La sirena di un’ambulanza.
La nonna mi ha insegnato a dire una preghiera ogni volta che ne passa una, ma mi trovo momentaneamente a corto di parole: la tensione le ha prosciugate tutte.
Ne passa un’altra. E un’altra ancora. Inciampo nel binocolo e lo punto verso l’alto, ma non riesco a vedere le stelle. Che il virus si sia ingoiato anche quelle?
Avevo bisogno di leggere un romanzo del genere.
Un romanzo che ci parlasse del momento terribile che abbiamo vissuto: quello del lockdown a causa del Coronavirus. La scoperta, la paura, l’angoscia, le limitazioni alla nostra esistenza, la vita che cambia. Sembra un tempo epico, eppure è accaduto un anno fa e ancora lo stiamo vivendo, anche se magari con un’altra consapevolezza, consci di stare attraversare una fase diversa.
Fra le pagine di Gramellini siamo ancora nella prima fase e a raccontarci quanto accade è Mattia, un bambino di nove anni che risiede in un condominio a ringhiera a Milano: ce lo racconta molti anni dopo, in un futuro lontano che però non è protagonista e del quale, infatti, l’autore non ci dice nulla. Il tempo protagonista è il presente, partendo dal Febbraio-Marzo 2020, quando il virus è entrato, per la prima volta, nelle nostre vite. Personalmente, ricordo la paura di quei tempi: le sirene delle ambulanze spiegate, di giorno e di notte, le notizie quotidiane di chi si ammalava e di chi moriva, il lavoro solitario fra quattro pareti, davanti al computer, piena di angosce e di pensieri. Un periodo da incubo, bruttissimo. Mi ricordo che, ai primissimi tempi, la mia mente era talmente piena di stress e di paura che faticavo a leggere, una cosa per me del tutto nuova. Mattia capisce e non capisce quello che accade: è cullato dall’affetto della sorella maggiore e della nonna, costretto a seguire le lezioni scolastiche da casa, mentre il padre, diviso dalla madre, è obbligato a causa del lockdown, a fermarsi a casa loro per un periodo, e questo pare rivoluzionare (in bene) l’equilibrio della famiglia. Questo padre è una figura mitica, una sorta di Miss-Doubtfire, sognatore e pasticcione, in realtà ancora innamorato della moglie e deciso a riconquistarsi un posto nella famiglia, occasione che il destino gli dà tramite appunto la fase di lockdown.
Al di là della vicenda narrata, ciò che mi sorprende, per la seconda volta, di Gramellini (del quale in passato avevo già letto il triste e noto “Fai bei sogni”) è l’empatia che dimostra nei confronti dei personaggi, la capacità di raccontaceli senza veli, ma con tanta delicatezza.
Quattro stelle, senza indugi.