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456 pages, Paperback
First published January 1, 2008
unico lato che trovo positivo: il tentativo di immergere il lettore nel disorientamento dei soldati della colonia italiana in Etiopia, soprattutto di quelli poveri, finiti lì per caso e che a malapena parlano italiano; nonché la diversità tra gli italiani delle varie zone. anch'essa resa in modo a tratti fastidioso, ma almeno è più interessante di una sequela di stereotipi del cavolo sulle ragazze africane.
raramente interrompo i libri, soprattutto se ho fiducia nell'autore, che so, si spera sempre che a pagina x ci sarà un brusco miglioramento... ma ho l'impressione che qui non sarà così. non rimarrò in italia per molto, con tutte queste biblioteche straricche di libri in italiano a disposizione. quindi, ho deciso di impiegare meglio il tempo che ho per leggere qualcosa che non mi innervosisca!
Capitoli brevi e veloci; con una punta di malizia si potrebbe pensare che Lucarelli ha già scritto una sceneggiatura per un film, hai visto mai servisse? :)
La trama in fondo non c'è o quasi: siamo nel 1896 in Eritrea, e le vite incrociate di un piccolo mondo coloniale de noartri scorrono o meglio corrono verso il disastro finale di Adua (oops vuoi vedere che ho rivelato il finale? :D) fra coloniali, ascari e autoctoni che parlano tutti i dialetti d'Italia e alcune delle lingue del corno d'Africa, con un paio di sottotrame dall'aroma giallo e forse anche un po' nero (che sono in fondo i colori predominanti della torrida colonia africana)
Bello, senz'altro. A voler ben vedere, anche se supera le 400 pagine, il Lucarelli poteva dilungarsi un pochino di più nei capitoli finali, dove è ben vero che ormai il lettore sa già abbastanza bene come si concluderanno le storie (e non parlo solo della disfatta di Adua) ma non gli sarebbe dispiaciuto sentirselo raccontare un po' meglio. Peccato, altrimenti la quarta stella gliela avrei pure data.
da ragazzino mi incazzavo quando la prof di latino mi dava un'insufficienza, non perché la meritassi, ma perché "il ragazzo ha le capacità per fare meglio". ecco, lucarelli ha le capacità per fare meglio. dopo sette anni ha scritto un romanzo "di grande respiro" (parole sue), ma il risultato è un polpettone che non è un romanzo storico, a parte i capitoli finali sulla battaglia di adua, che sono notevoli. il resto saltella tra esperimenti letterari (il cambio dei tempi funziona, ma è usato troppo spesso e troppo a lungo, dopo un po' non si avverte nemmeno più), personaggi e storie da feuilleton, e trovate stilistiche azzeccate sfruttate tante volte da diventare scontate o fastidiose (la ripetizione del pensiero fisso ricorre in almeno cinque capitoli).
peccato, perché è vero che la prima campagna d'africa meriterebbe di essere ripescata dalla storia.
il lettore ha il diritto al bovarismo, ma lo scrittore no.
per capire i capitoli sulla battaglia di adua:
http://it.wikipedia.org/wiki/Battagli...
http://www.warfare.it/storie/adua.html