⭐⭐.5/⭐⭐⭐⭐⭐
Paolo e Francesca – Romanzo di un amore racconta la celebre e tragica storia d'amore tra Paolo e Francesca, e fin qui sono stata abbastanza didascalica.
Secondo me non è facile raccontare in modo convincente una storia che in tanti, tantissimi conoscono perché ricordano i due dall'Inferno dantesco, non tanto per l'ombra incombente del Sommo Poeta (a cui l'autore non si vuole in alcun modo paragonare, scegliendo una via di narrazione completamente diversa) quanto per il fatto che non si può contare sul fattore sorpresa e su un finale che, appunto, non sia quello che già conosciamo.
La mia opinione è che questo libro ci riesca a metà. Non l'ho trovato sgradevole, affatto, ma l'impressione generale che mi ha lasciato è che avrebbe avuto bisogno di un po' più di caratterizzazione. L'ambientazione è delineata in modo abbastanza chiaro, ma i protagonisti rimangono a mio parere un po' abbozzati. Forse complici i capitoli molto brevi, che non costituiscono un'unità narrativa ma delle effettive "scene", vediamo degli spaccati della vita di Francesca e Paolo, ogni tanto sentiamo i loro pensieri, ma il tutto finisce troppo rapidamente per non fermarsi alla sola superficie. Paolo è bello e coraggioso, Francesca è bella e colta, ma il loro amore sembra essere sola attrazione fisica. Questo secondo me è dovuto anche al fatto che le loro interazioni all'interno del romanzo sono troppo poche per creare una tensione romantica, e ci sono dei salti temporali anche di molti mesi che non ci permettono di assistere all'evoluzione dei personaggi. Il tutto mi ha dato un'impressione un po' frammentaria. Questo potrebbe essere dovuto alla difficoltà, annunciata dall'autore nelle note di chiusura al libro, nel reperire fonti storiche attendibili, e alla volontà di rimanere aderente ai fatti storici. Ora, io posso capirlo, però penso anche che quella di Paolo e Francesca sia una storia che parte già romanzata dal principio, quindi non trovo che situazioni nate dalla pura fantasia dell'autore per riempire quei "buchi" che ho sentito avrebbero inficiato l'accuratezza. Però questo può essere che si debba a una mia diversa idea del romanzo storico.
Per quanto riguarda lo stile di scrittura, l'uso di frasi molto brevi, quasi sempre senza subordinate, non mi ha convinto. Anche a livello di lessico il libro mi è sembrato troppo semplice, i dialoghi a volte un po' forzati per fornire informazioni su personaggi. Ci sono dei punti in cui vengono inseriti dei termini un po' desueti forse per innalzare il registro, ma il risultato mi è parso molto disomogeneo e contrastante con le altre parti del libro in cui invece venivano usati, anche non nel discorso diretto, un tono molto colloquiale e un registro medio-basso.
Apro e chiudo una parentesi su una questione che probabilmente interessa solo a me. Una parte di questa storia riguarda la lettura e la copiatura di libri nel Duecento, che ora ricade in quello che è l'ambito della filologia. Ora, io sono passibile di errore e magari alcune cose non le ricordo molto bene, però c'è un uso di termini tecnici che mi ha lasciata stranita.
Viene detto a più riprese che Francesca ha a che fare con «libri manoscritti e codici», dove però nel XIII secolo la parola "codice" identificava il libro manoscritto, ed era l'unico formato in circolazione (mi sembra strano che si producessero ancora libri destinati alla lettura privata sotto forma di rotolo), quindi non capisco che cosa si intenda. Inoltre, nella mia esperienza non ho mai visto un codice di quel periodo che avesse, come descritto in una scena, il titolo dell'opera inciso sulla pelle della copertina.
Infine, viene precisato molte volte che quelli di cui si parla sono «codici manoscritti», quando è decisamente ovvio che lo siano, dato che ci troviamo prima del periodo della stampa, quindi non potrebbero essere altrimenti e dirlo non serve. Mi rendo conto che queste siano questioni di lana caprina, e non è che abbiano gran peso sullo svolgimento della storia, però considerato lo spazio che l'autore ha dato a questa materia, mi sono trovata un po' confusa.
Quello che invece ho apprezzato è stato il rapporto di Francesca con la sua amica, Cornelia, e in particolare lo sviluppo del carattere di quest'ultima, che diventa più pragmatica e un po' cinica, crescendo, fino a dare consigli a Francesca in materia di mariti e amanti, mostrandole che anche loro – pur essendo donne, in quel periodo – possono essere padrone delle loro scelte e della loro felicità. In generale la rappresentazione femminile non mi è affatto dispiaciuta, anche se ho trovato a tratti Francesca un po' troppo irriverente nei dialoghi. Ho trovato comunque interessanti le interazioni tra le donne e il loro mondo "separato" da quello degli uomini, così come era al tempo.
Consiglio questo libro a un pubblico che sia stato magari attratto dalla storia dei due amanti per come raccontata da Dante, e cerchi un romance storico scorrevole e abbastanza semplice, da leggere in pochi pomeriggi.