Guarda "le triglie guizzare in quelle acque oscure, piene di residui marcescenti."
Guarda come si inclinano a quarantacinque gradi, come si nutrono "del pacciame e del fango depositati sul fondo" e guarda come "diventano sempre più lunghe e striate."
Guarda come scivolano e come si fermano "assieme alla corrente calma, lenta e regolare come un cuore che batte."
Immaginale "guizzare accanto ad altri pesci sguscianti e striati, deporre uova che sembrano biglie nere mentre il sole" cala sul bayou, e gli uragani passano "l'uno dopo l'altro, sballottolandole qua e là nel ribollire danzante dell'acqua."
Immaginale "passarsi le grosse lingue all'interno delle bocche, sentire le cicatrici lasciate dal morso degli ami, ricordare la breve permanenza nel deserto rarefatto dell'aria", le labbra che insegnano "ai figli l'odore del metallo nell'acqua, il pericolo."
Vedi come sopravvivono, "danneggiate e scaltre."
Immagina "banchi di triglie morire vecchie e grasse, satolle di acqua e palude, gonfie fino a scoppiare, finché il fiume che" sfocia nella laguna non le spazza via con la corrente. Sempre più al largo, e per tutta l'ampiezza della baia, finché le carcasse, ancora sature fino al midollo della memoria racchiusa nel ventre fertile del bayou,"si adagiano sul fondo del golfo del Messico, a mutarsi nel nero sedimento che ricopre il grembo antico del mare."
Ora immagina di essere di nuovo a Bois Sauvage e mettiti in ascolto.
E pensa alle triglie come ai protagonisti di questo terzo e ultimo racconto della Trilogia di Bois Sauvage: due gemelli Joshua e Christophe, all'ultimo anno delle superiori, uniti da un comune sentire, proprio di tutti i gemelli.
Joshua e Christophe sono due fratelli che, come Kayla e Jojo di "Canta, spirito, canta", si ritrovano con due genitori incapaci di amarli e di prendersi cura di loro, cresciuti dalla nonna materna Ma-mee.
Dopo il diploma, i due, il caso proverà a dividerli, ma la linea del sangue che li unice è forte.
E dovranno fare i conti con la fatica di diventare adulti, con la rabbia verso una madre che li abbandonati, con il rancore verso il padre tossico che non si è mai occupato di loro.
Alla fine, però, Joshua e Christophe capiranno che il cuore dell'uno batte all'unisono con il cuore dell'altro. E che la storia è come quella delle triglie: impareranno a convivere con le loro cicatrici, insieme, uniti, riconosceranno il pericolo, lo sfideranno e poi solo prostrandosi davanti alla sacralità del loro legame indissolubile, riusciranno a sopravvivere, uniti dall'amore fraterno e da quel dolore di cui solo loro, in quanto figli, ne conoscono l'intensità.
Amo questa scrittrice e anche questo terzo volume mi ha profondamente scossa e commossa.
Jesmyn Ward ogni volta riesce a sconquassarmi dentro ed è sorprendente come, nella trilogia, non abbia mai abbassato il tiro.
Una delle voci più interessanti, una delle scritture più potenti nel panorama letterario contemporaneo.
Postilla: Grazie ai commenti preziosissimi a questa recensione, ho scoperto che l’ordine giusto in cui è stata scritta la Trilogia di Bois Sauvage di Jesmyn Ward è il seguente, solo che come al suo solito NN lo inverte e pubblica i romanzi delle trilogie in ordine sparso (come aveva già fatto con la Trilogia di Holt di Kent Haruf):
1. La linea del sangue (Where the Line Bleeds, 2008), Milano, NN Editore, 2020 traduzione di Monica Pareschi
2. Salvare le ossa (Salvage the Bones, 2011), Milano, NN Editore, 2018 traduzione di Monica Pareschi
3. Canta, spirito, canta (Sing, Unburied, Sing, 2017), Milano, NN Editore, 2019 traduzione di Monica Pareschi
Ecco perché ne La linea del sangue non avevo trovato i collegamenti con gli altri due, cosa che invece avevo notato in Canta, Spirito, canta.
Ecco perché mi sembrava che il volume conclusivo fosse Canta, Spirito, canta e non La linea del sangue. E il mio intuito non si sbagliava!!!
Ora a posteriori, sarebbe da controllare se in Salvare le ossa ci sono rimandi a La linea del sangue.