Possiedo almeno quattro o cinque copie di "In Patagonia", sparse in giro tra le varie case di famiglia. avrò avuto una copia persino nella vecchia casa di campagna dei nonni materni dove ho passato tutte le estati della mia infanzia, casa che crollò in un incendio provocato non si sa bene come da un mio cugino durante una festa, diversi anni fa. Non avendo però nemmeno una copia nella casa dove risiedo attualmente, un giorno mi era venuta voglia di rileggerlo e sono andato alla Feltrinelli in corso. Mi sono diretto verso lo scaffale di narrativa, ho cercato la lettera C, ma niente. Chatwin non c'era. Ho provato a vedere più in là, nella lettera D, non si sa mai, qualcuno l'aveva potuto spostare, ma di Chatwin non c'era traccia. Così, esitante nel contattare un commesso (non lo faccio mai, perché i commessi delle librerie mi stanno sulla scatole), mi sono fermato un momento a ragionare e mi è venuto un pensiero malefico: e se fosse nella sezione letteratura di viaggio/ viaggi? io sapevo che Chatwin voleva che il suo agente si assicurasse che "In Patagonia" non fosse inserito nella sezione Viaggi delle librerie. Lo descrisse come "un viaggio simbolico che è una meditazione sull'irrequietezza e sull'esilio". Il paesaggio vi è solo vagamente descritto, e si raccontano invece una serie di storie vagamente connesse sulle persone che man mano vengono incontrate. Il libro inizia con un incipit straordinario: la decisione di andare in Patagonia viene presa sull'onda di un desiderio, andare alla ricerca di quel "brontosauro" (in realtà è un bradipo gigante) il cui pezzo di pelle, rinvenuto da un cugino in una grotta della Patagonia cilena, è custodito come un cimelio dalla famiglia di Chatwin. Il libro possiede una quindicina di foto, credo escluse dall'edizione originale finale, così belle che Rebecca West diceva che rendevano superfluo il testo, divertendo il grande Bruce.
Quel giorno mi sono diretto, per la prima volta in una ventina d'anni, da un commesso della Feltrinelli, e con tono minaccioso, rosso in volto, ho chiesto: "chi ha messo Bruce Chatwin nello scaffale letteratura di viaggio?"
il commesso mi ha guardato sorpreso, forse un po' divertito, e ha chiamato una sua collega dicendole: "puoi sentire cosa chiede il signore?"
la collega è arrivata, non riuscivo nemmeno a guardarla in viso, ho solo notato che aveva una ricrescita terribile. le ho ripetuto la mia domanda, questa volta alzando molto il tono di voce: "chi ha messo Bruce Chatwin nello scaffale letteratura di viaggio?".
In libreria è calato il silenzio. Solo un ragazzo si è avvicinato e mi ha detto: "che ci vuoi fare, io ho trovato il colibrì nella sezione scienze naturali".
Non controllando la rabbia e sentendomi come Gesù nel tempio, ho rovesciato tutto lo scaffale con i libri di Chatwin.
mi hanno portato via con l'ambulanza, sedandomi con una fiala di 100 mg di clorpromazina. Al mio risveglio, ho riconosciuto il reparto e un mio collega mi ha detto: "ti hanno portato qua perché hai sbroccato. volevi un pezzo di pelle di brontosauro. lo potevi di prima, che ti portavo da Benito a Orentano." (noto spacciatore di bistecche fiorentine). Non ricordo nient'altro.
Poi mi sono svegliato davvero.