Un'epidemia inarrestabile. Il caos. Una corsa contro il tempo per salvare l'umanità...
Il traguardo di una vita. Davanti alla sua prima paziente in remissione, il dottor Steadman può finalmente affermare di aver curato l'incurabile. Ora che passerà alla storia per aver sconfitto l'Alzheimer, poco importa se, per ottenere quel risultato, ha deciso di correre un rischio enorme…
Una catastrofe globale. Nel giro di pochi giorni, miliardi di persone in tutto il mondo perdono la memoria a causa di un virus sconosciuto e altamente infettivo. Senza più nessun ricordo, uomini e donne agiscono solo in base all'istinto di sopravvivenza, spinti dalla fame e dalla paura. Le città sono al collasso, non ci sono più elettricità, acqua corrente, rifornimenti di cibo. I pochi immuni dal contagio si rifugiano in casa e pregano nel miracolo. Eppure c'è chi pensa che il miracolo sia già avvenuto: senza polizia e tribunali, è in vigore un'unica legge, quella del più forte…
L'ultima speranza. Il dottor Jamie Abbott sa di poter rimediare all'errore di Steadman, fermare l’epidemia e, così, guarire la sua stessa figlia. Ma per riuscirci ha bisogno degli strumenti e delle conoscenze della sua collega Mandy Alexander, che si trova a Indianapolis. Da Boston, è un viaggio di millecinquecento chilometri attraverso un Paese allo sbando, in cui il pericolo potrebbe annidarsi ovunque. Jamie può solo sperare che ci sia ancora qualcuno là fuori che si ricordi cosa ci rende umani. Perché quando tutte le certezze crollano e la memoria evapora, è necessario unire le forze e agire, prima che la nostra civiltà diventi una tabula rasa…
Glenn Cooper is an internationally bestselling thriller writer.
Glenn was born in New York City and grew up in nearby White Plains. He attended White Plains High School before enrolling at Harvard University in Cambridge, Massachusetts where he graduated from Harvard with an honors degree in archaeology. He then attended Tufts University School of Medicine and did his post-doctoral training at the New England Deaconess and the Massachusetts General Hospitals becoming a board-certified specialist in Internal Medicine and Infectious Diseases. After practicing medicine, Glenn began a research career in the pharmaceutical industry which culminated in an eighteen-year position as the Chairman and CEO of a biotechnology company in Massachusetts. Glenn began writing screenplays over twenty years ago and his interest in movies prompted him to attend the graduate program in film production at Boston University. He is currently the chairman of a media company, Lascaux Media, which has produced three independent feature-length films. In 2006 Glenn turned his hand to novel-writing. His debut novel, THE LIBRARY OF THE DEAD, the first in a trilogy, became an international bestseller and was translated into thirty languages. All of his seven published books have become top-ten international best-sellers.
Épico, al estilo de los libros de King, emocionante, interesante y muy real. Aunque me ha encantado no le doy cinco estrellas porque el final se alarga sin necesidad.
A pandemic thriller about a man-made virus intended to be a vehicle to cure Alzheimer’s that accidentally combines with another virus and turns people into yammering zombies? Sign me up! I was totally riveted to the first part of the novel, which is well-written and contains a lot of entirely possible-sounding medical scares.
Unfortunately though, as the plot went on, the book lost me a bit as things became more and more implausible. There was also a whole lot of medical and viral jargon that was hard for even a reasonably well-informed pandemic-knowledgeable person, and person who reads a lot of medical thrillers, to follow. I loved the initial idea of this novel - it was timely and scientifically interesting, but I just lost the drive to turn pages and never really empathized with the characters. I was also not so much into some of the gender and cultural stereotypes and attempts at cultural jargon in the book. That got cringeworthy.
Though a great and timely idea that was technically well-written, I could not get into the execution of it and struggled to keep enough interest to finish. I appreciate the advance copy from NetGalley and Atria books - this is my honest review.
"Si chiedevano se gli ospedali dovessero rimanere aperti, se fosse il caso di consigliare al pubblico di rimanere a casa, di chiudere scuole e asili, di distribuire mascherine chirurgiche". Visto il periodo di forte emergenza sanitaria che stiamo attraversando, questo romanzo capita proprio a puntino. Glenn Cooper, non mi stancherò mai di ripeterlo, è uno dei miei autori preferiti… e questo suo ennesimo lavoro dimostra ampiamente il perché. Cercando una cura per l'Alzheimer uno sprovveduto professore di fama mondiale ottiene l'effetto contrario… e, su scala globale, si scatena un micidiale virus che cancella la memoria delle persone contagiate, riportandole ad uno stadio quasi "animalesco" e, quindi, scatenando anche l'istinto di sopravvivenza e la legge del più forte (per fame e per necessità). Si parte subito in quarta e, tra una vicenda e l'altra patite dal protagonista, il neurologo dottor Jamie Abbott, ti ritrovi costantemente a cercare di capire come si sviluppa la trama e, soprattutto, come lo sfortunato dottore riuscirà ad uscire dalle situazioni più difficili. Certo, lo riconosco: alcuni parti del libro sono un po' tirate e portate all'esasperazione o all'assurdo (come, per esempio, tutto ciò che accade nel ranch della famiglia Edison). Però, come ho detto all'inizio, la trama è molto avvincente e non lascia un attimo di respiro. Finale leggermente frettoloso ma, a pensarci bene, era l'unico possibile. Null'altro da aggiungere: è un buon libro e lo consiglio... anche perché, apre importanti ed interessanti spunti di riflessione sulla situazione attuale. [https://lastanzadiantonio.blogspot.co...]
Dr Jamie Abbott is trying to find a cute for treating Alzheimer's Disease. But it all goes wrong.
His daughter was one of the first victims. As the virus spreads, Jamie has to get the other half of the cure. He has to make a perilous journey to virologist, Dr Mandy Alexander. If he fails to reach her, he will leave nearly everyone with total amnesia.
This is a thought provoking read. The pace is slow and it dragged out in places. There's quite a lot of characters to keep track off. The storyline confused me at times. A core for Alzheimer's gets accidently crossed with Japanese encephalitis creating a highly infectious new virus that wipes clean the human mind. This story had so much more potential.
I would like to thank NetGalley, Aria and the author Glenn Cooper for my ARC in exchange for an honest review.
I started this book several times and just could not get into it. I thought the premise sounded interesting especially considering the current pandemic, but I found it to be a very slow paced read. I kept waiting to be hooked in, but it just didn't happen.
Glenn Cooper ha scritto questo libro ben prima del coronavirus, e per quanto possa all’apparenza stupire un’apparente previsione del genere, non è così imprevedibile l’idea che il mondo collassi sotto un virus altamente contagioso. Lo diceva da anni l’OMS, pure Bill Gates e nel libro stesso si capisce come un virus voglia essere più contagioso che letale.
I primi capitoli sembrano narrati con un tono quasi sarcastico, soprattutto se letto nella seconda metà del 2020, in cui un dottore arrogante e, permettetemelo, idiota, decide di ignorare le regole di sicurezza per portare avanti un progetto sì monumentale ma che chiaramente gli interessa solo per la fama che gli porterebbe. E qui ci si potrebbe soffermare a valutare l’idiozia di un comportamento del genere, che se anche non ci fossero altre 500 pagine di libro si potrebbe già immaginare la catastrofe che avrebbe portato. Cooper lo fa con quella nota di sarcasmo che solo un “io lo avevo detto” potrebbe superare, e non si risparmia i dettagli meno igienici e, sfortunatamente assai comuni, di chi tossisce in faccia agli altri senza tante cure, mentre mostra con quanta facilità un virus si propaga da un laboratorio al resto del mondo.
Da lì alla fine di quasi ogni civiltà passano pochi giorni, giusto il tempo di un blackout e qualche saccheggio che l’indole umana si mostra nella sua natura più violenta o compassionevole, con molte poche vie di mezzo. I malati, ormai più burattini che esseri umani, seguono il cibo e altri istinti carnali, i sani seguono il cibo e altri istinti carnali senza un briciolo di coscienza. Le eccezioni si contano su una mano e anche quelle raggiungono e superano qualche limite, ma alla fine quando nulla ha più senso i limiti a cosa servono?
La maggior parte del libro segue il Dottor Jamie Abbott, uno di quelli che aveva stabilito le famose regole poi infrante, ma anche quello che aveva costruito il veicolo dell’esperimento ora diventato pandemia mondiale. Vedovo da una dozzina d’anni non si fa problemi a portare avanti una relazione con una donna sposata, mentre passa metà del suo tempo a lamentarsi della figlia adolescente che non lo ascolta e l’altra metà a dire che è l’unico a poter trovare una cura. Dire che è sfortunato toglierebbe un po’ di colpa a Cooper che sembra divertirsi a farlo passare da un rapimento ad un altro, facendo morire praticamente ogni compagno che ha il coraggio di salire in macchina con lui, in delle vicissitudini degne di un cartone o di una serie tv.
Per tutti gli altri personaggi si dovrebbe fare una distinzione in due gruppi, da una parte gli uomini e dall’altra le donne. Iniziando dal primo si può semplicemente dire che sono praticamente tutti cattivi. Razzisti, omofobi, estremisti, violenti, stupratori… La lista è lunga e l’unico che si salva è il santo dottore, con forse qualche eccezione nei personaggi morti troppo presto per poter fare danni.
Dall’altra parte le donne, che subiscono ogni violenza in modi ben poco combattivi, eccezione di Linda che se si chiamasse Paul cadrebbe in pieno nel primo gruppo. Non hanno praticamente spina dorsale, non lottano e mancano di tutti quei tratti che rendono una donna tale. E su questo, onestamente, non vedo molte eccezioni, soprattutto nel finale, ma ci arriviamo.
Tolti questi difetti in cui gli autori maschi cadono fin troppo spesso, senza generalizzare né perdonare, la storia risulta accattivante, manca un po’ di quelle brave persone che negli ultimi mesi abbiamo scoperto in chi aiutava i vicini anziani senza chiedere nulla o che andava al lavoro nonostante gli alti rischi di contagio, e questo si può perdonare visto il taglio drastico del libro. Un thriller a tutti gli effetti, perché anche nei periodi più lenti, il lettore resta attaccato alla pagina per sapere il piano di fuga o aspetta la prossima catastrofe, soprattutto con la scrittura di Cooper che non sacrifica i passaggi riflessivi e lenti per le scene più animate e, quasi sempre, violente.
E ora arriviamo al finale, perché se fino al penultimo capitolo, o tecnicamente ultimo visto che il finale si trova nell’epilogo, il ritmo serrato segue il dottore nella sua missione di vitale importanza di salvare il mondo da una pandemia che in parte ha causato, il libro si conclude come se Cooper avesse terminato le pagine in cui scrivere. Avrebbe potuto scrivere un seguito, altri venti capitoli, avrebbe potuto peggiorare o migliorare la situazione, invece dopo tutto quello che era successo, il dottore riesce a raggiungere un centro di ricerca dove c’erano dei poveri ricercatori che aspettavano solo un leader per salvare il mondo nel giro di qualche mese.
Fine.
Anzi no, perché poi il dottore riesce anche a tornare indietro come nulla fosse dalla sua nuova compagna, con entrambe le figlie perfettamente sane e incinte dai loro fidanzati tutti felici e contenti.
Ma la cura? No, niente cura perché gli unici sani, i genitori, preferiscono i figli così, vuoti, bambineschi e burattini, non più adolescenti ribelli che forse avrebbero bisogno di fare una bella chiacchierata con qualcuno. Cooper ci nega la possibilità di vedere la figlia del dottore scatenare la fine del mondo, per davvero, dopo aver scoperto che per colpa delle mancanze del padre, perdonabili o no, lei si ritrova incinta, costretta a mettere al mondo un bambino che nessuno le ha chiesto se vuole, mentre tutti i ricordi dei morti e delle violenze subite resteranno per sempre. O Kyra, ora orfana, incinta di uno stupratore violento e con un fidanzato convinto di essere il padre che in realtà se la faceva con lei quando lei nemmeno sapeva chi fosse, se non per le poche parole nuove imparate.
In quel no finale c’è un fondo di maschilismo e sessismo così spesso che rovina tutto il resto del libro, che lascia anche l’amaro nel ripensare a tutte quelle decisioni che i genitori sempre prendono per i figli senza tenere in considerazione ciò che un bambino è ancora troppo piccolo per decidere.
Se in partenza il libro sembra parlare di un mondo non pronto ad affrontare una pandemia, una società ormai sul baratro etico per i compromessi che prende, alla fine sembra un saggio su come una persona che si ritiene più intelligente, più saggia, migliore degli altri vorrà sempre prendere decisioni senza ascoltare altro parere che il proprio. E se finché non c’era una cura il dottor Abbott si sentiva in colpa e faceva del suo meglio, ora è semplicemente colpevole, non di aver creato il vettore del virus ma di essere un pessimo padre che mette i propri desideri al di sopra di quelli di una figlia che chiaramente ha sempre preferito l’indipendenza, solo per poter stare ancora un altro po’ con quell’essere che di sua figlia ha solo l’aspetto.
Nel complesso il libro meriterebbe cinque stelle, o quattro e mezza, se si ignora l’epilogo, ma è proprio quella delusione finale che mi spinge a darne quattro. Il libro resta un thriller coinvolgente, dal ritmo intenso e la scrittura fluida ed elegante che ha sempre caratterizzato Cooper, forse ci vorrebbe solo una piccola angioletta sulla spalla dello scrittore che lo spinga a scrivere qualche personaggio un po’ più realistico.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Positivi sia l'idea del virus che quello della cura e del viaggio..non ho riconosciuto l'allegoria di cui ha parlato alla presentazione, ho notato un certo estremismo nel descrivere quello che secondo lui è estremo, e non scendo nel dettaglio per non spoilerare. Non c'è del marcio in tutti quelli che non la pensano esattamente come te. La politicizzazione nei romanzi mi piace poco: tra il parlare di lavaggio del cervello e provare a farne, il passo è tanto corto...
A doctor, and principal investigator of an Alzheimer's disease cure, tries the vaccine on a woman with Alzheimer's. The security protocol is broken by letting the grandson's patient visit her. He's been recently abroad and he doesn't know he's ill, therefore, meanwhile he's spending some time with his grandmother the virus interacts with the other virus from the vaccine releasing a new and highly contagious virus. The new virus' symtoms are similar to the Alzheimer's disease, although extremely severe.
Dr. Jamie Abbot, who is a part of the Alzheimer's cure investigation, is an important piece of the puzzle to find the cure for this new virus. In order to do so he must meet his former lover, the virologist Dr. Mandy Alexander, because she has the other half of the cure. The problem is that she's lives far away from Dr. Abbot, and travelling under these circumstances is more than dangerous.
My thoughts: First of all, I must say that the rating is just a way to try to represent whether I liked it or not. I'm not saying the book is good or bad. I couldn't do that. I have no right to do something like that, because it's just a matter of tastes. I really wanted to like it, and the story seemed quite interesting, but I couldn't get into the story at all. It's hard to explain. It has to do with the characters and the way the story develops. Maybe too slow for me. Anyway, the fact that it didn't work for me doesn't mean it won't for you, so if you're curious about it, go ahead and give it a try.
Thanks to Head of Zeus and NetGalley for providing me with an e-arc in exchange for my honest review.
Es mas bien 3 estrellas y media. Al principio me pareció interesante, en la mitad del libro me aburrí muchísimo y me costaba mucho leer pero cuando empezaba a llegar al final dios mio me ha encantado que hasta en algunos capítulos me ha dejado con la boca abierta por las cosas tan inesperadas que pasan.
The premise was exciting and as a doc, I was intrigued by the whole blurb. But as I flipped through the pages, the story was too confusing and slow and didn't really give me the feel of a medical thriller. With the pandemic in real life causing so many upheavals, I felt this book ought to go beyond that and been more exhilarating. Alas, it fell short.
All’inizio sembra che il virus sia il protagonista mentre invece lo sarà tutta la violenza possibile che gli uomini in situazioni difficili possono riuscire a tirare fuori. Non è un noir è un racconto di una fuga costellata da tanta violenza. A metà libro pensavo di abbandonarlo e invece sono arrivata fino in fondo ma non ho trovato nulla che ne valesse la pena.
Me ha gustado mucho esta novela. Supongo que el momento histórico que estamos viviendo en plena pandemia por el COVID, también ayuda a empatizar. Te hace reflexionar sobre la naturaleza de los seres humanos. He disfrutado un montón con su desarrollo y el perfil psicológico de los personajes, bien trazados, bien estructurados. Es muy cinematográfica, daría para una buena serie. Apasionante y épica, te deja con ganas de más.
Brutta copia. Io lo sapevo, sapevo di non leggerlo poco dopo aver letto “the stand” di King durante una pandemia. Potrebbe essere anche un bel thriller ma non fare paragoni col Re mi riesce quasi impossibile. Il grande virus che decima l’umanità è un tema ampiamente trattato da colossi della letteratura e non. La primordiale suddivisione dei superstiti in micro-clan catalogabili in buoni e cattivi è già vista. La storia d’amore che condisce la catastrofe non è stata tra le mie preferite (nessuna delle due ad essere sincera). Cooper, ci conosciamo bene, i tuoi libri sono sempre scorrevoli, intriganti e accessibili, avrebbe potuto funzionare ancora tra noi ma, questa volta, sei arrivato nel momento sbagliato, amo un altro.
Pues en la línea habitual del autor, sí pero no. Se lee bien, una lectura agradable e incluso interesante, pero carece de tensión y suspense y en el tramo final tiene un bajón importante, dado que repite una historia que ya dejamos atrás al inicio. Es un tipo The Last of Us, viaje del punto A al B con adolescente para tratar de encontrar la cura para un apocalipsis zombi. Se ciñe a todos los parámetros de este tipo de situación, con su virus, su piramide social que se invierte, etc... ¿Dónde reside la originalidad? En el tipo de zombi, que bien pensado acojona, y la premisa de la que parte, ¿qué ocurriría si en el lapso de 3 días el 80% de la población sufriera una amnesia total? #LeeCoñoLee #HijosdeAlcant #thriller #aventura #misterio #suspense #glenncooper #LaCura
I went into this one with super high hopes. A book about a novel, highly contagious virus that has scientists all over the world at their wits end? Inject it into my veins!! The book began well enough. There was enough science mumbo jumbo to satisfy me, a scientist in my former life.
Of course, I drew parallels to our present day and life in the time of the coronavirus. When the author described the mad rush for provisions, mask-up life, and the entire quarantine and isolation system, I found myself reading faster. These are familiar struggles. It was interesting and horrifying to read about the way America devolved into a kill-or-be-killed society, where the fittest is king and the rest are along for the ride. It's realistic and possible, you can totally see it happening in our world of today.
At a point though, the book began to drag for me. The good scientist faced a lot of hurdles and setbacks, and at each new one, I found myself thinking, 'Not again!' I'm also a bit put out by the end. I'd wanted a neater ending and to see how it all played out when the world got back on its feet.
In all, this was a very enjoyable read for me. ⭐⭐⭐⭐/5
In Glenn Cooper’s pandemic thriller, a man-made virus meant to cure Alzheimer’s combines with another pathogen to create an airborne disease that wipes out people’s memories and turns them into mindless zombies. The key character is a neurologist, Dr Jamie Abbott, who was involved with the original research and had to race against time to develop a cure while the world around him collapsed.
The opening pages are terrifyingly plausible – an eminently science-based explanation for what feels like a disturbingly contemporary scenario – and Cooper is an effective writer; when his characters bleed and suffer and die, there is very little of the melodrama or sentimentality of, say, Stephen King. The pace is generally brisk, and Abbott’s often harrowing cross-country trek through the ruins of the civilised order is breathless.
Yet this is not a wholly convincing narrative, and its pacing falters as it gets more heated – a few key events would have been impossible, and there is a glut of medical jargon (not great if you have no background in science). There is also insufficient characterisation–many characters centre on simple tropes. There are some uncomfortable depictions of women and, at times, a problematic cultural element.
The novel raises many interesting questions about medical ethics. About humanity’s potential for violence and collapse, but again, it seems unwilling to go much beyond surface-level debate, opting instead for action over reflection. The beginning is gripping. The ending is abrupt and somewhat disappointing, with a few loose narrative ends left dangling.
Notwithstanding all its faults, The Cure is a fun book for medical thrillers and apocalyptic fiction readers. It won’t reach the heights of its best examples, but it has enough tension and excitement to keep most readers turning pages until the end.
This entire review has been hidden because of spoilers.
Orribile. Dovrebbe essere messo all’indice e bruciato in pubblica piazza. Questo dovrebbe creare un diversivo sufficiente per andare a picchiare l’autore e impedirgli di stuprare altra carta! Un libro fintamente profondo con tratti narrativi scopiazzati che si riducono ad una visione manichea della società Non leggetelo mai
La storia non è assolutamente originale, e ho letto diverse critiche negative sui questo libro. Ho dato 5 stelle però perche mi ha preso da subito, mi ha tenuto incollato e mi ha fatto leggere anche in orari in cui normalmente non lo faccio. E da un buon libro io voglio proprio questo.
Dimostrazione pratica che un neurologo è, come l'alcol, "la causa di" e "la soluzione a" tutti i problemi del mondo. Dimostrazione anche del fatto che non importa dove tu vada, ci sarà sempre qualcuno a cui serve una dannata consulenza :D
3.5 Glenn Cooper torna ad appassionare i lettori italiani con una storia che si discosta da quelle che siamo abituati a leggere. Con Clean. Tabula rasa, Cooper si inoltra in uno scenario pandemico. Una feroce epidemia funesta la terra. Il Dr. Steadman è sicuro di aver trovato una terapia genica che cura l’Alzheimer, peccato che durante la sperimentazione qualcosa sia sfuggito di mano. La gente inizia a morire: febbre, tosse, (vi ricorda qualcosa?) e la perdita di memoria quella memoria che tanto voleva salvare Steadman. Un virus si sta diffondendo in tutto il mondo, causando la perdita della memoria e altri sintomi mortali. Una sola persona sembra essere immune al virus, nato dalla mutazione di una proteina, un fattore di trascrizione cellulare con un ruolo importante nell'immagazzinamento dei ricordi. Il Dr. Abbott, sente su di sè l'importantissimo compito di salvare il mondo e la sua sarà una corsa contro il tempo.
È inutile negarlo, il lockdown, in un modo o nell’altro, ha segnato la vita di ognuno di noi ed è impossibile leggere il nuovo romanzo di Glen Cooper senza ripensare a ciò che tutti di noi abbiamo appena vissuto. L’anno scorso questo romanzo sarebbe stato per molti solo un romanzo post apocalittico da leggere sotto l’ombrellone, ma oggi non è più così. Ora sappiamo che tutto questo è reale e tremendamente vicino... forse troppo vicino. La trama di Clean non è sicuramente delle più originali, ma costringe il lettore a confrontarsi con la dura realtà. La scrittura è agile e scorrevole. I capitoli brevi ed il ritmo incalzante invogliano la lettura e solo verso la fine si intuisce che l’epilogo sarà un po’ troppo frettoloso. In un attimo ci si immedesima nei personaggi, nelle loro ansie, nelle loro paure, nelle loro speranze. Tornano alla mente le colonne di bare, le diverse posizioni degli scienziati, le mille raccomandazioni di prudenza, i tanti limiti imposti alle nostre libertà e la speranza che una nuova cura riporti tutto alla normalità. Nel romanzo il presupposto è lodevole, trovare una cura per una delle più crudeli patologie che affliggono l’uomo, ma l’arroganza e la sete di notorietà rendono reale l’inimmaginabile. Basta davvero poco… solo una sfortunata catena di casualità, per mandare in frantumi la società. Ed è proprio allora che l’uomo, guidato solo dall’istinto di sopravvivenza, mostra la sua vera natura.
Da un giorno all'altro le persone erano diventate predatori o prede. Ma lui non voleva essere nè l'una nè l'altra.
Alcuni metteranno a repentaglio la propria vita e quella dei propri cari per il bene comune, altri sfrutteranno l’occasione perfetta per provare ad ottenere la loro rivincita, fare tabula rasa e creare un nuovo mondo a loro immagine e somiglianza. Un’occasione per riflettere su quanto siano effimere le nostre certezze e la nostra morale quando le regole che tutti conosciamo non hanno più alcun valore. https://ariaswild.blogspot.com/2020/0...
Assegno tre stelle perché Cooper è uno dei miei autori preferiti, ma ammetto che questo libro non è per nulla all'altezza dei precedenti. L'ho trovato piuttosto piatto. La trama inizialmente era interessate e, a tratti abbastanza dinamica. Proseguendo nelle pagine è divenuta frettolosa, surreale, soprattutto sul finale, sulle dinamiche, sulle fortune sfacciate e sulle sfortune assurde, sul legame fra alcuni personaggi e sulla sopravvivenza/morte di altri... Insomma, mi ha lasciato l'amaro in bocca, senza la solita adrenalina che Cooper è sempre stato in grado di trasmettermi. Una trama che cerca di prendere il volo, ma che alla fine non decolla davvero...
NB. Nonostante passi come il libro che ha preannunciato il Covid19, non c'entra assolutamente nulla.
Bel romanzo. Utopico (?)… descrive una situazione iniziale molto simile per certi versi a ciò che abbiamo vissuto al dilagare del Covid… Il seguito è ciò che sarebbe potuto succedere…. Avvincente. Ho trovato un po’ troppo affrettata la conclusione. Comunque lettura consigliata.
Il dottor Steadman sta per provare che la sua cura può curare l’alzheimer. La realtà però è che non si è attenuto ai protocolli di sicurezza sciate dando un virus che nel giro di pochi giorni infetta milioni di persone nel mondo facendogli perdere la memoria. Il risultato è un mare di persone che agiscono solo in base all’istinto di sopravvivenza. In breve le città collassano, niente cibo, acqua, elettricità... inizia a valere una sola legge, quella del più forte. Una bassa della percentuale è immune al virus e tra loro c’è il dottor Abbott, convinto di poter rimediare con i suoi studi al danno commesso da Steadman. Intraprende quindi un viaggio da Boston per raggiungere una sua collega con l’altra metà della cura ma attraversare il paese nel pieno della pandemia risulterà tutt’altro che facile. Allora, una premessa è dovuta: leggere questo libro post Covid influisce senza ombra di dubbio, sia sul giudizio che sulle emozioni che la lettura suscita. Amo Cooper e di lui ho letto veramente tutto, ma mi ritrovo alla fine a decretare che questo libro non è all’altezza dei suoi precedenti lavori. Il ritmo incalzante che lo contraddistingue non manca è il suo stile di scrittura è inalterato ma la trama è così piena di cose inverosimili è talmente tante che ad un certo punto diventano quasi fastidiose. Manca la ‘boccata d’aria’ che farebbe proseguire la situazione con meno finzione (per quanto il tema lo permetta ovviamente) e tutto questo irrealismo personalmente non mi fa impazzire. Mi è piaciuto invece molto la lotta bene/male (tema che ritroviamo quasi sempre nei suoi libri) e su come le due fazioni sfruttassero o perissero al virus. L’idea di poter manipolare a piacimento la popolazione malata è davvero inquietante e questo è reso davvero bene. Ben sviluppati i rapporti affettivi ed il dolore della perdita (spesso figurata, verso i contagiati che non erano ovviamente più le stesse persone di prima). Insomma non la mia solita osannazione all’autore ma resta un libro di quasi 600 pagine che si fa leggere davvero velocemente. ⭐️⭐️⭐️e mezzo/5
I loved this book till I was 70% of the way done with it. I will give the positives....the virus itself was a character all on its own. It was remarkable the description of how it was transmitted, how it wiped out the memory of people, and the actions that people took when they got the virus. I loved that Jamie and Linda teamed up together to protect their infected daughters. I like the scenery and the sense of urgency throughout the book, even though WEEKS would go by with no movement. SPOILER ALERT>>>>>AVERT YOUR EYES NOW>>>>> The bad... At 70% of the way through the book the main character ONCE AGAIN gets kidnapped by right wing religious nuts?! COME ON! Seriously! You could not think of a better ending then having Jamie and the girls get kidnapped AGAIN! Then complaining throughout the book that he liked his daughter better when her mind was wiped....when given a choice to give his daughters the vaccine....he puts it to the daughters to decide and they decide to keep their thoughts wiped. Of course they did. They are females who went against male authority. Of course the author decided that they should remain docile. The ending felt brief and lackluster. What a disappointment.
Overall, the story is there, until 70% of the way into it. The writing was great, the characters were pretty well developed....just the the last third of the book is crap.
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Glenn Cooper es sin duda, uno de mis autores preferidos. Desde que lo descubrí con la trilogía de La biblioteca de los muertos, no me pierdo ninguna de sus novelas. . En La cura sorprende de nuevo. Un grupo de científicos está desarrollando una cura contra el Alzheimer y está listo para ser probado en pacientes. . La paciente cero ,una mujer que no recuerda absolutamente nada, será tratada con la vacuna, lo que nadie espera es que estando en aislamiento reciba la visita de un familiar contagiado por un potente resfriado. . Desde ese momento el virus mutará haciendo que todas las personas cercanas se contagien y pierdan totalmente la memoria. . Pone los pelos de punta sobretodo, cuando el autor va narrando como los primeros contagiados van teniendo contacto con otras personas porque recuerda mucho a lo que sucedió durante la reciente pandemia de COVID 19. . Uno de los científicos involucrados que no se ha contagiado tratará de buscar una cura, para ello deberá atravesar un país desolado, en el que impera la ley del más fuerte, llena de saqueos , muertes... . Como siempre, consigue enganchar desde el inicio, con una ambientación oscura y apocalíptica hasta llegar a un final que tendréis que descubrir..
Se perdiamo la nostra umanità, perdiamo tutto.James Hillman – Un terribile amore per la guerra
James Hillman sostiene, in un volumetto disturbante e assai difficile, che la guerra è una costante della dimensione umana. Non un male necessario, nemmeno uno innecessario. Una costante umana. Ragionevole o meno, condivisibile o meno, è certamente una considerazione agghiacciante. Non sappiamo se il buon vecchio Cooper abbia pensato a questo mentre, come in un trip allucinato, ha buttato giù la previsione quasi esatta di quello che poco dopo sarebbe accaduto al mondo. Accaduto davvero, intendiamo. Non sappiamo se ci abbia pensato, dicevamo, ma anche non lo avesse fatto ha preso la condizione umana, l’ha divorata e rivomitata in tutta la sua splendente incapacità di sottrarsi alla guerra e a quell’atavico istinto che la guerra la precede, la accompagna e la segue: la fame.
Se moriamo di fame, perdiamo tutto.
Nel suo ultimo romanzo, infatti, Gleen Cooper, uno degli scrittori di thriller più illuminati e illuminanti, ha deciso di proporci la storia di una pandemia scatenata da un gruppo di medici che sta lavorando alla una cura definiva contro l’Alzheimer, di un qualcosa che va per il verso sbagliato e del rischio di compromettere per sempre la vita sulla terra per come la intendiamo, o per meglio dire per come l’abbiamo intesa fino a qualche mese fa. Il romanzo parte proprio da qui, dall’avvicinarsi di una catastrofe apocalittica, dal dottor Jamie Abbott, uno dei medici impegnati nella ricerca, uno dei sopravvissuti al virus, un uomo che già nella routine quotidiana deve convivere con una non facile realtà, dal coraggio – della disperazione - di mettere in gioco tutto, anche la propria vita e quella dei figli, per tentare di recuperare la situazione. Da Jamie Abbott e dalla dottoressa Mandy Alexander, sua brillante collega nonché, per breve tempo, sua amante, lontani eppure vicini nell’essere tra i pochi a poter trovare una cura efficace per fermare e curare una nuova terribile malattia che non uccide la vita, forse.
Perché se la condizione umana sembra avere, in sé, la guerra, l’esistenza ha, in sé, un senso se può sopravvivere nella mente di quanti quell’esistenza possono ricordarla. Una manciata di istanti fa è mancato Zafon. E, molto prima che Clean venisse alla luce, ha scritto qualcosa che sembra fare da sfondo – uno sfondo di una angoscia disarmante - all’intero volume di Cooper:
Esistiamo fintanto che siamo ricordati.Carlos Ruiz Zafón - L'ombra del vento
È su questa esistenza che si mantiene nel ricordo, e quindi nell’anima e nell’esistenza, dell’altro che Cooper gioca un gioco malvagio. Quello che vede contrapposte la forza della cancellazione – della Tabula Rasa, appunto, che spalanca al vuoto della conoscenza di sé, dell’altro e del sottile filo che lega le vite le une alle altre - e la forza del ricordo – di un amore perduto, di come si spara all’uomo cattivo, di come si salva la propria vita attraverso la vita di quanti, forse un giorno, ci ricorderanno.
Volevano salvare la memoria. L’hanno cancellata.
La guerra, come un meccanismo di incontrollabile umanità, il ricordo, come unico meccanismo che spinge lontano dall’andare alla guerra per la guerra e l’esistenza di una moltitudine di essere inumani come una speranza di salvezza di quella memoria collettiva che ci rende i peggiori nemici di noi stessi eppure dannatamente umani.
Da un giorno all’altro le persone erano diventate predatori o prede. Ma lui non voleva essere né l’una né l’altra cosa.
Jamie Abbott, i suoi ricordi e un viaggio attraverso gli Stati Uniti, in assoluta emergenza e con tutte le difficoltà che può comportare un virus che compromette la memoria facendo dimenticare all’uomo di essere tale e facendolo comportare da animale, ci raccontano di come l’animo umano possa reagire nei modi più differenti e di quanto l’uomo possa essere tanto generoso e caritatevole quanto malvagio e avido di potere e gloria.
In un susseguirsi di storie secondarie, avvincenti e ben strutturate, che si vanno ad intrecciare con la principale e ci offrono veri e propri spaccati di vita e di spirito di sopravvivenza, Cooper ci ricorda quali siano le vere priorità e quanto possano differire da persona a persona.
Nonostante la mancanza di un vero e proprio colpo di scena e un finale che forse sarebbe potuto essere raccontato in modo migliore, il libro di Cooper, uno degli autori che più abbiamo apprezzato nelle sue precedenti opere, tra cui l’indimenticabile ‘La biblioteca dei morti’, dopo qualche romanzo altalenante riesce a ritornare ad un livello davvero alto, in un libro che suona oggi quasi come fosse un’angosciante e inquietante premonizione.
Vorremmo dire che a noi, in questa realtà alterata, non è successo ciò che Cooper ha scritto. Vorremmo dire che non abbiamo dimenticato e il virus non ci ha sterminati. Vorremmo. Eppure non possiamo. Come Cooper abbia potuto immaginare uno scenario tanto vivido e realistico non lo sappiamo, ma d'altronde è questo ciò che fanno i grandi scrittori – anticipano. Come potremmo noi uscire da questa brutale condizione di sopravvissuti nella quale la pandemia ci ha gettati – con le nostre code sbilenche e rissose fuori da supermercati presi d’assalto, con l’odio razziale che dilaga e separa, con la nostra solitaria quarantena nella quale siamo stati dimenticati, con i nostri slogan nei quali non abbiano saputo credere se non per una manciata di attimi disperati, con i morti di un mondo che assomiglia a quello di un libro nel quale Tabula Rasa è parola d’ordine – non lo sappiamo, ma d'altronde soltanto un grande scrittore potrebbe scrivere questo finale. E Cooper, un finale, lo ha scritto.
Non sappiamo dire se aver pubblicato questo libro a luglio 2020 possa essere stato un vantaggio, anzi, dobbiamo ammettere che non sapendolo abbiamo immaginato che l’autore volesse cavalcare l’onda della pandemia, e di questo ci sentiamo sinceramente in colpa. Di una cosa però siamo certi: non rimarrete indifferenti alla lettura. L’opera o vi conquisterà o vi deluderà, senza mezzi termini. Noi la consigliamo senza esitazioni.
Ma anche no! Delusissima da questo libro, la storia mi aveva intrigato moltissimo ma alla fine si è rivelata molto diversa da come mi aspettavo. Innanzitutto la parte riguardante l'epidemia è racchiusa in pochi capitoli all'inizio e poi più ripresa. Tutto il resto è la storia del viaggio del protagonista attraverso gli States per raggiungere la collega. Viaggio in cui ne succedono di ogni e che si conclude al 98% del libro. Il restante 2% chiude il tutto dicendo che hanno trovato il vaccino. Fine dei giochi. Se vi piacciono i libri in cui il protagonista corre in lungo e in largo e viene rincorso bene altrimenti lasciate perdere. Un vero peccato perché le premesse erano ottime.
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