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Mad in Italy. Manuale del trash italiano 1980-2020

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Il Gabibbo che sfiora la top 10 dei singoli musicali più venduti. Gianfranco Funari candidato sindaco a Milano. Renato Pozzetto che gareggia nella Parigi-Dakar. Le televendite di Wanna Marchi e degli improbabili piazzisti di Telemarket. Monsignor Milingo che passa dal cantare a Sanremo allo sposarsi allo Yankee Stadium di New York. L’Uomo Gatto a Sarabanda. C’è un lo unico che collega queste immagini: un insieme di idiozia e genialità, cattivo gusto e spontaneità, ingenue velleità e spettacolari fallimenti, comportamenti immorali e manifestazioni grottesche, premesse drammatiche e risoluzioni comiche. In una parola, il trash.

Gabriele Ferraresi ripercorre questo filo lungo gli ultimi quarant’anni di vita del nostro paese: gli arroganti e spensierati anni ottanta, incarnati dai paninari e da Jerry Calà, da Luis Miguel e dalla guida alle discoteche d’Italia di Gianni De Michelis; i colorati anni novanta, con il karaoke in tv e Luke Perry che passa da Beverly Hills 90210 a Vacanze di Natale 95, ma anche con Nino D’Angelo che gira una parodia di Titanic in salsa neomelodica; i primi anni del nuovo millennio, che scorrono inquieti tra il ministro Calderoli che sfoggia una maglietta irriverente su Maometto provocando scontri armati in Libia e l’epica lite in diretta tra Antonio Zequila e Adriano Pappalardo; e infine lo spaventato e confuso decennio seguito a crisi economica e diffusione dei social, con il furto della salma di Mike Bongiorno e la webserie The Lady, la svolta mistica di Pippo Franco e il mistero delle nozze tra Pamela Prati e Mark Caltagirone.

Mad in Italy è un pellegrinaggio alla scoperta della parte più esposta e meno raccontata dell’anima italiana: il tentativo di ricostruire il puzzle dell’identità nazionale attraverso i suoi tasselli più assurdi e volgari, per cercare di capire che cosa di noi è rimasto immutato nel tempo e come invece siamo cambiati. Un bestiario del trash contemporaneo in cui, tra vip in declino e anonimi individui baciati per un momento dalla gloria, riconoscere il nostro volto più vero e imbarazzante.

467 pages, Paperback

First published June 18, 2020

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Gabriele Ferraresi

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Profile Image for Carmine R..
631 reviews98 followers
May 19, 2024
Excursus nel trash italico

"Sai cosa mi sembra l'Italia? Un tugurio in cui i proprietari sono riusciti a comprarsi la televisione".

La Corrida funziona perché "cambia continuamente". Ma cosa vuol dire "cambia continuamente"? In sostanza non cambia di fatto niente sin dagli anni sessanta, da quando andava in radio: è una festa paesana, il format è quello: un conduttore in smoking amichevole, ironico, che sa stare al mondo, e fenomeni da baraccone da tutta Italia che davanti a un pubblico in studio e in salotto si esibiscono per gloria effimera.

"L'Italia è il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la libertà."

Il manuale, eccettuati il titolo e la tonitruante presentazione in quarta di copertina, è invero un excursus degli usi e costumi del Bel Paese; uno zigzagare tra episodi decisivi che concorre a ricostruire l'evoluzione del nostro immaginario collettivo (1980-2020). A partire da quel piccolo capolavoro di riflessione che fu Andy Warhol era una coatto: vivere e capire il trash di Tommaso Labranca, Gabriele Ferraresi intraprende il suo personale viaggio negli orrori italici: lo fa da spettatore - divertente e divertito, sovente anche emozionato - ma si autoesclude da una posizione più partecipativa; forse per sottrarsi dall'esercizio del giudizio (ammirevole) o magari per il desiderio di minimizzare qualunque speculazione non richiesta. Il libro, paradossalmente, lascia scorgere maggiori potenzialità quando è lo stesso Ferraresi a entrare nel tessuto di quello che narra (l'aneddoto sulla salma di Mike Bongiorno e la profezia del Mago Otelma, con successiva asta dei cimeli appartenuti al conduttore; la biografia di Maurizia Paradiso; le riflessioni su Lapo Elkann o Pamela Prati nella surreale vicenda di Mark Caltagirone).

Nella terza stagione di Boris, serie televisiva di culto, uno dei tre sceneggiatori a un certo punto si destreggia nell'indimenticabile monologo della Locura: Platinette come emblema del peggior conservatorismo, mascherato quest'ultimo da una colorata frociaggine di pailettes e glitter; insomma, l'Italia filtrata da programmini televisivi che offrono musichette mentre fuori domina la morte. Osservazione simile viene rilasciata da Pasolini - si veda la prima citazione - in un'intervista concessa ad Alberto Arbosino nel 1963.
Viene in soccorso anche la puntualissima osservazione di Corrado Mantoni (seconda citazione), il quale osserva come programmi alla Corrida, nel soddisfare l'anelito alla notorietà su piccolo schermo da parte di gente comune, fondamentalmente replica il medesimo schema in se stesso; formula che viene felicemente adottata anche nei programmi-epigoni successivi, come gli oramai noti teatrini dell'assurdo condotti da Paolo Bonolis. Non è sbagliato, in tal senso, riesumare la celeberrima asserzione di gattopardiana memoria per confermare che "Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi". A onore del vero, sarebbe oltremodo esecrabile relegare alla sola televisione ogni colpa che le attribuiamo: l'elettrodomestico per antonomasia, prima status symbol del boom economico e poi oggetto dalla indispensabile presenza per ogni abitazione che si rispetti, è solo l'intercettatore di una domanda che fa dell'intrattenimento vacuo la sua massima richiesta; dell'ausilio di scorciatoie un mezzo per estinguere bisogni di varia importanza (si vedano le cure dimagranti di Vanna Marchi; le croste d'autore di Telemarket vendute attraverso le affabulazioni di Boni e Orlando; i metodi Stamina e Di Bello a promettere cure miracolose; tutte le teorie complottiste che attecchiscono nella surreale autopsia di un alieno, in prima serata su Rai 2).
Difficile racchiudere in un commento la miriade di spunti che il manuale reca con sé; spunti che lo stesso Ferraresi, come detto sopra, alle volte rinuncia ad arricchire con elucubrazioni di carattere personale.
L'ultimo decennio affrontato nel manuale, inoltre, abbraccia l'avvento definitivo di internet, capace di scalzare la centralità del mezzo televisivo: pluralità di fonti e punti di vista che, in egual misura, garantiscono il superamento di alcune manipolazioni informative del passato ed espongono a un bombardamento mediatico reo di livellare ancora più al ribasso l'approfondimento: fine ultimo, perlomeno da parte dei social network e vari portali, il poter disporre il più a lungo possibile dell'attenzione da parte del fruitore.

In basso un breve compendio che omaggia il patchwork offerto in Mad in Italy:

Inserimenti dal futuro: la pubblicità del Parmigiano Reggiano, con Renatino che lavora 365 giorni l'anno; l'orripilante performance dei virologi nel cantare Sì sì vax.
Camei più affettuosi: il ricordo di Corrado Mantoni, Franco Franchi e il breve cameo di Moana Pozzi con il libro Filosofia di Moana, l'autenticità di Mino Reitano.
Episodi dalla politica: il leggendario discorso del '94 di Berlusconi, poco prima di scendere in politica; l'ascesa di Umberto Bossi; Vallettopoli con Valerio Merola e le sue dimensioni equine; Calderoli e le vignette di Maometto.
Orrori dal web: Laura Scimone, Gemma del Sud, Trucebaldazzi, Spitty Cash, Damiano "Er Faina" Coccetti, Massimiliano "Er Brasiliano" Minnocci, Andrea Diprè.
Conduzioni televisive monelle: Mario Giordano, conteso tra la famiglia e le zucche; il teatrino ordito da Sgarbi, Squinteri, Mosca e Curzi; il duello Zequila-Pappalardo; "Did you like this little ballet?" pronunciato da Greggio agli Aqua, ospiti di Striscia la Notizia; Flavio Insinna contro la nana.
Episodi bislacchi: le schermaglie tra le bande di biker in Alto Adige (?); l'autopsia all'alieno su Rai 2; il matrimonio di Monsignor Milingo; la guida alle discoteche di De Michelis; Lapo Elkann e Fabio Novembre al Salone del Mobile 2010.
Profile Image for Atticus06.
106 reviews59 followers
July 21, 2020
Avevo immaginato un libro diverso. Mi ha sorpreso in positivo. Scritto bene, snello ma non banale. Non è solo un libro sul trash, è anche un compendio di notizie che possono sembrare una rassegna stampa degli ultimi quarant’anni. Ci si trova infatti a leggere del Merolone e le sue dimensioni equine (sic); del Karaoke di Fiorello, del furgone bomba nei parcheggi sotterranei del World Trade Center nel 1993, che anticipa di otto anni l’undici settembre. Di Bush padre, Berlusconi, i rapimenti e i delitti che tengono incollati gli italiani alla televisione. Tutte informazioni che stimolano ulteriori approfondimenti che, per motivi di spazio e di focus non possono essere presenti. Molte delle notizie raccolte non fanno parte del fenomeno trash, ma quello che scatenano e quello che ci gira attorno, sì.
Si parla da decenni dell’influenza del trash televisivo riguardo la caduta libera verso abissi di abbrutimento di cui non ci si vergogna più, ma che è invece diventata fierezza. È stata associata, in vari paesi, all’avvento della televisione. Ne parlavano, tra i tanti, Popper, Umberto Eco e Pasolini. Pasolini che, cita Ferraresi, considerava la televisione oppio per una sotto-umanità irredimibile ed essendo stato io uno di quegli accoliti, membro di quella sotto-umanità per molti anni in passato, posso affermare che rivedo, leggendo queste pagine, quel tugurio culturale in cui mi cullavo, fatto di trash che non consideravo tale. Le tante nottate passate davanti a una tv accesa da ore, l’apatia durante uno zapping compulsivo che non mi portava a una meta. Finiti gli innumerevoli canali il giro ricominciava, nella speranza di trovare qualcosa, ma cosa? La ricerca era fine a se stessa. Trash e televisione quindi, sono un binomio che durante gli anni è andato rafforzandosi sempre di più fino a raggiungere livelli inimmaginabili con l’avvento di internet, che della televisione è diventata l’alternativa. In una cosa però Pasolini sbagliava: quando definiva quella sotto-umanità irredimibile. Come scritto prima, io ne facevo parte, ma posso definirmi «redento». Eliminando la televisione dalla mia vita ho perso molti di quegli interessi che la televisione ti instilla in modo subdolo nel cervello. In passato dicevo che non si può vivere senza tv, invece si può eccome. Ed è salutare. Noto purtroppo che negli ultimi anni internet diventa sempre più simile al mezzo televisivo, tra pubblicità invasiva che ricorda la tv commerciale e programmi/canali che diffondono ironia che definire trash è un eufemismo, e questo è preoccupante. Ma è un’altra storia.
L’inizio della fine viene attribuito agli anni ottanta, ed è da questo punto che Ferraresi inizia a raccontarci quella Italia. Con interessanti approfondimenti sul contesto, politico e sociale.
Come ho scritto prima, non è un libro sulla televisione, ma il mezzo è diventato sinonimo del trash almeno fino all’avvento di internet, che in seguito ha permesso libero sfogo al peggio della nostra società. Se devo trovare un difetto penso alla mancanza di informazioni che avrebbero richiesto si e no una riga in più a pagina. Sophia Loren, per esempio, passa del tempo in carcere. Ma perché? Per evasione fiscale, leggo su internet. Interessante leggere in rete i fenomeni di colore locale durante la sua permanenza in carcere. Forse Ferraresi dà per scontato che uno smartphone al nostro fianco ormai lo abbiamo tutti e, se curiosi, cercare approfondimenti è un attimo. Forse ha pure ragione, visto che lo scopo di questo libro non è quello di fornirci una rappresentazione storico-sociologica approfondita del nostro paese. Vuole solo raccontarci come il trash abbia preso piede fino a diventare ciò che è, ma viene spontaneo affrontare la questione come fenomeno sociale che ha portato in basso l’asticella per quanto riguarda il rispetto di noi stessi. Alcune cose in realtà le approfondisce, e quando lo fa a mio parere il libro acquista un valore superiore. È anche vero che il panorama televisivo italiano negli anni ha prodotto tante di quelle meteore e tormentoni che spiegarne la genesi e la storia di ognuno farebbe crescere esponenzialmente il numero di pagine di questo libro. Cita, nella prefazione, due interessanti libri. Uno di Ginsborg: L’italia del tempo presente, e uno di Paolo Morando: ’80 L’inizio della barbarie che mi hanno incuriosito e che sicuramente leggerò in futuro per approfondire questi ormai vituperati anni ottanta italiani che, essendo bambino, non hanno lasciato su di me nessun ricordo degno di nota, ma di cui inconsciamente ho portato addosso gli strascichi.
Il piacere della lettura però ha iniziato a venir meno quando si affronta il secondo millennio. Ricordi troppo vicini di materiale che il cervello sperava di avere rimosso, ritornano alla mente causando un effetto di sovraesposizione, che speravo di aver dimenticato grazie all’abbandono della tv più di un decennio fa. Mentre gli anni dal 1980 al 1999 hanno riacceso ricordi dell’adolescenza, legati ai momenti di cui si racconta, amplificando l’effetto nostalgia, in seguito il tutto diventa personalmente indigesto. Dà la sensazione di quando si passano ore sui social fino a saturare la soglia di sopportazione, portandoti a cancellare gli account e iniziare di nuovo a pensare/respirare.
Da una parte non vedevo l’ora di finirlo, dall’altra è difficile smettere, vuoi perché una annata la si legge in dieci minuti, vuoi perché la curiosità prende il sopravvento.
Solita critica alla cura editoriale: qualche refuso di troppo. Ho la sensazione che per tagliare le spese il revisore di bozze dai tipi di Saggiatore non lo faccia più nessuno. Ma basterebbe una lettura anche amatoriale per correggere questo tipo di errori.

Forse meglio leggerlo a piccole dosi. Agli under 30: smartphone vicino obbligatorio.
Profile Image for Dvd (#).
515 reviews94 followers
February 26, 2023
16/01/2022 (****)
Letto d'un fiato, saggio assai particolare, vero e proprio patchwork di frammenti di storia del costume italiano, diviso per anni, dal 1980 al 2020.

Come dice il titolo, l'obiettivo è di analizzare una marea che è montata dagli anni Ottanta, dapprima rada e poco visibile, poi tracimata a invadere ogni spazio (come la mucillagine dell'Adriatico, come dice argutamente l'autore), soffocare ogni proposito culturale, diventare essa stessa cultura. La marea è il trash, termine usato per definire un pò di tutto, di solito quello che non ci piace o, nella peggiore delle ipotesi, quello che ci disgusta e ci mette a disagio.

Ferraresi prende a prestito da Tommaso Labranca una definizione di trash che probabilmente è quanto di più si avvicina al vero ed è riassumibile nella seguente formula matematica. Se (A) è l'intenzione di emulare espressamente qualcosa e (B) è la riuscita di tale emulazione, ossia l'essersi avvicinata il più possibile, per forma contenuto e risultati, all'originale, la differenza fra queste - lo scarto (A-B) - è il trash (C). Più l'emulazione intenzionale si allontana dal modello, più aumenta il grado di trash.

Una emulazione genuina, non intenzionale e non impostata, dunque, non genera trash. Una copia identica dell'originale, all'opposto, nemmeno; il trash è dunque una sublimazione del vorrei-ma-non-posso, dell'atteggiarsi a un modello irraggiungibile, definita su una scala Mercalli che da zero, potenzialmente, ha infiniti livelli, rappresentanti il disagio culturale della trasposizione.

L'autore non fornisce né classifiche né metodi di misurazione ma semplicemente elenca, con rapidi commenti, fatti e fatterelli che hanno segnato la storia del costume degli ultimi trent'anni italiani.
La tesi, evidente dai fatti proposti, è che semplicemente il trash sia aumentato esponenzialmente negli anni (come mucillagine, come una valanga, dipende dai punti di vista), con rapida esplosione a partire dagli anni Ottanta.

Gli anni Ottanta sono visti come il perfetto brodo di coltura per il trash, per un ovvio motivo: l'individualismo, e la ricerca della soddisfazione personale, hanno innescato una erosione continua della società storicamente sedimentatasi nei secoli, fondata sulla collettività e sulle ideologie; la finanziarizzazione dell'industria, dei beni e dei servizi ha poi aumentato in maniera vertiginosa il denaro circolante, che è finito per diventare - in maniera sempre più eccessiva, sfrenata - il mezzo e il fine di quel processo soggettivo di soddisfazione personale, di esibizionismo senza limiti e senza dignità.

Il perfetto circolo vizioso, in cui tutto si tiene. Su cui poi sono andati a inserirsi, causa e effetto nel medesimo tempo, i social network. La deflagrazione dell'esibizionismo più bieco, dell'individualismo più feroce, dell'autoreferenzialità ombelicale, in quantità e modi prima sconosciuti.

A quel punto, e siamo intorno alla metà degli anni Dieci del Duemila, la marea aveva già sommerso tutto il resto, dalle istituzioni alla cultura. I frammenti, gustosi e semidimenticati (ma immediatamente tornati alla mente) del trash di prima, sembrano sciocchezzuole da poco, preistoria culturale.

Il libro, già solo per questo, è molto godibile. C'è un altro concetto trattato che però mi ha lasciato sbalordito, che in maniera nebbiosa e vaga mi era venuto in mente più volte senza però mai focalizzarlo in modo adeguato: l'impressione, da qualche anno a questa parte, di trovarci in un eterno loop temporale, in un continuo presente in cui le cose che accadono sembrano sempre uguali, gli anni si sommano e si inseguono senza cesure, le cose che si vedono e sentono sono sempre le stesse, magari solo superficialmente rivisitate. La stessa cultura pop, priva di propulsione, sembra ormai vivere di reboot, revival, riproposizioni (esplicite o implicite) in tutti i suoi ambiti: cinema, musica, televisione soprattutto.

Unici appunti al libro, si sente l'assenza di un indice finale e si nota qualche refuso di troppo (non è la prima volta con Il Saggiatore, personalmente). Per il resto, è un necessario segnaposto da mettere sul tempo presente per ricordarci, senza artefatte nostalgie del tempo che fu, dove siamo arrivati e come ci siamo arrivati. Dopo averlo letto, molte delle oggettive brutture del tempo presente appaiono più chiare, logiche, consequenziali.

Resta solo da capire dove andremo a finire, e quale sarà l'impatto sul futuro del cigno nero dei nostri tempi, la pandemia. Se, come temo e come sembra, essa finirà per esacerbare e velocizzare processi già in atto, il dominio del trash diverrà a brevissimo incontrastato, ubiquo, soffocante. Un velo di mucillagine che oscurerà tutto quel di buono e interessante che rimane, in varie forme, e in cui tutto si tiene assieme, compresi fenomeni curiosi e esacerbati come la cancel culture di recente ascesa, la polarizzazione estrema delle opinioni, la sparizione del senso critico e dell'analisi complessa (sostituite entrambe da semplicistici richiami, più diretti e semplici, basati su retorica spicciola e emozionalità).

Non c'è da stare sereni.
Profile Image for Gianluca Diegoli.
7 reviews25 followers
August 19, 2020
L'autore con la scusa del trash scrive una vera e propria storia minore d'Italia, che attraverso il come erano (vip e meno) racconta in realtà come eravamo, e proietta un'ombra lunga sul come saremo. un circo barnum a cui Gabriele cerca di dare un impossibile ordine, con link trasversali e improvvise epifanie spazio temporali, fermandosi sempre in tempo prima di deridere troppo facilmente i fenomeni, per poterli studiare
un libro che non vi deluderà se non cercate solo la risata facile, ma piuttosto una delle poche occasioni di un popolo di sincera riflessione su se stesso
Profile Image for Elettra.
369 reviews28 followers
August 2, 2021
All’inizio leggendo i primi capitoli mi sono domandata se avevamo bisogno di un libro come questo, che indaga e fa emergere quei primi episodi di bassa cultura italiana che definiamo con il nome di trash. Ho subito pensato che questo “trash” non è un fenomeno italiano ma mondiale, in quanto sono venute meno norme e principi che regolavano le società, quanto meno occidentali. Dal ’68 in poi in nome di quella libertà che fu a lungo conculcata e che era giusto rivendicare, non c’è stato più un freno per il malcostume e le sfrenatezze. Non mi si prenda per una bacchettona ma quello che emerge dal libro alla fine è proprio questo: il trionfo della bassa cultura che diventa arroganza. Ammetto però che, proseguendo nella lettura mi sono divertita a rammentare personaggi ed avvenimenti che ricordo perfettamente, perché visti o vissuti. Certo i giovani non conosceranno molto di quanto viene narrato o forse ne avranno sentito parlare. Così nel bene o nel male ricostruiranno una storia magari più comprensibile per loro e meno lontana dalla mentalità dei più anziani. Ogni capitolo è dedicato ad un anno, presentato nel suo complesso e poi vengono analizzati alcuni degli episodi più significativi.
Profile Image for Logolepsy.
325 reviews25 followers
May 29, 2022
Un viaggio interessante nei meandri del trash italiano. Ripercorrere gli anni recenti dà un senso di nostalgia, mentre andando più indietro nel tempo il libro permette a noi millennials di esplorare quegli abissi della spazzatura italiana a cui non abbiamo potuto assistere perché non ancora nati, oppure che non abbiamo potuto ammirare come tali sul momento in quanto ancora troppo piccoli o inconsapevoli.
Una guida non esaustiva, eppure piuttosto ricca, anche se sugli ultimi capitoli diventa forse un po' più sbrigativa, probabilmente anche solo per il fatto che ci sia meno letteratura riguardo a questi eventi molto recenti.
Ho apprezzato la conclusione, scritta nel 2020 a pandemia appena scoppiata.

Per me è stato un libro da sorseggiare pian piano, da leggere ogni tanto, qualche annata per volta. Molto adatto a questo scopo, mi ha accompagnata per quasi un anno e ne sono soddisfatta.
Profile Image for terry.
143 reviews78 followers
February 1, 2022
Lo stile á la “Buffa racconta” perde molto su carta diventando quasi un catalogo di fatti e stranezze (probabilmente questo è uno di quei libri che, se letto bene, sarebbero pazzeschi in audiolibro).

Ottimo regalo per l’appassionato di storia italiana del novecento, ma che ha già letto tutto.
Profile Image for Michela Quarta.
86 reviews12 followers
February 6, 2021
Interessantissimo!
L'autore scrive una breve storia d'Italia. Scritto molto bene, mai pesante e gradevolissima! Sono colpita, davvero.
Profile Image for Enrico Marchetto.
Author 4 books18 followers
August 2, 2020
Vi trovere come me a rallentare la lettura sperando che non finisca mai:
una chicca dietro l'altra, con gli ultimi 40 anni rivisti e ripensati sotto la formula del trash pensata dall'immenso Tommaso Labranca.

"l'imitazione malriuscita di un modello alto".
Bellissimo.
Profile Image for eccetera.
7 reviews23 followers
March 28, 2022
godibilissimo, ma qualche refuso e virgolette e parentesi chiuse ma mai aperte.
Profile Image for Marco Camillieri.
120 reviews1 follower
September 12, 2025
«Per me il trash è lo scarto che si ottiene tra l’intenzione che sta dietro le emulazioni di prodotti o personaggi di successo e il risultato effettivo». (Tommaso Labranca)


Se proprio dovessi dare un voto da 1 a 10, direi 6/6,5.
Il libro scorre, è denso di avvenimenti e compendia bene quelli più importanti di ogni anno dal 1980 al 2020 ma, c'è un ma, non si parla solo di trash.
Ci sono forti riferimenti, alcuni fortissimi, ma ci sono anche parti corpose in cui l'autore si limita ad annotare gli eventi più importanti di quegli anni. Per me, che li ho vissuti in gran parte in prima persona, un riassunto di cose che già so non si è rivelato essere una lettura propriamente avvincente né istruttiva. Al netto di parecchie note che ho segnato per ricordarmene, il più è stato un déjà-vu piuttosto monotono. Probabilmente l'autore aveva necessità di contestualizzare il trash al suo periodo, visto che lo stesso rappresenta in fondo un tentativo di emulare la realtà, che fallisce negli intenti ma trionfa negli esiti. Però se uno si approccia a questa lettura si aspetta che si parli di trash e non di cronaca politica e sociale.
Profile Image for Chiara.
71 reviews
February 8, 2021
Una piacevole sorpresa, questo libro al suo interno nasconde molto più rispetto a quanto anticipi il titolo. Si tratta a tutti gli effetti di un riassunto di storia popolare contemporanea italiana, dal 1980 ad oggi. Anno per anno viene fatta una panoramica degli eventi principali dell’anno in oggetto, per poi soffermarsi su alcuni episodi con piccoli trafiletti. Questa struttura rende molto agevole la lettura, anche quando magari si ha giusto il tempo di leggere una pagina o due al giorno. Molti degli aneddoti raccontati sono veramente divertenti, alcuni talmente assurdi che li ho dovuti cercare su YouTube (tipo Calderoli al tg1 con la vignetta su Maometto, per fare un esempio). Una lettura veramente piacevole, sia in riferimento agli anni in cui non ero ancora nata, sia per gli ultimi eventi di cui ho qualche ricordo. Consigliato quando si ha voglia di leggere un saggio che comunque non impegni troppo la mente.
Profile Image for Chiara Riviera.
155 reviews8 followers
December 7, 2020
4.5 stelline.
Come resistere a questo libro che fa un recap degli avvenimenti più importanti, con particolare accento su quelli trash, dal 1980 ad oggi?
Ovviamente per me, nata nel 1998, gli ultimi 20 anni sono stati quelli più interessanti per il semplice motivo che mi ricordo di aver vissuto ciò che viene raccontato; in particolare, gli ultimi 10 anni sono stati ovviamente i miei preferiti.
Non riuscivo a smettere di leggere.
Profile Image for Michela Chiarlo.
Author 1 book8 followers
July 6, 2020
Un modo originale di avvicinarsi alla storia d’Italia degli ultimi 40 anni, quella fatta di eventi secondari e diversamente memorabili, che nascono con la tv privata per diventare innumerevoli con internet e i social media. Non è un saggio di costume, ma un modo neutro di enumerare fatto tragicomici che hanno in qualche modo influito sull’Italianità
Profile Image for Edmond Dantes.
376 reviews31 followers
October 10, 2020
40 nni sulle Montagne russe italiane per vedre, alla velocità della luce l'incredibile declino, morale, innanzitutto, di questo paese.... un 40ennio di brutture iniziato, a mio parere, simbolicamente dalla tragedia di Altredino Rampi a Vermicino, con quelle 100 ore di diretta , che servivano solo a sviare le masse dal problema della P2 etc.....
1 review
October 20, 2024
Divertentissimo. Ho riso (e pianto internamente) col passare degli anni.
La cifra meravigliosa del libro può essere riassunta con la cit. "“Mark Caltagirone, aniconico come l’arte nell’Islam, che nei collegamenti le grafiche in studio rappresentano con una sagoma nera con sopra un punto di domanda.”.
Profile Image for Fradalla.
390 reviews7 followers
April 29, 2021
Italia si, italia no, italia bum

Cronistoria Trash (anche se ci sarebbe spazio per molti altri eventi)
Profile Image for Giuseppe Vasquez.
10 reviews
July 4, 2023
Libro divertente per amanti del trash. Riesce ad unire trash con il periodo storico. Facile da leggere
Profile Image for Isaiah.
23 reviews1 follower
November 5, 2025
Simpatico ma sono troppo giovane per questo libro, onesto tre quarti abbondanti delle persone nominate non avevo idea di chi fossero
Displaying 1 - 22 of 22 reviews

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