"Six new monologues from the master of wry observation"
Content: -The hand of God -Miss Fozzard finds her feet -Playing sandwiches -The outside dog -Nights in the garden of Spain -Waiting for the telegram
Characterized by the author's understatement, observation and knowing irony, these six Alan Bennett monologues were written for the second BBC1 series of Talking Heads, the first having been transmitted 11 years earlier, in 1987.
Librarian Note: There is more than one author in the GoodReads database with this name.
Alan Bennett is an English author and Tony Award-winning playwright. Bennett's first stage play, Forty Years On, was produced in 1968. Many television, stage and radio plays followed, along with screenplays, short stories, novellas, a large body of non-fictional prose and broadcasting, and many appearances as an actor. Bennett's lugubrious yet expressive voice (which still bears a slight Leeds accent) and the sharp humour and evident humanity of his writing have made his readings of his own work (especially his autobiographical writing) very popular. His readings of the Winnie the Pooh stories are also widely enjoyed.
Il mio primo Bennett. Mi ha divertito e sorpreso. L'agilità della struttura narrativa - sei monologhi quasi teatrali, conversazioni intime, sapientemente frammentate - si discosta dal solito leggere. Rende la partecipazione attiva; attenta; quasi visiva. A ciò si aggiunge la tensione di ognuna delle sei vicende, che "monta", sempre, in modo impercettibile ma estremamente deciso. E che non arriva mai allo scoppio vero e proprio: lo lascia alla fantasia e all'esperienza del lettore, rinforzando così la drammaticità grottesca. Sorprendente è stato ritrovare - dopo tanto tempo - l'adorato humor inglese, accennato, sottile, duro, amaro, costantemente in equilibrio di confine, tra sarcasmo e dramma. Tra malinconia e ilarità. Un vecchio amico.
La traduzione non è male. Dinamica. Attuale. Purtroppo inciampa due o tre volte nell'odiosa sciatteria odierna, quasi imposta dai tempi... (Es. - pag. 130: «È successo stanotte. Credevano che stavo dormendo e allora... »). Un peccato. Che tuttavia non rovina la lettura.
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POST SCRIPTUM (dedicato a... più di un amico). Ringrazio pubblicamente, una et semper, l'amicizia, la professionalità, la dedizione e l'amore per il lavoro dell'amico libraio Giorgio R., della Libreria Bastogi di Orbetello. Il libraio di fiducia. In un'epoca di grande distribuzione, di titoli imposti da dittature commerciali, clientelismi, osmosi ideologica, premi fasulli, disorientamento superficiale - e colpevole - dei lettori, copertine rutilanti di libri vuoti, 'parvenus' della cultura e crisi strutturale del settore, oltre che di valori, esiste ancora chi lavora con serietà e fatica, con gioia ed entusiasmo, tra mille difficoltà, a difesa dell'artigianato della conoscenza. Desideravo una lettura di svago intelligente. Mi ha guardato e mi ha detto: «Ti consiglio Alan Bennett, se non lo conosci... ». Era il consiglio perfetto. Dato con l'occhio clinico del sarto-libraio. Non comprate i libri al supermercato.
Son venuti due, proprio adesso. Hanno guardato la zuppiera coi fagiani. « Sessanta sterline! » fa lei. « Io, la mia, l'ho pagata due e dieci». « Sì, ma quando?» volevo chiederle. «Nel '55?». Certi poi fanno cadere tutto per terra. Ora ho messo un cartello:
Guardare è bello, toccare ancor di più, ma se lo rompi dovrai pagarlo tu.
Ecco uno che guarda. È come stare nella boccia dei pesci rossi. No. Puoi allungare il collo finché vuoi, ma il prezzo non riuscirai a vederlo. Così te lo sloghi e non vedi lo stesso, perché sono stata ben attenta a sistemare il cartellino in modo che per sapere il prezzo tu debba entrare nel negozio.
3,5/ 4 ⭐️ Beh Bennett è un grande anche in questo sei monologhi esce la sua genialità. Li ho trovati molto divertenti come questo passaggio di una donna di novant’anni:
Ad ogni modo arriva l'infermiera Bapty, mi porta vicino alla finestra e dice: « Violet, vuoi un aiuto psicologico per aver visto quel pene? ». Le ho detto: « Infermiera, vado per i novantacinque». « Sì, Violet, ma tu sei una vittima. L'età non c'entra; tu rappresenti tutte le donne». Le ho detto: «Guardi, infermiera Bapty, una tazza di the farà miracoli, grazie». Francis è un infermiere come si deve, coi titoli, e lo si capisce subito perché è capace di svestirmi in un secondo. Gli ho detto: « Una volta ci ha provato, uno, a svestirmi, ma non c'è paragone. Sei così abile anche con la tua ragazza?». Ha detto: «Sei tu la mia ragazza». Ah, che braccia magnifiche.
Uno dei migliori lavori di Bennett. Sei piccole 'short stories' ma che contengono tutti gli elementi che fanno di Alan Bennett uno scrittore davvero notevole.
(English version below) Non so come ho potuto resistere fino alla fine. Anzi lo so: una recensione entusiastica su Goodreads, il fatto che il primo monologo mi è piaciuto (per questo metto due stelle anziché una) e che il libro è breve e quindi tanto valeva finirlo. Forse poteva mettermi sull'avviso la troppo lunga introduzione dell'Autore, sicuramente interessante solo per i suoi fans.
Tranne il primo monologo, però, lo schema mi sembra sempre lo stesso: qualcuno che riesce a ignorare qualche bruttura o perversione in sé stesso o nel suo intorno, mascherandola con il denso fumo di molte parole. Tutto qui. E che brutte brutture! E una volta che si scopre a cosa si riferisce il "gioco del panino" verrebbe voglia di denunciare l'editore per averlo scelto come titolo del libro (il titolo originale, tradotto letteralmente, sarebbe "Teste parlanti").
No, non trovo interessante, né tantomeno divertente, un mondo di falsi ingenui e di disturbati sessuali.
ENGLISH VERSION I don't know how I managed to reach the end of the book. Actually, I know. It had an enthusiastic review from a friend on Goodreads, I actually liked the first monologue (and it's the only reason for giving a second stars) and the book is quite short. The longish and boring introduction could have warned me. Too bad I didn't realise.
Apart from the first monologue, all the others have the same brain pattern: someone managing to ignore some horror or perversion in himself or his surroundings. All of the speakers succeed (more or less) by dissolving the issue in a thick cloud of words. That's all. But... what horrific perversions! And the italian title is even more horrific since the editor had the very bad taste to pick it from the most disgusting monologue in the book. (I don't have the english version, but back-translated would be something like "The Game of the Sandwich": once you learn what it refers to, you will not see that expression again without wincing in disgust).
No, I can't find neither interesting nor amusing a world of perverts and false simpleminds.
You can't fault A Woman of No Importance or the first two series of Talking Heads. These absorbing and flawless monologues truly come alive on screen, an excellent cast of actors describing states of quintessentially English guilt, cunning, gossip, loneliness, nosiness and tragedy.
La mano di dio 4/5 Miss Fozzard a piede libero 5/5 Il gioco del panino 5/5 Il cane deve stare fuori 5/5 Notti nei giardini di Spagna 4/5 Aspettando il telegramma 3/5
Con sei colpi ben assestati, Bennett ci mette al tappeto, come di consueto, tra risate mal trattenute e amare rivelazioni. Quest’uomo ha imparato alla perfezione la lezione di Roald Dahl e confeziona sei ritratti (cinque al femminile) di personaggi al limite del credibile ma sempre, straordinariamente plausibili. Il colpo a sorpresa è, come nei racconti del maestro, sempre in agguato e arriva indizio dopo indizio a illuminare di colpo la scena fin lì apparentemente ordinaria. Il lieto fine non è mai contemplato. E non potrebbe essere altrimenti: svanirebbe del tutto l’alone di ironia tagliente e perché no scorticante che avvolge questi “mostri”. Il sesto e ultimo ritratto è insieme il più esilarante e il più malinconico. Un gioiello da viale del tramonto che vale l’intera (ahimè sempre troppo breve) raccolta.
Indelebili ritratti di esistenze desolanti e desolate. Scommetto che almeno uno di questi vi inciderà l'animo. A me tutti e sei. Persino il titolo del libro non riesco più a leggerlo senza provare un moto di disgusto. Un piccolo consiglio: l'introduzione va indubbiamente letta, ma è meglio leggerla dopo aver letto tutti e sei i monologhi.
Il mio primo Bennet. Avevo visto La signora nel furgone con Maggie Smith, ma non poteva prepararmi a questi monologhi. Come ogni bravo scrittore sa portarti per mano nelle storie, per quanto brevi, mostrarti un po' di finale senza mostrarti un vero finale. c'è sempre qualcosa di aperto, un spiraglio sul futuro: puoi intuirlo, ma niente di più. In cima alla classifica metterei miss Fozzard e aspettando il telegramma. non so perché hanno deciso di mettere come titolo alla raccolta quello del racconto del pedofilo. gusti, immagino.
Nonostante non sia una appassionata di racconti, questa raccolta è stata una scoperta: sei racconti tragicomici, che rappresentano bene la cupezza della vita. La mano di Dio e Aspettando il telegramma sono quelli che mi sono piaciuti di più, avendomi veramente sorpresa per la loro imprevedibilità (degli altri riuscivo, bene o male, ad intravedere dove volesse andare a parare l'autore).
Goodreads didn’t have this one listed in the English language so I recorded it against this listing. This was a bit of a roller coaster ride, emotionally. Really enjoyed the ending.
Wonderfully observed portraits of lower-middle and working classes, more of s father edge than the original collection, covering murder, sexual abuse, paedophilia, prostitution.
I love the way these monologues feel as if you’re overhearing someone talking to a friend on a bus, although when they were written people wouldn’t have shared such personal information on a bus. These deal sensitively with some very serious issues and in some cases crimes. They show people making sense of things for themselves, justifying and coming to terms with very human darknesses, making light of things and telling themselves stories that protect the way they believe the world should work.
Some good short monologues in here but in general the quality is not as good as the first Talking heads book. The endings of the stories in this volume are a bit abrupt and doesn't tie the stories up as well as its predessor.
Follow up to the original Talking Heads which I also read this month. Once again very well written and as Bennett himself says more miserable then the original!
These monologues are beautifully read, totally believable and very touching. Sad stories of the lonely, the vulnerable and the deceived which touched my heart.