( questa parte potete anche saltarla) Storia in italiano è anche sinonimo di relazione. Ecco: io a volte ho delle storie con libri, alcune delle nascono proprio dal momento in cui il mio sguardo si posa sulla copertina. Il primo incontro è stato così: io che faccio una sosta nei sotterranei dell’impero del Male (la Feltrinelli Duomo) e mi imbatto nella nuova edizione Adelphi del romanzo, ben disposta in più esemplari nella colonna ‘Novità’. A quel punto ho capito che il romanzo mi sarebbe piaciuto. Perché c’erano Peter e Melina sulla prima. Io nutro profonda ammirazione sia per Peter Ustinov che per Melina Merkouri (nota: gli Elgin Marbles sono stati rubati, dovrebbero essere restituiti e io, sapendo che ciò non accadrà, mi sono sempre rifiutata e sempre mi rifiuterò di visitare il British Museum. Amen). Qualche mese dopo ho acquistato e letto.
A questo punto forse dovrei anticipare anche che, come altri, avevo visto più di una volta il film prima di leggere il romanzo - di solito lo evito, ma coi film di una certa età è quasi impossibile. C’è qualcuno che prima di aver visto Via col vento ha letto il romanzo? Vengo e lo abbraccio, nel caso. A dir la verità, le differenze tra la trasposizione cinematografica di Dassin e il romanzo sono marcate. Per cui, non dà fastidio nella lettura l’aver visto il film prima. Anzi, le ho trovate proprio due esperienze differenti, quindi compatibili. L’unica cosa che noterei è che non vedevo la necessità di cambiare il titolo al romanzo, facendolo vampirizzare dal film. Ragioni commerciali, certo, ma io faccio il tifo per The light of the day.
(questa parte potete anche leggerla)Arthur Simpson è uber alles. Non perché è il narratore delle vicende. Ma perché vince per distacco (parecchio) sull’originalità rispetto a tutti quanti gli altri personaggi. Arthur Abdel Simpson è uno che nella vita si arrangia come può e lo fa più o meno da quando ha iniziato a respirare. Di lui, una cosa è certa: è sempre ospite sgradito ed elemento fuori posto in qualunque punto del globo terraqueo lo si metta. Inglese ed egiziano e greco ma anche un po’ turco ma alla fine, apolide. Senza un lavoro vero che non sia dedicarsi a truffare il prossimo, meglio se un turista sprovveduto ad Atene. Solo che il signor Harper, che Simpson scambia per un turista da gabbare e che cerca di turlupinare per fregargli i travel cheques, in realtà è un criminale più intelligente di lui e lo coinvolge in un colpo molto grosso, apparentemente al di sopra delle capacità del nostro.
Arthur Simpson è un eroe incompreso. La polizia turca, che lo conosce da tempo, lo usa come informatore pensando sia finito in un giro di terroristi, non apprezzando il suo sforzo per sventare il colpo del secolo. I suoi complici, Fischer e Harper per primi, lo considerano un caprone e finiscono per restarne abbastanza beffati. Lui, come al solito, alla fine si ritroverà più o meno nella stessa condizione di outsider di prima, perché nessuno lo vuole tra i piedi.
Alla fin della fiera, il romanzo è davvero divertente, facendo del personaggio principale la sua forza e degli sgangherati comprimari un elemento divertente in più. La trama è un congegno che gira alla perfezione, per molte pagine non si capisce che cavolo stia succedendo al povero Simpson e come se ne salverà. Ambler è uno specialista della narrazione d’intrattenimento. Una lettura godibile e molto elegante, anche. Non è un giallone da spararsi in vena in un pomeriggio, siamo a livelli di cura e raffinatezza molto elevati, qui. Promosso alla grande.