Ashley, diciassette anni.
Una notte un killer penetra in casa sua e le uccide il padre e un'amica ospite. Lei invece riesce miracolosamente a fuggire. La madre verrà uccisa in seguito, durante un colloquio con la preside della scuola di Ashley, che l'aveva convocata per fornirle delle informazioni sul presunto assassino e che, colpita a sua volta dall'aggressore, resta in coma.
L'assassino è noto, o almeno così si pensa. Ma riesce a fuggire, lasciando Ashley traumatizzata e ansiosa tanto da decidere di lasciare gli Stati Uniti e di rifarsi una nuova vita in Europa, lontano da tutto e da tutti. Ma poi l'incubo riprenderà forma, e Ashley sarà costretta a ritornare nel paese natale, e a scoprire, attraverso un copo di scena dopo l'altro, cosa è effettivamente accaduto e perchè è accaduto.
Senza infamia e senza lode, questo mio primo incontro con Phillip Margolin mi ha ricordato un po' i romanzi di Koontz, con trame che ruotano attorno a una giovane figura femminile sola, disperata a traumatizzata, in balìa di un pazzo che, per motivi non ben chiari, ce l'ha con lei. La "Bella addormentata" del titolo, tuttavia, non è Ashley bensì la preside in coma, personaggio centrale per la vicenda.
Qualche momento di tensione c'è, alternato a momenti di stasi e a passaggi di dialoghi svolti fra le aule di tribunale, ma anche a passaggi riguardanti la storia d'amore tra Ashley e il suo legale.
Interessante la "cornice" del romanzo, poichè la storia della protagonista viene a sua volta raccontata da un altro personaggio che ne trae un crime-novel intitolato proprio "La Bella addormentata", e il libro di Margolin si apre proprio con la presentazione di tale libro, da parte dell'autore, in una libreria. Una sorta di libro nel libro, che riesca ad incuriosare il lettore.
In definitiva non è un cattivo thriller, ma non lo definirei memorabile.