menomato, un libro leso, la chiusa è ideale anche così, il fermo immagine si punta infatti su uno dei personaggi più enigmatici e accattivanti dell’intera saga, come Oriana stessa ha definito questo suo ultimo risultato letterario. “Un cappello pieno di ciliegie” è la realizzazione di un progetto che credo possa essere coinvolgente per molti, quello di delineare la propria genealogia, andare indietro nel tempo attraverso archivi e documenti e testimonianze a rubare angoli di memoria che, in fondo, è anche la memoria propria; ricostruendo infatti il proprio albero genealogico, fornendolo di amori, rapporti, aspirazioni, morti, si ricostruisce il percorso che fa di una persona ciò che è, motivandone l’esistenza sulla terra. Così Oriana Fallaci è partita dal 1700 per arrivare alle soglie del Novecento, la parte della storia, la quarta parte, quella che non è riuscita a scrivere, riportando le vite di coloro che, per casi fortuiti, si sono lentamente incontrati e incrociati sino a dare la vita a lei. Come fu straordinaria lei, lo furono molti dei suoi antenati, dei suoi trisavoli, personaggi che si tennero a stretto contatto con la storia, sempre partecipi dei propri tempi attraverso la conquista della scrittura contro l’alfabetismo, della luce elettrica contro le vecchie forme di illuminazione, di nuove forme politiche delle quali furono protagonisti, eroi e vittime. Tutti questi elementi contribuiscono a rendere la storia affascinante, una storia di pettegolezzi tra intrighi amorosi e incontri desueti; tuttavia il ritmo è assai rallentato dalle troppe elencazioni storiche e geografiche, dagli excursus preziosi, ma talvolta troppo noiosi. Oriana mi vorrà perdonare se, nonostante lo sforzo intellettuale, ho comunque avuto momenti di pesantezza totale in cui il romanzo favolistico e incalzante si trasformava in un compendio di storia risorgimentale italiana, o di geografia delle prime linee ferroviarie americane. Va da sé che è molto ciò che ho acquisito, anche in termini di cultura, ma non posso non ammettere una certa fatica in alcuni passaggi. Questo non toglie che il libro che Oriana definì suo bambino sia un gran bel libro, di cui consiglio la lettura ai più curiosi e tenaci, e soprattutto a coloro che amano già Oriana.
Profile Image for Laura Amicone.
109 reviews9 followers
August 24, 2024
Oriana Fallaci in questo romanzo incompiuto, ci racconta di sè, delle sue origini che poi, altro non sono che le origini di tutti noi. Bellissime storie che mi hanno fatto venire voglia di conoscere fino in fondo anche il mio albero genealogico. Personaggi simpatici a cui è impossibile non affezionarsi. Particolarmente brillante è Caterina che incontriamo all’inizio del libro, nella saga dei Fallaci.
Un vero piacere leggere di lei, Luca, Teresa, Giobatta.
Tuttavia, un difetto va trovato: la parte quarta, i Ferrier, non convince. Forse ha ragione la stessa scrittrice quando dice che il distacco per un paese a lei poco familiare e per gli eroi non le consentono di penetrare l’anima.
Il racconto del trisnonno polacco, infatti, risulta scritta per dovere e non appassiona.
Rende il libro un po’ noioso e, sul punto, preciso che si tratta di una lettura non facile trattandosi di oltre ottocento pagine. Leggerò sicuramente altro della Fallaci. Consigliato a chi abbia voglia di fare un salto nella storia del nostro paese.
Profile Image for Dalian_Mystica.
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August 7, 2015
Mi ha accompagnato per poco più di due mesi e oggi ho messo la parola fine! Quattro saghe famigliari che si intrecciano alla storia d'Italia dall'inizio del 1700 alla fine del 1800... Innumerevoli personaggi che con i loro amori, le loro disgrazie e le loro decisioni si legano nell'unico destino di dar vita a Oriana. Il libro è molto lungo, i dialoghi scarseggiano e a volte sembra quasi di leggere un libro di storia ma lo stile ti trascina e coinvolge e se letto a piccole dosi non ci si stanca. Ho fatto molta fatica a leggere la terza parte mentre quella che mi è piaciuta di più in assoluto è stata la quarta. Per me questa autrice è stata proprio una bella scoperta.
Profile Image for flaminia.
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June 2, 2019
lode a oriana che, fra l'altro, in questo romanzone che coniuga Storia e storie usa reiteratamente e con grande nonchalance il termine ultore, che fino a questo momento per me era indissolubilmente associato a marte - nello specifico: tempio di marte ultore.
Profile Image for Manuela Rotasperti.
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August 23, 2024
"𝑁𝑖𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑓𝑒𝑟𝑖𝑠𝑐𝑒, 𝑎𝑣𝑣𝑒𝑙𝑒𝑛𝑎, 𝑎𝑚𝑚𝑎𝑙𝑎, 𝑞𝑢𝑎𝑛𝑡𝑜 𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒. 𝑃𝑒𝑟𝑐ℎé 𝑙𝑎 𝑑𝑒𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒 è 𝑢𝑛 𝑑𝑜𝑙𝑜𝑟𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑒𝑟𝑖𝑣𝑎 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎 𝑠𝑣𝑎𝑛𝑖𝑡𝑎, 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑐𝑜𝑛𝑓𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑎𝑠𝑐𝑒 𝑠𝑒𝑚𝑝𝑟𝑒 𝑑𝑎 𝑢𝑛𝑎 𝑓𝑖𝑑𝑢𝑐𝑖𝑎 𝑡𝑟𝑎𝑑𝑖𝑡𝑎 𝑐𝑖𝑜è 𝑑𝑎𝑙 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎𝑓𝑎𝑐𝑐𝑖𝑎 𝑑𝑖 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑢𝑛𝑜 𝑜 𝑞𝑢𝑎𝑙𝑐𝑜𝑠𝑎 𝑖𝑛 𝑐𝑢𝑖 𝑐𝑟𝑒𝑑𝑒𝑣𝑎𝑚𝑜. 𝐸 𝑎 𝑠𝑢𝑏𝑖𝑟𝑙𝑎 𝑡𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑖𝑛𝑔𝑎𝑛𝑛𝑎𝑡𝑜, 𝑏𝑒𝑓𝑓𝑎𝑡𝑜, 𝑢𝑚𝑖𝑙𝑖𝑎𝑡𝑜.𝐿𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑡𝑖𝑚𝑎 𝑑'𝑢𝑛𝑎 𝑖𝑛𝑔𝑖𝑢𝑠𝑡𝑖𝑧𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑡'𝑎𝑠𝑝𝑒𝑡𝑡𝑎𝑣𝑖, 𝑑'𝑢𝑛 𝑓𝑎𝑙𝑙𝑖𝑚𝑒𝑛𝑡𝑜 𝑐ℎ𝑒 𝑛𝑜𝑛 𝑚𝑒𝑟𝑖𝑡𝑎𝑣𝑖. 𝑇𝑖 𝑠𝑒𝑛𝑡𝑖 𝑎𝑛𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑓𝑓𝑒𝑠𝑜, 𝑟𝑖𝑑𝑖𝑐𝑜𝑙𝑜, 𝑠𝑖𝑐𝑐ℎé 𝑎 𝑣𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑐𝑒𝑟𝑐ℎ𝑖 𝑙𝑎 𝑣𝑒𝑛𝑑𝑒𝑡𝑡𝑎. 𝑆𝑐𝑒𝑙𝑡𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑝𝑢ò 𝑑𝑎𝑟𝑒 𝑢𝑛 𝑝𝑜' 𝑑𝑖 𝑠𝑜𝑙𝑙𝑖𝑒𝑣𝑜, 𝑎𝑚𝑚𝑒𝑡𝑡𝑖𝑎𝑚𝑜𝑙𝑜, 𝑚𝑎 𝑐ℎ𝑒 𝑑𝑖 𝑟𝑎𝑑𝑜 𝑠'𝑎𝑐𝑐𝑜𝑚𝑝𝑎𝑔𝑛𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑎 𝑔𝑖𝑜𝑖𝑎 𝑒 𝑐ℎ𝑒 𝑠𝑝𝑒𝑠𝑠𝑜 𝑐𝑜𝑠𝑡𝑎 𝑝𝑖ù 𝑑𝑒𝑙 𝑝𝑒𝑟𝑑𝑜𝑛𝑜."

È un'opera autobiografica nata dal desiderio della scrittrice Oriana Fallaci di interrogarsi sul perché della propria nascita, sul senso della propria esistenza. I ricordi di un'infanzia priva di allegria e spensieratezza, in cui la famiglia è impegnata con la lotta al tiranno e la guerra, non bastano per rispondere all'interrogativo.Oriana si sente il frutto di tutte quelle persone, di tutti quei parenti che l'hanno preceduta; si sente parte di loro. Avverte così il bisogno di documentarsi per far sì che tutti quei suoi "genitori" diventino a loro volta figli della sua penna, in grado di ridar loro vita. Ne scaturisce un'opera immensa, una saga familiare che abbraccia più generazioni sia del ramo paterno che di quello materno, risultato di un'incessante ricerca, di una minuziosa documentazione tra archivi, documenti consultabili e testimonianze preziose, come quelle dei nonni. Addirittura riporta il nome delle antiche vie, che in seguito all'unità d'Italia furono modificate. Oriana ricostruisce la storia dei propri avi unendo il vero con la fantasia, soprattutto là dove le fonti risultano carenti o inesistenti. La storia parte dal 1700 per arrivare alla fine del 1800, causa la malattia e la scomparsa dell'autrice: il libro è stato pubblicato postumo secondo le direttive da lei lasciate. La trama è ricca, elaborata, piena di informazioni e le vicende degli antenati di Oriana vengono accompagnate da una contestualizzazione storica molto dettagliata, non esente da giudizi: Oriana non maschera i propri risentimenti e le proprie critiche, non si fa assolutamente problemi a lanciare epiteti a chi non gradisce. Molto bella la descrizione delle condizioni di vita dei contadini a fine Settecento, nella loro povertà, la necessità di lavorare fino a 15 ore al giorno, la scarsa considerazione della donna, il forte analfabetismo e l'ingerenza della chiesa. Oriana racconta in prima persona, a volte immedesimandosi nei propri parenti, condividendo le loro stesse gioie e sofferenze, altre volte invece si vergogna delle loro meschine azioni. La scrittura è molto scorrevole, nonostante l'utilizzo di alcuni termini desueti. Vengono riportati anche discorsi diretti, integrati nella narrazione e resi evidenti da trattini che separano tra loro le parole. Vengono riportate strofe di canzoni e poesie patriottiche, visto che molti antenati furono dei veri e propri attivisti politici. Lo scorrere degli anni è accompagnato dalle innovazioni industriali e tecnologicge che Oriana non dimentica di nominare. Le vicende della famiglia Fallaci sono spesso tragiche, tra arresti, uccisioni, morti improvvise, suicidi, amoti travagliati. Una storia che commuove, che incuriosisce, che regala emozioni. Unica pecca, a mio avviso, le numerose e troppo minuziose digressioni storiche, che appesantiscono un po' la narrazione e finiscono per annoiare. Ma sicuramente non si può negare che il libro sia un capolavoro di questa autrice.
Profile Image for niepoczytalna .pl.
429 reviews28 followers
November 28, 2022
Rodzinna makatka

Twórczość Oriany Falaci kojarzy się przede wszystkim z błyskotliwą pracą dziennikarską oraz przeprowadzaniem wywiadów z ludźmi, którzy odmienili oblicze współczesnego świata. Jednak zwieńczeniem jej działalności literackiej jest prywatna podróż w poszukiwaniu własnych korzeni i ocalenie od zapomnienia historii rodu.

Praca jaką autorka musiała wykonać, by w różnych archiwach odnaleźć ślady wszystkich swoich przodków wydaje się być nieprawdopodobna, a efekt końcowy zachwycający. "Kapelusz cały w czereśniach" to monumentalna saga rodu Fallacich, w której znajdziemy wszystko – miłość, zdradę, podróże i wielką historię w tle. Ponieważ historia Fallacich nierozerwalnie łączy się z walką Włochów o odzyskanie niepodległości, temat wojen i ruchów oporu również zajmuje sporą część opowieści.

Zachwyca mnie toskańska dusza jaka przepełnia dzieło Oriany Fallaci. Jej opowieść jest kwintesencją włoskości. Kobiece bohaterki są buntownicze, krewkie i często bardziej porywcze od mężczyzn. Cały zaś ród jawi się jako nieustępliwy i wierny swoim ideałom. Udokumentowane wątki rodziny autorka bardzo zgrabnie splotła z czymś, co można nazwać rodzinną legendą – tymi wszystkimi historiami, które są przekazywane ustnie z pokolenia na pokolenie. I nawet jeśli niektóre z nich wydają się naprawdę nieprawdopodobne, to kto – w mniejszym lub większym stopniu – nie mitologizuje swojego pochodzenia?

"Kapelusz cały w czereśniach" ma wszystko to, co najbardziej cenię w literaturze – potoczysty język, wciągającą fabułę i barwnych bohaterów. Sam sposób poprowadzenia narracji i założenie, które było punktem wyjścia do całej opowieści (ile przypadków, szczęśliwych trafów, zarządzeń losu musiało się wydarzyć, by na świat przyszła taka a nie inna Oriana Fallaci) sprawia, że "Kapelusz cały w czereśniach" stał się jedną z najlepszych sag rodzinnych, jakie przeczytałam w swoim życiu.
Profile Image for Simone Scardapane.
Author 1 book12 followers
October 17, 2012
Un po' mi infastidisce l'idea di "giudicare" questo libro: perché è un libro di quelli che andrebbe messo un po' in disparte nella libreria, con una piccola lucetta sotto che lo illumini, uno di quelli che a scuola dovrebbe essere reso obbligatorio, di quelli che non dimentichi mai, che ogni tanto ci ripensi e ti riprende un po' dell'emozione che hai provato leggendolo. Per dirla in breve: quest'ultimo regalo della Fallaci è, semplicemente, un capolavoro. Perché al suo interno c'è tutto ciò di cui valga la pena scrivere: personaggi di ogni genere, navigatori, prostitute e preti, avventuriere e cowboys, patrioti e filosofi; e storie per tutti i gusti, di vendetta, di redenzione, d'amore, di coraggio... E per sfondo c'è la Storia, quella con la S maiuscola, l'Italia dei regni e dei granducati e l'Italia che alcuni vorrebbero unita, l'Austria e la Francia, i Savoia e Napoleone... Ed a fondere tutto insieme in un'amalgama perfetto e commovente c'è la sua penna, quella che non leggeremo più, l'Oriana che solo postuma riscopriamo. Chissà come si sentirebbe se scoprisse, proprio lei che nel prologo de "La Rabbia e l'Orgoglio" scriveva che "Le opere postume hanno lo squisito vantaggio di risparmiarti le scemenze o le perfidie di coloro che senza saper scrivere e neanche concepire un romanzo pretendono di giudicare anzi bistrattare chi lo concepisce e lo scrive" a sapere che il suo libro è conosciuto da alcuni per il dibattito sul giusto modo di scrivere "ciliege". Forse si sentirebbe triste. O forse si metterebbe a ridere, chissà.
Profile Image for Dominik.
338 reviews12 followers
May 2, 2022
Ja słuchałem, Ona wyrecytowała pierwsze zdania. Nieśpiesznie, po wypaleniu dwóch, może trzech papierosów. Moje oczy wędrowały po kolejnych linijkach tekstu, a Ona to wznosiła, to znów burzyła następujące po sobie światy. Były to obrazy smutne, przesiąknięte zapachem prochu i rozdęte od wystrzałów broni; obrazy niespokojne, na których liście drzew drżą od miarowego przemarszu wojsk; obrazy ukazujące taniec szubienic i grę w ruletkę plutonu egzekucyjnego. W końcu obrazy strapionej letnim słońcem zieleni, wijących się pól i zagonów, ale także wybrukowanych ulic, fasad budynków, kanałów, niezliczonych mostów. Obrazy, na których są ludzie. O twarzach pariasów i intelektualistów. Zamyśleni, rozmodleni, uśmiechnięci, pomocni, zdeterminowani, rozdarci, zrezygnowani, płaczący, zbuntowani, zabici i ci, którzy cudem przeżyli. Głodni i syci, biedni i bogaci. Obrazy o ramach tak nieregularnych i wykrzywionych, jak tylko potrafią być naznaczone ścieżki, po których zdaje się kroczyć człowiek.

Czy polecam tę galerię sztuki ludzkiego życia zamkniętą na planie ślepej wiary, podziałów społecznych i wszelkiej maści przepisów, co wolno, a czego zabrania się robić? Tak.
Profile Image for Tymciolina.
242 reviews92 followers
April 7, 2020
Saga rodzinna inna niż zawsze.

Orianę Fallaci, jak wielu przed nią, dręczyło pytanie - skąd u licha wzięłam się na świecie? I o ile większość ludzi bądź przestaje po chwili myśleć o sprawie bądź zadowala się badaniami stwierdzającymi, że - tak, miała pani przodka szlachcica, dziedzica Koziel Wólki, tak pani Fallaci absolutnie na tym nie poprzestała. Autorkę "Kapelusza całego w czereśniach" interesowało JACY byli jej praszczurowie. Z tego powodu nie ograniczyła się tylko do tytanicznych, wieloletnich poszukiwań, badań, przetrząsania archiwów by ustalić zimne fakty. Założyła na głowę kapelusz cały w czereśniach i jak herbertowskie Bene Gesserit cofnęła się swoją pamięcią genetyczną do wspomnień przodków. W ten sposób powstała przepełniona emocjami, tragediami epopeja rodzinna, która panoramicznie prezentuje koleje historii od lat drugiej połowy XVIII w. do niemal końca XIX w.

Punktem wyjścia i motywem przewodnim "Kapelusza całego w czereśniach" jest jak u Boccaccia sokół, a konkretnie skrzynia. I to nie byle jaka skrzynia, bo skrzynia Cateriny przepełniona pamiątkami rodzinnymi. Oriana Fallaci przebiera w niej i wyjmuje coraz to inne wspomnienia. Na początku o Carlu, który nie popłynął do Ameryki, za chwilę o biorącej życie za rogi Caterinie. I tak snuje sagę wokół kolejnych osób, różnych typów, różnych osobowosci, ich tajemnic, pasji, pragnień. Razem z nimi obserwujemy przeobrażenia dziejowe, wielkie zmiany, dążymy do współczesności. Zaczynamy od włoskiej wsi zabitej dechami, spotykamy się z tragedią niewolników pojmanych przez berberyjskich piratów, przemierzamy dzikie stepy Ameryki, odwiedzamy magiczne waldejskie wioski ukryte wysoko w górach, zaraz potem szulernie Dzikiego Zachodu, pływamy żaglowcami, a kończymy u progu XX w.

"Kapelusz cały w czereśniach" stanowi też okazją do zrozumienia samej Fallaci. Powieść to manifest jej poglądów. Przecież słowa, które wypowiadają jej praszczurowie to jej myśli. Wyłania się z książki obraz kobiety bezkompromisowej, silnej, znającej swoją wartość i niepytającej nikogo o zdanie, tak jak uwielbiane przez nią przodkinie - Caterina i Anastasia - robiącej to co sama uważa za stosowne, a nie to co mówi jej Kościół, państwo, rodzina. Kobiety WOLNEJ, a nie spętanej.

A wszystko to opisane wprost doskonale. Oriana Fallaci historię swych przodków maluje słowem. Jej proza jest tak obrazowa. Równocześnie nie przeintelektualizowana. Po prostu klasyczna.
Profile Image for to.ostatnia.ksiazka.
39 reviews14 followers
January 10, 2022
Wspaniała, wielowymiarowa opowieść, pełna tajemnic, niesamowitych wydarzeń i scenariuszy, które mogło napisać tylko życie.
Profile Image for Ilaria_ws.
974 reviews77 followers
January 14, 2017
"La vita è bella anche quando è brutta: una tale ammissione richiede una sorta di gratitudine. La gratitudine per i nostri genitori e nonni e bisnonni e trisnonni e arcinonni, insomma per chi ci ha dato l'opportunità di vivere questa straordinaria e tremenda avventura che ha nome Esistenza."

Un cappello pieno di ciliege è la storia della famiglia Fallaci narrataci dalla voce potente di Oriana. Una storia non certo recente ma che, partendo dal 1700 e percorrendo un lungo periodo fino alla fine del 1800, ci racconta la storia degli avi di Oriana, le origini familiari, i personaggi che in un modo o nell'altro hanno contribuito a farla diventare quella che era. Definita da lei stessa "una saga", Oriana lavorò a questo libro per circa un decennio ma purtroppo non ne vide la pubblicazione. Pubblicato postumo seguendo le precise istruzioni che lasciò la Fallaci, questo romanzo non è solo la storia dei Fallaci, è anche la storia dell'Italia stessa.
Ormai la Fallaci sta diventando una costante sul Blog e continuerà a esserlo fin quando non avrò portato a termine il mio progetto di leggere tutto quello che ha scritto. Ho deciso di continuare leggendo quella che lei definiva la saga familiare dei Fallaci, una storia che percorrendo oltre un secolo di storia italiana, segue le vicende degli antenati di Oriana.
Così conosciamo i Fallaci, i Launaro, i Cantini, i Ferrier, entriamo nelle loro vite, conosciamo la loro storia e con essa comprendiamo qualcosa in più della nostra stessa storia.
Leggendo diventiamo Carlo e Caterina, vediamo Firenze nel '700, lavoriamo sodo per ottenere qualcosa e ci ribelliamo contro lo straniero che spadroneggia in Italia. Poi ci imbarchiamo e diventiamo prima Francesco e poi Montserrat, divisi tra Italia e Spagna, perseguitati da un destino crudele. Passano gli anni e ci trasformiamo in Giobatta e Maria Rosa, innamorati e ribelli, pronti a battersi per la propria patria fino all'ultimo. E alla fine diventiamo Anastasia Ferrier e viviamo mille avventure tra l'Italia e l'America. Il filo che li lega tutti è la cassapanca di famiglia, custode di cimeli e storie.
Come si fa a tradurre in parole le emozioni e la bellezza di questo romanzo? Semplicemente non si può, perchè con la sua voce ironica, accurata e appassionata, stavolta Oriana ci trasporta nel cuore della sua famiglia,ci fa conoscere le sue origini familiari e ci delizia con i tanti e meravigliosi personaggi che volente o nolente l'hanno plasmata. La storia dei Fallaci e la storia dell'Italia scorrono di pari passo, in questo modo ci troviamo a guardare uno spaccato di vita italiana tra il '700 e l' '800.
La forza di questa storia è proprio la voce narrante, a dar vita ai personaggi, a permetterci di vivere quasi sulla nostra pelle le loro storie, c'è sempre Oriana. La Fallaci ci delizia con alcuni dei personaggi del suo albero genealogico. Contadini che diventano ribelli, giovani uomini che si uniscono alla Carboneria, donne che con un'immensa forza di volontà lottano quanto e più degli uomini.
In questo libro c'è tutto: c'è la lotta per la libertà, l'amore viscerale per la propria patria, c'è l'amore in tutte le sue forme, ci sono il coraggio e la forza. Questo romanzo è una perla anche per gli amanti di storia italiana perchè la storia ci viene raccontata in un modo talmente scorrevole e raffinato da farcela vivere.
La Fallaci è davvero una garanzia, il modo in cui racconta le vicende della sua famiglia ci permettono di diventare parte integrante della storia. Insieme ai personaggi ci innamoriamo, lottiamo, ci ribelliamo e soffriamo. Le oltre 800 pagine volano via come se nulla fosse, io mi sono talmente affezionata alla storia da non volerla finire. Questo romanzo è ovviamente consigliatissimo insieme a tutta la produzione della Fallaci, una vera eccellenza italiana!
Profile Image for Valentina Cavallese.
Author 9 books13 followers
December 24, 2022
Un capolavoro. Uno schiaffo in faccia. Una carezza dolcissima. Un coltello piantato nel cuore. 800 pagine di puro splendore. Più di una saga famigliare, più di una ricostruzione storica, di un documentario. E' un monumento, un dettagliatissimo ritratto dell'animo umano, con tutte le sue ombre e le sue luci. E' la ricerca di uno spirito infuocato delle proprie radici, delle radici del bene e del male. E' la storia di uomini e donne grandiosi, uomini e donne mediocri, uomini e donne che sono straordinariamente uomini e donne, che lottano contro sé stessi, contro il destino, contro la cultura e la società che li vuole diversi da quelli che sono. A ogni pagina mi sanguinava il cuore, eppure a ogni pagina ero grata, perché nonostante tutto puoi dire "santo cielo, ma guarda che ha fatto quest'uomo, guarda che ha fatto questa donna". Così irriverente, impetuoso, ricco, doloroso. Quattro generazioni di avi, una vita intera di ricerche meticolose, dedizione, passione, ossessione...

"E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei genitori, diventarono miei figli. Perché stavolta ero io a partorire loro, a dargli anzi ridargli la vita che essi avevano dato a me."

"Io odio la Morte. L'aborro più della sofferenza, più della perfidia, della cretineria, di tutto ciò che rovina il miracolo e la gioia d'essere nati. Mi ripugna guardarla, toccarla, annusarla, e non la capisco. Voglio dire: non so rassegnarmi alla sua inevitabilità, la sua legittimità, la sua logica. Non so arrendermi al fatto che per vivere si debba morire, che vivere e morire siano due aspetti della medesima realtà, l'uno necessario all'altro, l'uno conseguenza dell'altro. Non so piegarmi all'idea che la Vita sia un viaggio verso la Morte e nascere una condanna a morte. Eppure l'accetto."

"Io mi chiamo Caterina Zani. Sono una contadina e la moglie d'un contadino che si chiama Carlo Fallaci. In sette mesi ho imparato a leggere e a scrivere, e presto imparerò anche i numeri per far di conto. San Eufrosino di Sopra, addì otto aprile millesettecentottantasei."
Profile Image for Acrasia.
204 reviews86 followers
September 3, 2017
La Fallaci mi ha sempre messo un po' di soggezione, è il suo primo libro che leggo e ne sono rimasta folgorata. Pensavo che la sua scrittura fosse sontuosa, solenne, con uno stile ampolloso... e invece è stato come parlare con una vecchia amica, ironica e pungente, con uno stile graffiante e incisivo, a volte provocatorio. I personaggi sono descritti molto accuratamente, ognuno con le proprie peculiarità, anche se certamente quella che più colpisce è Caterina col suo carattere forte e ribelle. Poi c'è la cassapanca che passa di generazione in generazione con il suo prezioso contenuto, a memoria di ciò che è stato e da cui tutto è cominciato. Una bella saga familiare, non pesante e mai noiosa, proprio consigliato.
Profile Image for Giulia Meneghello.
13 reviews1 follower
February 17, 2022
È stato necessario per me leggerlo a più riprese, vista la mole. La storia della famiglia è strettamente legata alla Storia e a molti eventi fondamentali degli ultimi secoli. Mentre la lettura scorre, è inevitabile pensare all’immenso lavoro di ricerca che ha portato a forgiare capitolo dopo capitolo. Intrecciata alla fantasia dell’autrice, prende vita un’opera immensa e densa. Consigliato!!
Profile Image for Mimi.
9 reviews
August 14, 2013
Rapisce e tedia con la stessa naturalezza.
Profile Image for Maria.
272 reviews5 followers
April 5, 2017
Me tomo tiempo terminar este libro y aunque me parecio muy denso, especialmente las dos primeras partes,Oriana hizo un excelente trabajo recopilando la historia de su familia. Unos personajes mas interesantes que otros pero todos igualmente importantes.
Profile Image for Lucia Cupido.
67 reviews7 followers
November 21, 2012
Sarò obiettiva, ho abbandonato questo libro per il contenuto più che per la forma.
E' scritto magistralmente e per un certo numero di pagine sono rimasta affascinata dalla danza delle parole.
Mentre la magia continuava una parte del mio cervello si è chiesto che cosa effettivamente stessi leggendo..
Una ricostruzione romanzata della biografia familiare della Fallaci: ecco cosa stavo leggendo.
Le due stelle che do al libro dipende da questo sopratttutto, il fatto che io sia poco o niente interessata a biografie, figurarsi se voglio sapere cos'han fatto gli avi della scrittrice?
Profile Image for Giorgiaelisa.
50 reviews
June 13, 2012
Amo la scrittura della Fallaci, scorre e ti lega ad un tomo che spaventerebbe molti, ma che ti avvince, però si merita solo tre stelle, perché nella descrizione di personaggi come Caterina o Anastasìa, la Fallaci diventa troppo agiografica e due donne sicuramente forti, diventano quasi insopportabilmente migliori rispetto a tutti gli altri, due donne da descrivere come "superdonne" a tutti i costi.
Profile Image for Entre mis libros y yo.
356 reviews159 followers
March 5, 2014
Una historia familiar digna de ser contada. Un libro fantástico para leer y disfrutar con calma.
Displaying 1 - 30 of 92 reviews

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