IL REGISTA TIRSI
Dite a chiunque professore di scegliere Tasso per la parte monografica del suo corso ed io sarò dalla sua parte! Scrivo questa recensione a poche ore dall'esame (prima del quale ho deciso persino di andare in palestra - lo so, sono folle), con la volontà di organizzare meglio i pensieri e motivare, come richiesto dal professore, cosa mi abbia portato a scegliere Tirsi come personaggio sul quale impostare un percorso.
Non mi soffermerò, pertanto, sulla fluidità con cui la trama scorre, sulla maniera estremamente studiata con cui azioni e rhéseis si saldano tra loro, sulla straordinaria efficacia delle battute e la puntualità dei riferimenti extratestuali (a membri ed eventi della corte di Ferrara, cioè). Piuttosto, prenderò in considerazione la figura di Tirsi, alter ego dell'autore stesso, che mi ha colpito perché, nel giro di cinque atti, riesce a dar voce alle sue pene d'amore e alla sua scelta di tenersene alla larga d'ora in poi; alla sua fortuna cortigiana e alla sua gratitudine nei confronti del "dio" Alfonso II; alla svolta poetica coincidente con l'innalzamento del suo canto e, dunque, con la composizione della "Gerusalemme Liberata". Ma anche, in maniera indiretta e attraverso Mopso, ad una velata polemica nei confronti della corte stessa che, al netto di tutti i benefici che può offrire, resta ugualmente un "magazzino delle ciance".
L'aspetto che più mi ha colpito di Tirsi/Tasso, ad ogni modo, è stato il ruolo di "regista" che egli finisce per ricoprire soprattutto nello spingere Aminta a recarsi alla fonte dove Silvia sta facendo il bagno. Mi ha dato l'impressione che l'autore stesso si materializzasse sulla scena, pronto a dirigere quei personaggi da lui stesso creati.
Un apprezzamento sugli altri attori della vicenda, infine, vorrei comunque farlo: Silvia e Aminta, che incarnano lo scontro tra pudicitia e cupiditas, risolto alla fine in nome di Amore; Dafne e la sua personale esperienza di renitente all'amore; persino il Satiro che, con il suo unico monologo, apre gli occhi al lettore sull'ambiguità insita in questa favola pastorale (in fondo, Dafne e Tirsi suggeriscono ad Aminta di commettere la stessa violenza che il Satiro stava per mettere in atto).
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Lettura: 14/01/2022 - 17/01/2022
Studio: 22/01/2022
Esame: 03/02/2022
Voto: 30 e lode