Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di avere «eliminato» Misery, il suo personaggio preferito, e gli impone, tra terribili sevizie, di «resuscitarla» in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte. Un capolavoro dell'horror, un incubo raccapricciante che solo Stephen King poteva concepire.
Semplicemente la triste storia di una fangirl che è nata negli anni ’40. Annie, avresti amato le fanfiction, Reddit, gli edit su tiktok, Tumblr…avresti creato dei drama di prima categoria su twitter. Il mio cuore si spezza per te.
Le mie precedenti esperienze con Stephen King (The Body, The Langoliers, L’Occhio del Male), a parte forse con Carrie, non mi avevano lasciato un’impressione così forte. La trama penso la conosciate tutti, ma nel caso ecco un piccolo assaggio: Annie è una ex infermiera che è appassionata di romanzi rosa, soprattutto di una serie storica che ha come protagonista Misery. Quando trova Paul, l’autore di Misery, sul ciglio della strada, sopravvissuto per miracolo a un incidente stradale, deciderà di accoglierlo nella sua umile dimora per prendersi amorevolmente cura di lui. Non succederà nulla di brutto! Opposites attract, she falls first he falls HARDER, ascia nella camera da letto.
Innanzitutto, dall’esatto momento in cui ho preso in mano questo libro non sono riuscita a staccarmi. La trama, materialmente parlando, è piuttosto statica, ma l’universo interiore di questi personaggi è infinito. Paul passa la maggior parte del tempo in uno stato semi comatoso, e King è stato bravissimo a trasporre su carta la mente delirante di un uomo, tra traumi, ricordi del passato, impressioni, sogni e incubi. Avrei letto altre 500 pagine su questi personaggi. Lo dico dal punto di vista della mia curiosità intellettuale, non della mia pressione sanguigna. Perché ovviamente King è un maestro nel creare tensione. L’emozione nel seguire Paul all’interno della casa apparentemente vuota, con il continuo sospetto che Annie possa spuntare da un momento all’altro. L’assoluta imprevedibilità della donna, che è un personaggio pazzesco. Lo stato mentale di Paul, che lo fa allucinare, scambiare il sogno con la realtà. Tutto questo contribuisce a creare un’atmosfera incredibile, tanto che più di una volta ho urlato al libro. Imploravo Paul di STARE FERMO proprio come quando guardo un film horror o noto che il mio cane ha qualcosa in bocca che non dovrebbe avere.
Ma il libro non sarebbe lo stesso senza l’esplorazione del rapporto tra creatore e fan. Da quello che ho capito, King scrisse questo libro dopo anni di osservazione del comportamento dei suoi lettori: persone che prima annunciano di essere i suoi più grandi fan e che subito dopo lo chiamano stronzo se non si ferma a fare una foto; persone che si lamentano se esce dal tracciato, dall’immagine di autore Stephen King che si sono costruiti nella propria mente. Oltre che incredibilmente affascinante, questo concetto è anche attualissimo. Queste dinamiche non hanno fatto altro che moltiplicarsi con l’avvento dei social. Anche un fan che non raggiunga i livelli di squilibrio di Annie può trovare tranquillamente i contatti dell’autore, se non una valanga di informazioni biografiche, interviste e cosa ha mangiato stamattina a colazione. Sarebbe interessante leggere altri romanzi che esplorano questi rapporti tra fan e creatori. A chi appartengono i personaggi? A chi li crea? A chi li ama? Appartengono a tutti, nel momento in cui il creatore li condivide?
A parte qualche scena (per esempio, quella dell’album, mi sembra un modo facile e oggigiorno cliché per dare informazioni, ma forse King nel 1987 questo cliché lo ha inventato), ho adorato questo libro. Nel modo in cui ti parte la risata isterica subito dopo essere saltata dalla sedia per un jumpscare. La botta di adrenalina e le endorfine subito dopo. Comunque Annie girlboss di altri tempi. Non hai AO3, con la gente che ti scrive le fix-it fic per riparare i danni del canone? Rapisci il creatore stesso e ti fai scrivere quella fix-it fic DA LUI. Genia.
Settimane in cui non riuscivo a leggere più di venti pagine senza annoiarmi, un mese, quello di novembre, di letture iniziate e abbandonate. Poi ho guardato la libreria, i libri ancora da leggere, Stephen King non avrebbe mai potuto annoiarmi! Iniziato dopo pranzo, in un freddo e piovoso venerdì pomeriggio (freddo sicuramente, piovoso non so perché per ore non ho guardato fuori dalla finestra), finito poco dopo l'ora di cena con pause per sgranchirmi le gambe e prepararmi da mangiare. Bellissimo, a ogni livello. Il racconto degli orrori che Annie provoca a Paul, un salire di orrore e crudeltà; lo studio della mente di Paul, come reagisce all'incubo e come riesce a scrivere il romanzo migliore della sua carriera; in ultimo, ma non importante, una vera lezione di letteratura dentro il romanzo, come si scrive un libro, i trucchi a cui ricorrono gli scrittori, la febbre di scrivere in qualunque situazione, la nascita e la crescita di una storia. Oserei dire, geniale. Perché solo un genio, un uomo dotato di un incredibile talento come King avrebbe potuto scrivere un romanzo del genere.
È impossibile smettere di leggere, King lo fa volutamente e date le grandi doti di scrittore ci riesce egregiamente. Devo ammettere che non è al livello di Shining, quello è secondo me il top raggiunto e che supera IT, ma ha la caratteristica che ci insinua una curiosità morbosa nel sapere come finisce. È claustrofobico, angosciante ma non raggiunge i picchi di autentica paura, qui non c'è il paranormale anzi qui è tutto mostruosamente reale, però totalmente folle. Potrebbe essere una lettura per conoscere King ma preferisco consigliare Shining come primo approccio.
INCANDESCENTE! Sensazionale romanzo di Stephen Kingc horror psicologico ove dipinge un personaggio (Annie Wilkes) destinato a rimanere nella storia della letteratura. Il ‘Viale delle Rimembranze’ è semplicemente geniale. Certo, c’è da dire che avrei preferito se il Re avesse evitato qualche pezzo un po’ trash (come nella scena in cui, dopo aver tagliato il pollice al povero Paul, Annie glielo infila come candelina su una torta di compleanno e lo minaccia di farglielo mangiare.. anche meno, ecco) e forse avrei voluto che approfondisse ancora meglio il personaggio di Annie, magari proprio facendola parlare in prima persona dei suoi stessi crimini passati, come il padre o i bambini della vicina di casa o la sua coinquilina. Ma chi sono io per giudicare l’opera del Re? Cinque stelle e la promessa di recuperarli tutti, prima o poi. Anche se per ora siamo solo a tre.
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Il primo libro dell’anno, l’ardua scelta, l’angoscia, la paura di sbagliare la prima lettura e tirarmi addosso la sfiga per tutto l’anno… Quest’anno è stato facile facile: autore amatissimo, Stephen King, che casca a fagiuolo con la rubrica #unrepertre grazie alla quale, io, @duelettrici e @unavitadasfogliare scegliamo un libro del Re da leggere assieme!
La scelta è caduta su “Misery” e io ho trascorso tre meravigliosi pomeriggi in compagnia di Paul Sheldon e Annie Wilkes! Ecco, sulla meravigliosa compagnia di Annie avrei giusto qualcosa da ridire, ma se avete letto il libro (o visto l’altrettanto bel film) saprete già; in caso contrario, io no vi spoilero nulla!
📕Te lo consiglio se:
- Non sei fifone - Hai lo stomaco forte - Ti servono idee per far fuori qualcuno
#lamiafascetta Non metterete più le candeline sulla torta
3.5⭐️ Primo approccio a King e primo battessimo superato con ottimi risultati. Annie è una pazza psicopatica che mi perseguiterà nei miei incubi peggiori, già lo so.
Misery è un thriller psicologico che esplora l’ossessione di una lettrice nei confronti del suo autore preferito. Si tratta di un romanzo claustrofobico, ambientato quasi interamente in un’unica stanza, che fa leva sul turbamento psichico del villain principale. Ritengo che sia uno dei migliori lavori di Stephen King, poiché riesce a costruire un racconto dal ritmo incalzante, capace di tenere il lettore costantemente in tensione, a partire da un’idea solo in apparenza semplice. Inoltre — fatto insolito per gli standard dello scrittore — è un libro relativamente breve.
Paul Sheldon è uno scrittore di bestseller, noto soprattutto per la serie di romanzi con protagonista Misery Chastain. Quando rimane vittima di un incidente stradale, si risveglia nel letto di una casa sconosciuta, privo di forze, drogato e con le gambe gravemente compromesse. Poco dopo, Paul scopre che la sua salvatrice si chiama Annie Wilkes, e che si trova proprio nella sua abitazione. Ma non è tutto: forse per pura coincidenza, Annie è anche una fan sfegatata dello scrittore, e si autoproclama la sua «ammiratrice numero uno».
Come se non bastasse, Annie nutre una particolare ossessione per il personaggio di Misery. Quando scopre che Paul, nell’ultimo romanzo della serie, ha «fatto morire» la sua eroina, perde completamente il controllo, e la vita dello scrittore sprofonda in un inferno di dolore e terrore.
L’imperativo di Annie è uno solo: Misery non deve morire. Ed è così che, sotto tortura, la psicopatica ammiratrice numero uno costringe Paul a scrivere un nuovo romanzo, obbligandolo a riportare in vita il suo personaggio preferito.
King proietta il lettore all’interno della storia, focalizzandosi sul personaggio di Paul e sulla sua prigionia. Il dolore dello scrittore, intrappolato in una situazione terrificante, è tangibile, e nel corso della narrazione assistiamo all’inclinarsi della sua psiche in base agli eventi, provando empatia per lui. Uno dei pregi del Re è proprio quello di creare un ponte di collegamento tra il lettore e i personaggi, e in questo caso ci riesce benissimo. Attraverso flussi di coscienza e pensieri, Paul ci rende partecipi del suo inferno personale.
Il romanzo presenta praticamente solo due personaggi, e la bravura di King sta proprio in questo: riuscire a scrivere una storia avvincente con un’ambientazione scarna e un cast ridotto all’osso. La figura di Annie Wilkes è spaventosa, e King ne delinea la sociopatia in modo brillante. Non è una cattiva semplice e monodimensionale, bensì una personalità stratificata e complessa, una combinazione di lucido cinismo e follia insensata, quasi infantile.
Un aspetto interessante è il meta-romanzo interno, quello che Paul scrive per assecondare la sua carceriera. Un espediente geniale, che evita il rischio di una stagnazione narrativa e aggiunge ulteriore profondità alla storia.
Scavando appena sotto la superficie, non è difficile individuare un’allegoria neanche troppo velata. Credo che tutta la storia di Misery sia, in realtà, un tentativo di trasmettere al lettore tutto il peso emotivo e psicologico che grava su uno scrittore, costretto a relazionarsi non solo con sé stesso e con la propria opera, ma anche con i fan e le loro aspettative. Annie rappresenta il «lettore assiduo», colui che sviluppa una vera e propria ossessione per un’opera o — in questo caso — per un personaggio, pretendendo che l’autore lavori esclusivamente per soddisfare i suoi desideri. Paul, invece, è una sorta di proiezione dello stesso King — o di qualunque altro scrittore — che deve districarsi tra ciò che vorrebbe davvero scrivere e ciò che gli altri si aspettano da lui.
Il tête-à-tête tra scrittore e lettore è, in realtà, una relazione tossica, dalla quale nascono creature di carta che devono dimostrare di essere degne dei loro creatori. Lo si intuisce dal modo in cui, nonostante l’orribile pressione a cui è sottoposto, Paul sviluppi un desiderio quasi insano di scrivere e portare a termine il lavoro impostogli da Annie, arrivando ad amare quel figlio nato dal peccato.
"Sicuro? No. Non era più sicuro. Non era più sicuro di niente. Con un'eccezione: tutta la sua vita si era imperniata e continuava a imperniarsi su Misery"
COME NACQUERO LE FANFICTION
Andando contro la mia TBR -approssimativa è vero, ma che prevedeva tutt'altro- e la mia abitudine di lasciar stagionare i libri sullo scaffale prima di affrontarli, ho iniziato la lettura di "Misery" appena me n'è stata regalata una copia. Ho ceduto alla tentazione sia perché si tratta di uno dei titoli del caro Stephen che ero più curiosa di recuperare, sia per la sua presenza fissa nella maggior parte delle classifiche sui migliori romanzi kinghiani: volevo verificare di persona se meritasse tante lodi.
Lo spunto narrativo è abbastanza noto, e ben si adatta a creare un intrigante thriller psicologico: il noto scrittore Paul "Paulie" Sheldon rimane vittima di un incidente d'auto che gli causa gravissime ferite alle gambe; l'uomo viene soccorso da Anne "Annie" Marie Wilkes, che lo porta a casa sua e gli confessa di essere una sua grande ammiratrice, nonché ex-infermiera. Quello che potrebbe sembrare il più clamoroso colpo di fortuna di sempre si rivela però l'inizio di un incubo, perché la donna soffre di vari problemi psicologici non diagnosticati (tra i quali probabilmente il disturbo borderline e la sindrome di Polle) ed è intenzionata a tenerlo prigioniero, specialmente dopo aver scoperto che nel suo ultimo romanzo Paul ha "ucciso" Misery Chastain, il personaggio preferito di Annie.
Fin dalla prima pagina, ho capito che chi aveva redatto quelle classifiche non sbagliava affatto: questo è effettivamente uno dei libri più riusciti del caro Stephen. Perché proprio dalla prima pagina? perché l'inizio in medias res catapulta il lettore nella tragedia che Paul sta vivendo, senza indorare in alcun modo la pillola e senza preparare il terreno raccontando l'antefatto, che viene invece sviscerato pian piano nei capitoli successivi. Una partenza decisamente d'impatto che approvo in pieno, così come mi sento di promuovere lo stile di King, qui particolarmente ispirato: ho amato in particolare l'utilizzo convincente delle metafore, come l'immagine dei piloni spezzati che rappresentano le gambe rotte dello sfortunato scrittore.
Il mestiere che accomuna l'autore al suo protagonista è importante anche per il tono dato alla storia e per come viene posta particolare attenzione all'ispirazione letteraria, alla curiosità morbosa di chi legge ed ai dettagli tecnici legati a questo lavoro; il risultato è una storia a tratti metaletteraria, decisamente originale. L'aspetto che però mi ha colpito di più è la caratterizzazione dei due protagonisti: ho adorato immergermi nella storia per scoprire come Paul tenti di liberarsi dalle costrizioni fisiche e mentali che lo imprigionano, sfruttando ogni minuzia a suo vantaggio; Annie invece mi ha convinto soprattutto per il modo in cui viene delineata, raccontando un tipo di carattere per nulla scontato in un'antagonista, eppure a dir poco perfetto.
Ma non ci sono proprio difetti in questo romanzo? certo, però sono del tutto trascurabili. L'unico davvero evidente credo sia la premessa, che poggia su una serie di coincidenze poco verosimili; c'è anche della misoginia randomica, ma che in parte mi sento di giustificare vista la situazione in cui si trova il protagonista, nonché nostro POV quasi esclusivo, e anche il periodo in cui il libro è stato pubblicato. Molto più fastidiosi i refusi, specialmente quelli presenti nei momenti meno opportuni, che non si possono ignorare e spezzano purtroppo la tensione.
Il libro si è sviluppato molto lentamente, la prima parte della storia è molto lenta, a tratti noiosa (ho anche rischiato di abbandonarlo), ma il libro è stato un continuo crescendo, per questo ho dato 4 stelle: il finale è stato movimentato, con una dose di suspance che mi ha lasciata col fiato sospeso, facendomi completamente rivalutare il libro. La scrittura e la cura dei dettagli di King è magistrale, 10 su 10. La psicologia dei personaggi è analizzata a meraviglia.
Sono abbastanza sicuro che l'episodio storico da cui è nato "Misery" sia esplicitato dallo stesso Stephen King all'interno del romanzo. L'idea di una donna che tiene prigioniero uno scrittore per fargli scrivere le nuove avventure della sua eroina preferita, dopo che è morta, ha le sue origini, per me, nelle conseguenze disastrose della scelta di Arthur Conan Doyle di far morire Sherlock Holmes nel racconto "L'ultima avventura". In breve, Doyle decise di togliere di mezzo Sherlock Holmes perché si era rotto di essere considerato unicamente il suo scrittore, così da potersi dedicare ad altro, il pubblico non la prese affatto bene e quando questo altro uscì, ricevette così scarso interesse di pubblico, che Doyle fu costretto ben presto a far finta di niente e far uscire come se niente fosse "Il mastino di Baskerville" con un Holmes sorprendentemente in forma. Sono convinto che "Misery" sia 'sto fatto soltanto portato alle sue ennesime conseguenze, dicevo, per due motivi: uno, perché è stato il pensiero fisso anche prima che King lo esplicitasse, e due, perché "Misery" funziona perfettamente su due - se non tre - binari, il primo come storia di per sé, e un altro come riflessione sulla scrittura e la lettura, quindi mi pare ovvio che debba trovare posto al suo interno anche l'esplicitazione della sua genesi. Altro paragone, per me, che rende bene l'essenza di "Misery" è quello con "La finestra sul cortile", il film di Hitchcock. Nel film con Cary Grant, infatti, si disseziona il cinema, lo sguardo, in "Misery" è al centro la letteratura, sia la scrittura che la lettura, o meglio, la lettura percepita da come chi scrive. Il Devo o il Puoi? sono concetti al contempo estremamente semplici, ma che rendono perfettamente chiari determinati meccanismi di scrittura, come per esempio la descrizione di Annie come Lettrice Assoluta, totalmente disinteressata a roba per lei noiosa come le tecniche narrative. Il paragone con Hitchcock è ancora più calzante nel momento in cui questa parte analitica non va minimamente a discapito di quella d'intrattenimento. Sia "Misery" che "La finestra sul cortile" tengono col fiato sospeso - il Devo, d'altronde - nonostante siano ambientati per quasi la totalità del tempo in una stanza e portino avanti discorsi, come dire, piuttosto astratti. Credo che il termine tecnico per un simile risultato sia: cazzo di miracolo. (Piccolo dettaglio, ipotizzavo tre binari su cui si muove "Misery" perché oltre a quello letterale e quello analitico, la sensazione è che vi sia una fortissima parte di autoanalisi, in cui King riflette sia sul proprio ruolo di autore, sia anche sulle sue dipendenze. Però, ecco, questa è una roba ancora più sensazioni che altro, quindi trova il tempo che trova)
"Misery" era uno dei libri di King che mi incuriosiva di più, quindi non potevo proprio non leggerlo. Sin da subito Annie è stato un personaggio che mi ha appassionata, in senso positivo e negativo. Durante la fase di conoscenza ho potuto ammirare la precisione della costruzione del suo personaggio da parte dell'autore e la malattia mentale evidente che la affliggeva per spingerla a compiere determinate azioni. Certo ad ogni lettore che si rispetti almeno una volta è venuto in mente di rapire un autore per finali di libri discutibili, ma stento a credere che qualcuno sia arrivato ai livelli della mitica Annie. Lei però non si limita solo al rapimento bensì si concentra sulla tortura soprattutto psicologica, sul privare Paul - l'autore della serie di Misery che lei tanto ama - dei bisogni primari che sono poi quelle cose di cui nessuno di noi può immaginare di fare a meno. Annie fa in modo che anche le medicine diventino per lui un bisogno primario, rendendolo dipendente da una sostanza, e gioca con l'astinenza per trarne un macabro piacere. Dalla scoperta da parte di Paul di un determinato album del quale non vi svelerò troppi dettagli ho cominciato a provare per Annie un bisogno primario - proprio quello con il quale gioca lei - di farle del male. Non potete non desiderare che lei muoia di una morte atroce e certo Paul proprio come noi ha in mente una vendetta succulenta. Ho adorato come Paul ha gestito la sua prigionia sul finale: niente di semplice, ma tutto di efficacie. Non avrei potuto immaginare niente di meglio. Beh caro Stephen King con questo finale puoi stare sicuro che non ti vengo a rapire come Annie con Paul, hai fatto un buon lavoro.
Imperdibile. Un libro incredibilmente statico, ambientato quasi interamente in una stanza vuota di una casa di campagna nel nulla, con due soli personaggi. Ma che personaggi! Annie Wilkes non sembra nemmeno un personaggio di fantasia, e questa è la cosa inquietante...
Tosto, angosciante. All’inizio non sembra granché, ma più si va avanti più il ritmo cresce più inizi ad aver paura di Annie insieme a Paul. È un crescendo di ansia, angoscia e paura. Si sta sempre sul chi va là. Sognerete Annie per un po’ e non penso saranno sogni piacevoli.
Quando si tratta di entrare nell'animo (oscuro) del genero umano King è una garanzia. Il libro scorre che è una meraviglia e ti tiene incollato alle pagine.
Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male.
Misery Chastain è la protagonista di una serie di romanzi cult che hanno portato alla ribalta lo scrittore Paul Sheldon. Ma a seguito di un incidente in macchina, Paul si risveglia a casa della sua salvatrice nonché autoproclamata fan n. 1, la corpulenta e mentalmente instabile Annie Wilkes. Con le gambe gravemente compromesse e imbottito di antidolorifici che danno assuefazione, Paul è alla mercé di questa imprevedibile donna, ossessionata tanto da lui quanto dalla sua eroina letteraria e si sa, un lettore affezionato farebbe di tutto pur di non far finire la propria storia preferita, no?
Senza troppi preamboli, Stephen King ci getta fin dalla prima pagina nel vivo della storia. Paul parte per la sua discesa infernale dentro all’abisso di Annie Wilkes e vi sorprenderà scoprire che non c’è limite alla perversione e alla malvagità di questa insolita antagonista. Come ci insegna il miglior King di sempre, i veri mostri ribollono sotto la ingannevole superficie di persone comuni e la maestria in questo romanzo di quasi 400 pagine sta nel mantenere fino alla fine quella tensione e quella sensazione di claustrofobia e angoscia crescente che devono provare i topi in trappola.
Un libro come Misery poteva nascere solo nella miglior predisposizione del suo autore, che non a caso in quei tempi faceva uso costante di droghe e alcolici e sentiva su di sé la pressione dei lettori che non avevano apprezzato i lavori più recenti perché non abbastanza horror e invocavano i titoli più gloriosi del passato. A questo aggiungeteci un incubo particolare e la possibilità di lavorare alla scrivania dove Rudyard Kipling scrisse uno degli ultimi lavori prima di lasciarci la pelle e avrete uno dei migliori thriller psicologici del re del brivido.
Consigliatissimo anche per i non amanti del genere, a cui tra l’altro appartengo anch’io. Non riuscirete a staccarvene neanche per un attimo.
Volevo approcciarmi a King da una vita, e Misery mi sembrava il perfetto punto di partenza: non sono rimasta delusa. Sicuramente si tratta di un horror/thriller incredibile, che è ambientato dall'inizio alla fine semplicemente nella testa dello scrittore Paul Sheldon, rinchiuso in una stanza e prigioniero di Annie Wilkes, la sua ammiratrice numero uno, che non lo ha perdonato per aver scelto di eliminare il suo personaggio di finzione preferito, Misery. Allo stesso tempo, è anche una grande riflessione sul tema della scrittura, del suo ruolo catartico ma anche persecutorio, e dell'ossessione, che non solo vive Annie nei confronti di Paul e di Misery ma anche lo stesso Paul, verso l'arte della scrittura e della costruzione di una storia. La stessa scrittura è infatti per Paul una droga potente quanto il Novril, che spesso lo blocca nell'escogitare e portare fino in fondo i tentativi di fuga perchè è molto più forte il desiderio di portare a termine la nuova storia di Misery, che ormai lo ha catturato. Non posso poi scrivere una recensione di questo libro senza lodare il personaggio di Annie, costruito in maniera eccelsa, che tormenterà il mio sonno per lungo tempo. Annie Wilkes + una psicopatica che alterna momenti di estrema lucidità e crudeltà ad altri di annebbiamento, che sfociano immancabilmente in un tornado di ferocia la cui vittima è sempre Paul. Pazzesco come un romanzo che viene percepito dal lettore come ricco di vicende e avvenimenti in realtà si svolga unicamente in una stanza, e anzi, all'interno della mente di un uomo, di cui seguiamo soliloqui, riflessioni, sogni, paure e allucinazioni.
Bello, letto molto velocemente grazie allo stile di King che sa sempre come tenere incollato il lettore ai suoi libri. Rispetto agli altri romanzi letti, però, l'ho trovato più sottotono e meno pauroso o ansiogeno. Non lo consiglierei come primo approccio a zio Stephen, ma di sicuro è una lettura che va fatta se vi piace lo scrittore e volete recuperare i suoi libri.
King racconta un incubo angoscioso. Libro che personalmente ho trovato molto bello, ma sconsigliato per chi è facilmente impressionabile. Il Re non delude mai.
Non capisco se questo libro mi è piaciuto o no, ma sicuramente mi ha profondamente turbato ed è stato sicuramente questo l'intento principale dell'autore: far vedere come può svilupparsi la prigionia e la sottomissione a quella che è la "fan numero uno al mondo" ma è anche una pazza furiosa! La sensazione che mi ha trasmesso dall'inizio alla fine è una grandissima e claustrofobica ansia! La storia è semplice per un certo verso, ma i personaggi sono la chiave principale: Annie è una pazza furiosa, un'ex infermiera che ha gravissimi problemi psicologici e addirittura precedenti penali anche gravi; Paul è uno scrittore mitomane ma il cui istinto di sopravvivenza lo spinge anche a fare le più grandi cazzate essendo nelle mani di una pazza insensibile! Alcune volte mi è venuta voglia di abbandonarlo, ma mi sono fatta coraggio, ho accettato le sensazioni che mi aumentavano pagina dopo pagina e ho proseguito concludendo la lettura. Questo è un romanzo un po' diverso rispetto a quelli scritti da King: l'ambientazione è limitata per la maggior parte del tempo alle quattro mura della stanza in cui è relegato Paul ma il male, l'oscurità, l'oblio vengono da dentro una sola persona che ha il coltello (o meglio dire l'ascia) dalla parte del manico e che riesce a trasmettere un po' della sua psicosi al suo prezioso paziente con la scusa che tutto ciò che fa lo fa per il suo bene, dicendogli di amarlo ma non lasciandogli via di scampo, aggiogandolo sia psicologicamente che fisicamente! Misery è un libro di terrore psicologico dove, una volta arrivati in fondo e letto l'epilogo ti fa sorgere la più spontanea delle domande: chi sopravvive fisicamente riesce a farlo anche psicologicamente? I livelli di slpatter che raggiunge in alcuni punti mi ha quasi fatto rivoltare lo stomaco ma posso tranquillamente affermare che la vita dopo aver letto Misery non sarà più la stessa! Leggetelo, ma con lo stomaco rinforzato, e non abbiate paura di andare avanti, la Dea vi osserva sempre!
Prima di questo libro non avevo mai letto qualcosa di King. Forse avevo il timore che fosse troppo pauroso o forse perché tutti ne parlavano troppo bene e la fregatura poteva essere dietro l’angolo. Dopo aver scelto un libro che non fosse horror né con troppe pagine mi sono buttato in questa storia che definirei costante, senza grossi colpi di scena, ma con una descrizione psicologica dei personaggi pazzesca. Un celebre scrittore viene sequestrato da quella che si definisce la sua più grande ammiratrice che non gli perdona di aver ucciso la sua protagonista preferita e lo obbliga a riportarla in vita mediante dei “piccoli ricatti”. Sono rimasto intrappolato nei pensieri dei due protagonisti, sballonzolato da una parte e dall’altra e abbagliato dall’astuzia di King di mettere in luce in un thriller alcuni comportamenti assurdi dei fan. In alcuni casi però l’ho trovato troppo prolisso, andando a perdere il filo del discorso e con un libro nel libro che non ho trovato così interessante. Seppur la storia non abbia grandi sconvolgimenti, ho faticato ad allontanarmi dal libro. Una buona lettura per quei weekend di dolce dormire (ma non troppo).
Dopo aver incontrato la dolcissima Carrie (con la quale ho iniziato a leggere King), essermi fatto trasportare nella mente equilibrata di Jack Torrance ed aver sostatato nella tranquillità di Joyland, mi sono ritrovato in una stanza insieme a Paul Sheldon e la sua ammiratrice numero 1: Annie Wilkes. Sono rimasto talmente tanto affascinato dalla sue premurose cure, da suo essere accogliente ed empatica, dalla sua ospitalità che posso tranquillamente dire che sia il personaggio che ho più odiato. Mi ha dato emozioni di rabbia, di angoscia, di orrore, di pazzia... le avrei fracassato la testa a colpi di macchina da scrivere, ho apprezzato molto il fatto che sia stata mandata a frantumarsi la tempia sulla mensola per poi farla schiattare nella stalla. Quindi è stato centrato l'obiettivo della scrittura! In più, oltre alle emozioni che ha scaturito, ho trovato geniale l'ambientazione: una stanza. Beh è impressionante pensare che la maggior parte del racconto si svolge in una sola stanza, e la scrittura non perde il ritmo, ne il coinvolgimento e da un senso di caduta. Si, sembrava stessi cadendo nel libro. Bene. Ottimo lavoro Stephen 😃
Devo ammettere che ho fatto un po’ fatica a leggere questo libro almeno fino alla prima metà: l’ho trovato un po’ lento e dovevo abituarmi al linguaggio. La seconda metà del libro, tuttavia, è stata come una montagna russa. Per la prima volta in libro è riuscito ad inquietarmi, non solo per il modo dettagliato in cui ogni scena è descritta, mettendo in mezzo anche i pensieri più oscuri del protagonista, ma anche perché non c’è niente di paranormale ed è proprio il reale a far paura. È stato un viaggio molto interessante nella pazzia sia di Annie che di Paul, mostrando come la mente di entrambi si stesse pian piano deteriorando, soprattutto nell’ultimo dato che ha continuato ad avere visioni pur molto tempo dopo essere stato liberato. In verità non si è mai liberato di Annie. L’autore in questo senso ha, a parer mio, illustrato molto bene il disturbo post traumatico di cui soffre il protagonista, così come tutte le sue fragilità emotive/mentali. È solo il mio secondo libro di King ma è sicuramente uno dei thriller migliori che abbia letto.
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Il mio primo incontro con Stephen King è stato con uno dei suoi capolavori e mi sento di affermarlo con sicurezza senza aver letto altro di suo perché Misery è un capolavoro, in assoluto. Misery è uno di quei libri che ti tiene incollato alla pagina per tutto il tempo, che ti fa dimenticare di mangiare e di dormire, che ti trasporta nella stanzetta in cui è relegato il protagonista e ti fa soffrire con lui. Misery sonda l'oscurità dell'animo umano, ti fa capire anche quanto il mestiere dello scrittore possa diventare pericoloso e ti sbatte davanti il lato più buio, sporco e marcio di quello che oggi chiamiamo comunemente "fandom". E' un libro sul processo creativo e su quanto il rapporto tra autore e lettore possa essere difficile e a tratti surreale. E' un libro su tutto e niente, è un libro che ogni lettore, ogni amante dei libri e della pagina stampata dovrebbe semplicemente leggere.
Mentirei se dicessi che ho divorato questo libro. Perché ci ho provato, ero persino nelle condizioni migliori per farlo (ovvero in vacanza), ma Misery ti sconvolge e ti fa venire tanti bei mal di pancia. Vorresti (e volevo) rimanere ancorata alle pagine, neanche fossero state un salvagente, ma la trama lascia continuamente il lettore in uno stato catatonico, fra l'orrore e l'errore nel pensare che "non potrebbe andare peggio di così". Perché non c'è limite al peggio.
Tutto questo, ovviamente, è la riprova che dovrei leggere più romanzi di Stephen King perché lo stile, la trama e il lavoro di scrittore in generale è alquanto meraviglioso (soprattutto nel ritrovarlo fra queste pagine nelle vesti di autore intrappolato nelle fauci di una fan). Ma, ahimé, sono forse troppo impressionabile per apprezzarlo fino in fondo.
"Perché non era stato così anche per lui? Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l'unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice. L'arte consiste nella perseveranza del ricordo."
Incredibile, folle, ti cattura e non riesci più a distogliere lo sguardo dalle pagine. Un romanzo sconvolgente!