"Nefer pensa che non sa come farla finita con quella paura che mangia il suo cibo e dorme il suo sonno."
Succede, a volte, che non sia tu a prendere in mano un libro ma, con inspiegabile casualità, questo ti capiti in mano.
Senza che nessuno te ne abbia parlato, senza avere informazioni su chi scrive; così, a briglia sciolta, capita di trovarsi in mano quello che definiamo “gioiellino”, ossia qualcosa che fin dalle prime righe rispecchia il nostro pieno ideale di godimento della lettura.
Così accade che mi capita di leggere “Gennaio”(1958), più – a mio parere- un racconto lungo, piuttosto che romanzo breve.
Una scrittura che non si arrampica per dare mostra di sé e accattivarsi il benvolere di chi legge ma scivola facilmente e, allo stesso tempo, fa a centro.
Tutto accade nel giro di pochi giorni.
Siamo nella pampa argentina a metà del secolo scorso.
La voce di chi racconta è quella delle giovanissima Nefer: un nome che farebbe pensare ad una bellissima principessa orientale e invece appartiene ad una esile sedicenne cresciuta in una delle molte fattorie di allevatori.
” Parlano del raccolto e non sanno che a quel punto non ci sarà più rimedio, pensa Nefer. Tutti quelli che sono qui, e molti altri, lo sapranno, e non faranno che parlarne.”
Nefer ha un segreto che si tiene stretta angosciandola giorno e notte in una solitudine profonda.
Come tutte le ragazzine, Nefer, sogna.
Sogna una vita diversa con chi le ha preso il cuore ma la realtà è che, nel frattempo, qualcuno le ha preso il corpo...
Un contesto contadino dove vigono leggi non scritte ma altrettanto invalicabili e ferree.
Non vorrei dire nulla di più per non rovinare una lettura breve che ho trovato veramente pregevole.
Sara Gallardo (1931-1988) è il nome dell’autrice: una misconosciuta scrittrice e giornalista argentina riscoperta grazie a Ricardo Piglia.
Io lo consiglio poi vedete voi...
Un paio di assaggi:
"Cos’è il giorno, cos’è il mondo quando tutto ti trema dentro? Il cielo si fa scuro, le case crescono, si uniscono, vacillano, le voci salgono, aumentano, sono una sola voce. Basta! Chi urla così? L’anima è nera, l’anima come la campagna con il temporale, senza una luce, silenziosa come un morto sottoterra."
"Prima, quando era allegra – adesso sa che lo era – il suo sguardo correva lontano, andava da un bosco, da un mulino, a un branco di cavalli lontano, a un sulky lungo la strada. Adesso no, gli occhi si sono fatti pesanti come l’anima, e se le chiedessero cosa vede direbbe la mia mano, la forchetta, le redini, il piatto e nient’altro. Però, a dire la verità, neanche questo vede. Neanche questo."