Mister McHyde
Il libro accorpa due raccolte di short stories scritte negli anni ’70 da un giovane McEwan al suo esordio. Racconti affascinanti e ripugnanti, ipnotici e repellenti, che sono come tappe di un viaggio in un luogo popolato da uomini (e donne e bambini) che annaspano confusi tra realtà e sogno, ossessioni morbose, angosce, turbamenti, pulsioni a sfondo sessuale: bambini ossessionati e ossessivi, un uomo che perde la testa per un manichino, un fallo conservato in formalina e battaglie coniugali combattute a colpi di tacchi a spillo, vendette atroci, pedofilia… una lunga teoria di casi da manuale psichiatrico.
Lo stile è crudo, scioccante, dissacrante, fuori dagli schemi, ma efficace, sorprendente: l’inquietudine non viene tanto da ciò che scrive, ma da ciò che “suggerisce”, che pian piano si insinua sotto pelle.
Meglio la prima raccolta (Primo amore, ultimi riti) rispetto alla seconda (Fra le lenzuola), esageratamente grottesca per i miei gusti. Di certo è una lettura non per tutti, però va anche detto che il primo, cattivissimo, McEwan possedeva già un gran talento.