Comincio dalla fine.
Avete presenti quei pomeriggi domenicali invernali, quando fuori è freddo, in tv non c’è nulla di interessante da vedere, i dvd da guardare sono sempre gli stessi e allora, per passare il tempo, si decide di fare una partita a Cluedo? Il pomeriggio vola, a me il Cluedo piace da matti, e giocare per scoprire se l’assassino è Miss Scarlett, con la rivoltella, in sala da ballo o il colonnello Mustard, con la corda, in veranda mi appassiona molto di più che leggere un giallo o guardarne uno in televisione.
Ebbene, la seconda parte del libro di Jonathan Coe è stato un rivivere una partita a Cluedo: appassionante. Un thriller secondo il modello della “camera chiusa” che si svolge nello sfondo di un vecchio maniero inglese, con gli ingredienti tipici della letteratura del genere, che si dipana sotto lo sguardo tranquillo di una vecchietta, stile Miss Marple, che sferruzza pacifica in mezzo a omicidi perpetrati nei modi più strani e al contempo “appropriati”, richiamando in modo esplicito “dieci piccoli indiani” di Agatha Christie.
Altro genere la prima parte del libro: “un libro tremendo, un libro senza precedenti, fatto in parte di memorie private, in parte di cronaca sociale, tutto mescolato insieme in una miscela letale e devastante”. Così il protagonista del romanzo, lo scrittore Michael Owen, descrive il libro che lui è stato incaricato a scrivere, che rievochi le gesta della famiglia Winshaw.
Ed è proprio questo mescolamento di generi, di stili e sovrapposizioni di toni che mi ha trasmesso un senso di disordine e ha reso la lettura a tratti difficoltosa.
Un libro nel libro: il libro di Coe contiene il libro di Owen “l’eredità Winshaw * cronaca di una famiglia”e, con questo espediente, racconta 50 anni di costume, cronaca, vita politica britannici visti attraverso la storia di una famiglia che rappresenta il volto inquietante del potere nell’economia, nella finanza, nell’editoria, nella politica, nell’industria bellica; una famiglia di “vermi con sembianze umane”, guidati in ogni loro azione esclusivamente dalla nuda, brutale e rapace avidità (così vengono descritti i propri congiunti da un Winshaw nel suo testamento). Ci sono pagine notevoli,colme di satira politica, di denuncia sociale –in particolare sulla malasanità britannica introdotta con la riforma del servizio sanitario nazionale realizzata dal governo della Tatcher- e di costume. La vita dei Winshaw si incrocia –uso appositamente questo termine- con la vita e il destino dello scrittore, e ciò viene espresso da Coe attraverso bruschi cambiamenti di stile, si passa dal racconto delle vicende di Michael Owen in prima persona all’esposizione in terza persona delle vicende Winshaw, poi nel finale anche la storia di Michael viene raccontata in terza persona, e anche cambiamenti di toni, che da ferocemente ironici passano repentinamente ad atmosfere di amarezza e anche profonda tragicità. Tutto ciò, anche se alla fine i tasselli vanno al loro posto, mi ha trasmesso il senso di un libro confusionario.
Un appunto su i destini incrociati, cui ho fatto cenno sopra. E’ lo stesso Coe a citare Calvino; e nel retro di copertina si legge “Coe incrocia destini secondo la lezione di Calvino”.
Il grandissimo scrittore italiano lo fa in modo superbo, con estro, creatività e genio. Lo scrittore britannico credo che la lezione debba ripassarla meglio.