Quasi d'ufficio, buonissima parte degli autori che ambientano le loro storie nel contesto della romanità, lo fanno all'interno di una cornice cronologica abbastanza ristretta e scontata.
Anzi, diciamo pure che le opzioni principali sono due: l'età dei Giulio - Claudii, quella degli imperatori famosi anche su Marte (chi non conosce vizi e anedotti su Augusto, Caligola o Nerone?), oppure il tardo impero, spesso appiattito in un fosco dramma fatto di barbari alle porte e intrighi capaci di far impallidire Game of Thrones.
Ebbene, Harry Sidebottom, che non per nulla oltre che scrittore è anche docente di Storia e autore di saggi sul mondo antico, ha operato da tempo una scelta in prima battuta meno popolare, ma sulla lunga distanza davvero vincente: quella di scegliere come sfondo per i suoi libri un periodo negletto della storia romana, poco frequentato da storici e narratori, il III secolo.
Questo fiuto di Sidebottom è l'arma vincente della serie "Il trono di Cesare", così come della precedente e ancora in corso "Il guerriero di Roma": utilizzare un periodo della storia romana poco noto, ma costituito da un susseguirsi di battaglie, usurpazioni, tradimenti, rovesciamenti di fronti e imprese epiche assolutamente avvincente, e popolato da figure carismatiche come Massimino il Trace, la famiglia dei Gordiani, e da imperatori sfortunati come Valeriano o energici come Aureliano.
Su questo sfondo, personaggi immaginari e non si muovono lungo percorsi forse già scritti, ma non meno avventurosi, e in questo senso Il fuoco e la spada costituisce il capitolo finale di una trilogia che - caso raro - si vorrebbe prolungata per almeno altri tre volumi.
Lo stile di Sidebottom, scarno e realistico, ben si adatta a descrivere lotte per il potere efferate, ma non scivola mai nel compiacimento del sangue, e si apre in vari casi alla descrizione del mondo antico, colto nei sussulti di un'epoca caotica.
Se cercate una diversione dai clichè usurati del romanzo storico, siete nel posto giusto.