Questo secondo e ultimo volume della saga abbraccia il periodo storico che va dal 1868 al 1950. È la Storia Universale che di nuovo si intreccia con quella particolare della famiglia Florio e della Sicilia.
Ignazio spinge la famiglia verso il periodo d’oro, tanto che i tempi della miseria sembrano distanti. Ha sacrificato l’Amore per la Famiglia: Giovanna le è fedele e accetta con sottomissione l’essere la moglie di Ignazio Florio.
Dalle spezie alla flotta navale, attratti dal potere del mare:
“Per i siciliani, il mare è padre. E se ne accorgono quando ne sono lontani, quando non possono sentire quell’odore forte di alghe e sale che li avvolge nel momento in cui il vento si alza, portandolo fin nei vicoli delle città.
Per i siciliani, il mare è madre. Amato e geloso. Imprescindibile. Talvolta crudele.
Per i siciliani, il mare è forma e confine della loro anima.
Catena e libertà.”
E la vita è come il mare: ora prende ora dà. E se ai Florio la vita ha dato prestigio e un Nome, dall’altra, con i lutti continui, si è presa a uno a uno tante vite dei Florio, sicché sono più i morti dei vivi.
“Cosa è una vita senza amore? Senza la gioia dei figli? Senza il calore di un uomo?
E poi, quale giovamento le verrebbe dal sentire? La vita non dà niente per niente: lei è stata favorita dalla sorte in bellezza e ricchezza e fortuna, ma quella stessa fortuna le si è rivoltata contro. Ha vissuto un grande amore e ha avuto in cambio solo tradimenti. Ha avuto la ricchezza, ma i suoi gioielli più belli, i suoi bambini, le sono stati strappati. Ha avuto ammirazione e invidia, e ora ha solo pietà e rammarico.
La felicità è un fuoco fatuo, un fantasma, qualcosa che ha solo la parvenza del vero. E la vita è bugiarda, ecco qual è la verità. Promette, ti fa assaporare gioie e poi te le sottrae nella maniera più dolorosa possibile.
E lei non ci crede più, nella vita.”
A Ignazio succede il figlio omonimo, uno sciupa femmine. E da qui inizia il declino, in modo subdolo, un po’ alla volta.
Ignazziddu sposerà Franca. Ma lui non sa come si fatica, non sa il valore dei soldi. Spende, spende e consegna al mare l’impero costruito dal padre, come nave senza timoniere. E sarà l’inizio della fine.
Bello il riferimento a Falcone e Borsellino: “Il suo compito, quello che gli ha affidato il governo, è stroncare la mafia, quell’organizzazione criminale di cui tutti parlano e che sembra sottrarsi a qualsiasi legge. Non solo: deve affondare le mani nella pozza di fango in cui si mescolano potere politico e malaffare prima che l’intero sistema sia compromesso. Un sistema in cui i malavitosi sono al servizio di senatori, nobili e notabili «che li proteggono e li difendono per essere poi, a loro volta, da essi protetti e difesi», come scriverà il questore nel suo lunghissimo rapporto. Verrà quindi a sapere che i Florio hanno subìto un furto. Cercherà d’interrogare donna Giovanna, ma senza riuscirci; proverà a parlare con i Whitaker per far luce sul rapimento di Audrey e sull’estorsione, ma otterrà solo silenzio.
Capirà molte cose della mafia, quell’uomo dalla mascella squadrata e dalla barba bionda che si chiama Ermanno Sangiorgi. L’organizzazione, per esempio: il sistema di famiglie, i capi mandamento, i picciotti, il giuramento di fedeltà... Una struttura che si ritroverà, praticamente immutata, quasi cento anni dopo nelle dichiarazioni del «boss dei due mondi», Tommaso Buscetta, fatte prima a Giovanni Falcone, durante un interrogatorio segreto durato mesi, poi durante il primo, vero processo alla mafia, durato in tutto sei anni, dal 1986 al 1992. E che sarà responsabile degli attentati che costeranno la vita allo stesso Falcone e a Paolo Borsellino, rispettivamente quattro e sei mesi dopo la fine del processo.
Sì, capirà molte cose della mafia, Ermanno Sangiorgi.
Riuscirà a provarne pochissime.”
In breve: La parabola discendente di una famiglia in rapida ascesa.
Bello, bello, bello!
Ho sottolineato tantissimo. Una storia di ricchezza, ma anche di declino. Passioni, tradimenti, orgoglio, il ruolo delle donne, i lutti, tanti, troppi, e l’amore.