Scritto tra il 1937 e il 1938, di questo piccolo romanzo si pensava fossero rimasti solo i primi capitoli, quelli che l'autrice aveva dato al marito per farli scrivere a macchina. Solo nel 2005 con la scoperta delle opere dell'autrice all'interno della famosa valigia custodita gelosamente per decenni dalla figlia, furono trovati i restanti capitoli di questo racconto scritti con la grafia minuta e ordinata della Némirovsky. Grazie a questo ritrovamento si è potuto così comporre e completare il romanzo nella sua forma originaria. che venne dato alle stampe per la prima volta proprio quell'anno.
Il calore del sangue è ambientato in un piccolo paese della campagna francese negli anni '30, dove i proprietari terrieri conducono una vita abbastanza agiata. Il romanzo si apre a casa di Sylvestre, detto Silvio, soprannominato così a causa del suo aspetto fisico, poiché in gioventù somigliava ad un gondoliere veneziano. Sylvestre è ormai un uomo di mezza età, un po' misantropo e burbero, inaridito e amareggiato dalla vita, poco avvezzo a frequentare la società vive confinato nella sua casa un po' decadente, e trae pace e tranquillità dalla sua solitudine. In gioventù ha viaggiato in giro per il mondo, assecondando il suo sangue caldo, le sue passioni, ma dando molta preoccupazione ai suoi genitori. Con il sopraggiungere dell'età matura, complice anche il fatto di aver sperperato l'eredità, ritorna nella sua terra natia con l'amarezza di aver sprecato senza senso la sua gioventù.
Un giorno d'autunno giungono in visita a casa sua due suoi lontani cugini, con cui ha sempre avuto buoni rapporti, Hèléne e François Érard con i loro figli. La maggiore di questi, Colette, sta per sposarsi con Jean Dorin, giovane rampollo di una famiglia terriera della zona, e sogna di avere con lui un rapporto puro e profondo come quello dei suoi genitori. I due giovani sembrano innamorati e felici, ma alcune settimane dopo il matrimonio Jean muore in circostanze poco chiare. Questo fatto improvviso dà il via ad una serie di avvenimenti che riaccendono fatti accaduti in passato, portando a galla segreti, odi, rancori, passioni rimasti nascosti e sepolti per molto tempo.
Il calore del sangue è un romanzo denso e cupo, di poco più di un centinaio di pagine in cui predomina il colore rosso, colore la cui presenza ricorre più volte durante la narrazione. L'autrice ci regala ogni tanto una pennellata di questo colore per sottolineare magari qualche evento importante all'interno di una scena: il rosso del fuoco, del tramonto, della stagione autunnale, del sangue, delle rose recise, di un abito o di una giacca.
La Némirovsky ancora una volta si dimostra una grande conoscitrice dell'animo umano e riesce con pochi tratti a sondare e mostrarci, con il suo inconfondibile stile e con forza e delicatezza allo stesso tempo, le innumerevoli contraddizioni, menzogne e ipocrisie.
“Il calore del sangue” del titolo si riferisce alla passione, alla gelosia, alla sensualità, all'avidità di vita e di esperienze, all'istinto che acceca i giovani; ma anche a gelosie, invidie, tradimenti e menzogne che possono accecare gli esseri umani, fino alle tragiche conseguenze.
Ambientato nella provincia francese apparentemente placida, tranquilla e immobile questa si rivela, invece, piena di segreti torbidi, di vizi, di peccati, di omertà. La narrazione parte lentamente, in maniera semplice, quasi in sordina, ma poco per volta la Némirovsky riesce a capovolgere completamente le dinamiche; il racconto dapprima lento e a tratti quasi insignificante nella sua tranquillità diviene in poche frasi un crescendo incalzante, un turbinio inarrestabile di eventi, di sentimenti e di rivelazioni che riserveranno non poche sorprese al lettore.
L'autrice ci sbatte in faccia l'ipocrisia dell'umanità come un colpo di frusta, una sferzata amara che nei suoi libri non manca mai; riesce a smascherare il perbenismo, la falsità, l'ipocrisia, la finzione, i segreti di persone dall'apparenza decorosa, rigorosa, rispettabile, onesta e perfetta.
Nel romanzo nulla di ciò che appare è quello che sembra, soprattutto i personaggi; anche solo un semplice fatto, una confessione inaspettata riesce a riportare a galla ricordi, passioni e fantasmi del passato, mostrando al lettore che il fuoco cova sempre sotto la cenere e rivelandoci che l'apparenza può ingannare; di come una situazione idilliaca, all'apparenza tutta rose e fiori, possa nascondere, invece, tutt'altro.
Il calore del sangue è uno dei libri più particolari di quest'autrice che ho letto finora; un romanzo breve e intenso, dalla trama abbastanza semplice, dal ritmo scorrevole e incalzante, dall'ironia amara e graffiante che cogliamo dai dialoghi taglienti, dai toni disillusi e decadenti, in cui non manca una critica (non proprio tanto velata) all'ipocrisia e superficialità della società borghese.
Un'opera coinvolgente e molto piacevole, in cui solo alla fine la natura dei rapporti tra i diversi personaggi si rivela agli occhi del lettore che rimane abbastanza spiazzato (almeno io lo sono stata).
La carne, lei, è facile da soddisfare. Ma è il cuore a essere insaziabile, è il cuore che ha bisogno di amare, di disperarsi, di ardere con un fuoco qualsiasi... Ecco cosa volevamo: bruciare, consumarci, divorare i nostri giorni come il fuoco divora le foreste.