Un testo senz'altro unico, tanto informativo - e a tratti illuminante - quanto problematico. Mettendo sullo stesso piano fonti letterarie, esoteriche, scientifiche e pseudoscientifiche, l'autore segue le tracce degli sviluppi dal 1600/1700 alla seconda metà del Novecento di una manciata di idee interconnesse, tutte legate ai poli terrestri: la provenienza dell'umanità dal Nord, l'origine nordica dei popoli indoeuropei e la loro (presunta, come un po' tutto il resto) superiorità razziale o spirituale, l'abitabilità delle regioni polari in epoca storica o protostorica, la presenza di aperture ai poli che consentano l'ingresso in una "Terra cava" popolata o popolabile, il controllo materiale o spirituale da parte di civilità sotterranee, il cambiamento di posizione dei poli nel corso della storia o la modifica dell'inclinazione dell'asse terrestre. Il tutto toccando en passant Atlantide e Lemuria, l'Aghartha e Shamballa, teosofi e neonazisti, ariani e iperborei.
Godwin è scrupoloso e lodevole nella sua costante ricerca delle fonti primarie, e distingue con attenzione le asserzioni di antichità fondate su riscontrabili documenti storici da quelle costruite su puri ipse dixit e rivelazioni mistiche assortite. Anche l'approccio "agnostico", che guardando ai percorsi e le rimasticazioni delle idee non squalifica bufale e invenzioni artistiche rispetto alle opere votate al rigore scientifico, è una carta vincente dello studio: di fatto, l'autore tratta la materia esaminata come un tessuto mitologico - una prospettiva certamente inusuale visto il carattere moderno se non contemporaneo dei fenomeni analizzati, ma capace di evidenziare brillantemente la rete che connette ciascuno dei suoi nodi assai eterogenei.
Eppure, lo stesso sguardo agnostico e la chiara e legittima fascinazione di Godwin per alcuni degli sciroccati di cui scrive lo portano con una certa frequenza a prendere sbandate, o esporre visioni antiscientifiche che cozzano con la sua medesima attenzione alla verificabilità. In un passaggio loda il Gardner di "Fads and Fallacies in the Name of Science", in un altro smonta con gusto le millanterie di Pauwels e Bergier in "Le Matin des Magiciens"... Eppure, non molto dopo celebra il Charles Hapgood di "Maps of the Ancient Sea Kings" - accusando la comunità scientifica di miopia ed elitismo. Coraggiosamente, riconosce la coerenza del pensiero di personaggi come Evola o l'ancor più radicale Serrano, ma almeno nel caso del più sobrio (si fa per dire) Guénon sembra anche considerare affidabili parte delle sue rivelazioni.
Le affermazioni del testo, insomma, vanno prese con le pinze e sottoposte a indagini aggiuntive. Nel 99% dei casi, si riveleranno solide, ben contestualizzate e ricche di chiarificanti implicazioni. Quando questo non accadrà, sarà facile mettere fra parentesi l'eccessiva tendenza dell'autore alla sospensione di incredulità, aggiungere mentalmente qualche condizionale, e proseguire la lettura con immutata curiosità.