Il testo è interessante ma la capacità di comprenderlo risente della distanza nel tempo. Gli eventi descritti risalgono agli anni 50 e 60 del '900 e le vicende degli Stati coinvolti nel racconto risultano difficili da collocare nel tempo per chi non dispone di una conoscenza molto approfondita della storia africana. Ma è proprio qui che Kapuściński viene in aiuto del lettore: è talmente chiaro, essenziale ed universale il suo racconto della storia che si capisce comunque.
La capacità di Kapuściński di raccontare i fatti, la società e lo spirito che li anima è impagabile.
Il capitolo più attuale, talmente tanto che sembrerebbe scritto oggi se i nomi di alcuni stati non fossero cambiati, è l'ultimo sulla rivoluzione africana.
Kapuściński spiega l'Africa.
Non saprei come altro definire quelle 60 pagine limpide, pulite, esaustive sul perchè l'Africa versi in condizioni di generale arretratezza, perchè sia preda del capitale straniero, perchè sia preda di colpi di stato militari e scontri tribali, perchè non riesca a sviluppare l'indipendenza che ha conquistato negli anni in cui scrive l'autore. Perchè a quella indipendenza non sia seguita autonomia, perchè non sia seguito lo sviluppo di società pienamente democratiche. Dice anche chiaramente che in Africa non può esserci socialismo perchè non c'è sufficiente forza lavoro stipendiata da organizzare in sindacati e non può esserci capitalismo perchè non esiste una borghesia che accumuli capitale e voglia poi proteggerlo e reinvestirlo. E lo dice così con questa chiarezza, senza fronzoli, giri di paroloni. Così. In Africa è arrivato il capitale straniero ad organizzare veri e propri stati negli stati che tengono in scacco con il capitale e il debito, è arrivato lo sfruttamento delle risorse naturali senza che questo potesse essere appannaggio di chi quelle risorse le possiede perchè non dispone delle tecnologie, dei soldi e dei professionisti necessari ad estrarle, commerciarle e trasformarle. Se uno stato nazionalizza le proprie risorse il WTO si mette di traverso per la loro vendita. E in Africa non c'è sufficiente mercato interno per quelle merci. E' chiarissimo.
Dice Kapuściński che c'è una possibile soluzione per l'Africa che va al di là di capitalismo e socialismo, che è una terza via africana che può nascere come espressione della società multiforme che la abita, come espressione della loro cultura non dall'imposizione della cultura occidentale. Non lo so, non ne so abbastanza per dirlo, se stiamo assistendo alla realizzazione di questa terza via africana 50 anni dopo la pubblicazione di questo testo. Diciamo che le parole di Kapuściński inchiodano l'occidente alle proprie responsabilità nei confronti della crisi migratoria che investe il continente africano.
Non si studia praticamente niente del colonialismo a scuola. Ad oggi si racconta ai ragazzi che Colombo era un grande esploratore e la corona spagnola un gran mecenate, che la guerra del '15/'18 ebbe luogo dopo l'assassinio del granduca ecc, si riduce la spartizione dei territori coloniali dopo la Prima e la Seconda Guerra Mondiale ad un mezzo capitoletto imboscato tra le altre cose. E si descrivono le guerre del secondo dopoguerra come battaglie per la democrazia. Basterebbe studiare il colonialismo e la decolonizzazione per bene e coi loro nomi per capire come gira il mondo. E dove si inceppa.
Ci vorrebbe Kapuściński .