La nota editoriale a chiusura del romanzo si chiede chi si celava dietro ad Harry Kressing, l’uomo del mistero. E infatti, aggiungo io, chi si celava dietro di lui? Forse una donna antenata di quelle dei nostri anni, morbosamente malata con la forma fisica e i kg di troppo? O forse un dietologo, desideroso di far passare, con la scusa di un romanzo di un altro genere, il messaggio “occhio al cibo?” O forse, molto più semplicemente un pazzo? Io sono ancora qua a chiedermelo. Questo abominio di libro, ristampato dall’editore E/O, in realtà è stato scritto nel 1965, e leggendo la trama e alcuni commenti, mi aspettavo un bel classico del gotico-thriller ad atmosfera, insomma, uno di quei cult d’annata che, sempre più avvolti dalle banalità di oggi, definiamo “chicche”.
Mi “aspettavo”.
Il protagonista si chiama Conrad ed è un omone misterioso ed arrogante che trova lavoro come cuoco presso una delle famiglie più ricche e antiche della piccola cittadina di Cobb. Incute timore ed è eccezionalmente bravo e apprezzato per il suo lavoro, tanto che tutti gli altri servitori della casa sembrano passare in secondo piano o comunque provare, nei suoi confronti, una sorta di sinistra reverenza. Ebbene, la prima metà del romanzo si concentra sui banali dialoghi fra Conrad e i membri della famiglia Hill (più quelli di un’altra famiglia, i Vale, che è spesso a pranzo da loro) riguardo ai cibi pesanti e grassi e a chi della famiglia deve perdere peso: i kg di troppo di ciascuno, il momento del peso che poi diventa un’abitudine, la felicità di alcuni nel vedere che perdono addirittura grammi, la preoccupazione per chi è “troppo tondo” da non trovare marito o moglie o quello che sia. Insomma, piuttosto di un cult scritto nel 1965, pare di trovarsi in una patetica famiglia dei giorni nostri, ma di quelle malate, e anche tanto.
Il thriller non esiste neanche lontanamente, se non per l’ambientazione un po’ dark del paesino e per una scena in cui Conrad infilza il coltello nella mano di un altro servitore (per questioni tra l’altro imprecisate). Ma è tutto talmente pallido e brutto che, a livello di gusto, il lettore non ne ricava nulla.
E l’altra metà, direte voi?
Ebbene, nell’altra metà una fanciulla di una delle due famiglie è tutta contenta perché a forza di perdere perso con le pietanze preparate da Conrad trova marito, ma a quanto pare di peso ne perde fin troppo fino ad ammalarsi. Poi, delle nozze vengono comunque festeggiate (non ricordo nemmeno se della fanciulla ormai deperita o di quella dell’altra famiglia, che, al contrario, dopo l’arrivo di Conrad, aveva iniziato ad ingrassare a dismisura) e, alla fine del banchetto, la coppia in questione muore…..dopo aver esagerato con cibo e bevande!
Ora, io molto difficilmente stronco i libri letti, ma questa volta sono costretta a farlo senza pietà. Non per ciò che racconta (e che in fondo potrebbe anche strappare qualche risata) o perché di thriller qui non c’è nulla (anche se detesto quando gli autori usano un genere come pretesto per parlare di ciò che vogliono davvero), ma perché non ho trovato alcun senso in ciò che ho letto. La storia è sciocca, i dialoghi ripetitivi, le scene descritte pallide e banali. Qualcuno ha parlato di “Il cuoco” come di un romanzo con un senso simbolico….quale? La sola stellina la riservo solo ai libri che restano nel terreno del nulla, e “Il cuoco” secondo me è uno di questi. E mannaggia a me che l’ho addirittura comprato, spinta dalla curiosità!
Sconsigliato a chiunque.