VOTO: 3.5
PRO: lettura accessibile e chiara, offre un quadro chiaro della relazione tra cambiamenti climatici e instabilità politica e sociale
CONTRO: analisi poco approfondita nella seconda parte del saggio
Un saggio divulgativo, scritto a quattro mani da un climatologo e un diplomatico italiano, che analizza la relazione tra cambiamenti climatici, instabilità e conflitti sociali. Ottima la prima parte del saggio, che introduce il lettore ai concetti essenziali della scienza del clima, preparando il terreno alla seconda parte, che invece si concentra sull'impatto dei cambiamenti climatici sul tessuto economico, politico e sociale. Questa seconda parte si rivela purtroppo abbastanza superficiale nell'analisi, soprattutto qualitativa, e si limita a dipingere un quadro generale a tinte fosche, in cui l'aumento della temperatura, la variabilità delle precipitazioni (meno regolari ma più intense) e il degrado dei suoli contribuiranno a minare la sicurezza alimentare, soprattutto nei territori (Asia e Africa in primis) abitati da popolazioni la cui sussistenza dipende principalmente dall'agricoltura, a causa del calo della produttività dei terreni, la perdita di interi raccolti e l'aumento dei prezzi dei beni alimentari. Ciò rischia di condurre a una generale instabilità politica e sociale, soprattutto in assenza di istituzioni abbastanza ricche da assorbire questi shock, a un aumento di conflitti per le scarse risorse (ad esempio l'acqua) e a un inevitabile aumento delle migrazioni, sia interne (dalle campagne alle città) sia verso altri Paesi o continenti. Una lettura particolarmente importante per noi italiani, che siamo il primo approdo dei migranti africani, per capire che erigere muri è probabilmente la scelta peggiore che possiamo fare perché in un mondo globalizzato e interconnesso, siamo tutti sulla stessa barca.