L'ho divorato (anche grazie alla sua brevità) e mi ha convinto molto positivamente: la narrazione di Ligabue viaggia per immagini e musicalità, ti trascina sulla scena, ti accompagna e ti intriga. Stridevano soltanto le volte in cui la prima persona virata in seconda si fa troppo intima (il protagonista continuava a rivolgersi alla sua compagna, in narrazione, chiamandola "piccola" e "bimba", e suonava abbastanza ridicolo).
La distopia immaginata da Ligabue è crudelmente affascinante, e mi è piaciuta l'onestà con la quale l'argomento della felicità correlata ad un governo talmente totalitario è stato trattato: mi sarei aspettata una situazione in cui i protagonisti avrebbero finito per trovare la falla nel sistema, alimentando un'insoddisfazione che sarebbe poi sfociata nella ribellione, come in genere succede nei romanzi a tema distopico, ma Ligabue si tiene ben lontano da questa scontata successione di eventi: mai per un secondo i protagonisti mettono in dubbio l'efficacia del Piano Vidor, che regola la loro vita fin nel più intimo dettaglio, tradimenti del partner inclusi: DiFo e Natura sono felici. Per loro, il Piano funziona. E' il Piano che li ha fatti incontrare, il Piano li tiene uniti. Il Piano è tutto ciò che conoscono e la realtà nella quale vivono è una realtà sicura, protetta, serena, soddisfacente quanto può esserlo. Dall'esterno, il lettore vede il meccanismo in tutta la sua barbara necessità di appiattire opinioni e personalità per mantenere l'ordine, e ne riconosce la crudeltà, ma dall'interno DiFo e Natura non hanno lo stesso tipo di percezione, ed è realistico che non se la sentano di combatterla in toto, è realistico che pensino: be', è vero, ci sono delle cose che per noi non funzionano, ma il Piano, in generale, fa il suo dovere, noi, in generale, stiamo bene, per cui forse vale la pena mettere da parte questi dolori per continuare a vivere in pace. Narrativamente è una scelta originale, che ho molto apprezzato.
Ho apprezzato anche il finale, tenero e agrodolce come piace a me. I protagonisti perdono qualcosa di insostituibile (ed anche questa è una cosa che mi ha favorevolmente stupito: sarebbe stato molto più semplice far ottenere loro quello che volevano, sarebbe stata una scelta anche con un suo senso, ma Ligabue scientemente evita tutte le possibili scelte facili che gli si presentano davanti nello srotolarsi della storia, una cosa veramente encomiabile), ma riescono in ogni caso a non perdere loro stessi. Non è tutto, ma è qualcosa.
In sostanza, non sarà il romanzo della vita di nessuno, ma mi ha dato qualche giornata di lettura estremamente piacevole e sorprendente a suo modo. Sicuramente Liga mi ha convinto, leggerò senz'altro le sue raccolte di racconti.