Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti.
Dai, alla fine si è fatto leggere: vuoi per meriti, vuoi per la lunga pausa, ma mi è sembrato migliore dei due che lo avevano preceduto e nettamente migliore di Fate il vostro gioco (che era decisamente pessimo).
Manzini è uno dei pochi autori che, arrivati alla fine del libro, ti fa sentire come se avessi perso un amico. Rocco Schiavone ti fa sorridere, emozionare, sei con lui durante l'indagine e quasi vorresti dargli una mano a risolverlo. Grazie Manzini, alla prossima...speriamo presto perchè sai che senza Rocco e la sua squadra non possiamo stare!
non sono l’unica a dire che la serie di Schiavone ha perso mordente da qualche episodio, precisamente da “pulvis e umbra”. sarà colpa della serie tv, del successo che lo ha reso super pop..non so. i primi episodi erano più ruvidi e avvincenti, inoltre le storie si concludevano. adesso si attende la prossima puntata, ma con poca aspettativa. forse Manzini deve prendersi una pausa per ridare credibilità a un personaggio, a una serie a cui siamo affezionati. mi sembra indovinato il paragone con i vecchietti del bar Lume di Malvaldi: i primi episodi molto azzeccati, poi un declino inesorabile. ma Simenon come faceva? e Camilleri?
L'ottavo romanzo di Rocco Schiavone tira le fila della storia lasciata in sospeso nel libro precedente. L'assalto a un furgone portavalori porterà il nostro vicequestore sulla pista giusta per completare il quadro dell'omicidio del ragionier Fabre e della truffa al casinò di Saint Vincent. E intanto anche la situazione personale di Rocco si complica...la sua vita si divide ancora tra Aosta e Roma, in attesa di comprendere che cosa succederà e di svelare qualche mistero che ancora resta irisolto. E mentre il personaggio cresce, si evolve, matura, forse cambia...lo sguardo dell'autore si allarga a comprendere altri personaggi della squadra di Aosta, entrando nelle loro storie personali (ad esempio Casella).
Ma la malinconia intima e profonda non abbandona mai il cuore di Rocco (e per contagio anche di chi ha imparato a conoscerlo e amarlo).
Para mi es poco menos que un fetiche. Tengo dos personajes de sagas policíacas a los que adoro y les tengo especial cariño. Además, están íntimamente conectados. El Montalbano de Andrea Camilleri y este subjefe Rocco Schiavone, de quien es su discípulo, Antonio Manzini. Ésta es la octava entrega de las aventuras de este subjefe políticamente incorrecto y, como digo, una suerte para los que necesitamos reír a mandíbula batiente en medio de una trama policíaca intensa. Con un hilo conductor en su sustrato dramático, el personaje sigue evolucionando y cautivando al lector, con esa lealtad desprovista de postureo. Un gustazo de periodicidad anual caminar por Aosta con el equipo de la policía a cuyo mando, Rocco, no deja indiferente a nadie. Bien escrito, con muchos elementos Camillierescos que el lector disfruta porque evoca y no pocos ya propios. Larga vida al subjefe Schiavone.
Bello. Ma Manzini ci sta condannando alle attese dei romanzi di appendice, con questi finali da "seguirà alla prossima puntata ". E a noi poveri "Rocco dipendenti" non resta che passare da un conto alla rovescia all' altro....
Mi è piaciuto più del precedente. La scena dello scavo nella villetta è stata piuttosto intensa nonostante sapessi già, avendo visto la serie TV, come sarebbe finita. Trovo interessante inoltre come i personaggi della squadra di Schiavone stiano prendendo sempre più spazio con le loro storie personali. Dall'altra parte, invece, Marina sembra svanire sempre di più...
Nel complesso, la tensione rimane abbastanza alta e il libro riesce a tenere il lettore incollato. Ormai, però, la storia non si limita più al caso da risolvere: andando avanti, si aprono mille interrogativi che lasciano molte cose in sospeso e tanta voglia di scoprire cosa succederà dopo.
Partito decisamente in salita, si è rifatto nella seconda metà (e per fortuna!), facendomi ritrovare finalmente il “mio” Rocco. Che, oltretutto, stavolta mi ha fatto prendere un colpo... Te possino, Anto’!
Sicuramente non si può leggere questo volume se non si è letto quello immediatamente precedente (e altri prima, ad essere pignoli) al quale è strettamente legato grazie ad una storia molto articolata e scomoda, frequentata da una miriade di personaggi, molti dei quali double-face.
Questa volta il nostro Manzini ha dato molto più spazio e voce a colleghi, amici e vicini di casa, ponendo in risalto le loro storie e i loro problemi, dimostrando una volta di più il grande senso di umanità di Schiavone, in giusta contrapposizione ad ogni sua altra caratteristica negativa, che però io adoro a prescindere.
Nonostante con questo libro le indagini, vecchia e nuova, si siano più o meno brillantemente concluse (colpo di scena finale compreso che ha fatto un po’ temere per le sorti del vicequestore), pure rimangono aperte alcune questioni a livello personale: il binomio Seba/Baiocchi ad esempio, con il mistero che lo avvolge, che lascia intendere un disinteressamento da parte di Rocco (mmm... ho i miei dubbi), ma soprattutto... Caterina. Caterina e il suo ruolo nella vita di Rocco è una faccenda che scotta, anzi brucia e forte, che lascia intravvedere strade aperte e impervie. Caterina è una pagina bianca, tutta da riscrivere.
Anto’, pensaci. Io aspetterò...
___________________________________ 🆕 2019 📚 RC 2019 ~ Lo scaffale traboccante (-2 sob!) 🔠 RC 2019 ~ Alphabet Titoli-> R 🤝 GRI 2019 ~ Passato e presente-> task 7/b
Io Manzini lo leggo innanzitutto per motivi di "studio", perché è bravo davvero: scrive fluido, ironico, con un ottimo senso del ritmo (come avevo avuto già modo di dire). Però anche qui, se qualcuno mi chiedesse un consiglio sul leggere o meno questa sua ultima fatica, dovrei confessargli che, a se stante, questo libro non si capisce: troppi riferimenti ai libri precedenti, troppi sub-plot importanti (e non di colore come, ad esempio, capita con le disavventure di Fazio nei libri di Camilleri) che non vengono sufficientemente chiariti (d'altra parte, farlo avrebbe significato togliere ritmo alla narrazione principale). Per cui, 5 stelle al Manzini scrittore e al suo Schiavone ma... solo tre stelle al libro. P.S. È con estremo piacere che noto come anche Manzini si stia pian piano accorgendo dello sfacelo romano e, seppure ancora con non sufficiente sprezzo del pericolo, lo testimoni nei suoi scritti.
Manzini non finisce di sorprendere: il protagonista Rocco Schiavone è sempre più coinvolgente e vicino alla persona comune, con i suoi difetti, le sue debolezze, i suoi dubbi introspettivi, la sua scelta del bene e del male. Inoltre, in questa nuova avventura, l'Autore si concentra molto sulle caratteristiche e sulle problematiche di ciascun "collega" oltre che degli amici di sempre. Una trama molto ben architettata, con risvolti sempre più interessanti.
Ero partita un poco scettica in questa lettura. Manzini invece mi ha piacevolmente sorpreso, dopo qualche incertezza e stanchezza negli ultimi libri questo mi pare risalire di livello e così mi sono goduta il finale di questa storia che si sviluppa su due libri.
Un furgone portavalori scompare tra le montagne di Aosta, così si apre questo “episodio” della vita di Rocco Schiavone. Continua e si conclude l’indagine iniziata nel libro precedente: “Fate il vostro gioco”, sulle vicende del casinò e l’omicidio di Romano Favre. Continua, nel frattempo, a riaffiorare il passato di Rocco e sicuramente c’è da aspettarsi delle novità nel prossimo testo. Infatti, Enzo Baiocchi è evaso e sarà sicuramente sulle tracce di Schiavone, inseguito, però, da Brizio anche lui evaso dagli arresti domiciliari. Lo stile di Manzini è sempre avvincente, pungente e fa stare il lettore con gli occhi incollati sulle pagine, tuttavia, questo romanzo non mi ha convinto. Chissá come andrà con il prossimo. La curiosità non manca 📚🪐
Altro episodio del nostro Rocco. Concordo che sia molto legato al precedente e che da solo avrebbe avuto poco senso. Come al solito in queste serie, però, più dei casi in sé a me interessano gli sviluppi dei personaggi. E Rocco e la sua squadra continuano ad aver tanto da dare, a divertire, a commuovere, a emozionare. Gli altri della serie li avevo letti parecchio tempo fa e non tutti così a ridosso, è un piacere essere tornata da loro.
Bellissimo, perfetto, storia che continua dalla precedente, complesso ma non complicato con una squadra che ormai si ama e di cui si fa fatica a fare a meno! Banalmente direi perfetto!
Ritornare a leggere Manzini non è mai stato tanto semplice e tanto difficile al contempo come questa volta. Facile perché dopo appena tre mesi ritroviamo Rocco Schiavone, un record non da poco per noi lettori abituati a dover aspettare quell’annetto buono prima di tornare ad Aosta; difficile perchè ritorniamo a metà di una storia che non sembra avere né capo né coda, che gira intorno al vicequestore e lo trascina tra passato e presente.
@pixabay
Ricordate? Rocco non c’aveva capito un cazzo in Fate il vostro gioco. Sì, un colpevole lo aveva trovato e arrestato ma non era convinto, sapeva che dietro l’omicidio dell’ex dipendente del Casinò di Saint Vincent ci doveva essere ben altro. Non molla Rocco e continua ad indagare, anche perchè guarda caso sparisce un portavalori partito proprio dal casinò…
Non contento dei colpi inferti con Pulvis et umbra Manzini ci dà un’altra mazzata e questa volta la maschera da doppio libro. Fate il vostro gioco e Rien ne va plus potevano essere benissimo un libro unico, 7-800 pagine che non avrebbero spaventato noi lettori appassionati del vicequestore di Aosta, ma sono contenta che l’autore abbia deciso per dure romanzi separati, che ci abbia centellinato questo caso che ha la parvenza della truffa tanto tipica ma che nasconde in sé tanto ma tanto di più.
Non sono riuscita a posarlo, se non per una doccia veloce e per sfamare il cane che con gli occhioni mi guardava speranzosa, dovevo andare avanti e vedere che ne sarebbe stato di Rocco, Gabriele, Lupa e di tutti gli altri. Preparatevi a tutto, a scivoloni, a risate e lacrime, a rabbia e a nuovo dolore. Manzini negli anni passati ha aperto tante parentesi nella vita di Rocco, ci ha fatto scoprire tanti possibili scenari, e anche questa volta alla fine avremo una strana sensazione, stretta tra la soddisfazione di aver messo un punto al caso e la confusione per quello che ancora una fine non ha.
@pixabay Tra un giallo e l'altro, il cuore di tutto continua ad essere lui, Rocco, un personaggio tanto forte da essere lui stesso il romanzo. E se questa volta trova una soluzione al caso, non la trova per se stesso, ancora più perso nella sua solitudine, con Marina che oramai sente sempre meno, è sempre più un'eco lontana, un pensiero a qualcosa che poteva essere e non è stato, e quella famiglia forzata che Gabriele gli ha montato in casa. Ma in questo capitolo il vicequestore ha anche paura, non credo di averlo mai visto così spaventato. Furioso, incredulo, sconsolato sì, ma spaventato mai. Ha paura Rocco, per se e per chi gli è intorno e ha soprattutto paura di cosa non c'è più e di chi lo ha preso. Lo so, sono sibillina, ma tra quello che non vi posso dire e quello che Manzini non ci dice è un bel casino scrivere qualcosa. Soprattutto in questi ultimi due libri si è creato un legame strano e profondo tra il lettore e il vicequestore, un affetto attento e misurato solo in apparenza, ma che nel profondo è molto di più. Vorresti dirgli di stare attento, di guardarsi le spalle, di non fidarsi e magari di comprarsi un cappotto che lo protegga dalla pioggia insistente, ma sai già che lui farà quello che vuole, che girerà per Aosta, Lupa al seguito, sotto un acquazzone continuo, che continuerà a cercare la verità, continuerà a scrutare tra quelle ombre che lo circondano e che lo tengono d'occhio, ombre pericolose.
Ogni volta mi stupisco, ogni volta sono sicura di aver letto il libro più bello della serie, e ogni volta, immancabilmente, eccomi immersa in una maratona di lettura, perchè non posso abbandonare Rocco, non lo lascerò da solo. Anche se, come al solito, chiusa l'ultima pagina fisso quel foglio bianco con gli occhi lucidi e mi chiedo: E ora? Rocco, ora cosa succederà?
Direi che Manzini, che seguo dai suoi primi racconti, sia ormai il migliore. Che, insomma, anche il sommo Camilleri abbia finalmente trovato il suo successore. Questo suo ultimo, per il momento, lavoro ha veramente tutto. Innanzitutto la maturità del vice questore Rocco Schiavone, che sempre più è uomo vero, con suoi pensieri, sofferenze, paure. E poi la realtà italiana al contorno, dove le persone perbene magari sono quelle che preparano rapine, rubano centinaia di milioni di danaro pubblico, ed i diseredati, i Casella, i Daruta, alla fine invece possono portare contributi notevoli alle indagini. Analisi sociali, ironie, sviluppi polizieschi, mai troppo gratuiti e scontati. L'Italia, mai scontata con cui tutti i giorni ci incontriamo e/o scontriamo. Ora non resta che attendere, fiduciosi, il prossimo romanzo, o, anche, perchè no, lo sviluppo televisivo che tanto è apprezzato da chi, purtroppo, non ha il tempo, o la cultura, per godersi i libri in santa pace. Buona lettura a tutti
Come previsto (e per fortuna!), questo libro chiude l'indagine aperta dal romanzo precedente, in cui il movente dell'omicidio e l'interesse di alcuni personaggi che in principio non sembravano coinvolti risultavano piuttosto nebulosi. Saranno la rapina a un furgone portavalori e l'omicidio di una delle due guardie giurate a permettere alla squadra di Aosta di completare il puzzle. E anche grazie alle indagini di agenti insospettabili. Sul fronte Baiocchi, invece, ci sono sviluppi nuovi (alcuni inspiegabili) che ci porteremo avanti ancora un po'.
∙ Qualcuno soffierà su quel castello di carte che è la vita di Rocco e tutto verrà giù. ∙ Manzini prosegue quel processo di doloroso ottundimento del dolore che colpisce al fianco Rocco ∙ Alzati, Rocco, alza gli occhi, alza il visto verso quel cielo, verso la pioggia, il sole o la neve. Alzati, Rocco, perché noi abbiamo bisogno di te e non può finire così.
Schiavone è schiavone. Va letto per capire. Non riesco a leggerne uno senza versare qualche lacrima per la sua marina. Manzini ha creato un personaggio meraviglioso
Indicazioni editoriali Scompare, letteralmente nel nulla, un furgone portavalori. Era carico di quasi tre milioni, le entrate del casinò di Saint-Vincent. Le dichiarazioni di una delle guardie, lasciata stordita sul terreno, mettono in moto delle indagini abbastanza rutinarie per rapina. Ma nell’intuizione del vicequestore Rocco Schiavone c’è qualcosa – lui la chiama «odore» – che non si incastra, qualcosa che a sorpresa collega tutto a un caso precedente che continua a rodergli dentro. «Doveva ricominciare daccapo, l’omicidio del ragioniere Favre aspettava ancora un mandante e forse c’era un dettaglio, un odore che non aveva percepito». Contro il parere dei capi della questura e della procura che vorrebbero libero il campo per un’inchiesta più altisonante, inizia così a macinare indizi verso una verità che come al solito nella sua esperienza pone interrogativi esistenziali pesanti. Il suo metodo è molto oltre l’ortodossia di un funzionario ben pettinato, e la sua vita è piena di complicazioni e contraddizioni. Forse per un represso desiderio di paternità, il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più vincolante. Lupa «la cucciolona» si è installata stabilmente nella sua giornata. Ma le ombre del passato si addensano sempre più minacciose: la morte del killer Baiocchi, assassino della moglie Marina, e il suo cadavere mai ritrovato; la precisa, verificata sensazione di essere sotto la lente dei servizi, per motivi ignoti.
Secondo dei due romanzi gemelli dedicati alla ludopatia, al gioco d’azzardo e agli omicidi che gravitano intorno ai tavoli verdi del casinò di Saint-Vincent. Ho avuto l'impressione che l'equilibrio e la coesione tra le varie parti della trama –ben presente nei libri precedenti- si stia pian piano sfilacciando. Troppe storie parallele, rimandi a libri precedenti (che se uno non li ha letti non ci capisce niente), troppi siparietti inutili. Insomma confusione. Simpatici personaggi secondari vengono progressivamente declassati, qualcuno sparisce, qualcuno arriva e in tutto questo movimentismo a risentirne è la storia, specie la fase risolutiva, che dovrebbe esserne l’apoteosi. Nel caso specifico la soluzione arriva da un giovane hacker, ma per trovarlo l’autore è costretto ad inventarsi una improbabile storia d’amore tra uno dei poliziotti e una vicina di casa. Peccato, perché avrebbe potuto attingere tra le “vecchie” figurine già presentate, in modo da attribuire loro maggiore spessore e credibilità. Quasi tre ***
Després de Hagan juego, on Rocco Schiavone s’endinsava en els laberints foscos del casino de Saint-Vincent i descobria les primeres esquerdes d’una trama corrupta, No más apuestas reprèn el fil amb més amargor i profunditat. Si en la primera entrega el joc era escenari, aquí és condemna. Aquesta continuació no només tanca una investigació, sinó que obre una ferida més fonda: la de les vides que es trenquen silenciosament sota el pes d’un sistema que sempre aposta contra els febles.
Al marge de la investigació, hi batega la vida d’en Gabriel i la seva mare, la Cecília —dos personatges que ja coneixíem de Hagan juego i que ara conviuen temporalment amb en Rocco. Ella, atrapada en la seva addicció al joc; ell, un adolescent que intenta sobreviure a la incertesa. No són protagonistes del cas, però sí testimonis d’un món que col·lapsa, rostres humans del naufragi que Schiavone intenta, inútilment, ordenar.
Mentrestant, el subjefe de policia més sarcàstic i desencantat del nord d’Itàlia investiga un robatori de tres milions d’euros i la mort d’un antic inspector del casino. Però no és l’enigma allò que el turmenta, sinó el que hi ha sota: un país trencat, una cadena d’injustícies que es repeteixen, i la sensació que els de baix sempre juguen amb les cartes marcades.
No más apuestas és molt més que una novel·la policíaca: és una sàtira ferotge i lúcida sobre un sistema en fallida. Et fa riure amb un diàleg absurd i brillant, i et glaça quan deixa entreveure la solitud i el dolor. Entre rialles, et recorda que no som més que titelles en mans d’un poder que juga a la ruleta amb les nostres vides.
Continuano le vicende del nostro amato Rocco Schiavone, e del commissariato di Aosta. Personalmente parlando adoro il legame tra Rocco e Gabriele, di una tenerezza assurda. Come del resto la scenetta comica tra Rocco e Casella a casa della vicina di casa. In questo libro, infatti troviamo anche le vicende infirme e personali dei suoi agenti, facendoceli scoprire un po’ di più. Il finale del libro(dialogo con Marina) è da pelle d’oca. Manzini ti adoro!
Ottima la scrittura e i personaggi, al solito. Stavolta si approfondiscono di più anche i personaggi secondari. Solo i rimandi continui ai romanzi precedenti o a quelli da venire sono un po’ troppi per i miei gusti.
E' più forte di me, i libri di Manzini li divoro. Qui si chiudono un po' di vicende che erano rimaste in sospeso, ma se ne aprono altre: che fine ha fatto Seba? Chi è l'uomo col Rolex? Chi ha spostato il corpo sepolto all'Infernetto? Tutte domande che spero troveranno risposta nel prossimo romanzo.