“L’ultima cazzata vuming”. Ma anche no…
Alcuni anni prima che io cominciassi a frequentare Anobii, vi ebbe luogo un fatto piuttosto rilevante, che causò parecchie polemiche e parecchi disagi, e che io ovviamente scoprii solo a posteriori. Fu la pubblicazione in volume di una raccolta di recensioni scritte dagli anobiani, “Anobii - il tarlo della lettura”. Molti anobiani lessero in questo fatto una commercializzazione e un disvelamento pubblico di quel piccolo (neanche troppo) raggruppamento di appassionati di lettura, e reagirono scompostamente: vi fu chi cancellò tutte le proprie recensioni, vi fu chi abbandonò del tutto il sito. Anche la critica letteraria e conduttrice radiofonica Loredana Lipperini, ai tempi, credo, piuttosto presente su Anobii, manifestò sul suo blog Lipperatura un giudizio critico su quest’iniziativa. Lo fece, in particolare, con un “endorsement” a favore di una recensione a quel volume ferocemente critica e polemica, prodotta da un’altra anobiana; la sostanza di quella recensione è che nessuno deve permettersi di fare il critico letterario - l’anobiano medio meno che mai - se non possiede gli strumenti intellettuali per fare critica. La pubblicazione di quel libro aveva difatti dato voce e autorità a un sacco di gente che, si direbbe oggi, si era laureata all’”università della strada”.
Era l’autrice di quella recensione una anobiana, come dire, piuttosto triste. Se recensiva un libro, lo faceva solo per stroncarlo. Ma nella maggior parte dei casi nella sua libreria anobiana aveva creato, con le etichette, una vera e propria tassonomia del giudizio lapidario ed arrogante per i libri che non riteneva nemmeno degni di una stroncatura dialettica, a cui non sfuggivano nemmeno testi genericamente riconosciuti come fondamentali nella letteratura italiana contemporanea (ad esempio quelli di Tondelli). Per fortuna, nei vari passaggi di mano di Anobii e nei vari restyling dell’interfaccia utente, quel sistema di etichette andò perduto. Ma c’è un altro aspetto di quella vicenda che ricordo (vado a memoria perché le fonti non esistono più, probabilmente la Lipperini ha ritenuto opportuno cancellare i messaggi): il fatto che in un messaggio successivo su Lipperatura, frequentato nei commenti anche da lei, con il classico atteggiamento del troll che prima si fa amica la persona da trollare e poi la accoltella alle spalle, la tizia disse che sì, Il tarlo della lettura (e il recensore medio di Anobii) facevano schifo perché straparlavano su tutto senza avere l’auctoritas per farlo, ma anche le altre fonti di critica letteraria non erano meglio, alludendo in maniera neanche troppo velata alla trasmissione radiofonica Farenheit, condotta tra gli altri proprio dalla Lipperini. Nel messaggio elencava tutta una serie di opere per lei irrilevanti a cui di rilievo ne veniva dato anche troppo, e tra le altre anche “l’ultima cazzata vuming”, scritto proprio così, come se fosse talmente cazzata da non meritare nemmeno una maiuscola e una grafia corretta, cosa evidentemente provocatoria visto che la Lipperini ha invece sempre apprezzato e sostenuto le produzioni di Wu Ming.
Quell’episodio sgradevole mi è tornato in mente ora che per la prima volta ho letto un libro di Wu Ming, collettivo di scrittori (se lo posso definire così) di cui ho talvolta letto articoli e scritti vari, ma mai un romanzo compiuto.
Questo romanzo fa uso di un meccanismo narrativo che ho visto utilizzare pochissime volte, certamente perché è uno dei più ardui da padroneggiare (forse quella più rilevante che abbia mai letto fino ad oggi è “Foto di gruppo con signora” di Heinrich Boell): l’inchiesta. E’ composto di parti narrative, ma anche di interviste, citazioni, documenti d’archivio. Il pretesto della narrazione è quello della mania ufologica che si diffuse nel corso degli anni Settanta del secolo scorso, con osservazioni continue di eventi inspiegabili, numerose persone che cercavano di spiegarli con ipotesi fantasiose, e ovviamente tutto il contorno di fatti ed eventi che connotarono, o afflissero, quello che una mostra storica di alcuni anni fa aveva opportunamente definito “il decennio lungo del secolo breve”: il terrorismo rosso e nero, le bombe, il sequestro Moro, la diffusione pervasiva dell’eroina. il contorno diventa in effetti qualcosa di più quando le vicende ufologiche tendono a sovrapporsi alle altre, che poco per volta prendono il sopravvento. Così la misteriosa scomparsa di due scout su un monte noto proprio per i suoi misteri e le sue grotte (...rapiti dagli alieni?) diventa qualcosa d’altro, e di peggio; così una comune di persone che cercano una propria via esistenziale si trasforma in una comunità di recupero tipo S. Patrignano con tutte le magagne del caso; così un vecchio scrittore comunista ed ex partigiano con figlio drogato finisce per diventare investigatore di misteri, trascendenti o molto terreni.
Il testo, come dicevo, è di grande complessità e nonostante questo funziona come un cronometro di precisione, esattamente quello che ci si dovrebbe aspettare da un thriller. Ma la cosa più rilevante è che mi ha fatto tornare immediatamente e involontariamente agli stati d’animo di quegli anni e alla situazione oppressiva e asfissiante (perché io c’ero; ero un ragazzino studente medio e poi liceale, ma c’ero e questa lettura mi ha risvegliato tutto un rimosso di ricordi assai disagevoli); alla questione di come rispondere ai ricatto dei rapitori di Moro, se accettare lo scambio contro liberazione di alcuni terroristi detenuti o mantenere la linea della fermezza; all’appiattimento della sinistra PCI sulle posizioni della Democrazia Cristiana nella luce del cosiddetto compromesso storico, privando il Paese di qualsiasi alternativa politica che non fosse starci dentro in maniera passiva e acritica (“o sei contro il terrorismo o sei con il terrorismo”); alla repressione di una polizia che, non sapendo più che pesci prendere, perseguitava gente che non c’entrava niente e, forte di leggi speciali, arrivava anche a una sospensione dello stato di diritto.
Ovviamente, la maggior parte del contenuto è pura invenzione, comprese molte delle fonti storiche consultate (e infatti, dopo un’ampia bibliografia peraltro immaginaria, una postfazione consente di distinguere le vere fonti da quelle immaginarie; peraltro, sono andato a verificare su internet se il comune di Forravalle e il monte Quarzerone esistessero veramente - non esistono); ma le iniezioni di verità sono tante ed improvvise. Ad esempio è nominato un certo Rolf-Ulrich Kaiser, un musicologo del rock di cui all’epoca lessi un libro, e comunque tutto quello che è scritto è fortissimamente verosimile; la sospensione dell’incredulità è totale fin dalla prima pagina, dal momento che, a leggere e ricordare oggi quelle vicende - lo scenario di contorno, intendo, fortemente correlato alla storia - la cosa incredibile è che esse si siano veramente verificate. La crisi del COVID, per dire, con la gente chiusa in casa e l’obbligo delle mascherine in confronto è stata davvero una passeggiata; se fosse successo allora, prendano nota quelli che berciano di “dittatura sanitaria”, niente di più facile che fascisti e polizia si sarebbero messi a sparare ai runner e a quelli che andavano in giro a viso scoperto. Preme ricordare che all’epoca c’era una norma che, al contrario, rendeva passibili di fermo, o peggio, se si andava in giro a viso coperto, e mi sono sempre chiesto se fosse mai stata abrogata, dato che entrava in contraddizione palese con le norme della profilassi COVID.
Insomma, tutto, ma non certo una cazzata.