La vita è fatta di addii, di partenze, di viaggi.
Seppo Sorjonen, tassista dipendente con l’aspirazione ad evadere il grigiore quotidiano della sua professione, si sta spostando nell’area metropolitana di Helsinki, quando, in quel di Tapiola, è costretto a fermare l’auto: in mezzo alla strada un uomo anziano, dall’imponente statura e dal viso “forte e segnato”, sta faticosamente cercando di annodarsi la cravatta. Sorjonen pensa che non ha molto senso mettere fretta all’uomo (chissà cosa avrebbe fatto un tassista nostrano al suo posto) e si dispone all’attesa. Tuttavia, ben presto si forma dietro il taxi una piccola fila: Sorjonen decide che è meglio aiutare il poveruomo, così scende e lo assiste nell’annodarsi la cravatta. L’uomo sembra sollevato, e si infila nel taxi di Sorjonen, dicendogli di partire: inizia così una nuova avventura per due uomini che il caso e una naturale disposizione all’empatia e all’altruismo faranno diventare grandi amici.
L’anziano si presenta poi come Taavetti Rytkönen, consigliere agrimensore: manifesta evidenti segni di perdita della memoria ed è probabilmente affetto da una lieve forma di Alzheimer. Non ricorda elementi della sua vita recente, mentre le memorie del lontano passato di combattente della Seconda guerra mondiale si impongono con forza nei racconti che fa al sempre più interessato Sorjonen. Questi decide di aiutare il consigliere a rientrare in possesso della sua vita e dei suoi affetti: la loro ricerca tuttavia acquisirà via via tratti sempre più surreali, per sfociare in una sorta di fine del mondo civilizzato a livello locale a seguito della quale Sorjonen riuscirà anche a trovare la felicità amorosa.
Il romanzo è diviso in tre parti. Nella prima seguiamo il peregrinare di Sorjonen e Rytkönen per mezza Finlandia, nel tentativo di ricostruire la memoria e la vita del secondo, fra cinghiali golosi di cipolle, figli illegittimi e partite di pallanuoto nelle fontane pubbliche: per quanto sembri che i due seguano una rotta, dice l’autore, la loro odissea è in realtà priva di un punto di partenza e di una destinazione. Nella seconda parte i due giungono nella grande fattoria di Heikki Mäkitalo, ex commilitone di Rytkönen e ora agricoltore: Heikki e la moglie Anna, ormai stanchi di una vita di sacrifici per mettere su un’impresa agricola che alla loro morte andrà dispersa, hanno concepito l’audace progetto di radere tutto al suolo, riconsegnando alla Natura la terra di cui si erano impossessati gli uomini. Entusiasta dell’idea e felice di poter maneggiare di nuovo gli esplosivi, Rytkönen aiuterà i Mäkitalo nella meticolosa distruzione di ogni traccia umana in quel vasto appezzamento di terreno. Nell’ultima parte, seguiamo le ultime peripezie del gruppo dei quattro a cui si aggiungono un autobus di turiste francesi vegetariane e salutiste, un architetto di alberghi bosniaco, un tassista albanese e infine la fidanzata di Sorjonen.
Come per molti personaggi dei romanzi di Paasilinna, la ribellione alla routine quotidiana, alle convenzioni sociali e culturali, alla presenza invasiva di uno stato impersonale e burocratizzato, comincia da piccoli particolari: la cravatta che Rytkönen non riesce ad annodarsi è il simbolo del desiderio di vincere la spinta alla spersonalizzazione dell’individuo che la società contemporanea mette in atto. “Dà una certa sensazione di leggerezza non sapere chi si è, da dove si viene e dove si va”: avendo perso i punti di riferimenti che ne fanno una pedina sociale, Rytkönen riesce nell’intento di svincolarsi da quelle convenzioni gettandosi a capofitto nella vita vera, magari pericolosa e incontrollabile, ma incredibilmente reale. La sua spalla ideale è il solerte e generoso Sorjonen, che non esita ad accompagnare il sanguigno consigliere agrimensore in tutte le sue strane avventure dimostrando di essere un amico sempre pronto nel momento del bisogno.
L’altro tema del romanzo è la vecchiaia, da molti vissuta come invalidante e ritenuta un problema sociale: il povero Rytkönen si sente sempre più estraneo nella società finlandese, non solo perché sta perdendo la memoria, ma anche perché è anziano e quindi socialmente non più utile. A sconfiggere il rude soldato non sono i russi o il freddo inverno finlandese: è il pensionamento! Allo stesso modo, i Mäkitalo hanno speso un’intera vita per costruire la loro enorme fattoria: ora dovrebbero abbandonarla all’incuria e al disinteresse della macchina statale, e perciò preferiscono distruggerla, realizzando in modo certosino un’apocalisse su piccola scala che dura, non casualmente, sei giorni, ed è una delle parti più esilaranti del romanzo. Ed è davvero commovente l’amore che Paasilinna mostra per il mondo contadino, condannato all’isolamento dalla civiltà industriale, ma a differenza di questa sempre fecondo e pronto a rigenerarsi.
Emerge qua e là nel racconto lo scontro generazionale fra gli anziani, custodi delle memorie gloriose del passato, e i giovani che mostrano in gran parte scarso rispetto per chi li ha preceduti nell’avvicendarsi delle stagioni umane (vedi il figlio di Rytkönen). Il libro è del resto idealmente dedicato ai reduci e ai combattenti morti nelle guerre combattute dalla Finlandia.
La prosa di Paasilinna è molto scorrevole e si legge che è un piacere. Lo humour di cui condisce le sue pagine è nello stesso tempo profondo e sensibile, nel tratteggiare l’indebolimento della memoria e le difficoltà provate dal consigliere agrimensore nel relazionarsi ad un mondo che lo comprende e lo accetta sempre meno. Ma Paasilinna è osservatore acuto anche quando vira verso la satira sociale, ad esempio nel caso del medico che consiglia a Sorjonen di fingersi dottore per meglio controllare il suo smemorato compagno: il tassista non esita ad improvvisarsi tale con ottimi risultati, misurando la pressione allo stesso medico e consigliandogli uno stile di vita più sano per combattere l’ipertensione; allo stesso modo il tassista bosniaco Jugrazar è in grado di passare per interprete, contribuendo a realizzare un piccolo rivolgimento dei ruoli sociali. Per quanto bizzarre possano essere le avventure dei suoi personaggi, Paasilinna non esce mai dal realismo: da un capitolo all’altro l’arzillo e impetuoso Rytkönen rimane sempre più vittima della sua demenza senile, senza per questo rassegnarsi ad un ombroso declino.
Sempre elegante l’edizione Iperborea, anche se tutto sommato avrei preferito per l’intraducibile titolo originale (che suona più o meno “Breve è la vita, lungo è Rytkönen”) non fare riferimento al caso Bruneri-Canella che davvero c’entra poco con il romanzo di Paasilinna.
Consigliato a chi ama viaggiare in taxi senza meta.
Sconsigliato a chi ha una memoria da elefante.