“Papà, voglio smettere di bere.”
“Non dire sciocchezze, Visko, sei una spugna”.
“Com’era papà?”, chiesi a mia madre.
“Croccante, un po’ salato, ricco di fibre.”
“Prima di mangiartelo, voglio dire”.
“Era un tipino insicuro, ansioso, nevrotico, un po’ come tutti voi maschietti, Visko”.
“Fu proprio per mettere le cose bene in chiaro che le ultime parole di mia madre prima di essere scannata furono:Ricorda sempre quello che sei, figliolo: un porco. Cerca sempre di mangiare porcherie, fare il porcaccione e pensare porcate. Fa sì che la tua casa sia un vero porcile, e con tutti quanti fa sempre il tuo porco comodo, come quel gran maiale di tuo padre.”
“Con i propri figli, comunque, è buona regola comunicare il meno possibile, limitarsi a semplici precetti come: “Non dite volgarità –si fa prima a farle o Non mentite-rischiate di dir la verità oppure Non dite mai: Attento, amico, è un’esca –fate prima a farvi un nuovo amico”.
“Il dramma di essere un vegetale era l’impossibilità di suicidarsi. Il vantaggio di essere una spugna era la possibilità di berci sopra”.
Sono solo alcune delle perle che questo libro fantastico, che unisce la preparazione scientifica del biologo con un forte spirito umoristico, offre: attraverso le brevi storie di animali diversi, dal leone all’alce fino al pesce rosso e al microbo, tutti Viskovitz, innanzitutto si imparano cose che non si sapevano sul regno animale, e poi, dietro le storie dai toni sempre ironici, ma anche pungenti e a volte amari, vengono trattati temi animalisti quali l’utilizzo delle cavie di laboratorio e la cattività degli animali selvatici nei parchi africani. In tutti i brevi racconti viene descritta la difficile lotta per essere animali, che finisce sempre in un modo: nel diventare delle bestie.
Da leggere.