I vichinghi son quella cosa che uno fa uscire dalla porta e poi se li ritrova che rientrano dalla finestra! Io pensavo che, lasciata la Norvegia e diretti nella patria dell’Ikea, me li sarei lasciata alle spalle. Macché!
Il destino ha voluto che in una delle casine dei libri della mia città trovassi questo romanzo intitolato: Schiava del vichingo, che dopo le precedenti avventure nordiche, con un titolo così, un po’ di timore ce l’avevo.
Le premesse per una storia di sottomissione hot al martello di Thor c’erano tutte. E già temevo di incappare in un erotico di bassa lega, invece mi sono dovuta ricredere! Certo, non siamo a chissà quali livelli di lessico o di spessore – di trama, eh, che altri spessori ci sono, eccome se ci sono che tutto il pesce che mangiano sti vichinghi li fa crescere tanto bbboni e muscolosi- ma passa un bel messaggio positivo di recupero del proprio potere e della propria femminilità.
La storia è quella di Eidilith che crede di portare sfortuna, dato che il marito l’ha incolpata della morte dei figli- maledicendola pubblicamente- e poco dopo è morto.
Lei ha creduto così tanto a quelle parole che, da allora, fa vita ritirata nella casa di famiglia con i genitori, il fratello e l’adorato cane Coll.
Ma quando il padre e il fratello vengono imprigionati dallo jaarl di Islay, lei si mette in cammino per andare a chiedere udienza e cercare di salvarli. Non sa per quale motivo siano stati imprigionati, ma è l’unica che può far qualcosa per aiutarli.
Parte insieme Coll e durante il tragitto si accorge di essere seguita da un uomo incappucciato: un “nemico”, un vichingo, che la avvicina e si offre di farle compagnia fino all’arrivo a Islay, dato che entrambi stanno andando dallo jaarl Thorbin.
L’uomo- subito adorato dal cane Coll- si chiama Sigurd Sigmundson e rimane colpito da Eilidith: i suoi capelli rosso fuoco, la sua parlantina e una particolare voglia sotto il labbro inferiore, la rendono molto unica e bellissima ai suoi occhi.
Oltretutto può diventare una complice nel piano che ha in mente: è arrivata al momento giusto, come un dono degli dei. Pare che nulla possa andare storto.
Quando però si presenteranno allo jaarl Thorbin le cose andranno in modo un po’ diverso da come Eidilith e Sigurd avevano immaginato: riescono nell’intento, anche se Sigurd è un po’ troppo avventato nel farsi giustizia, mentre Eidilith invece di venir ringraziata dai famigliari per l’audacia e il coraggio, viene offerta a Sigurd dal padre. O a lui oppure al mercato degli schiavi perché (sic.) lei è una donna maledetta, che nessun uomo vorrà, dato che porta sfortuna e in più è stata vista in compagnia di un nemico.
Sigurd – cuore di panna, mammuttone cucciolone- piuttosto che darla al primo che passa, si accorda col padre di lei: ne farà la sua schiava, ma sarà libera appena il padre potrà o vorrà riscattarla.
Edilith non crede alle sue orecchie e vorrebbe andarsene, ma si piega al volere del padre – l’alternativa alla schiavitù è un monastero in Irlanda- e si prepara alla sua nuova condizione.
L’idea di cosa potrebbe farle, o vorrebbe da lei, le provoca un misto di ansia ed eccitazione: Brandon, il suo defunto marito, la trattava malissimo, e le aveva fatto credere di valer poco o nulla anche tra le lenzuola. Lei stessa crede che il piacere sia qualcosa di mitologico, che non sa dare o non sa provare.
Sigurd però è un uomo dalle mille risorse, dalle gradi doti, e molto generoso e vuole che Eidilith si tolga dalla testa una volta per tutte le bugie che lei crede vere.
Non vede quanto è bella? Quanto è femminile e divertente? Quanto coraggiosa? Lui le insegnerà a vedersi con occhi nuovi.
E lei? Lei gli entrerà nel sangue: lui che aveva giurato di non innamorarsi più, di aver gettato il cuore sulla pira dove sua madre è morta, si ritroverà a lottare per il benessere e la felicità della sua schiava, anche quando questo significherà rinunciare a lei o ai suoi progetti.
Secondo voi come finirà?
………………. Lo dico come lo direbbero gli ABBA – per restare in tema-
Yes, I've been brokenhearted
Blue since the day we parted
Why, why did I ever let you go?
Mamma mia, now I really know
My, my, I could never let you go
I've been angry and sad about things that you do
I can't count all the times that I've told you we're through
And when you go, when you slam the door
I think you know that you won't be away too long
You know that I'm not that strong
and I can hear a bell ring
(One more look) and I forget everything, whoa
Mamma mia, here I go again
My, my, how can I resist you?
Mamma mia, does it show again
My, my, just how much I've missed you?
Nel mezzo qualche colpo di scena e una ex moglie che ritorna sperando di prendersi vichingo e territorio.
Ma non dico di più, nel caso vogliate leggerlo!
Pensavo peggio: la copertina è orrenda – vogliamo parlare di lui che sembra “Azzurro” e della sua spada che sembra finta tanto quanto i capelli di lei? -, la trama un po’ scontata e il finale dolcissimo…. È il carattere dei protagonisti che fa la differenza.
Lui è bello non solo fisicamente, ma tutto! un uomo d’onore, pieno di premure e attenzioni, che apprezza il corpo e la mente di lei e inizia ad amarla.
E lei riesce- grazie a lui- a liberarsi di una montagna di condizionamenti.
Mi son piaciute le dinamiche tra loro (la maggior parte dei personaggi è manicata di inetti!! Uno su tutti Malcom: il fratello testa calda, che pensa di far bene e invece fa danni come apre bocca!) e l’ambientazione in Scozia nel 873.
Ho scoperto da dove prende il nome Dublino: dal vichingo Dubh Linn “fiume nero”!
Quindi il mio voto è 3 stelle!