*Una storia da 2.5 stelle più che da 3, ma meglio arrotondare per eccesso.
Un romanzo che narra le vicende di due famiglie, una greco-ortodossa e una turca-musulmana, legata da vincoli di amicizia indissolubile, di amore profondo, di legami di parentela che vanno oltre i classici legami di sangue. Queste famiglie si sono promesse di non lasciarsi mai separare da nulla e da nessuno, nemmeno dalla divinità. Quello che non sapevano è che i sentimenti negativi si radicano nel cuore di una persona molto più tenacemente di quanto facciano quelli positivi.
Alla fine, tutto quello che può andare da schifo va da schifo: amore, amicizia, famiglia vengono soppiantati da slealtà, orgoglio, vigliaccheria, egoismo.
E forse, in questo libro, va tutto davvero male... Troppo male. Troppe cose vanno storte. Ci si aspetta un finale esaustivo e valido, nel bene o nel male, ma ci ritrova con un finale monco, limitato, carente.
*Ineccepibile è invece l'ambientazione: una Cipro ancora unita, anche nelle divergenze etniche e religiose. Di cui si possono quasi sentire la brezza fresca delle montagne, il caldo afoso della capitale, il profumo delle arance. Un'isola che, alla fine, storicamente parlando, subirà la stessa sorte toccata alle due famiglie.
*Lo stile della scrittrice è semplice e chiaro, a tratti evocativo nella descrizione di Cipro, ma che non riesce mai a sfondare il muro della banalità, del senso di già visto e di già immaginato preventivamente. Non riesce ad andare oltre i limiti di questo genere e di questa tipologia, già triti e ritriti; di cui esistono esempi peggiori, ma anche di gran lunga migliori.
*Non è completamente da scartare, ha i suoi lati positivi (come i personaggi più che ispirati e ben scritti), ma non va oltre l'etichetta "libro leggero e senza pretese, ottimo per l'estate"