Роден в Бруклин през 1915 година, Бърнард Меламъд започва творческата си кариера с късия разказ и макар да е автор на осем романа, между които „Наемателите“, „Помощникът“, „Житията на Дубин“ и „Божията милост“, той продължава през целия си живот да пише разкази. Произведенията му са отличени два пъти с националната награда за най-добра книга, носител е и на наградата „Пулицър.“ Посветил се изцяло на литературата, той я преподава в продължение на повече от двайсет години като същевременно води един от онези типично американски курсове по „творческо писане“, предизвикали неведнъж скептичната усмивка на европееца, но полезни, според Меламъд, защото помагат на талантливите и обезкуражават бездарните. Писателят смята, че един от най-сигурните начини да разбереш, към коя от двете категории спадаш, е да се опиташ да напишеш разказ. „Да работиш сам в създаването на разкази, въпреки всички сериозни неудобства, е съвсем не лош начин да изживееш своята човешка самота.“
Bernard Malamud was an American novelist and short story writer. Along with Saul Bellow, Joseph Heller, Norman Mailer and Philip Roth, he was one of the best known American Jewish authors of the 20th century. His baseball novel, The Natural, was adapted into a 1984 film starring Robert Redford. His 1966 novel The Fixer (also filmed), about antisemitism in the Russian Empire, won both the National Book Award and the Pulitzer Prize.
I racconti di Malamud splendono di umiltà e grazia, sono delicatamente spirituali, hanno corpo di sogno e di illusione. Contengono in un'interiorità poetica consistente e preziosa la sorpresa della rivelazione, il tesoro lirico, il rinnovamento musicale. Speranza e disincanto, tristezza e meraviglia, sofferenza e amicizia convivono e dialogano con una intensità di linguaggio e una potenza drammatica inusuali e singolari, che ne fanno una testimonianza inimitabile dell'unicità del fenomeno artistico. Con naturalezza innata mostrano l'ineffabilità dell'esperienza umana, lo scorrere dell'esistere in destini contrastati e infelici, la fuga dell'individuo dal reale inesorabile in cerca di una conoscenza più profonda, ulteriore e universale; l'anima in segreta prigione tra passione e scrittura. Si è invitati ad affrontare la sconfitta con dignità e cercare un riscatto che apra un nuovo orizzonte, annullando lo scacco esistenziale a favore di una armonia di ordine superiore, di un incontro favoloso dal quale svanire. Fantasia e realtà in Malamud sono magicamente mescolate per dare forma alla lotta per la moralità che ogni suo personaggio conduce intimamente e agli occhi del mondo; tradizioni e spiritualità sono elegantemente rappresentate in una dimensione conquistata che liberi dall'oscurità e dalla colpa. Ci sono conflitti, sovrapposizioni, rimorsi. La vita in queste storie è primaria, narrata nella sua pienezza, l'amore e la fatica e il dolore e la fiducia e l'amicizia e la verità sono intrecciate in aneddoti che esprimono una forza ignota, uno sgomento inspiegabile, una purezza imprevedibile. C'è l'equilibrio tra il male delle cose e l'intensità di ogni singola buona azione, e c'è la parola del racconto con le sue ragioni inedite e radicali, lo sviluppo semplice e disarmante, le risoluzioni sincere e plurali. Un senso che per il lettore è una felicità scoprire e, mentre trema, riconoscere.
Malamud è un grande scrittore! Via i fronzoli, resta una scrittura sublime, che nell'immobilità, descrive alla perfezione l'animo umano, con tutte le sue contraddizioni.
A serious collection of tales, mostly moral and religious but not particularly mystical. The characters are often at turning points in their lives which provides for reading interest as one follows their choices and the results of those choices. Many of these stories are dense with stubborn character, the grim truculence of people refusing to let go of the tattered remnant of pride and glory left to them. The earliest stories in the collection, written when Malamud was in his late 20's and early 30's, take figures from the immigrant Jewish petty bourgeoisie and place them into struggles worthy of the Greeks. The stories reminded me a bit of Russian literature, the aura of Dostoevsky abounds. Thus it is a bit of a heavy read but one that is worth the attention given by the reader.
La raccolta comprende ventidue racconti, scritti fra il 1940 e il 1983, selezionati da Eraldo Affinati: come recita la quarta di copertina, Malamud parla generalmente “di mediocrità, di fallimenti quotidiani, di incomprensioni”, e in parte compensa con “momenti di tenerezza, ironia, commozione”; la sua scrittura è lineare e scorrevole: la lettura piacevole, ma - occorre anche dire - senza particolari palpiti.
Una antologia di racconti di Bernard Malamud, scritti tra il 1940 e il 1983, che secondo Eraldo Affinati - nella sua interessante introduzione - rappresentano il meglio della narrativa breve dell'autore, e che altrettanto sicuramente sono tra i migliori della letteratura statunitense. Unico neo - che forse lo stesso Affinati avrebbe potuto contribuire ad eliminare - le sciatterie di una edizione italiana che qui e là presenta evidenti strafalcioni nelle concordanze tra aggettivi, nomi, verbi e persone, particolarmente irritanti quando rompono la concentrazione della lettura. Malamud è maestro nel costruire trame, nelle descrizioni d'ambiente, nell'espressione di stati d'animo, nei dialoghi. I suoi personaggi, per quanto strambi, lontani da noi, contorti, evocano tuttavia sentimenti, emozioni, pensieri che o ci appartengono direttamente o, in ogni caso, ci coinvolgono come se ci appartenessero, ci aprono a comprensione e compassione. In "Armistizio" il senso di catastrofe e di sgomento che investe gli emigrati ebrei negli USA all'evento della resa della Francia alla Germania è reso in termini che fanno rabbrividire nel rivivere il presagio sinistro che quella resa, all'epoca, sembrò proiettare ineluttabilmente su tutta l'Europa e sull'umanità intera. In "Ora tutto è cambiato" gli opposti percorsi e destini di vita di due fratelli provenienti dal medesimo ceppo familiare sono rappresentati in modo da far emergere le contraddittorie complessità del conflitto tra "integrazione" e "disadattamento". "Il cliente fisso" è esemplare nel mostrare come, da un episodio apparentemente banale, i diversi punti di vista e le corrispondenti interpretazioni riescano a costruire storie piene di pathos quanto prive di fondamento. Nella "Confessione d'omicidio", ancora una volta alle prese con il contrasto tra realtà dei fatti e quella della loro rappresentazione, la descrizione iniziale di sentimenti e sensazioni suscitate nel protagonista dalla vista del mare darà ancora maggiore risalto alla cupezza della vicenda:"Ai suoi occhi, quel mare punteggiato di vele bianche piegate dal vento sembrava vivere alla luce del sole. Intristito da quella vista incantevole restò alla finestra con occhi sognanti finché non si ricordò che era meglio affrettarsi" (p. 65).“Il barile magico” riesce a fondere fiabesco e grottesco, mentre “La dama del lago” – di cui è protagonista un Freeman che “sperava ancora in ciò che non aveva, ciò che pochi al mondo ottenevano e a cui molti non osavano pensare: nell’amore, cioè, nell’avventura, nella libertà” (p. 149) – realizza una strana commistione tra elementi comici, quasi gotici e melò. Malamud richiama in poche righe la tragedia di qualsiasi emigrazione forzosa in “Il profugo tedesco” – dove la tragedia delle persecuzioni antisemitiche è evocata attraverso una vicenda segnata dalla nemesi – osservando: “Per queste persone, distinte com’erano, la perdita dolorosa era la perdita d’una lingua, il fatto di non poter esprimere quello che avevano dentro. Hai un pensiero sottile e ti viene fuori come un coccio di bottiglia” (p. 197). Nel racconto “Uomo nel cassetto” - particolarmente interessante nell’evidenziare il clima paranoico che genera la censura e finisce per riflettersi sulle stesse reazioni alla censura, investendo poi, più in generale, i rapporti tra scrittore e narrativa – si trova una delle tante definizioni umoristiche ma incisive di Malamud: “A essere sinceri, sebbene abbia fatto resistenza all’idea, mi considero un uomo ansioso, il che, quando cerco di spiegarmelo, significa trovarsi quest’istante già a mezza strada in quello successivo” (p. 234). “Il cappello di Rembrandt” ancora una volta investe la questione della rappresentazione che ci diamo dei fatti e, nel caso specifico, di quanto possano risultare infondati, frutti di malinteso e mancata comunicazione, rancori devastanti trascinati per una vita. Chiude degnamente la raccolta “La modella”, un desolante episodio di improntitudine senile cui pur tuttavia non rimane estraneo un senso di pietà.
Questi 22 racconti offrono una rappresentazione dettagliatamente semplice della vita esteriore e interiore dei loro protagonisti, ebrei americani emigrati dai tanti shtetlekh dell'Europa dell'est, dalle piccole vite di cui Malamud ne racconta un piccolo fotogramma. Sono uomini e donne che arrancano nella quotidiana ricerca di senso e direzione, nell'eterna ricerca di soddisfacimento dei piccoli e grandi bisogni che l'umano vivere fa sorgere in tutti noi e nella disperazione di relazioni insoddisfacenti o piene di sofferenza con l'altro da sé ma anche con un dio che si dimostra crudele e dispensatore di sofferenza. La prosa di Malamud e semplice, concisa, con dialoghi brevi che sono in modo del tutto naturale penetranti e profondi: - Ma lei é un uomo? - gli chiese Wolff ironicamente. - No non ci sono riuscito . - Allora é una bestia? - Nella misura in cui non sono un uomo. I protagonisti, tridimensionali, escono dalle pagine del libro, a volte hanno abiti trasandati, cappellacci neri e cappottoni troppo neri e pesanti, e vivono in appartamenti sporchi e squallidi, fanno sorridere, provar pena, si condividono pensieri e sentimenti così come le meschinerie dell'anima, i desideri, la rabbia, illusioni, aspettative e delusioni. Il massimo esempio di quella scrittura che io definisco iper realista, non puoi evitare di identificarti in una delle tante possibili manifestazioni e modi di esperire la realtà dai personaggi evocati da Malamud. Che ci appartengono. Il piacere che il leggere Malamud ti dà é anche dovuto alla percezione chiara del grande amore, che, malgrado tutto, l'autore prova per l'Uomo, per il suo affannarsi nel vivere quotidiano, nel piccolo evento come nelle grandi domande, per i suoi difetti e le imperfezioni, e poi vi é la grande sensibilità che si avverte alfine di poterlo tramutare in parole. Grande scrittore. Grande prosa. Da leggere.
I'm not crazy about short stories but Malamud is a master at his craft. His stories still feel so contemporary. I loved his dry humor and sparse style. Some of the stories weren't as compelling but overall a standout.
"Pensò alla vita. Davvero, non avevi mai quello che volevi. Per quanti sforzi facessi, commettevi degli errori e non te ne liberavi mai. Non potevi mai vedere il cielo o l'oceano perché eri in una prigione, solo che nessuno la chiamava prigione, e se tu la chiamavi così gli altri non capivano di che parlavi, oppure dicevano che per loro non lo era." (La prigione, p. 39)
"Viene un momento nella vita di un uomo in cui per giungere dove deve, se non vi sono porte o finestre, egli passa attraverso un muro." (Uomo nel cassetto, p. 269)
An exceptional collection of short stories by the great Bernard Malamud. Many of them I had read before in other short story collections by him. Most of the stories were satirical looks at stereotypical Jewish behaviors that often spoke truths about human nature. It's very difficult to pick out favorites from this collection because they represent an assemblage of his better stories but I'll give it a try. A couple of my favorites are "The Jewbird" about a speaking crow who has taken up residence with a family against the wishes of the father and "Man in the Drawer" about an American traveling in Russia who becomes friends with a taxi driver who wants him to smuggle short stories he has written out of Russia for publication but all of the stories in the book are great and it's extremely difficult to pick any over another.
Questi non sono racconti. Almeno: non solo. Al di là del dolente e superbo stile, la loro conclusione non chiude la porta della narrazione, come dovrebbe essere, ma la lascia spalancata, tanto che la trama resta sospesa. L'umiliazione o la sconfitta dei protagonisti resta incompiuta, in attesa di uno sviluppo e di una redenzione affidati però solo all'immaginazione del lettore (vinceranno, soccomberanno del tutto, si salveranno?)
A must read for anyone who enjoys short stories. Ordinary people with ordinary desires, add an element of surprise and a mystical twist combined with marvelous writing and you have a Malamud short story.
Great stuff. Malamud really is a master, combining wit and humor with a keen sensitivity for suffering and irony. Especially enjoyable if you’re Jewish/appreciate the Jewish position but certainly not necessary.
A long, long time since I've read any Malamud (maybe since I was an English major?). What a fabulous writer he is . i am not usually a fan of short stories, preferring longer works of fiction. But every one of these stories is a gem.
he really only wrote the same four or five stories over and over - the older man adjusting to retirement, the American writer overseas, the unwelcome guest, the failing mom and pop grocery store, etc. - but they're worth reading in all their permutations
Years ago I read Bernard Malamud's book The Natural and was blown away by it. So when I came across this book of short stories, I was intrigued. I leave this book disappointed. I will state however that the fault lies more with me than with the book. This is a collection of stories that deal with everyday people in (usually) ordinary circumstances that become extraordinary. However, in many cases, the payoff for the stories is not worth the effort. Malamud sets most of the stories in the Jewish community around New York and his hear for its cadence and rhythms is outstanding and I have a feeling that a better understanding of that community would have led to a better appreciation of the stories. I am not sorry I read this, for as I told my daughter - even a book you do not like still teaches you something.
Bernard Malamud's writing is so beautiful. He doesn't write about beautiful things, to be sure; but his sentences are clear, concise, and filled with information. Here's the first sentence of his story "The Mourners": "Kessler, formerly an egg candler, lived along on Social Security." So simple, yet so elegant, and right away you know so much about the man. There'a a reason Flannery O'Connor wrote, about Malamud, "I have discovered a short-story writer who is better than any of them, including myself." I've only read Malamud's stories so far, of which there are far too few. The good news is that he wrote many novels, into which I intend to immerse myself, very soon.
*Take pity -- The first seven years --3 Mourners -- Idiots first --2 *The last Mohican -- *Black is my favorite color -- My son the murderer --2 The German refugee --4 *The maid's shoes-- The magic barrel --2 The Jewbird--2 The letter -- *In retirement -- The loan -- *The cost of living -- *Man in the drawer -- *The death of me -- The bill -- *God's wrath -- *Rembrandt's hat -- *Angel Levine -- Life is better than death -- *The model -- *The silver crown -- *Talking horse-- *** Home is the hero Naked nude Pictures of Fidelman The prison A summer's reading
Trovo sempre curioso come le raccolte di racconti mi prendano di solito più tempo rispetto alle storie lunghe. I racconti sono universi che bisogna esplorare con cura, non c'è tempo per recuperare i dettagli che si sono trascurati. Se lo si fa, ci si perde pezzi di realtà. E scriverli, scriverli è difficile: poco tempo, poco spazio per agganciare il lettore, per portarlo con sé e lasciarlo poi con un senso di compiutezza. Malamud è un artista del racconto. Ce ne sono alcuni che ti si imprimono dentro, e alla cui memoria sarà, d'ora in avanti, impossibile sfuggire.
Lots of magic and reads really quickly. my problem is the twists at the end sometimes didn't quite have the resonance i wanted. Of the four i read my favorite was angel levine, followed by the jewbird, idiot's first, and the magic barrel.
I read this collection of short stories a looooong time ago when I was first falling in love with short stories. I didn't know back then Malamud wrote "The Natural," and was kind of surprised to discover out. I thought the short stories were exquisite and still do.