E va beh, si sa che Maurizio è Maurizio, e nel mio cuore di lettrice occupa un posto speciale. Lui è un poeta, una certezza, un artista, un emozionatore, per le storie che crea, per i personaggi a cui dà vita, per come scrive. E qui, dopo la parentesi secondo me non pienamente riuscita di “Sara al tramonto", siamo ritornati alla serie del commissario Ricciardi, nella quale secondo me Maurizio dà il meglio. Tanto che questo “Il purgatorio dell’angelo” secondo me andrebbe premiato come uno dei migliori romanzi della serie. Come sempre (per chi ce la fa a capirlo, per gli altri non so), la trama gialla non è il vero “obiettivo” del romanzo, bensì il pretesto per scandagliare a fondo l’anima dei personaggi e tematiche importanti, qui in primo piano quella della confessione, della macchie della propria coscienza, dei misfatti del proprio passato, delle proprie fragilità e zone d’ombra. Anche Ricciardi fa una confessione importante ad Enrica, tira finalmente fuori la parte più oscura e nascosta di sé con un coraggio che non pensava di avere, una dovuta prova d’amore.
L’intensità emotiva, legata non solo alla vicenda in sé ma anche e soprattutto alle vicende dei singoli personaggi, che conosco sempre meglio, ha raggiunto in questo romanzo dei picchi molto elevati. Si sente che siamo vicini alla fine della serie, che Maurizio vuole tirare le fila, mi viene un fondo di tristezza a pensarlo ma credo che in fondo sia giusto così.
A chi si ostina a voler leggere la serie di Ricciardi non in ordine cronologico, o a leggere i suoi romanzi come gialli “puri”, fini a se stessi, dico che questo autore, forse, non piacerà mai fino a fondo.
Quanto a me, W Maurizio, sempre!